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Full text of "Traitté de la peintvre"

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LIONARDO 



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DEL LA PITTVRA 




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TRATTATO 



DELLA PITTVRA 

D I LIONARD O 

DA VINCI 

Nouamente dato inluce, con la vitadeirifleiroautore,rcritta 
DA RAFAELLE DV FRESNE. 

Sifono' giumi i m libri délia pitmra , & il trattato délia (lama 
di Léon Battijla Albeni ^ con la vita del medefimo. 




IN P A R I G i; 

Apprcffo GiACOMo Langlois, ftampatore ordinario del rè Chriftianifllmo , al 
monte S. Gcnouefa, dirimpctto alla fontana,airiiifegna délia Reginadipace. 

M. DC. LL 
f:ON VRIVILEG 10 BEL RE: 



.J^' 




ALLA SERENISSIMA E POTENTISSIMA 

PRINCIPESSA CHRISTINA, 

PER GRATIA DI DIO 

REG IN A 

DE' SVEDESI, GOTI, E VANDALI, 

GRAN DVCHESSA Dî FINLANDIA, 

DVCHESSA D'ESTONIA E CARELIA, 
SIGNORA DINGRIA,5.^c. 



SERENISSIMA REGINJ, 




Edefi pcr lunga memoria dcllcpiù chia- 
re hiflorie efTere ftata fcmpre tcnuta in pregio 1 artc délia pic- 
tura, & ogn* vn sa ch' AlciTandro, che per grandczza d ani- 
mo e di fatti fu il Guftauo del fuo fecolo , hebbe in honore il 
grande Apelle. Nulladirodi Fabio, ch' inquellacittàdoue 
i ré fi tcnnero honorati del titolo di cictadino , pcr l'cfcrcitio 
di si nobile arte fù chiamaro il Pitcore , e ne lafcio il nome alla 
fua fàmiglia. Ne per indurre la Maeftà Voftra a far ftima di 
quefta virtù credo chc fia necelTario di farla ricordare ch' 
Antonino imperatorc con quelle mani che dauano le Icggi al 

a iij 



inondo , con quelle ifteîTe fi dilettaua di marieggîare aile 
voire i pennelli. A tutti è noto lamore chella porta aile 
lettere , ed a tutte le belle arti , e l'ammira il mondo corne 
protectrice e pofledicrice ancora delte più recondite fcienze, 
e (lupifce vedendo a tanti habiti virtuofi vnito si felicemente 
1 imperio. Sperando dunque che quefta opéra, la quale da me 
vien confecrata aTuoimeritijC porta in fronte l'augufto no- 
me di V. M. fia per eflere da lei gradita,ho fi.ipplicato il fignor 
BourdeIoc,delitie de' letterati délia noftra natione,e che hà vn 
p^rticolar gufto délie cofc délia pittura , di volerla prefenta- 
re alla Maeftà Vofl:ra,accioche per la gentilezza deldonatore 
il dono acquilli più gratia appreiîo di Ici. L*autore,che (criflè 
nel principio del fecolo pafîito , fii fauorito da prencipi gran- 
di ,&: i! ré Francefco primo , che com* ella fù il nume tutclare 
de' virtuofi, lo voire,benche carico d'anni, hauerenellafiia 
corte , e fi f à ch* egli gli mori in braccio. Auuenturofo vec- 
chio , eflendo hoggidi l'ua fortuna di riuiuere nelle mani 
d Vna dama , che per Timperio di tante fiere e bellicofè natio- 
nifipuo chiamar la più potente, corne per quello délia virtu 
la più compita e gloriofa prencipefla dell' vniuerfo , e che 
da quelli che parlano la lingua de gli dei fi deuc ad vna voce 
chiamar regina di Parnafib. Ma per non penetrare più oltre 
nell ampio campo délie fije lodi,non eflendo materia pro- 
portionata alla tenuità del mio fl:ile , vengo a fiipplicar humil- 
mente la Maeftà Voftra di gradire le mie fatiche,hauendo per 
la riputatione di Lionardo da Vinci, e per l'vtificà publica,re- 
ftituito vn' opéra molto importante , la quale accompagnata 
dalfijo chiaronomc,vincendo le ténèbre dell'oblio , hà da 
paflare fino alla più lontana pofterità, &: io a reftar felicc,s'ella 
fi de2:na di riceuerla con beni2;na fronte , fi come io la dono e 
dedico con viuo afFetto di cuore , ellendo non meno riueren- 
te délie fue grandezze , che ammiratore délie fiie glorie. 



BI VOSTRA MAESTA. 



HumilifTimo e Jeuotiflimo 
feruitore , 
Rapaelle Trichet 
DV Fresne. 



ALMOLTO ILLVSTRE ED ECCELLENTISSIMO SIGNORE 

IL SIGNOR PIETRO BOVRDELOT, 

. primo Medico délia Sercniffima Regina di Suetia. 

Mûlto iHiifire ç^ eccellentipmo /ignore , e padrone mïo of'"\ 

Hocrcdutochela nobilta dcirartedclla qualcfi fpiegano i precetti in 
juefta opéra , & il mcriro di Lionardo da Vinci , che n'c l'autore , co- 
rne ancora la bcllczzae cunoiitàcon la qualc 11 c ftampatoillibro , non [î 
poteuano Frcgiarcd'vn nome più gloriolo diquello délia Iliagran Rcgina. 
Ho creduto ancora che fe V. S, ecc™' mi prclUlfe in quefta occ^donc le nia- 
ni , più gradita farcbbe la mia oblatione. E mi fono facilmence perlualb che 
prcgandola , corne lo faccio, ella non mi neghercbbe quefto vfticio , tanto 
per la lunga noltra amicitia , quanto per l'amore ch'ella porta alla pictura : il 
quai gufto nato in lei & in me in vn medeiimo tempo , cioè quando andaua- 
mo con tanta accuratezza efaminado le bcllezze dcU' vna e deil' altra Roma 
crefcendo con la continua applicatione, c diuentato, princioalmente in Ici, 
(emprcpiùfinoôC efquifito. Mi fono valuto nel far ftampar'quelto trattato 
di varij manofcritti. Più nobile per vn buon numéro di figure, che vi fono 
fchizzate dalla dotta mano del iignor Pouflin , è ftato quello dcl ficrnor di 
Ciantelou , il quale l'hebbc dal vircuofiffimo caualiere del Pozzo , neftempo 
ch' cgli andato m Italia alla conquifta délie belle cofe , fe per la glona del re- 
gno non moriua il noftro gran Cardinale , hauerebbe poi tato Roma a Pari- 
gi. L'altro, ch' è affai più corretto, mi è ftato communicato dalla cortclia dcl 
fignor Teucnot , genrilhuomo d'ogni forte di belle lettere e cognitioni adur- 
no. Ma per l'ignoranza o negligenza di chi copia libri , o per qualii vo^lu al- 
tra occafione, pochi fi fono trouati i capitoli,ne* quali non vi fia ftato qualche 
intoppo , e principalmente in quelli doue entraua vn poco di geomerria , che 
per l'alfurdità délie figure reftauano quafi inintelligibili. Spero di hauer refti- 
tuito il tutto alla fua prima purità. Vi reftano pero moite cofe che paiono de- 
fiderare la lima: vi (ono moite repliche inutili, molti ragionamentitroncati, 
la dicitura c in più luoghi fiegolata , e ben^he vi fia qualche ordine ne capi- 
toli, non è perô taie quale fi ridiiede in vn opéra perfetta : dondc Ç\ conchiu- 
dc facilmcnte che Lionardo da Vinci non gli diede mai IVltima mano. 
Nientedimeno ella è confidcrabile, c di marauigliofa vtilità, e vale fcm- 
prc più, comefà V.S.ecc-^^vn abbozzo di Michelagnolochequattrofta- 
tucfinitedi qualfiuogfia altrofcultore médiocre. Hauendola dunquc pur- 
gata quanto fi poteua, per maggiormente illuftrarla Ç\ fono fatte intagliai e le 
figure con quella diligentia ch'ella vedc. Il fignor Errard valcntilTimo pitto- 
re , che per la profunda fcienza dcl difegno non Ç\ puo paragonare fe non con 
i più ccccllenti huomini de gli vltimi fccoli,e del quale potrebbe dire qualche 
filofofo che per quel vero gufto ch' egli hà dellc cofe antiche , fuifc paffata in 
lui l'anima di qualch' vno di quei primi macftri , c quello al quale fi dcunno 
il compimento e gli ornamcnti dcll' opéra , haucndoui aggiunto parecchi fi- 



gui'e,efralealtre quelle che fi vedono vcrfo il fine del libro , douefi ra- 
giona del modo di panneggiarc e di veftir le figure :nclrefto fi cfeiuito 
di quelle idée e fchizzi del fignor Pouflin , che fi fono trouati nel ma- 
nofcritto del fij^nor di Ciantelou. Taie c l'hiftoria di quefto trattato. Ho 
creduto che V.S. ecc'"'' hauercbbe acaro di eiTerneinformata.Per la confor- 
mità délia materia fi fono aggiuntii trè hbri délia pittura di Léon Battifta 
-Alberri, 6c il trattato délia Itatua dell' ifteilojil quale non fi trouaua più, non 
cfTcndomai fl:ato fl:ampatofcnon vnavoltafola. Il Vafarifirrifiegiàle vite 
deir vno e dcU' altro autore , ma perche egli hà tralafciato moite cofe degnc 
di eficre oficruate , mi fono mefiba farledi nuouo, aggiungendoui quello 
che la lettura de' libri , e qualche cognitione ch' io mi iono acquiftato délie 
cofe d'Italia m'hanno fuggerico. Ho fcritto in lingua Italiana , perche fa- 
pendone quanto baftaua pcr eficre intefo, mi pareua che cofi lo richicdefie 
laccompagnamcnto delf opéra. Se vn' altra volta hauero occafione di 
parlar Latino o Francefe , forfc mi riufcirà meglio , e potrô più felicementc 
fpiegarc i miei concetti. Intanto fupplico V. S. ecc""" di volermi ertere pro- 
•tcttore , e di porgere a miei fcritti quell' aiuto che non potrebbono perauen- 
tura dair autore loro (pcrarc, manifefiando la fourabondanza del luo amo- 
re nella moltitudinc de' miei diffetti. E le bacio mille volte le mani. 



Di V, S, ecccUentifima] 



Seruitore deuotiflimb e cordialifiimo 
Rafaelle Trichet dv Fresne. 



vita 




V I T A 

DI LIONARDO 

DA VINCI 

DESCRITTA DA 

RAFAELLE DY FRESNE 

E la nohilta del fangue , clo e ^na ce/à immagmaria^ 
\fa 'vna tal dtflmttone fra glt huomim^ chegU njm inalzA 
IfopragU altriy chi e colui che nonfitmi che que lia dell* 
i ammo , che confifle in 'virtu ejfettiua , e rijïede nella 
\bane che tragge Jàa origine dal ctelo , non fia per tor- 
targU huomtm dal piu infimo fiato fin a i confini délia. 
t/t diUinita. Dt quejla 'vera e piu rifi^lenàente nohtltk 
^ ornato Lionardo da Vinci , pote m gloria & ho- 
nori pareggtare i piu grand' huomini del (uo feculo , ^ inalKandofii fi- 
pra la hajfe'^a délia fua nafcita , ^luere , praticare , e morire con i re 
e prencipt grandi ; e quel ch' a pochi è concejfo , lafciar L'immortalità al 
fito nome. J^Qacque eglt nel cafiello di IJinci , pofio ncl Val d'oArno de 
fi no , non troppo lontano da Vtoren\a , e fu fiio padre Piero da Vinci, Co~ 
fiui accorgendoft del gentû delfigliuolo , che fra gli altri fiioi fludij fempre at" 
tendeua à dtjegnareji rifolfe di aiutar quella fna naturale inclin atione , e me- 
nât olo a Fwrenzji delibero di porlo con Andréa Verrocchio pittore in quel 
tempo di qualche riputatione. Ouefio ammirando ïingegno del giouane , nefe 
quelgmditio che poi il tempo dimofiro ^erifimo , & acccttatolo per fiio dific- 
polo t tanto piu promifie a ferPtero di ammaefirarlo , quanto che paffaiia ^na 
jlrctta amicitiafra di loro , e che Lionardo perle fine belle manière, e cofiumiy 
gliparfi degno délie fine cure. Eglt nella fiuola d'Andréa , che non fiolo sappli- 
caua alla pittura , ma ancora fii fiultore , architetto yinta^liatore , & orefice^ 
imparonon filo tarte del dipin^ere , ma dt piiitutte quelle altre doue il difegno 
intcYuenma, E fu taie il progrejjo cl/ eglivi fece ,ch''mpoco tempo fi Ufcio ad- 

c 




V I T A 
dieîro il prcprio maeflro. Del quale fi Ic^ge che difingendoin tna îauola, per 
t fratt di Vdumbrofa , chefitno m S. Salut fuordi bwrenzjt, l'hifior/a dt S. 
GîGHawit quando battez^z^a Chrifto, "uolje che Ltonardoïamuffe , e gli die de 
acûlortre'vnangelo, che nelle mant teneua alcune "uefit. Efcgui egli con Umta. 
maefrta qumto da Andréa glt fu commejfo , che dt gran lunga trapajfod re- 
(tante dcll' opéra , e gtudîco chiaramente ogri^no che le altre parti del qua- 
dro crano molto in belle z,Z,a ail' angelo infmori. Arrop tl Verrocchto , e 've- 
âendofi ftiperato da vn giouanetto ftw allret^o , fdegnato contra tfuoi pennclU, 
mai piii "uolfe adoprar colorï , e dtjfeper fimpre a dio alla pittura, 

Vfcito dalla fciiola Ltonardo , & ejjcndo gia m et a dapoter gouernare fe^cffo, 
fecetn Ftorenz^a quelle opère chedal Va fan ^vcngono accennate , cioe per tire di 
Portogallo il cartonediAdamoedEua quando peccarono nel paradijô terrefire^ 
nelmale, cltrele due figure , ^tdiptnfidichiaro ofcurocon incredtbtle patienz^ 
e diligcnz^adi alherï ele herbettedè prati. ïcce an cor a adifian^adi Tiero fuo 
padre,per 'vnfito contadino daVina ^ fiopra "una rotclla difico , i:na talcom- 
poftione di diuerfi e firani animalucci, corne fierpi, lacertole, ramam , grtlli e 
locufie y che dt tutti tnfiicme fiene formatta 'vno , tanto fijauenteuole & horri- 
ùtle , clj a gtiifa délia tefta di Medufia rendeua immobile da fiupore chtunque 
la riguardaua- Ma giudicando ilpadre che que fia non era opéra da mettere tn 
f)iam dt 'villano , 'vendutala dcertimercadantifu pot comprata per 500. duca- 
îi dd duca dt Milano. Fecetn "vn quadro 'vna Aiadonna rarifiima , efia le altre 
cofi ^'icontrfificcvna car^fia piena d'acqua con alcuni fiori dcntro ^fopra U 
quale ccn admirabtle artificto haueua imitato la rugiada dell' acqua : il quai qua- 
dro hcbbepoi Papa Clémente fittimo . fa anccra mentione il Vafan d^vn dt- 
Çcpio fatto Copra "vn foglio per Antonio Segnifitô amicifiimo , nel quale conra- 
ra inuentione , e con la fua ordinaria accuratez^z,^ figaro 'vn ^J\(\tjuno inmel^- 
Z:0 al mare turbato , col fuo carro îirato da cauallt manni-i accompagnato dt or* 
che, tritoni, ^ altre cofe fan tafii che cheglt parfiro apropofitoperz'n talfiggetto. 
In quefto luogo ojfcruaremo che beftche il Vincifapefj'ea talfgnoin checofa 
con fi fie fe quella diutna proportione cU e madré délia bcllel(z,a , che le fie figu- 
re picne di gratie tnfj)irauano amore a' rijguardanti , piglio nondimeno tanto 
gupo neldiptngere cofe biziZjarre & alterate, che s egli stmbatteua in qualche "uil- 
lano che con vifo firano & alquanto fuor dd ordinaria dafifie ^n pcco nel ri- 
dicolo tnuaghtto dalla bizji^arria dell' obbietto îhauerebbe fi.guttato'vn gtor- 
no intiero , fin a tanto chauendone 'vna perfetta idea ritornato a cafa lo 
difrmaua corne fie l'hauejfi hauuto prefente. Et ofifirua Paolo Lcmaz^z^o 
nd fifio ddla pittura cap. 52. che nel filio tempo Aurelio Louino ne haue- 
ua ctnouanta tn l'n libro difignati difiùa mano. In queflo génère e dipin' 
to quel quadro che fe ^rde Cjui a Parigt fa molti alîri che fi confiruano in 
l'na fianz^a dd palaz^zo reale ddle Tuillerie fitto la guardta dd fignore le 
Maire pittore, corne ogn^vn sa,dinonordtnario 'valore ,nel quale fiôno dipin tt 
due caualieri in atto di togliere perforz^a a due altri i)na bandtera : il quai 
^roppofaceua parte d'vna opéra maggiore , cioè del cartcne ch'egli fece per la 
fala delpalaz^zi^o di Fiorenz^a come di foîtofi dira, maperlafiia belle zj^a fu da 
lut dtpinîo tn ptcctolo Z'olt^me con gufio & amore incredtbtle. Qui oltre lafu- 



DI LIONARDO DA VINCI. 

riade caualli , e la hizjz^nrrta de "ucftimenti , fi vedono le tcfie de comhattenn 
grwzjue ^ wfocate ^ trifitriate^ con aria tanto ftraordmanae jlrauagante , e 
fer dircofi caricata^ e da mafcarone ^ch' m "vn medefimo tempo dejlarjo e pâté- 
ra e rijo nell' animo de rtfgnardanti. 

Tornando aile prime opère dt Lwnardo da Vinci , dice Giorgio Vafa^ 
ri ch' egU commcïo m "vn quadro a oglio 'vna tejla dt Medufa dtjlraua- 
gante inuentione , la quale rimafi tmperfitta. Diede ancora principio a <vnA 
tauûla dell" adorât ione de magi^ nella quale erano alcune bellifime tefie ; ma, 
non fumai finita , corne foleua per lo pm interuenire a tut te le cofe fiie. Per" 
che haaendo eglt ^rt in finit a dt belle cognttioni ^ ^ejfendo dmatura ^tuace , e 
di firtilifitmo ingegno , non fit tofio haueua cominctato njna opéra , che di 
'ventua mpenfiicro dt met terne tn efiecutione ^ri altra. Et oltre la profrfiione 
dilla ptttura , che per quella tanto diligente ma?iiera da lui ahhracctata ^ pote- 
ua occuparlo tutto , attendeua allaficuitura , e modellaua dîuinamente bene. 
Era intelligentffiimo délia geometria , e nella mecanica non cefiaua mai dï 
penfiarea nuout ordegnty e futnuentoredt diuerfi machine. Era btionifitmo ar- 
chitetto^ e fapeua al pari dt ntffunaltro la ficienz^a de fj^ecchi , e la prospetti- 
ua. Studio ancora le proprieta délie herbe ^ e penetrando con l'ingegno fino net 
cielo sapplico allt jrudij dell' afîronomta , efece moite ofieruationi circa tl moto 
délie Belle. JSfella mufiica nu fit admirabilc, efu tanto leggiadro nel cantare , e 
welfonare, che fiupero tutti t mufici del fiuo tempo : & ^ccioche non glt man- 
cafie 'virtu alcuna , quell'ifleffo furore tnspiratogU da o^polline che lofece pit- 
tore e mufico , lofece ancora poeta. Q^a ejfendofi perfe tutte le fine compofitio- 
m y e falo peruenuto fin a noi queHofiinetto morale, 

Chi non puo quel che vuol , quel che puo voglia, 

Che quel che non fi puo folle cvolere. 

Adunque Taggio è l'huoino da tcncre, 
Che da quel che non puo iuo voler toglia, 
Pero ch'ogni diletto noftro e doglia 

Stà in fî c no fapcr voler potere, 

Adunque quel loi puo che co'ldoucre 

Ne trahe la ragion fuor di (ùa foglia. 
Ne fempre c da voler quel che l'huom puote, 

SpcfTo par dolce quel che torna amaro. 

Pianfi gia quel ch'io volfi poi ch'io l'hebbi. 
Adunque tu, lettor,di quelle note. 

S'a te vuoi efler buono, e a gl'altri caro, 

Vogli fempcr poter quel che tu debbi. 

Era etiandio dt^ratto in più diletti , perche gli piacenano oltre modo i caualli, 
e con defireZjZ^a gli maneggiaua , çf ejfendo non meno agile e robuflo di mem- 
hri, che dt bella prefinz>a , & auuenente tn ognt fua attione , fù fchermidore ^ 
armeggtatore infigne. çJM^a fopra tutto fit dtlettaua dt conuerfare [pefi con gli 
amict , & era tanto manier ofo neltrattare , e fj?iegaua t fuoi penfiiert con tant A 
gratia ^ njrbamta , che tiraua a fi gli ammt dt chiunque l'afioltaua. 



V I T A 

^ante rare qualiû, & vn acquifio s) grande dt fcienzj, îfarpro if nome dt 
Lionardo fer tutîa Htalia, & mduffero Lodouico Sfor^a ,detto il Moro , che 
fauoriuat 'virtuoft,efu quafi con tutti libérale^ a chamarlo a Aidano , ajfe" 
gnandoglt ognt anno cinquecento fcudt difiipendto. Lafrtma cofa che facejfe 
quel prenctVe fk dt formate i'h accademia fer ï architettura , nelU quale egli 
tntrodtîjfe Lionardo , H quale fcacciando le manière Gotiche délia frima Jcuola^ 
gtafiabdtta nell' tftejfa citta cento anm auanti fotto Michelmo , afri la wta 
di rtdurre qudïarte alla fua frima ^ antica furttà. Fù foi impiegato dal 
medefimo frencife fer condurre ïacque deiï Adda fino a Milano , e formar 
quel canale nauigabile , 'volgarmente detto il nauilto dt Q^^ortcfana , con l'ag- 
gtunta difiù diducentomiglia di Jiume nauigabile fin aile 'vallt di Chiauenna 
e Valteltna. Limfrefa era difficile & imfortante , e degna del beW inge- 
gno di Lionardo fer la nobile concorrenT^ col nauilto ^ande che ducento an- 
m frima fu fîtto ne temfi délia refubltca Milanefe dalïaltra farte délia cit- 
ta ,col auale fi deriuano le acque del fumeTefino fer la nauigattone e fer l'ir* 
rigatione délia camfagna fino a Milano. JMa fùfero eglt tutte le dificolta 
chesincontrarono , e con moltiflicate cataratte , o *vogliam dire fofiegni y fece 
con mol ta facilita e ficurez.zji caminar le naui fer monti e 'vailt. 

JSfon contento il frencife che Lionardo cerne architetto if) ingegnero tllu- 
firajfe tl fito fiato , 'volfe ancora ch'eglt l'ornajfe con qualche ofera fegnalata 
di fittura. Glt ordino dunque che nel refettorio de fadri Dominicant di S.Jïda- 
ria délie gratie difingejfe la cena di Chrifio con glt <iAfosiolt : il che da Ltonar^ 
do fu con tan ta maejirta efiguitOt che quella ofera ju foi da tutti ftimata fer il 
mtracolo délia fittura. E ^eramente'vt furono con tanta fomfa jptegate tutte 
lefineZjZje dell' arte , che tutti firiuono , & e comune iwce , che ne tn difegno^ 
netn e(j?refione , ne m diligenzA, ne in colorito fu mai ^vijlo copi fiiferiore a que- 
fia. j^n fu or dinar ta la ^atia e la maeflàch' eglidiede aile tefte de glt a fo- 
fiolt, e fj?ecialmente a quelle de due Giacomi , ft che quando 'uenne a fintre 
quella dt Chrifio , non fotendo arriuare a i!n grado fiu emtnente dt belW^- 
z^a , dtjJ?erato la lafcio imferfttta. 

E fer che nel lauorar tl quadro fareua al friore del conuento che troffo 
durajfe l' ofera , [^ejfo con tmfortunità fine lamento con Lionardo , anZjt for- 
to lefiie querimontefino aile orecchie delduca : tl quale ragionandone 'vna 'vol- 
ta con Lionardo ,fiffeda lui che non reïlaua altro da fare che le due teïledi 
Qortfioe diGiuda. Eche non fotendo tmaginar l' infinita bellez^a del figliuolo 
- dt Dio , manco fafeua corne la fotejje efprimere con t fennellt. Ada che quan- 
to alla brutteZjZ^a di Giud.afigltuolo dellinferno, cheloteneuainfenfiero,non 
glt mancherebbe il cejfo delCingrato frate , che con 'vna tntolerabile & infiolen- 
te fieccaggïne sera refà oltre modo ad ambidue imfortuno. 

Km fileta marauiglia y corne fier tue ilX) a fiari^di escrimer e quel fispctto ch* 
cra entrato ne gli afojlolt ,di t'oler fafere chttradiua tlloro maefiro. Erac- 
conta il LomaT^o , ( // quale fer hauerne fatto "vna cofia grande in S. 'Bar- 
naba di Aiilano , haueua quelï ofera fortemente imfrejfa nelïanimo ) ch' in- 
ciafiheduno fit ^uedeua ï ammirattone , lo Jpauento , la doglia , tlfijpetto , l'a- 
more , efimilt fafiioni 0* ajfetti in che tutti all'hora fi trouauano , e final" 

mente 



DI LIONARDO DA VINCI. 

mente in Gmda il tradimento concetto neiïanimo , con "un femhiante appun- 
te fmde ad ^n Jcelerato. Si che h en dtmofirb Ltonardo quanto perfettamen" 
te intendejfe t moti che l'animo fiiol cagwnare ne corpi , àj è la, parte la pm 
âelicata , e per la fit a dijjicolta , meno praticata dcltarte. Era 'vna tal' opéra 
degna deïïimmort alita , ma cffendo dipinta a oglio fopra 'vn muro humtdo , e 
flata di poca duratay& hoggidi e del tntto gaajla. IJolfè France fco primo cjuan- 
do fii a Jïdiiano che fi tentajfe ogm maniera per portarla inFrancia^ & arri- 
chtrne il fuo regno , ma ejfendo dipintafipra ijna parete grojfa , al ta e larga 
da trenta pedi^riufci vano ilpenfiero. E pero 'verifimtle ch'egli nefacejfefar 
qualche copie , e que lia nefitràforfe ^na choggi fi 'vede ne lia parrochta reale 
dt S. Germano , tnchiodata al muro , a man manca quando fi entra in detta 
chiefa per la porta che rifgnarda U mez^z^odi. Nelmedefimo refcttorio oueLio- 
nardo dtpinfe quel cenacolo , ritrajfe ancora di naîurale il duca Lodoutco , e la 
duché jfa Béatrice fita moglie , tuttt due in ginocchiom , con i figli auanti^ & 
ijn Chrifio in croce daÏÏ altra mano. E)iptnfi ancora per tl medefiimo duca m 
'vna tauola ^ ait are la natimta di Chrijlo , la quale fu mandata ail' impera- 
tore. 

Era le altre occupationi di Lionardo , nel fùo foggiorno a Jïdilano , fit im- 
portanttfstmo tl studio ch'egli fece mtorno alCanatomia de frit huomint , nel 
quale , ejfendo aiutato da ^:LhCarco Antonio délia Torre, ch'tn quel tempo leg- 
geua e firmeua dt quefla materia in Pauia , egli dtuenne perfetttfsimo , e ne 
fece 'vn Itbro àifegnato dt mattita rojfa , e tratteggiato di penna , che pot refto 
m mano di Francefco Adel"^ fuo dtfcepolo, Difgno ancora per Gentile "Bar- 
ri , che profejfaua l'arte de II' armi^ délia quale egUjiejfofi dilettaua molto , 'vn 
Itbro tntiero di huomimtombattenti a piedi & a cauallo , nel quale fi vedeua- 
no efprejfe le regole di quella fcienz^a. E per la gloria & accrefciynento delC 
accademta fua Milan cfe ^e per linjiruttione de ^i accademici ^fcriffe moite co' 
fè y e compofe piu opère in diuerfe materie , che rellarono njn gran tempo neglet- 
te , e quafi tncognite apprejfo de Stgnori MelT^ nella loro njilla del Vauero , e 
poififono diftpate e dtsperfi in qua & tn la,com' è lafortuna ordinaria de 
Itbrt : Terche "Vtfu 'vn tal Lelio Gauardi d'^Âfila prepoflo di S. Zeno di Pa~ 
uia,Jiretto parente dt Al do Alanucct , cl/ ejfendo fia to maefiro d humant ta de 
Stgnori Melzjy ^ andando jj^ejfo tn detta "vdla , ne cauo tredici 'volumi , e gli 
porto poi a FiorenzA , /j?erandone gran prez^Z^o dal gran duca. Ma mon 
tntanto quel principe ^ e njenne tl Gauardi a Pifi.e trouandoui Gto.Ambrofio 
Mazj^nta gentilhuomoÇ^M/ilanefe ch'era tn quel tempo allô fludio , e gltfcce 
firupulo del maï'acquifiato ^ficompunÇe^ e pregollo che tornando a Milano 
reflttuifei Itbrt a Signori Melz,i. Il che egli fce: ma nel rendergli fi maraut- 
glio tl fignorOratio Melzji capo di quella fimiglia délia puntualità delf'vno 
e deW altro , e fece dono di detti Itbrt d fig. Gto.Ambrofio , che poi refiarano in 
cafa dé jMaz.^Zjenti. I quali facendone troppo pompoft mofira , Pompeo Léo- 
nin fi atouaro del re di Spagna fece conofcere al Mel^i dt quanta preZjZjo fof 
fera quel Itbri^e glt promife honûri,& ofjîcti , fe ricuperandogli fine faceua un 
pre fente al re Ftlippo. Mufo da tal fjyeran^a tl Àdell^i ^volo al S. Gutdo Md7^~ 
T^nta ,fratello dt Gio <iAmbrofio ^(y ingmocchtato pregollo di ri donarlt quelle 



V I T A 

ouere dd Vinci. Mojfo dalle freghiere dd collega , gliene reFîitut Jette ^ e pi m 
nfiarono in capi Jidaz^enta ^^vno de quali fn donato al Cardinale Borromeo 
pèr la [lia bihlwteca Amhrofiana , ^ ^n altro ad Amhrofio Figgini , che mo- 
rendo lo lafcto aljuo erede trcole Bianchi. Vn terzjo ne hebbe Carlo Emanue- 
le duca di Sauota , e morsndo ilSignor Gai do , / reflantt pemennero nelle mani 
del fopranommato Pompeo Leoni , cLe gh lajcio a Cleodoro Calcht fuo erede ^ tl 
cjuale fU ^endette per ^oo. fcudi al Stgnor(jaleazj^o Lonato. SoUua Lionar- 
do quando njoleua filojofare y çf applware conforte atte?7tione allofindw , riti- 
rarfi m detta 'utlla del Vauero , e ji sa ch' egli "vt dimoro molti anm conFran- 
ccjco MclT^tfito dîfcepolo.Di fotto fi mttttr aï indice de fiioi fcritti. 

Dopo la caduta dd Adoro , che fu ïanno ijoo. condotto prigicne in Fran- 
cia , e mon nella torre dt Locesyper le guerre che fucccdet:tro , sintepidï ajfai in 
Ç^M^tlano lo ftudio délie belle arti , efe drfipo poco a poco ï accadtmia gia co- 
minciata , nella quale erano riufciti eccdlenti ndia pittura France fco Ciy^^/^, 
Cl pire Sejlo , Bernardo Louino, Andna Salaino^Q^M^arco Vggioni , Antonio 
^oltrajpo , Taolo Loma^^o, & altri Milanefi. tutti tmitaton del Vinci , a tal 
pgno che ^kejfo le opcre loto "vennerocvengono hogg/di credute y fiimate , e ven- 
dute perfattura di Lionardo , e principalmente quelle dd Sefio e del Louino, 
che più fi accofiarono alla maniera dd maepro. Ma fiopra tutti p farebbe in- 
alz^ato ilLomaTIo fie non rimaneua prmo de gli occhi ne piu 'vtrdi anm delL* 
etafiuai corne gh era pato predetto da Girolamo Cardano: e non potendo con 
la mano ,fi die de a trattar la pittura con linge gno , e cieco ne compcp quet li- 
Lriche da tpiu occhiuti pno jiimati eccdlenti , ne quali egli propo:je continua- 
mer? te il Vinci per tdca dd'veroe perfetto pittore. 

Nd tempo che Lodouica XII. re di trancta ^^enne a lAdano , che fu 'vri 
anno auanti la pnpi dd^YCoro epndopre^ato ilVinci da principali delta cit- 
ta ^d inuentare qualche machina capricci fia e magnpca con la quale p potefie 
regalare e dilettare quel gran prencipe ficce "un l'or/e di taie artipcio , che dopo 
hauer caminato buon pe^Jo m ^onapila . p femo inan^ aire e poi apren- 
dop il petto ^fu l'iflo ep>e tutto pic no di aigh. Per error di cht pcripc fiotto Lo- 
maZjZ^o lib. 2. cap. /. p legge che tal crpa p4 f^^ta ptr Francfico I. il che nonpuo 
efiercvero ^perche eglt eniro [anno ijij. m Jïdilano , nd quai tempo Lion. ^r do 
tra in Rom a , come dipjtto p'vedrk. 

Le torboltnZjC di Lombardia.e ^l' inf.rtuntj de gliSfor'^i ^padronidi Lionar- 
do y l'obbl/^arono ad abbandonar Aiilano,e tornare a Fiorenz>i fi^a pat -ia. La 
prima copt cljegli 'vt fcce fiu quel famcp cartonc ddlaVergme colChrijh e fin- 
ta Anna , con S. Giouanni , chaueua a pruire per ïaltar maggiore delï An- 
nuntiata , il quale fu 'viptato in frotta da tutto il popolo di ¥toren:z^. Qucïlo 
cartone fi poi da Lionardo ifi^po portato in Francia ^ doue il re depderaua ch' 
egli lo coloripe. 

Fece poi per Francepo dd Cjiocondo il ritratto tanto nominato di lijafàa 
moglie , ^oolgarmente chiamato la Gioconda , // quai p 'vede a Fontanableo in 
compagnia dt molli altri quadri pretiop del re CLrptanifimo , e fu già com- 
•prato quattro millafi,udi da Francepo L Sidice ch'egli fittte quattro anni a la- 
quel ritratto , e che nondimeno lo- laficio impcrftto , hauendo il gufto 
adicato , e ïmgegno s) acuto e fat de , che per arriuar alla verità délia na^ 



iiorar 
çanto 



DI LIONARDODA VlNCÎ. , 

turd , €crcaHa fimprc eccellcnz^a fopraeccellen1a,epeyfettione fopra perfettionf, 
e non appagandofi del futo ben chebcllo ,anddtia con anficta dietroa quel piti 
che fi poteua fare. Àientre eglt dtptnfe foleua hamre attorno ddla (ignora Lifk 
genîe che cantajfe , fonaffe e ridejfe , per tcnerla aUegra , & non cajcar nelL' or- 
dmarto inconuentcnte dé ritratti^che perio pu danno nel malïnconico. E 've- 
ramente in qtiejio fi "vede "vn gigno tanto piaceuole , che , corne dice tl Vafarï , e 
cofa piH diuina che humana a 'vedere. E anconi beilo vn altro rïtratto dd 
mcdefimo Liorardo ch' e a Fontanablco , e fi d/ce ejfere d'vna marchefè dt 
jMantoua. Belli^imo fu qudlo délia Gincura dt Amcrtgo "Ben ci .fancmlU dt fa- 
mopi belleZjZ^a m qiui tcmpt. J^QcJï dette traljjciar la Flora diptnta con mira- 
hile 'vagheZjZjt , e con aria ^ueramente diuina: la qtiale fi confirua m Parigt^ 
^ e tn mano dt perfina pr/uata. 

Hauendofi circa lanno 1/03. a ornare nel palazjco diFiore?2Z,a la fila dcl 
confi'^lio ,fu per décréta pitblico detto Lionardo per dtpingerla, Fece eglt per 
tal (ffetto 'vn cartone pien darte e dt belle corifiderationi , nel quale era ejprejfa 
'vna hijl'ona dd Piccinino : e gta n haueua colonto la piii gran parte a oglio , 
qtiando accortofî che per ïimprimitura troppo grojfa dijlaccaua.fi ognï coja dal 
ffjurOy & che le fine fauche erano ^vane , abbandono l'opéra. 

Jn quel tempo, che fù nel pontificato dt Pio tl tcr^o , non dd ficondo , corne fi 
legge nd Va fan , Ra facile da Vrbtno , ch'era a pena gittnto ail et a dt 'ventt an- 
niy e che dtfrefco "vfiiua dalla fit'tola dt Ptetro Pcrugino , defiderofo di 'vedcr 
^juelfamofo cartone ^ ^ tnuaghito dalla fama dt Lionardo da Vinci , // quai 
pajfaua il fiffantefimo anno délia fua et a , 'venne la prima 'volta a Ftorenz^a. 
S tupi alla njifa délie fite opère , enon hcbbe mat più patente jlimolo che lo facejfe 
correre e con prefcz,z^a arrtuare a quella alta perfetttone dell' arte, che da tutti lo 
fece rmerire per dio ddla pittura , dipartendofi da quel tempo in pot dalla ma- 
niera fecca edura delPerugtno ^ per pajfare aile morbidez^e etenerez^e del 
IJinci. Fu ancora fj?ettatore il giouaneKafaelle ^ non fin z^aprofitto ^ délie conte- 
fi che pot caufarono tanta inimicitia fra Lionardo e oM^ichelagnolo 'Buona- 
rôti, che non paffaua 2p. anni , e con ordine publico haueua fatto per "uri 
altra facciata dell iflcjfa fala del configlia quel tanto ncminato cartone ddla 
guerra di Pifa^rtpieno dt 'uartinudt fittt tn concorrenz^a col Vinci. S ma all\ 
anno 1^13. Lionardo fiette fempre a Ftorenz^a , e 1;/ dipinfe moite cofe. F r an- 
ce fio "Boccht nel libro da lut firitto délie bellezj^di Fiorenl(a fa mentiane d'^vn 
quadretto che nel fùa tempo fil "vedeua in cafa di Matteo e Gtouan Battifla Bot- 
ti * nel quale era dipinta "vna madonna con fommo artificio e dihgenZoa , col 
Chrifio bambino bdla a marauiglta , che con gratta fmgalare alzAUa la piccia. 
1)al Barghini per cofa rara 'vitn mentouata 'vna tejia dt S. Giouanni Battijia 
cl/era in mano dt Camilla de glt (lAlbiz^i, 

Ala ejfcndo affunto al pontificato Leone X. nel quale l amar délia pittura 
e di tuite le belle arti fu copt ereditaria , corfe Lionardo a Rama per riuerirc 
quel prenctpe e Aiecenate de "Vtrtuofit, il quale hauendogi ardinata ijna tauola, 
racconta tl Uafari che fubito commet ajfe con apparato grande a ftllare ogltiy 
e preparar la 'verntce , e che Leone informato dt cio dtceffe , che non fit doueua 
jperar nulla da cht penfiaua alfiine , tnanz>t dt haucre efiammato tl prmcipio 



V ï T A 

delf opéra. ISfarra ancora certe altre cofctte indemne délia grandel^a delgenio 
delVinci, le qualifi debbono terjereferfojpette , ejjendo firme da fer fan a partia- 
hfima di lAicheUgnolo , // qî4,de , corne dicewmo , pofejfaua aperta mimicitia con 
Lionardo , & con finte e fauolofe hurle fi dil&ttaua difcemarne la rïputdttonel 
Oueïï odio nntilacabde dijYmcque fiimmamente a Lionardo, cvedendof chiama- 
todal rèFranccfio, che nel fno Joggiorno a cûi^dano sera ïnamorato délie [ue 
obère , fin fol fe , benche '■uecchio dipiufettanta anni , dahhraccïare 'vn parti to cosï 
honorato e gloriofo , c dt far // 'vtaggto di Francia . 

J^fonfu ordinario Uguflo chebbetl rè "vedendofi pojfjfore d'vn 'virtuofo tanto 
da Imjitmalo e brama to. Ebenche per lafita 'vecchie2^a a pena potejfe piu lauo- 
rare , fu nondimeno fempre ben 'veduto ç^ accare'^ZAto dal rk Edogri 'un sa , ch 
effendo efrliflato moltimcfiammalato m Fontanableojlrè le 'venne a ^ifitare^e ché 
•'VQlendofi eglifer riucrenTa dril^are fùlletto ^eraccontareilfito male,glt venne 
'un accidents : Ver la cjual cofa il rè prejagli la tefla peratutarlo , efifenerlo , egU 
conofcmto il fiîuore gli fpiro in braccio nell'eta dtfettantacinqueanni^ajfaipiu glo- 
riofo di niffurialtro pittore ,feveroè, cIj "un bel morir tHtta la 'vit a honora. 

Fu bellifimo dt corpo^ corne fie detto difipra. Tajpitn lagiouentu con njnane- 
qlmnzjnfilofofica lafcto crcficre i capelli e la barba , Jichepareua vn Hermete o vri 
brmdo antico. J\Qon volfe matpigliar moglie , o s'egli nhebbe alcuna , corne dice- 
ua vn altro pittore ^nonfu altra che l'arte , & ifiglmoli le opère fue. J^fideue 
credcre cbefifieno accennate tutte, perche moite altre ne ha tl gran Diica di Fioren- 
^a , e mi ri cor do di hauerne vedute parecchte in Inghilterra. Nelt idea del tem- 
pio délia pittkra di Paolo Lomdl^o cap. ^j. fi fa mentione dvna concettione délia 
V^emne dipinta perla chiefia dt S. France fo dioJ^/lano. J\Qlla librarta aAm- 
hrodana delï ifiejfa citta fit con fier uano molti difiegm epittare dt quefio autore. 

Quia F angmelpaldlZjO Cardinale fit'vedc vna(c)ïCadonna di fua manOj 
U quale fiiede in grembo a S. Anna , e tiene con lefiue mani vn Chrifio bambino , 
chefcberz^a con vna pecorclla. Vt è vn paefi bellifiimo : ma la te fi a délia vergine e 
refiata imper fctta. Il Cardinale di Richelieu hauet4a vna Herodiade dt efiqmfiita 
belleTz^t . Il S. Giouanni nel dtfierîo ,figti7n tntiera, ch'è a Fontanableo, ^ vn al- 
tro quadro dt vna Aiadonna , col Chrijto , S. Giouanni çf vn angelo di mirabtl 
belle? z^a , pofii in vn paefe , fono cofie da efitre oficruate. l^Ielfiudto delfitgnor 
Aiarchcfe di S ourdis a Parigt vi è vn alira M. adonna di riputatione. 

Il Surnor dt Ctarmois fegretario del Aiareficial dt Schomberg, gentilhuomo di 
rare qualita , tl quale accoppiando infiteme la curiofiita e l'intelligen'^ fia vna con- 
fiderabile raccoltn di bei quadri, ne ha vno dtlZJina , nel quale con due meT^ fi- 
gure fit rappreficnta il giouine e bel Gtufièppe che fuggendo volta le fpalle alla bella 
ma dishonefia mogiie dt Faraone.Jl tutto e dipinto con amore e diligenz^ grande: 
l'efi?refiione è mirabile , & ilpudor dell' vno e la lafiiuia delt altra paiono ne' due 
vifii piu prefio cofi vere che fin te. Apprefio il medefimo fi^nore vna madonna con 
fianta ^nna , & vn Chrtfio bambino al quale fian Jiiichele porge vna bilanciai 
efim Giouuanni che fherz^a con vna pecorella , è vn quadro dt ejirema bellezjca, 
jMa troppo fiarebbe tl voler regt/lrare tutte lepitture del Vinct: refia che dopo le opè- 
re del pennello .fitragioni dt quelle délia penna. 

Soleua tl V mci ficriuere alla mancina , fecondo ïvfio de gU Ebrei , nelU quai 



bl LIONARDO DA VINCI. 

ffiartiera erano fcritti quel tredicï'volumi de quali hahhtamo gia fatto nieriùonel, . 
(f) cjjlndo il CArattcrc btiono ..flc'igeud <^jfai faabriente medmnte 'vno fffecchio 
grande. E' prob,Me d) cglt facejfe qnejto , accioche tutti non legejfero cofifaal- 
mcnte tfuot [critti. 

L'tmpreja del nauigl'o di Aiortefana gli dtede occafione dï fcriuere njn lihro 
dcUanatura ,pcjd e moto délie acque ^ pte'no di gran numéro di difcgni di 'varie 
rote e machine per molini , e regolar ilcorfo dcll' aque , e leuarlc m alto. 

Scrijfe dell' anatomia dcl corpo humano , corne Ji e gia detto , la quale opéra era 
ornât a di ^uarii difegni fatti confiudfo e diligenz^a grande ^e ne fa eglijlejfo men- 
tione-nel capitolo 2?.. di qucfto trattato délia pittura. 

Il lihro dell' anotomia de caualli e mentouato dal Vaptri^dal Borghint, e 
dal LomazjLO, Effendo fiato eglt eccellente nel plajlicargli , e nel dipingergli > 
corne nefafcde il quadro de quattro cauallieri combattenti Jopra accennato^nori 
'uièdubio che l'opéra nonfujfe di praordtnaria bellez,Zja & ^ttlita. 

ISlel capitolo S/, & i/o. di quefio trattato 'vien citato da lui 'vna fua opéra 
dtlla profpettiua^diuifa in piu libri. Forfi qu m quella era mjègnato il modo di 
tirare le figure maggiori del naturale , lodato dal Lomazxjo nell Idea, cap. ^. 

Nel capitolo 112. c^ 12^. promette di fare 'vn libro dé moumentt del corpo , e 
dclle fue parti :foggetto anatomico , e che non e maijlato toccato da alcuno. 

Promette ancora nel capitolo 268. vn trattato délia pondérations ouero li- 
bratione del ccrpo. 

Il libro delï ombre e de' lumi fi ritroua hoggi nella libraria Amhrofiana di 
J\dilano^m fAio^coperto di velluto rojfo , & e quello che , corne fi e detto difiopra^ 
fii dato dalfignor Guido Maz^jenta alCardinale'Borromeo.Tratta egliquel^- 
il materta da filofofo , da matcmatico e d,a pittore , e ne fa mentione in qmfo 
tràtiato cap. 2/8. Eu miracolofo in quefa parte délia pittura, imitando con 
tant a fagacita gli effctti che fa la luce col colore , che le fue opère haueuan pin 
del naturale che deifinto. 

Refa H trattato delta pittura^che contiene varij precetti di quella arte , & in- 
ficme i modi del difigno e del colorire. T^^conta il IJafari ch'^vn certo pittore 
Aiilancfe paffando a Eiorenz^a ,gli fece vedere quella opéra, e gli dijfe che quan- 
do fana arriuato a Roma fubito la farebbe Jlampare : ma cio non fa da colut 
ffiguito, e quello ch*a Roma non fie fat to , hora dopo vn fiecolo intterofii mette in 
eficiitione a Parigi , doue col confronta di varij manoficritti , tuttt corrotti e ^uafi, 
fi è reflituita da me "vn opéra che per leccellen'^a dé precettf , e per il mérita 
dell' autore è degna dell' immortalita. Eper renderla ancora piu familiare al- 
la noflra natione , ilfgnor di Ciambre gentilhuomo intelligentifiimo dt tutte le 
■parti del difigno , e che ( corne dicemmo del gran Leone X. ) per inHinto com- 
municato alla fiia famifrlia fi diletta di ogm forte di ^irtu e di fiudio , nhà 
fatto vna ^uerfione in lingua France fit che vale 'vn commentarto intiero , cfi 
findoui con ^na efquifita c felice diUgeriXa ejpreffo il fin fi dcll autore. 



TER NON LASCIAR ^ESTE CARTE VOTE ED 

inutili , fi e fatto il feguente indice de ^ii altn libri che tratîano délia pit^ 
tura e del difiegno , comme ancora di queïli doue jono defintte le 'vite de pittori 
€ le opère loro. 

Dî Alberto Durcropictorc e geometrachiaridrimo ,clclla fimmetriade i corpi/î 
humani, libri quattro, nouamente tradotti dalla lingua Latina nella Italiana 
daM. Gio.PaoloGallucciSalodiano,&: accrefciuti dcl quinto libro, ncl quale fi 
trarta con quai modi poffano i pittorie fcultoii moftarc ladiucifità délia natu- * 
ra de glihuominic donne, e con quali le paflioni che Tentono per li diucrfî acci- 
dent! che li occorrono, horadi nouoftampati. In Vcnetia. 1594. fol. 7 ^«4mo///'r/ 
diJlherto Durera finojlatipiunjolte Jlampatt m lingua LatinajTudefca, Francâfe &* Italiana. 
lufti Ammani Tigurini cnchuidion aicis pingendi , fingendi ôc Iculpendi. 
Francofiirti 1578. 4. 

Tratcato dell' arte délia pittura di Gio. Paolo Lomazzo Milanefe pittorc , diuifo 
infecce libri, ne quaU fi conticne tutca latheorica e la prattica di cll'a pittura. In 
Milano 1584. 4. 

Idcadel tempiodclîa pirturadi Gio. Paolo Lomazzo pittore, nella quale egli 
■difcorredeirorisine e fondamento délie cofe contenutenelfuotrattato dell'artc 
délia pittura. In Milano 1590. 4. 

Délia forma délie Mufe cauata da gli antichi autori Grcci e Latini , opcra vtilifïî- 
maapictorie fcultori, diGio.PaoloLomazziMilanefe pittore. In Milano 159 1. 4. 

Il ripofo di RafFaello Borghini , in cui délia pittura c délia fcultura fi fauella, de 
piiîiUurtri pittorie fcultori, cdellc piufaraofe opère loro fi fà mcntionc,cle cofc 
principali appartenenriadettc arti s'infegnano. lnFiorenzai584. 8. 

Difcorfo di Alcflandro Lamo intorno alla fcoltura c pittura doue ragiona délia vita 
diM.BcrnardinoCampopittoreCremonefe, InCremona. 1)84. 4. 

De' vcri precetti délia pittura di m, Gio. Battifta Armenini daFaenza, libri trc, 
ne' quali fi dnnofirano i modi del difcgnare, c del dipingere &cc. In Rauenna 1587. 4. 

Duc dialogidi M. Giouanni Andréa GiUodaFabriano,nel primo de' quali fi ra- 
giona de le parti moralicciuili appartenentia' letterati cortigiani,e rvtileche i 
prencipi cauano da letterati: nel fccondo fi ragiona de gli errori de* pittori circa 
1 hifioric , con moite annotationi fattc fopra il giuditio di Michelangelo , &: altrc 
figure , tanto délia vecchia quanto de la noua capella , 5>c in che modo vogliono ef- 
1er dipintelefacreimagini. InCamcrino 1564. 4. 

IlFiginOjOuero dcl fine délia pittura, dialogo del rcuer. Padrc D. Gregorio 
Comanini canonico regolare Lateranenfe,oue quiftionandofi,s'cl fine délia pit- 
tura fia l'vtilejOuero il diletto,C tratta dell'vfo di quellanelChriftiancfimo, e (î 
mofira quai fia imitator più perfetto,e chepiû diletti ,il pittorc ouero il poeta. 
In Mantoua 1591, 4. 

Trattato délia nobiltàdclla pittura, compofi:o ad inftantia délia venerabil corn- 
pagnia di S. Luca, e nobil' academia delli pittori di Ronia, da Romano Alberti dél- 
ia città del Borgo S. Sepolcro. InRoma 1385. 4. 

L'idea de* pittori, fcultori, &■ architetti,del caualicr Federico Zuccaro, diuifa 
in due libri, InTorino 1607. fol. 

Origine e progrcffo dell' academia dcl difegno, de* pittori, fcultori & archi- 
tettori di Roma , doue fi contengono molti vtilifiimi difcorfi e filofofici raggiona- 
menti appartencntiallefudetteprofeflioni,& inparticolareadalcuncnoue défi-, 
nitioni del difegno , délia pittura , fcultura & architcttura , & al modo d'incaminar 
i giouani, e pctfettionar i prouetti , recitati fotto il reggimento dell' eccelleme fig. 



Duc Iczzioni dj M. Bcnedetco Varciii, ndla prima dcll- aimli (7 ^.vi, • 
arte la caltura o la p.trura . con vna Icctcra d cfl'o Miclicl^ noS . .P T'- "°^'^,° 

.'on,pon„GaurKiNeapolica„ul=fculpcurîu.berJccnauZcU';i,uiofi,J. 
vctcnim fculptura , cxiatura , semmarum fcalntm-i ,v n.^T- "" ':f ™""Wi' de 

Francifci lunii F. F.de pidura vcrcrum libn trcs Amftcl^d.miV 
AnroniiPofleuiniSociLns Ie(u liber de poefi^ m >„ af ^^• 

Tiarrato aellapicturafondatoncirauconca dimoltieccellcnti in nn.fl f r 
fîone,f;^ttoa commune bcncHciode vntuo/ida fra D F^nc^^^^^^^^^ P'°^'^" 

rediMalta. InVencda. 1641. 8. -^ ^^^ ^-^^^ncdcoBifagnocaualic- 

Dircgno dclDoniparticoinpiiî raaionamenti.nc'ainli fî rr.^^ j II r I 

Dcjla nobilii],niapimira,cdcllaruaarcc,dclmodo cd^II, -I • j- r 
g.rla agcuoWn. c p.tto, ope. d, M.cL, Z^r «^1^^ il; vi:::: 

prlî;:::d'^::r;ccl,f irH.t7r.rfo^^ '"^"""'' ''^-'"' p-'>""- 

^'"^'^^"^firU^jPnc7;on des manières de permurc,cleffan& .^ J,, ■ 

& cope.,parJ. ^BoJJc Graueur en tadle douce. A Pans i^, I "''^"'"■' 

Lcvitedc piucccellentipirtori/cukon &arrli.rprri ji r- • xr r 

^^^rchK=ccoArcc.no,co„ vL.nt™d:,nron;nerp " "^^ 

Lcv,ccdc'piccori&arcMtetti,da!pont,ficatoJiGrc<rorioXIII del,„, infi 
a^ce,.p.d.p,paV.ba„ooaauo„cl.,..fc„cccdaG,ol>.,JVoi;^^^^ 

dcllel,,ftonc,ddlcfiuoIe ^ddirm^r v^ 

Breuc compcndio dclla vica del famofo Ticiano VccelJ.o di r i i 

hcrc cpiccorc con l'arbore dclla fua vcra conÇ^n^^^'^; T^""' 

11 funcralcdAgoftmCai-accio facto inBolo-na fua patna da 'l ni ^'■ 

dcm.ci dcldilcgno. InBoIo^ma 1603 4 "^ ^ ^^ Incammatiaca- 

Rag.o„a„,cnti dcl fig. G.orgio Vafariputorc ic architetto Arctino fopra 1= in- 



wcntionicialui dipinteinFircnzcneî palazzo diloro aîtezze fereni/Iîmei con lo 
illullrifT. & eccellentifl'. fîgnor don Francefco Mediciallora prcncipc diFirenzc, 
infîemc con la inuentionc dclla pitcura da lui cominciata nella cupola. InFiren- 
zc. 158S. 4. 

Libre dclla pittura^ ncl qualc fi fpicganoifondamcnti c la pratica di qucll'ar- 
tc , inficme con le vite de' pittori Icaliani e Fiamenghi, fcritto e ftampato inlingua 
Fiamenga da Carlo Vanmanderpittorc. InAmfterdam. 1618. 

Henrico Pcacham nella fua opéra fcritta inlingua Inglefe, &intitolata,Ilpcr- 
fetto gentilhuomo, impiega la mccà del libro a ragionare délia pitcura. In Lon- 
dra. ré34. 4. 

La maniera di prcparar ogni (ôrte di colori , libro fcritto inlingua Tudefca da Va- 
lentinoBoIgendaRufach. InFrancofort. !j6i. 8. 

Pictro Maria CanepariodaCrema ncl fuo libro Latine intitolato Dcatramen- 
cis,di<:hiaralc manière di far ogni forte di colori. InVcnetia. 161^.4. 





TRATT A TO 



DELLA PITTVRA 

D I LIONARD O 

D A VINCI 



Qj^elio che dcuc frimd imfarare il giouane, 
Capitolo Primo. 

L giouane deue prima impararc profpcttiua , per le 
mifure d'ogni cofa : poi di mano in mano impararc da 
buon maeftro, per afluefarfi abuone membra: poi dal 
naturalc,pcr confermarfi la ragionc dellc cofeimpa- 
ratc: poi vedere vn tempo l'operc di mano di diuer(î 
maeftri , per far habito dimettere inpratica , ôC. ope- 
rare le cofe imparate. * ♦ • 

Qmle fiudio deue ejfere ne giouani. Cap. II. 

L o ftudio de' giouaniji quali defiderano di far profitto nelle fcienze imi- 
tatrici di tutte le figure dcll' opère di natura , deue efoe circa il difcgno ac~ 
compagnato dali* ombre e lumi conucnicnci al fito doue tali figure fono 
coUocate. 




^'ial rcgoUfdeue dure a puttipittori. Cap. III. 

N o I conofciamo chiaramcnte che la vifta è délie vcloci operationi che 
fiano,&C invn punto vede infinité forme} nientedimcno non comprende 
fe non vna cofa per volca. Poniamo calo:Tu Icttore guardi in vn occhiata 
tutta qucfta carra fcritta,fubito giudichcrai quella eller piena di varie Icttcre: 
ma non conofcerai in quel tempo che letterc fiano, ne che vogliano dire: 
•onde ti bifogna fare à parolaàparola, vcrfo per vcrfo, à voler haucr notitia 
d'ctTe letterc. Ancorafe vorrai montare ail' akczzad'vn cdificio, conucrratti 
falire a G;rado à grado , altrimcnti fia impofTibile pcrucnire alla iua altczza. 

A 



5^ TRATTATO DELLA PITTVRA 

Kcofi dico à te chela natura ti volgeàqueft' artc. Se vuoihauer vera no^ 
titia délie forme délie coie , comincierai dalle paiticole di quelle , e non an- 
darealla féconda , fc prima non haibene nella memoria, enella praticala 
prima. E fe farai altrimenti Vgetterai via il tempo , o vcramenteallungherai 
aifai lo lludio. E ti ricordo che impari prima la diligenza che la preftezza. 

Islotitia del giouane di[jforto alla pittura. C a r. IV. 

Mo LTi fono gli huomini ch' hanno defiderio &: amore al difegno,mà 
non difpofitione, e qucfto fiaconofciuto ne' putti, li quali fonofenza dili- 
genza, ne mai tïnifcono con ombre le lor cofe. 

Tr^cetto al pttore. Cap. V. 

N o N è laudabile il pittore che non f à benc fe non vna cofa fola \ corne 
vn if^nudo, tcfta, panni, o animali, o paefi , o fmiili particolari, imperoche 
non c fi o-roflo ingegno , che voltatofi ad vna cofa , e quella fempre mella 
in opéra, non lafacciabcnc. 

In che modo deue il giouane procédera nelfio fiudio. Cap. VI. 

L a mente dcl pittore fi deue dcl continue trafmutare in tanti difcorlî 
quante fono le figure de gl' obbietti notabili che dinanzi gl' apparifcono, 
èc à quelle fermare il paflb , e notarié , e far fopra effe regole , confiderando 
il luogo , le circonftanzc , i lumi , &: ombre. 

Del modo diftudiare. Cap. VII. 

S T V D I A prima la fcienza, e poi feguita la pratica nata da eflà fcienza.Il 
pittore deue lludiare con regola, e non lalciar cola che non fi mettaalla 
memoria, e vedere che diffcrenza c fra le membra de gl' animali, e le loro 
giunturc. 

oAnuertimento al pittore. Cap. VIII. 

I L pittore deue effere vniucrfale e folitario,e confiderare cio che effo vede, 
cparlar con feco , eleggendo le parti più eccellcnti dclle fpecie di qualun- 
que cofa che egli vede, facendo à fimilitudine dello fpecchio, il quale Ç\ traf- 
muta in tanti colori, quanti fon quclli dclle cofe che fe gli pongono dinanzi. 
e facendo cofi lui, parrà eficrc féconda natura. 

Trecetto del ptttore •vniuerjale. Cap. IX. 

Q^E L L o non fia vniuerfaleche nonama egualmentetutte le cofe che 
(\ contengono nella pittura : come fe ad vno piacciono li paefi, efio fi:ima di 
elfere di femplice inueltigatione , come difl'c il noftro Botticello , che talc 
ftudio era vano> perche col folo gcttare vna fpunga piena di diuerfi colori à 
vn muro, efla lafciauain detto muro vna macchia, doue C\ vcdeua vn paefe.' 
E^li èbenverochc fivcdono varie inuentionidi cio chel'huomo vuol cer- 
care in quella , cioc tefte d'huomini , diuerfi animali , battaglie , fcogli , mari, 
nuuoh, bofchi,e fimil cofe, e fà come il fuono dellc campane, il quale fi 



DI LIONARDODAVINCL ^ 

puo intendcre che dica qucllo chc à te parc. Coli , ancorache cflc macchie 
ti diano inucntionc , elfe non t'infegnano finir alcunparticolarc, c qucùo rai 
pittore fecc trilLiUimi pacfi. 

Corne il pittore dcnejfere 'vnmerfale. Cap. X. 

T v,pittorc,il qualc vuoi eilere vnmerfale, epiacere a diucrfi giuditij,farai 
in vn medelimo componimento che vi fiano cofe di grand' ofcurità, e di 
'j;ran dolcezza d'ombre, facendo pcro note le caufe di tal ombre c dolcezza. 

Trecetto al pittore. Cap. XI. 

Qy E L pittore che non dubita , poco acquifta. quando l'opéra fupera il 
criuditio dcli' operatore,e(lo opérante poco acquill:a, e quando il giuditio fu- 
pera l'opéra, clla opéra mai nonfinifce di migliorare , ic l'auaritia non l'im- 
pedifce. 

' Precetto corne fipra. Cap. X I I. 

I L pittore deue prima aifuefar la mano col ritrar difegni di buoni maefi:ri,e 
fa^adetta aducfattione , col giuditio del fuo precettore , deue poi aniiefarfli 
col ntrar cofe di rilicuo buonc^con quelle regole chc del riirar rilicuo fi dira. 

T^recetto dello fchiZjZ^r hijlorie e figure. Cap. XIII. 

L'abbozzar dell* h ftorie fia pronto , &L il membrificar non fia troppd 
finito Sta con attcntione folamente à fiti d'effe membra , le quali poi a bell' 
agio , piacendoti , potrai finire. 

Del corregger gt errori che tajcuopri. Cap. XIV. 

R 1 c o R D o a te, pittore , che quando per tuo giuditio, o pcr altrui auuifoj 
fcuopri alcun errorenell' opère tue , che tu le ricorregga , accioche ncl pu- 
blicar tal' opere,tu non publichi infieme con quelle la mattcria tua. Et non ti 
fcufàre da te medcfimo, pcrfuadcndoti di reftaurare !a tua infamia nella fuc- 
cedentetua opéra, perche la pittura non muore mediante la fua creationc, 
corne fà la mufica, ma lungo tempo dura, OC il tempo darà teftimonianza 
deir ignoranza tua. E fe tu ti feulerai d'hauere à combattere con la necelTità, 
cdi non haucr tempo aftudiarc, c farti veto pittore , non incolpare fe non 
te medcfimo,perchc folo lo ftudio délia virtii c pafto dell' anima e del corpo. 
Quanti fono li filofofi che fono nati ricchi , c perche non l'impediifero le 
ricchezzc , le hanno lafciate. 

T>el (rinditto. Cap. XV. 

N I V N A cola c che più c'inganni ch' il noftro giuditio in dar fentenza • 
aile noftre opcrationi , e più ti varranno i biafimi de' nimici , chc de gl'amici 
le fcntenze , perche gl'amici fono vna medefima cofa con tcco , e coii ti pof-^ 
fono ccl tuo giuditio ingannarc. 



-^, TÎIATTATO DELLA piTTVRA 

M.odo di defiar Fin^egno a "varie ïnmnùonï. Cap. XVI. 

Non rcftero dimettcrein quefti precettivnanuoua inucntioné di fpe- 
culatione, la quale , benche paia piccola , e quafi dcgna di rifo , nondimeiiQ 
c di grand' vtilità à deftar ringegno à varie inucncioni, c quello è : Se ri- 
guarderai in alcuni mûri imbrattati , o piètre di varij mifchi , potrai quiui 
vedere l'inuentione e (imilitudine di diuerfi paefi , diuerfc battaglie , atti 
pronti di figure , ftranc arie di volti , ÔC habiti , e infinité altre coie 3 perche 
nellc cofe confufc l'ingegno fi dcfta à nuouc inuentioni. 

Dellojltidiare infmo quando tuù dejti^o prima che tutaddormenti aUofcuro. 

Cap. XVII. 

A N co R A ho prouato cfTerc di non poca vtilità, quando ti troui allô 
fcuro nel letto,andar con l'imaginatiua ripctcndo li lincamcnti fuperficiali 
délie forme pcr l'addietro ftudiate , o altre cofe notabili di lottile fpecula- 
tione : 6c à quefto modo '^\ confermano le cofe comprefe nclla memoria. 

Qoefi deue prima imparar la dtligenT^ che la prefia pratica. Cap. XVII L 

Qv a N D o vorrai far buono ôc vtile ftudio , vfà nel tuo difegnare di fare 
adagio, c giudicare infra i lumi, quali e quanti tcngono il primo grado ^\ 
chiarczza \ e cofi infra l'ombre, quali fiano quelle che fono più fcure che l'al- 
trcjôcin che modo fi mefcolano infieme , e la quaUtà,e paragonare IVna 
# con l'altra , ôC i lineamentia che parte s'indrizzano,e nelle linee quanta parte 
deue cflere per l'vno e per 1 altro verfo, e doue o più o meno euidcnte, e cofî 
larga o fottile , &: in vltimo , che le tue ombre e lumi fiano vniti fcnza tratti 
o fcgni , a vfo difumo : e quando harai fattolVfo e la mano à quella dili- 
genza , ti verra fatta la pratica prcfto, che tu non ten' auuederai. 

Corne il pittore deùeffer 'vago d'^vdir il gitiditio d'ogri'vno. Cap. XIX. 

Ce pv TA M ENTE non deue ricu(âre il pittore , mentrc ch' ei difegna 
o dipinge , il giuditio d^i ciafcuno , perche noi conofciamo che l'huomo, 
benche non fia pittore, haurànotitia délie forme dell'huomo, s'egli è gobbo, 
(iz hà gamba groffa , o gran mano , s'egli è zoppo, o hà altri mancamenti. E fe 
noi conofciamo gl'huomini poter giudicare l'opère délia natura , quanto 
maggiormcntepotranno giudicare i noftri errori. 

Che rhtiomo non fi deue fidar tanto di fe ^ che non 'vegga dal naturalel 

Cap. XX. 

Qv_E L L o che fi dà ad intendcre di potcr rifcrbare in fe tutti gi'effctti délia 
natura , s'inganna, perche la memoria noftra non è di tan ta capacità : pero 
ognicofavedrai dal naturale. 

T>elle "v arie ta délia figure. Cap. XXL 

Il pittore deue cercare d'effere vniuerfale , perche gli manca aflai di- 
gnità , fe f à vna cofa benc , c l'altra maie : corne molti che folo ftudiano nell* 



DîLIONARDODAVINCÎ. i 

îgnucîo mifuiato, c propoiticnato, c non riccrcano la fua variera , perche 
puo circrc vn huomo proportionato , Sc clfcr groiTo , c corto , e iongo, e fot- 
tile, e médiocre, e chi di qucda variera non tien conro , fa Icmpre le lue 
figure in llampa . il che mérita gran riprcnfione. 

Dell'ejfere vnmerjàle. Cap. XXII. 

Fa c I L cola è aU'huonio che sa, firfi vniucrfale, imperochc tutti f^l'ani^ 
mali tcrrellrihannolimilirudinc dimembra, cioc mufcoli,nerui,6j; ollà e 
nulla (i variano , fe non in lunghezza , oucro in groflczza , corne farà dimo- 
ftrato neir anatomia. De gli animali d'acqua, che fono di niolta variera, non 
pcrluadero il pittorc che vi faccia regola. 

Di qnclU che ^fano Upratica fcnfa la dili^enz^a , ouero fcienz^a. 

Cap. X X I Ti 

Qv_E L L I che s'innamorano dellapratica fcnza ladiligcnza, ouero fcientai 
pcr dir meglio, fono come i nocchieri ch' entrano in mare lopra naue fenzî^ 
timone o bullola, chemainon hanno certezza doue lî vadino. Scmprc la 
praticadcuc elTerc ediricata Topra la buona teorica , dclla quale la prolpct- 
tiua c guida , e porta : c fenza quclla niente fi^fà bene,coli di pittura , come 
in ogn'altra profclTione. 

'Del non imitare ïvn taltro pittore. Cap. XXIV. 

V N pittore non deue mai imitare la maniera dVn altro, perche farà detto 
nipotc e non figlio délia naturaî perche eflcndo le cofe naturali in tanta 
larga abbondanza, più tofto (î dcuc ricorrcre ad cfTa natura j che alli macftri, 
che da quella hanno imparato. 

Uel ritrar dal nalurde. Cap. XXV. 

Qv^A N D O hai à ritrarre dal naturale, ftàlontano trc volte la c^randczza 
dclla cofa che tu ritrai , e farai , che quando tu ritrai , o che tu muoui alcun 
principiodilinea,chetuguardi per tutto il corpoche tu ritrai, qualunque 
cola fi fcontra per la dittura délia principale linea. 

Âuuertimento dpttore. Cap. XXVI. 

Nota bcncncl tuo ritrarre , come infra l'ombre fono ombre infcnfîbili 
d'ofcurità c di figura, c quefto fi proua per la tcrza,chc dice, che le lupcrficie 
globulentc fono di tante varie ofcurità c chiarezza , quante fono le varicta 
dcir oicurita c chiarezzc che gli ftanno pcr obbietto. 

Come deue epre alto il hune da ritrar dal naturale. Cap. XXVII." 

I L lumcda ritrarre di naturale vuol' cficre à ttamontana, accio non fac- 
cia mutationcve fe lo fai à mezzodi,ticni finefi:reimpannate,accioche il foie 
alluminando tutto il giorno non faccia mutationc. L'altczza del lume deue 
ellcre in modo fituato,che ogni corpo ficcia tanto lunga lombra fua per 
terra, quanto c la fua altczza. 

A iij 



TRATTATO DELLA PITTVRA 

uali lumi fi deuono eleg^erefer ritrar le figure de corpL 
Cap. X X V 1 I I. 

L E fîo-ure di qiialunque corpo fi conftringono à pigliar quel lume nel 
r>uale tu fin^i elfere elle figure : cioè fe tu fingi tali figure m campagna , elle 
fon cinte di gran fommità di lume , non vi eilcndo il foie icoperto j 6c fe il 
foie vede dette figure , le fue ombre làranno molto ofcure , rifpetto aile parti 
alluminate,e (àranno ombre di termini eipediti, cofi le primitiuc, corne 
lederiuatiue,ctali ombre faranno poco compagne de'lumi , perche da tal 
lato allumma l'azzurro dell'aria , e tingedi fe quella parte ch'ella vede ; e 
qucfto alfai fi manifefta nelle cofe bianche : e quella parte ch' c alluminata 
dal foie , il dmioftra partecipare del colore del foie, e quefto vedrai molto 
fpeditamente, quando il foie cala ail' occidente, infra i roflori de'nuuoli,fi 
che elTi nuuoli ii tingono del colore che allumina : il quai roflore de nuuo- 
lijinfieme col rolTore del fole,f a roffeggiarc cio che piglia lume da loro : e 
la parte de corpi , che non vede efifo rolfore, refta del color dell'aria j e chi 
vede tai corpi , giudica che ficno di due colori : e da quefto tu non puoi 
fuggire , che moftrato la caufa di tali ombre c lumi, tu non le facci parti- 
cipanti délie predetre caufe, fc non l'opération tua è vana c falfa. E fe 
la tua figura è in cafa ofcura , e tu la veggadi fuora , quefta tal figura 
haurà l'ombre sfumate , ftando tu perla linea del lume, e quella tal figura 
hauràgratia , e fara honore al fuo imitatore , pcreilerlei di granrilieuo, 
c l'ombre dolci c sfumofe , e mafiime in quella parte doue manco vedi 
l'ofcurità dell' habitatione , imperoche quiui fono l'ombre quafi infenfi- 
bili, e la cagione farà detta al fiio luogo. 

Délie qualita del lume per ritrar rilieui naturali , o finît. 

Cap. XXIX, 

Il lUmetagliatodaU'ombre con troppa euidenza è (bmmamentebia- 
fimato ,onde perfuggirtaleinconueniente, fe farai li corpi in campagna 
apcrta,farai le figure non alluminate dal foie, ma fingi alcuna quantita 
di nebbia , o nuuoli tranfparenti , efiere interpofici infra l'obbietto & il 
foie, onde non e(fcndo la figura dal foie cfpedita, non faranno efpediti i 
termini dell'ombre con quelle de lumi. 

Del ritrar gl'ignudt. Cap. XXX. 

Qv_A N D o ritrarrai gl'ignudi , fà che fempre li ritragghi interi , c poi 
finifci quel memibro che ti par raigliore, e qucllo con l'altre mcmbra metti 
in pratica, altrimenri farefti vfo di non appiccar mai bene le membra in- 
fieme : e non vfar mai far la tefta volta doue c il petto , ne il bra ccio andare 
come la gamba: efe la tefta fi volta alla ipalla deftra, fà le fue parcipiù 
balte del lato finiftro che dell'altro : 6c fe fai il petto infuojri, fà che vol- 
tandofi la tefla su 1 lato finillxp , le parti del lato deftro fieno più alte che 
le liniflre. 



Dî LIONARDODAVÏNCi; ^ 

Delritrarre di nliŒofinto ,0 del naîuralc. Cap. XXX I. 

C o L V I che ritrae di rilicuo , fi dcue acconciarc in modo taie , chc l'oc- 
chiodclla hgura ritrattafia al pan di colui che ritrae. 

Moào dt ritrarre ^jnfito corretto. Cap. XXXII. 

H A B B I vn vetro grande corne vn mezzo foglio di carta rcalc, e qUcIlo 
ferma benedinanzi àgl'occhi tuoi,cioc tra gl'occhi e quclla o fa che tu 
vuoi ritrarre, c poi ti poni lontano con l'occhio al dctto vetro due terzi 
di braccio , e ferma la tella con vn inllmmento , in modo che non la pc (fi 
muoucre punto. Di poi ferra e cuopriti vn occhio , e col pcnncllo, o con 
il lapis , fe2;na su'l vetro quello che di là appare, cpoi Iwcida con la carta 
tal vetro, e fpolucrizzandolafopra vna carta buona, dipingcla,fefi piace, 
viando bene di poi la pi olpcttiua acrcâ. 

Corne fi deuono rhrar li pdefi. Cap. XXXIII. 

L I pacfi fi debbon ritrarre in modo che gl'alberi fiano mczzi alluminati, 
cmezzi ombrati: ma meglio c farli quando il foie c mezzo occupatoca 
nuuoli , chc alfho^a gl' alberi s'alluminano dal lume vniuerfale del ciclo, 
c dal l'ombra vniuerfale délia terra, equefli fon tante più ofcuri nelleloî 
parti , quanto efle parti fono più vicine alla terra, 

Del ritrarre al lume di candela. Cap, XXXIV, 

A Q^EsTo lumedinotte fia interpofto il telaro,o carta lucida, o fenza 
lucidarla,màfolovn interfoglio di carta fottile cancellarefca , e vedraile 
tue ombre non tcrminatc. 

In che modo fi dehh a rïtrarrvn 'uolto , e dargli gratîa ^omhra , elumi. 

Cap. XXXV. 

Grandissima gratia d'ombre e di lumi s'aggiugne alli vifi di 
quellichelcggononella parte di quelle habitationi che fono ofcure,che 
gl'occhi del riguardante vedonola parte ombrola di tal viio eflere ofcu- 
raradaU'ombre délia piedetta habitatione,evcdono alla parte alluminata 
del mcdefimo vifoaggiunto lachiarezza chevi dà lo fplendore dcll'aria: 
per la quale aumenuacione d'ombre e di lumi il vifo hà gran rilieuo , e nella 
parte alluminata l'ombre quafi inlenfibili:edi quclla rapprefcntatione e 
aumentationc d'ombrée dilumi il vilo acquilla ailai di bcllezza. 

Del lume donc fii ritrae ïincarnatione delli volti , e îgnudi. 

Cap. XXXVL 

Q^' ESTA habitationc vuol'cncrc fcopcrta all'ariajCon le parcti di colore 
incarnato, c li ritratti Ç\ faccino di (l:ate,quando li nuuoli cuoprono il foie ; 
pvcramente farai le parcti meridionali tant' alte, che li raggi del foie non 
pcrcuorino leparcti fettcncrionali, acciocheli fuoi raggi riflclTi non gua- 
ftino l'ombre. 



\ V 



TRATTATO DELLA PITTVRA 



Del ritrar figure per l'hifiorie. Cap. XXXVII. 

Se MPREilpittoredcueconfidcrare nella parete,la qualehàda hifto- 
ïiai'e.l'alrezza del (îto doue vuole collocarc le fue figure, e ciô che lui licrae 
di naturale a detto propofito , e ftar tanto con l'occhio più bafTo che la 
cofa che egliritrae , quanto dctta cofa fia méfia in opéra più alta che l'oc- 
chio del riguardante , altrimentc Topera fua farà reprobabile. 

Fer ritrar ^vn ignudo dal naturale , o altro. Cap. XXXVII L 

V s A di tcnerc in mano vnfilo con vn piombo pendente , per vcdere 
li fcontri délie cofe. 

Mifure e compartimenti délia fiatua. Cap. XXXIX. 

Di VI D I la tffta in dodici gradi, e ciafcun grado diuidi in ii. punti, 
c ciafcun punto in ii. minuti,6c i min ici in mimimi , & i minini in femi- 
minimi. 

Come il pitibre fi deae acconciar al h me colfiuo rilieuo. Cap. XL. 

A. B. fia la fineftra. M. fia il punt( del lume, dico che in qualunquc 
parte j1 pittore Çi itia, che egli ftarà bene. our che locchio ftia infra la parte 
ombrofa e la luminofadel corpo che fi ntrac : il quai luogo trouerai po- 
nendoti intra il punto M. e la diuifione che fà l'ombra dal lumefopra il 
corpo litratto. 




Tktla qualita del lumc. Cap. XXT. 



I L lume grande e alto, e non troppopotente, farà quello che renderà 
le particole de corpi molto gratc. 

'Delïinganno che fi riceue net giudttio délie membra. Cap. X L 1 1. 

Q^K L pittore che haurà gofFc mani , le farà fimili ncUe fue opère, e cofi 

gTinter-; 



DILIONARDODAVINCI. 9 

grintcrucna in qualunquc membro , fe il lungo ftudio non gîielo vieta. 
Pero ogni pittoredeue guardarc quclla parte che hà piu brutta ncUafua 
perfona , c à quella con ogni (ludio fàv buon riparo. 

Che fi de ne fiper ï intrtnfeca forma âelï huomo . Cap. XLIII. 

Q^ E L pitcore che haurà cognitionedclla natura de' nerui , mufcoli , e 
lacertijfapràbenc , nel muouer vn membro , quanti e quali nerui ne fîano 
cagione,, c quai mufcolo fgonfiando c cagionedi fiirfcortare elfo neruo, c 
quali corde conuertite in Ibttilifsime cartilagini rauolgono, e circondano 
detto mulcolo : e non farà come molti , che in diucrfi atti fcmpre fanno di- 
moftrarc quelle mcdcfime cofe in braccia , fchiene, petti , 6c altri mufcoli. 

Dcldiffi'ttodelpittore. Cap. X L I V. 

Grandissimo diffetto c dcl pittore ritrarre ouero replicarc li me- 
dcfîmimoti, e medefîme picghe di panni in vna mcdefima hilloria , e far 
fomigliar tutte le tcfte IVna con faltra. 

Precetto , perche il pittore non s inganni neïï elettione délia figura in che fa 

hahito. Cap. X L V. 

D E V E il pittore far la fua figura fopra la regola dVn corpo naturalc , il 
quale comuncmente (la di proportione laudabile. oltre di qucfto far mi- 
furare ^^ medclîmo ôc vedcre in che parte la fua perfona varia affai , o 
poco, da quella antedetta laudabile : e fatta quella notifia dcue ripararc 
con tutto il fuo ftudio , dinonincorrerc, ne' medefimi mancamentinellc 
figure da lui operatc , che iiella perfona lija litroua : e con qucfto vi- 
tio ti bifogna fommamente pugnare , conciofiaclV cgli c mancamcnto, 
ch' c nato inlicme col giuditio : perche l'anima c maeftra del tuo crpo c 
quello del tuoproptio giudicio, c che volentieri ella fi dileita nell' opère 
fîmili à quelle , cheeffa opero nel comporrc il tuo corpo : e di qui nafce, 
che non c fi brutta figura di fcmina , che non troui qualche amante ^ 
fc già non fufic monftruofa , c in tutto quefto habbi auuertimento gran- 
diftîmo. 

Dijfetto depittori che ritraggono 'vna cofa di rilieuo in cafa a ^un lume , e poi 
la mettono m campa^ia a 'vn altro lume. Cap. X L V I. 

Grand* crrorc c di quci pittori , li quali ritraggono vna cofa di ri- 
lieuo à vn lume particolare nelleloro cafe,c poi mettono in opéra tal ri- 
trato à vn lume vniuerfalc dcU'ai ia in campagna , doue tal' aria abbraccia 
6c allumina tutte le parti dcUcvedutc a vn medefimomodojecofi coftui 
f à ombre ofcure, doue non puo cfltrc ombra : & ^c pure ella vi c , c di tanta 
chiarczza , ch'ella c imperccttibile : c cofi fanno li riflcfti , doue c impofti- 
bile quelli effcr veduti. 

~Della pittura^ e fua diuifione. Cap. XLVII. 

D I VI D E s I la pittura in due parti principali , dcllc quali la prima c 

B 



10 TRATTATO DELLA PITTVRA 

ficTurâjCioè lalineachc diftinguela figura de corpi,c loro paiticolc ; la 
lèconda , c il colore contenuto da efli tcrmini. 

Tigtira , e fra àmifwne. Cap. XLVIII. 

L A figura de* corpi fi diuide in duc altrc parti , cioè proportion alita dellc 
parti infra di loro , lequali fiano corrifpondenti al tutto , 6C il mouimcn- 
to appropriato ail' accidente mentale dclla cofa viua che fi moue. 

Troportione di memhra. Cap. X L I X. 

L a proportionc délie membra fi diuide in due altre parti, cioè equalitàjC 
moto. Equalità s'intende,oltrc aile mifijre corrifpondenti al tutto,chenon 
mefcoli le membra de' giouani con quelle de' vecchi , ne quelle de' grafïi 
con quelle de magri, ne le membra leggiadre con le inctte e pigre : bc oltre 
di quefto che non facci alli mafchi membra feminili in modo che l'attitu- 
dini ouero mouï menti de vecchi non fiano fatti con quellamedcfima viua- 
cità che quelli de' giouani, ne quelli d'vnafemmina corne quellid'vnma- 
fchio ; facendoche li mouimcnti,e membri d'vn gagliardo fiano tali, che 
in efTe membra dimoftrino elTa valetudinc. 

IDelli motùmmtï , e delt operaùoni varie. Cap. L. 

L E figure de gl'huomini habbino atto proprio alla loro opcratione, m 
modo che vedcndoli tu intenda qucUo che per loro fi penia o dice, li quali 
faranbene imparati da chi imitera li moti de* mutoli,liqualiparlano con i 
mouimenti délie mani, de gl'occhi, dclle ciglia,e dj tutta la perfona, ncl vo- 
lere efprimereil concetto dcll' animo loro. Ne ti riderc di me, perche io ti 
pongavn preccttore fcnza lingua, il qualc ti habbia ad infegnar quell' arté 
che egli non sa fare 3 perche meglio t'infcgncrà con i:atti,che tutti gl'altri 
con parole. Dunque tu, pittorejdell'vna edciraltraretta,attendi,fecondo 
che accade , alla qualità di quelli che parlano, ôC alla natura délia cofa chp 
fi parla. 

Chefi dmon piggtre i termmi [j)editi. Cap. L L 

Non farcU tcrmini délie tue figure d'altro colore che del proprio cam^ 
po , con che cfTe figure tcmiinano, cioè che non facci profili ofcuri infia il 
campo c la tua figura. 

Che nelle cojè picciole nonfivedongl' errori , corne nelle grandi. Cap. L 1 1. 

N E L L E cofe di picciola forma non fi puo comprendere la qualità dcl tuo 
crrore corne dalle grandi 5 c la raggione è, che fc quefia cofa picciola fia fat- 
ta à fimiiitudine d'vn huorno^ o d'altro animalc,le fue parti per l'immenfâ di- 
minutione non ponno ellcr ricercate con quel debito fine dcl fuo operatore 
che Ç\ conuerrebbe : onde non effcndo finira, non puoi comprendere li fuoi 
errori. Riguarderai per efièmpio da lontano vn huomoper fpatio di 5oo.brac- 
cia,e con diligenza giudicherai fe qucUo c bello, o brutto,s'cgli è monftruo- 
fo , o di commune qualitaj vcdrai che con fommo tuo sforzo non ti potrai 



DILIONARDODA VINCI. rr 

peiTuaderc a dar tal giuditio : e la ragionc c, che perla fopra dctta difcanza 
quciVhuomo diminuifce tanto , chc non fi puo compienderc la qualica 
dclle parti. E fe vuoi vedcr ben detta diminutionc dell' huomo fopra dctto, 
ponti vn dito prcflo aU'occhio vn palmo, c ranto alza & abballa dctto dito, 
che la fua fupcriore cltremità tcrmini fotto la figura chc tu riguardi , c vc- 
draiapparirevn'incrcdibile diminutionc: e per quclto , (pelle volte il du- 
bita la forma dell' amico da lonrano. 

Perche la pttura non pio mai parère JJjiccara , corne le cofe natu/di. 

Cap. lui. 

L ï pittori fpelïè volte cadono in difpcratione dcl loro imitare ilnatu- 
ralc, vcdendole lor pitturenon hauer quel rilieuo,equcllaviuacità, che ^''^' '^ 
hanno le cofe vedute nello fpecchio , allegando loro haucr colori che di "^' '^^* 
granlunga per chiarezzaeperofcuritàauanzano la qualità de' lumi&: om- 
bre dclla cofa veduta nello fpecchio 3 accufando in quefto cafo la loro 
ignoranza, e non la ragione , perche non la conofcono. Impofllbilc c chc 
lacofadipinta apparifcadi talrilicuo,che fi affomigli aile cofe dello fpec- 
chio , benche l'vna e l'altra fia in fua fupeificie , faluo fe fia veduta folo cou 
vn occhioj e la ragione è quefta : I due occhi che vedono vna cofa dopo 
raltra,come A.B.che vedono M. N. la M. non puô occupare interamentc 
N. perche la bafe délie linee vifuali è si larga , che vede il corpo fccondo 
dopo il primo. Ma fc chiudi vn occhio , corne S. il corpo F. occupera R. 
perche la lineavifuale nafce davn fol punto, e fà bafe nel primo corpo, 
onde il fecondo di pari grandezza non fia mai veduto. 




Terche i capitoli délie figure H'vnafiprataltra e cofa dafn^ire. 

Cap. lu II. 

Q^EsTO vniuerfal' vfo il qualc fi fà per li' pittori nelle faccic dellc 
cappcUc , c moko da effcre ragioncuolmente biafimto , imperoche fanno 

B.j 



n TRATTATODELLAPITTVRA 

li vn iftoiici in vn piano col fuo paefe ôC edifitij, poi alzano vn alcro grade, 
e fanno vn hiltoria, c variano il punto dal primo , e poi la tcrza ^ la quarta, 
in modo che vna facciata li vede tatta con quattro punti,la qualc c fomma 
iloltitiadilu-nilimacftri. Noi iappiamo che il punto c polio allocchiodcl 
riguardatorc dcU' hifloria: e fe tu volefli dire : come ho da fare la vita dVn 
lanto compartita in moite hiftoric in vna mcdcfima faccia ? A quedo ti ri- 
fpondo, che tu debba porre il primo piano col punto allaltezza dcU' oc- 
chio de' riguardanti d clTa hiiloria, e nel detto piano figura la prima hiftoria 
grande, e poi di mano in mano diminuendo le figure e calamenti in su di- 
ucrficolli c pianure , farai tuttoil fornimento d'ella hiftoria. Ilrello délia 
faccia, nella fua altczza , farai alberi grandi acomparatione délie figure, o 
ano;eli , fc fulfcro à propofito dell' hiftoria , ouero vccelli , o nuuoli, 
o fimili çofe : altrimenti non tcn nnpacciare , che ognitua opéra farà 
filCi. 

Quai pitturafideue 'vfare in far parer le cojèpujjjtccate. C a p. L V. 

Le figure alluminate dal lume particolare fono quelle che moftrano più 
rilicuo , che quelle che fono alluminate dal lume vniuerfale , perche il 
lume particolare fà i lumi riflefli, li quali fpiccano le figure dalli loro 
campi, le quali riflefTioni nafcono dalli lumi di vna figura che rifalta nell* 
ombra di quella che gli ftà d auanti , e l'allumina in parte. Ma la figura 
pofta dmanzial lume particolare in luogo grande e ofcuro non riceue ri- 
liefl"o,e di qucfta non fi vede fe non la parte alluminata : e quefta è folo da 
efl'ere vfata nell' imitationi délia notte , con picciol lume particolare. 

Qua[ e pm di dijcorfi & 'vttlita , o il lume <^ ombre de' corpt , o li loro li- 
néament i* Cap. L V I. 

L I termini delli corpi fono di maggior difcorfo &: ingegno che l'ombre 
6d i lumi , per caufa che li lineamentide i membri , che non fono piega- 
bili,fonoimmutabili,c femprefono quei medcfimi,màli fiti,qualità, c 
quanticàdeir ombre fono infiniti. 

Memorta che fi fa daïï autorc. Cap. L V I I. 

D E s c R I V I quali fiano li mufcoli , e quali le corde, che mediantc 
diucrfi mouimcnti di ciafcun mcmbro fi fcuoprono , o fi nalcondono, o 
non fanno ne IVno ne l'altro : e ricordati che qucfta taie attione c im- 
portantiftunaapprcllode'pittori c icultori, che fanno proteffione de' mu- 
fcoli. Il fimile farai d'vn finciullo, dalla fua natiuità infino al tempo délia 
fua dccrcpita , pcr tutti li gradi dell' età fua , &i in tutti dcfcriueraile mu- 
tationi dcllemembrae giunture,c quali ingraffano o dimagrano. 

T^recetti di pittura. Cap. LVIII. 

S E M p R E il pittore deuc cercar la prontitudine ne gl'atti naturali fatti 
dagUbuornini all'improuifo , e nati da potcnte cffcdioncde'loro affetti, e 
diquellifar breuiricordi nc'fuoilibretti,epoi a fuoi propofiti adoperarli. 



DILIONARDODAVINCL 15 

col fare ftaie vn huomo in quel mcdefimo atto,per veder la qualità &C afpet- 
ti délie mcmbra clie in tal atto Ci adoprano. 

Q)m€ la pittura deue ejfer 'vifla da ^jnafolajimjlra. Cap. L I X. 

L A pittura deue elfcr vifta da vna fcla fincftra, corne appare per cagionc 
de corpi cofi fàtti. E fe tu vuoi fare in vu alcezza vna palla rotonda , ti bi- *: 
(bgnafarla lungaàfimiiitudincd'vn vouo,e flartantoindietroch'ellafcor- 
ciando apparifca tonda. 

Dell' ombre. Cap. L X. 

L* M B R E le quali tu difcerni con ditïicultà , &: i loro cermini non puoi 
conofccre , anzi con confufo giuditio le pigli , e trasfcrifci nella tua opéra, 
non le tarai finite , o veramente terminate , iî che la tua opéra fia d'mge-^ 
gnoia riioiutione. 

Corne fi dehbono figurare i puttl. Cap. L X I. 

L I putti piccioli fi debbonfigurare con attipronti e ftortiquando feg- 
gono , e nello ftar ritti, con atti timidi e paurofi. 

Corne f debbono fîgurar i vecchi. Cap. L XII, 

L I vccchi deuono elTcr fatti con pigri e lenti mouimenti , e le gambe pie- 
gate con le ginocchia , quando ftanno fermi , i piedi pari, e diftanti l'vn dall* 
altro , fiano declinati in baffo , la tefta innanzi chinata , e le braccia noi> 
troppo diftefe. 

Corne fi debbono figurar le 'vecchie. Cap. L X 1 1 1. 

L E vecchie C\ deuon figurar ardire , e pronte , con rabbiofi mouimenti , à 
guifa di furie infcrnali, 6d i mouimenti deuono parer più pronti nelle brac- 
cia e tefta, che nelle ixambc. 

Corne fil debbono figurar le donne. Cap. LX I V.' 

L E donne Ci deuono figurar con atti vergognofi,le gambe infieme riftret-' 
te, le braccia raccoltc infieme , tefte baflc , c piegate in traueiTo. 

Corne fi deue figurar -vna notte. Cap. L X V. 

Q^E L L A cofii che è priua intcramente di luce, c tutta tencbre : elTendo 
la notre in fimile conditione, fe tu vi vogli fic^urar' vn hiftoria, brai,che ef« 
fcndoui vn gran fuoco , quella cofa che c propinqua a dcttofuoco più fitin- 
ga nclfuo colore, perche quella cofa che cpiii vicinaall' obbictto,più par- 
tccipa dclla fua natura : e facendo il fuoco pcndcre in color rofio , farai tutte 
le cofeilluminatedaquclloancorarofieî;giarc,c quelle che fon piii lontanc 
a detto fuoco , più fiano tinte del color nero délia notte. Le figure che fon 
fatte inanzi al fuoco apparifcono fcure nella chiarezza d'efio fuoco , perche 
quella parte d'effa cofa che vedi è tinta dall' ofcurità dclla nottc , e non dalla 
chiarezza del fuoco : c quelle che fi trouano da i lati,fiano mezzc ofçure^ 

B il) 



14 TRATTATODELLAPITTVRA 

e mezze rolTcf^ianti : e quelle che fi polTono vedere dopo i tcrmini delîa 
fiamma ? faranno tutte allumatc di roffcggiante lume in campo nero. In 
quanto a gl'atti , farai quclli , che fono apprcflo , faifi fcudo con le niani , e 
con i mantelli riparo dal fouerchio calore , e voltati col vifo in contraria par- 
te, mollrando fu2;gii"c : quelli più lontani , farai gran parte di loro farli con 
le mani rjnaro à gl'occhi offefi dal fouerchio fplendorc. 

Corne fi deue figurar vna fortuna. C a r . L X V I. 

S E tu vuoi figurar bene vnafortuna,coniidcra e pondéra bene i fuoi effetti, 
quando il vento foffiando foprala fupcrficie del mare, o délia terra, rimouc, 
e porta feco quelle cofe che non fono ferme con la malTa vniuerfalc. E per fi- 
gurar quella fortuna , farai prima le nuuolc fpezzate e rotte, drizzateper lo 
corfo del vento, accompagnate dalT arenolc polueri)leuatc da i lidi marini : 
e rami c foglie, Icuate per la potenza del vento , fparfe per l'aria in compa- 
gnia di moite altre cofe leggiere : gl' alberi ô^ herbe picgate à terra , quaiî 
moftrar di voler feguir il corfo de* venti , con i rami ftorti fuor del naturale 
corfo, con le fcompigliate erouefciatc foglie: e gl'huomini, che vi fi tro- 
uano, parte cadutieriuolti per lipanni,e pcrlapoluere quafifiano fcono- 
fciuti , e quelli che reftano ritti , fieno dopo qualche albero abbracciati à 
quello, perche il vento non li ftrafcini : altri con le mania gl'occhiperla 
poluere chinati à terra,ôC i panni 6i i capelli dritti al corfo del vento. Il mare 
turbato e tempeftofo fia pieno di ritrofi fpuma infra releuateondc,&; il 
vento faccia leuare infra la combattuta aria délia fpuma più fottile, à guiià 
di fpeffa ôC auuiluppata nebbia. Li nauilij che dcntro vi fono alcuni fenc 
faccia con vêla rotta, bL i brani d'efla vcntilando fra l'aria in compagnia 
d'alcuna corda rotta : alcun con alberi rotti caduti col nauilio attrauerfàto c 
rotto infra le tempeftofe onde , 5c huominigridando abbracciare il rima- 
nente del nauilio. Farai le nuuole cacciate da impctuofi vcnti, battute ncll* 
altc cime délie montagne, far a quelli auuiluppati ritorti , à fimilicudinc dell* 
onde percolTc ncUi fcogli : l'aria fpau en tolà per l'ofcure tenebrc> fatte dalla 

poluere, nebbia e nuuoli folti. 

Corne fi âeuefiguran VYia hattaglia. Cap. LXVII. 

Farai prima il fumo dell'artiglicria mifchiato infra l'aria infieme con 
la poluere molfa dal mouimento de' caualli de combattitori, la quai miftio- 
iie vferai cofi. La poluere , perche è cola tcrrcfi:ie e ponderola, e bcnche per la 
fua (ottilità facilmente fi leui e mefcoli infia l'aria , nientedimeno volentieri 
ritorna àbalTo, 6c il fuo lommo montarc c tatto dalla parte più fottile. Adun- 
que il menofia veduta, c parrà quafidelcolor dcU'aria. Il fumo chefimi- 
fchia infra l'aria poluerata, quando poi s'alza à certa altezza, parera ofcurc 
nuuole, evedralTi nella fommità più cfpcditamente il fumo che la poluere, 
&: il fumo penderà in colore alquanto azzurro,e la poluere terra il fuo colore. 
Dalla parte che viene il kime parrà quefta miltione d'aria, fumo e poluere 
molto più lucida che dalla oppofita parte. Li combattenti quanto più fiano 
infra detta turbolenza , tanto nieno fi vederanno , c meno differenza farà 



t) r L î O N A R D O D À V î N C r. t^ 

da i loro lumi aile loro ombre. Farai roffeggiare i vifi, cle perfone, e l'aria, 

c gl'archibugieri infieme con quelli che vi fono vicini. Et detto roUorè 

quantopiù fî parte dclla fua cagione, più (î perda , e le figure chc fono infra 

re 6c il lume , cdcndo lontanc , parranno olcurc in campo chiaro , e le lor 

gambe quanto piùs'apprcfïeranno alla terra, mcno fiano vedutc j perche la 

■polucre vi è più, grofîa e Tpcllà. E le faraicaûalli corrcnti fiiori délia turba, 

f à gli nuuolccri di poluere diftanti IVno dall altro , quanto puo eflcr Tin- 

teruallo de lalti fatti dal cauallo, e quel nuuolo che c più lontano dal dctto 

cauallo , meno fi veda , anzi fia alto , iparfo , e raro , ôC il più prclTo fia il piii 

eliidentc , e minore , e più denfo. L'aria fia piena di faettume in diuerfe ra- 

gioni : chi mohti , chi fccnda , quai fia per linea piana , c le pallottolc de çr\i 

Tcoppctieri fiano accompagnatc daiquanto fumodictro di lor corfi , elc 

prime figure faraipolucrcfe ne' capelli,e ciglia,e altri luoghiatti afoftener 

lapolucre. Farai i vincitori correnti coni capcllic altre cofclec^gierelparfe 

ai vento , con le ciglia bafie , c caccino contrarij mcmbri inanzi , cioè fis 

manderanno inanzi il pic defiiro , chc il bracchio fi:anco ancor effo venga 

inanzi , e fie Tarai alcun caduto , farai il fegno fdrucciolarc su per lapolucre 

condotto infanguinolc fango : àc intorno alla médiocre liquidezza delld 

terra farai vedere fi:ampate le pcdatc de gl'huomini e de' caualli che fono 

paffati. Farai alcuni caualli ftrafcinar morto il fuo fignorc , e di dictro à 

quelle lafcia per la poluere e fango il fegnb dello ftrafcinato corpo. Farai li 

vniti e battutipallidi , con le ciglia alte, e la loro coniuntione, e carne chc 

refia fopra di loro , fia abbondante di dolenti crefpe. Le fauci del nafo fiano 

con alquante grinze partite in arco dalle narici , e tcrmmate nei principio 

deir occhio. Le narici alte , cagîone di dette pieghe , c l'arcate labbra fcuo- 

prino i dcnti di lopra.J dcnti ipartiti in modo di gridarc con lamcnto. Vna 

dcUe mani faccia fcudo alli paurofi occhi, voltando il di dcntro verfo il lie- 

mico , l'altra fiia àterra a fofienere il ferito bufto. Akri farai gridanti con h 

bocca fi^arrata, e fuggcnti j farai moite forte d'armi infra i piedi de' com- 

battitori , corne fcudi rotti, lance, fpadc , & altre fimili cofe. Farai huomini 

morti , alcuni ricoperti mczzi dalla polucre , &: altri tutti. La polucre che Ci 

mcfcola con IVfcito (àne-uc conuertirfi in rolTo fanoo, e vedcrcil Gn^ue dcl 

fuo colore corrcre con torto corfodal corpo alla polucre. Altri morcndo 

fi:rignere i denti , flrauolgere gl'occhi , ftrigner le pugnà alla pcrfona , e le 

gambe fiortc.Pctrebbefi vedere alcuno difarmato&: abbattutodal nemico, 

volgcrfi a detto nemico con morfi c graffi , e far crudcle ÔC aipra vendetta. 

Potriafi vedere alcun cauallo voto e Icggiero corrcre con i crini fparfi al 

vcntofrà i ncmici, c con i piedi far moltodanno, e vederfi alcuno firop- 

piato caderc in terra, efarfi copcrchio col fiio lcudo,&: il nemico piegato a 

bafio farforzadi dargli morte. Potrobbcnfi vedere molt'huomini caduti in 

vn gruppo fotto vn cauallo morto. Vcdrai alcuni vincitori lafciar il com- 

battere, &C vfcire dalla moltitudine,ncttandofi con le mani gl'occhi, &: le 

guancie coperte di fango , fatto dal lacrimar de gl'occhi per caufa delk 

polucre. Vcdran fi le Iquadrc delfoccorfo fiar piene di Ipcranza e di lofpet- 

to, con le ciglia aguzze , faccndo à quelle ombra con le mani , e riguardare 

B iiij 



iS TRATTATO DELA PITTVRA 

infra lafolta ÔC ofcura caligine, e ftare attente al commendamento del Ca- 
pitano. Si puo far ancorailcapitano col baftone leuato, corrente, ôC in 
verfo il (uo corfo moftrare à quelli la parte doue c di loro bifogno.Etalcun 
flume^dcntroui caualli correnti, ricmpicndo la circonftante acqua di turbo- 
lenza d'onde, di fpuma, e d'acqua confufa faltante inucrfo l'aria, c tra le 
gambeecorpi de caualli. Enon farnilTunluogo piano doue non (îano le 
pedate ripicne di fanguc. 

Dclmodo di condurre in pttura le cojè lontane. Cap. LXVIII. 

C H I A R o fî vede efTere vn'aria groffa più che l'altra , la qualc confina 
con la terra piana , e quanto più fi leua in alto , più è fottilc e trafparente. 
Le cofe elcuate e grandi , che fiano da te lontane , la lor baficzza poco fia ve- 
duta, perche lavedi per vna linea che paifa fra l'aria più grofia continuata. 
La fommità di detta altezza fi proua efiere vcduta per vna linea,la quale,bcn- 
chedalcanto dell'occhio tuo Ç\ caufi nell'aria grofra,nondimeno termi- 
nandoncllafomma altezza délia cofaviftajvienc aterminare in ariamolto 
più fottile che non f à la fiiabafTefia : per quefta ragione quefta linea quanto 
più s'allontanadatedipunto in puntOjfcmprc muta qualità di fottile in più 
Ibttile aria, Adunque tu , pittore , quando taile montagne, fà che di colle 
incollcfempreraltezzeficnopiùchiarechelebafiezze : e quando le farai 
più lontane l'vna dall'altra, f à le altezze più chiare,e quanto più Ç\ leuerà in 
alto , piùmoftreràla variera délia forma e colore. 

Corne ï aria fi deue fare piu chiara quanto pm lafai finir hajfa. 

Cap. L X I X. 

Perche queft'aria c groifa prefib alla terra , e quanto più fi leua , più 
s'a(rottiglia , quando il foie è perleuante, riguarderai verfo ponente, par- 
tecipante di mezzodi etramontana, e vedraiquell'aria grolla riceuere più 
lumcdalfole che la fottile, perche i raggi trouano più refiitenza. E fe il 
cielo alla vifta tua terminera con la bafl'a pianura , quclla parte vltima 
dcl cielo fia veduta per quell'aria più grofl'a e più bianca , laquale cor- 
romperà la verità del colore che Ç\ vedrà per fuo mezzo , e parrà il cielo 
più bianco che fopra te , perche la linea vifualc paffa per meno quan- 
tità d'aria corrotta da groffi humori.Et fe riguarderai inuerfo leuante, l'a- 
ria ti parrà più ofcura, quanto più s'abbaffa , perche in dett'aria bafla i raggi 
luminofi mcno pafiano. 

<iA far che le figure jjficchino dal lor Campo. Cap. L X X. 

Le fii^uredi qualunquccorpo più parrannorilcuar e fpiccaredalliloro 
campi, dclle quali efii campi ficno di colorchiariofcuri, con più variera 
che fia poflibile nclliconfini dclle prcdettc figure, corne fia dimoftrato al 
fuo luo£co , e che in detti colori fia offcruato la diminutione di chiarezza 
ne bianchi, c di ofcurità nelli colori ofcuri. 

Cap. 



DI LIONARDO DA VINCI. 17 

^elfigurar le grandeT^ délie cojèdepinte. Cap. L X X Î. 

N E L L A figuratione délie grandezzc che hanno naturalmente le cofe an- 
tcpoftc ali'occhio ,fi dcbbono figurarc tanto fînitele prime tigiuc, cflendo 
picciole corne l'opcie de' miniatori , corne le grandi de' pittori : ma le pic- 
ciolc de' miniatori dcbbono , cfler vedutc d'apprciTo e quelle dcl pitcore da 
lontano j cofi faccndo elle figure dcbbono, corrifpondere all'occhio con 
cgual groflczza ; equefto nafce perche cfTe vengono con egual grandczza 
d'angolo,il che fiproua cofi: fia l'obbietto B.C. c l'occhiofia A.eD.E.fiavna 
tauola di vetro per la quale penetrino le fpecic dcl B. C. Dico che llando fermo 
l'occhio A.la grandczza délia pittura fatra per l'imitatione di eOo B.C. deue 
efiere di tanto minor figura,quanto il vetro D.E.farà più vicino all'occhio A. 
c deue cfTere egualmcnte finita.E fe tu finirai elTa figura B.C.nel vetro D.E.la 
tua figura deue cfferemeno finira che la figura B.C.c più finira che la figura 
M. N. fatta fii'l vtcro F. G. perche fe P. O. figura fuffe finira corne la natutale 
B.C. la profpettiua d'cfio O. P. farcbbc falfa , perche quanto alla diminutio- 
nc dclla figura cfTa rtarebbe bcne, clfcndo B.C. diminuito in P. O. ma il finito 
non fi accorderebbe con la diflanza , perche nel ricercare la peifcttionc del 
finito del naturalc B. C. ail' hora B. C. parrebbenella vicinità O. P. ma fe tu 
voirai ricercare la diminutionedel O. P. eifo O. P. par clTerenella dillanza 
B. C. e nel diminuirc del finito al vetro F. G. 




Délie cofejinite , e délie confufe. Cap. LXXIL 

L E cofe finitc e fpedite fi debbono far d'apprerfo , e le confufe, cioè di ter- 
mini confufi , ^\ fingono in parti remotc. 

Délie figure chefon (èparate , accioche non paiano congiuntLJ, 

Cap. L X X I II. 

L I colori di che tu vcfti le figure fieno tali che diano gratia IVno ail' altro : 
c,quando vn colore Çv fà campo dcl altro, fia taie che non paiano congiunti 6C 

C 



iS TRATTATO DELLA PITTVRA 

appiccati inficme , ancor che fufco di mcdefima natura di colore , ma fieno 
varij dichiarezza talc, quale richicdc rintcrpofitione délia diftanza, e délia 
grollezza dcU' aria , che fra loro s'infiamettc , e con la mcdefima regola vadi 
Ja notitiade' loro termini, cioc^iù o mcno crpedici o confufi , fecondo che 
richiede la loro propinquità o remotione. 

Se il lume deu ejfer tolto infaccia , o da parte, e quale dàpiu gratta. 

Cap. L X X I V. 

I L lume tolto in faccia alli volti pofti a pareti laterali , Icquali fiano ofcu- 
re, fia caufa che tali volti haranno gran rilicuo , c maflime haucndo il lume 
da alto : e quefto rilieuo accadc , perche le parti dinanzi di tal voltofono allu- 
minate dal lume vniuerfale dell' aria a qucUo antepofta , onde tal parte allu- 
minata hà ombre quafiinfenfibili , e dopo efTe parti dinanzi del volto fegui- 
tano le parti latcrali,ofcurate dalle predette pareti laterali délie ftanzeje quali 
tanto più ofcurano il volto , quanto clTo volto entra fra loro con le fuc parti : 
ÔC oltre di quefto fcguita che il lume che fcende da alto priua di fe tutte quel- 
le parti aile quali c fattofcudodallirilieuidcl volto, come le ciglia che fot- 
traggono il lume ail' incalTatura de gl'occhi, ÔC il nafo che lo toglic a gran 
partcdellabocca, 5c ilmcntoallagola, e fimih altri rilieui. 

DelU rïmrheratione. C a p. L X X V. 

L E riuerberationi Ton caufa te da i corpi ai chiara qualità,di piana e femi- 
denfa fuperficie, li quali percoflfi dal lume , quello a (imilitudinc del balfb 
délia palla ripcreuote nel primo obbietto. 

Doue non puo ejfer reuerheratione luminofa. 
Ch A p. LXXVI. 

T V T T I i corpi dcnfî fi veftono le loro fuperficie di varie qualità di lumi hL 
ombre. I lumi fonodi due nature, IVno fi domanda originale, e l'altro deri- 
uatiuo. L'originale dicoell'ere quello che dcriuadavampadifuoco,o dal lu- 
me del fole,o aria.Lume dcriuatiuo fia il lume refleffo. Ma per tornare alla pro- 
mefia definitione,dico che riuerberatione luminofa non fia da quella parte 
del corpo che fia volta a' corpi ombrofi, come luoghi ofcuii di tctti di varie 
altezzc , d'herbe, bofchi verdi o fecchi , li quali , benche la parte di ciafcun 
ramo volta al lume originale fi vefta délia qualità d'eflb lume , nientedimeno 
fono tante l'ombre fatte da ciafcun ramo l'vn fu l'altro , che in fomma ne re- 
fulta taleofcuritàjcheil lume vi c perniente : onde non polTono fimiU ob- 
bictti date a i corpi oppofiti alcun lume refleffo. 

Berefiep. Cap. LXXVII. 

L I reflefli fiano partecipanti tanto più o mcno délia cofa doue fi gcncrano, 
che délia cofa che li gênera , quanto la cofa doue fi gcncrano è di più pulita 
fuperficie di quella che li gênera. 



D I L I O N A R D O D A V I N C î: 

De rcjîcp delumi che circondano t ombre. Cap. LXXVIII. 

L I rcflcfl'i dcllc parti alluminate che rifaltano nelle contra poflic ombre al- 
luminando o allcuiandopiù o meno la loro oicuritàjfecondo che elle fono 
più o meno vicine , con più o meno di chiarczza , quefta tal confideratione 
è melfa in opéra da molti,e molti altri fono che la fug2;ono, e quelli tali fi 
ridonorvndcU'altro. Ma tuperfuggir lecalunnie dclT vno c deiraltro, 
metti m opéra IVnoe l'aîtro doue ion nccciTarijjmà fà che le loro caufc 
fiene note, cioè che ii veda manifcfta caula de i reflefli e lor colori,c cofi 
manifefta la caufa délie cofe che non rcliettono : e facendo cofi non farai 
interamente biafimato , nelodato dalii varij giuditij , li quali j fenonfliran- 
no d'intera ignoranza , fia ncccffario che in tutto ti laudino fî i'vna corne 
l'altra fetta. 

T>oue ï rejlefi de lumifono di maggior o minor chiareZjs:^a. C a p. L X X I X. 

Li refîeiïi de' lumifono di tanto minore omaggiore chiarezza &: eui- 
<3enza , quanto efli fieno veduti in campi di maggiorc o minore ofcurità : c 
quefto accade, perche le il campo e piii ofcuro che il reflefTo, allora effo re- 
fîefTo farà forte ôc euidente per la difïèrcnza grande che hanno elficolori in- 
frà loro : ma fè il refîeflo farà veduto in campo piii chiaro di lui , ail' hora 
talrcfleffo fî demoflrcrà effere ofcuro rifpctto alla bianchezza cohla quale 
confina , e cosî tal refîeflo farà infenfibile. 

Quai ^ar te del repffo fam pn chiara. Cap. L X X X. 

Qy^E L L A parte farà più chiara o alluminata dal refielfo, che riceue iî 
illume infra angolipiùeguah.Sia il luminofoN. e lo A.B. fîà la parte dcl 
corpo alluminata , la quale rifalta per tuta la concauità oppoiita, la qualc 
èombrolà. E lia che tal lume,che riflctte in F. fia pcrcollo infra angoli 
cquali. E. non lauà rcfîeifo da bafe d'angolicqualijComefimolira langolo 
E.A.B. che c più ottufochc l'angoloE. B. A. ma langolo A. F. B. ancor 
che (là infra l'angolidi minor qualità che l'angoloE.egli hàbafè B. A. che 
c tràl'angoli più equalichc cfl'o angolo E. e pero fia più chiaro in F. che 
inE. & ancora farà più chiaro , perche larà più vicino alla cofa che fallu- 
mina , per la fefta che dicc : Quella parte del corpo ombrbfo farà più allu- 
minata che fiirà più vicina al fuo luminofo. 



^0 



TRATTATO DELLA PITTVRA 




D/ colori reflep délia carne. Cap. L X X X I. 

L I reflelTi délia carne che hanno lume da altra carne fono più rofïî , c di 
più eccellentc incarnatione che nifTun' altra parte di carne che fia ncil* 
huomo : e quefto accade per la 3^. dcl i°. libro , che dice : La (uperficic 
d'ogni corpo opaco partecipa del colore del fijo obbietto j E tanto più 
quanto talc obbietto gli è più vicino , e tanto meno quanto gli è più 
remoto, e quanto il corpo opaco c maggiore, perche effendo grande 
ello impedifce le fpetie de gl' obbietti circonll:an!i,le quaHfpcfl'c volte fono 
di color varij , li quali corromponc le prime fpecie più vicine , quando li 
corpi fono piccioli : ma non manca che non tinga più vn refleffo vn pic- 
ciolo colore vicino,che vn color grande remoto , per la é^ di profpettiua, 
che dice ; Le cofe grandi potranno efierre in tanta diftanza, ch* elle pa- 
ranno minori alTai che le picciole d'apprelTo. 

Doue II repft Jono pmjènfibili. Cap. LXXXIL 

Qv_E L refleflo farà di più fpcdita euidcnza , il quale c veduto in campo 
dimaggiorofcurità,e quel fia meno fcnfibile,che fi vedrà in campo più 
chiaro : e quefto nafce che le cofe di varie ofcurità pofte in contrafto , la 
meno ofcura fa parère tenebrofa quella che è più ofcura , e le cofe di 
varie bianchezze pofte in contrafto , la più bianca f à parère l'altra meno 
biancha che non è. 

De refep duplicati e tripltcatî. Cap. LXXXIIL 

Li reflefti dupUcati fono di maggior potenza che U refleffi femplici,c 
l'ombre che s'interpongono infra'l lume incidente 6^ efii reflefti fono di 
poca ofcurità. PcrelfempiofiaA. il luminofo AN. AS. idiretti, S.N.fian 



DI LIONARDO DA VINCI. 



^ 




le parti defli corpi alluminate O.E. fian le parti d'eifi corpi alluminati da i 
reflet : &: il reflelTo A. N. E. c il reflelTo femplice A. N. O. A S. O. è il rc- 
fleiTo duplicato. Il reflefTo femplice c dettoqucUo, che folo da vno allu- 
minato c veduto , de il duplicato c vifto da due corpi alluminati , &C 
i\ femplice. E. è fatto dalf alluminato B. D. il duplicato O. iîcomponc 
dair alluminato B. D. d>C dall' alluminato D. R. e l'ombra fua è di poca 
ofcurità , la qualc s'interpone infra'l lume incidente N. èc il lume reflcffo 
NO. SO. 

Corne nijfun colore rejkjfo èfimpltce , ma è miflo con Ic^etïe degl'ahri coloria 

Cap. LX X XI V. 

N I s s V N colore chc refletta nclla fuperficie d'vn altro corpo , tingc 
elTa fuperficie del fuo proprio colore , ma farà miito con li concorfi de gi'al- 
tri colori rcflelTi , che rifaltano nel medefimo luogo : corne farà il color 
giallo A. che refletta nclla parte dello sferico C. O. E. e nel medefîmo 
luogo reflette il colore azzurro B. Dico per quefta riflelTione mifta di giallo 
cdi azzurro, che la percufTione del fuo concorfo tingerà lo sferico j e chc 
sera in febiancojlo farà di color verdc, perche prouato è ch' il giallo el'az- 
zurro midi infieme fanno vn bclliffimo vcrde. 




lîr 



TRATTATO DELLA PITTVRA 



Corne rarij^tme "volteli reflefifono dd colore del corpo douejl congiungono. 

Cap. L X X X V. 

Rarissime volte auuicne che li rcflcfli fîano del mcdefimo colore 
del corpo, o del proprio doue fî congiungono: pcr elTempio fia lo sferico 
D. F. G. E. giallo,e l'obbietto che gli reflette addolTo il fuo colore fia B. C. 
il quale è azzurro, dico che la parte dello sferico , ch' c percofTa da tal re- 
fielfione, fitingeràin color verdc, cfTcndo B.C. alluminato dall'aria o dal 
foie. 




I^oue fmfi 'vedrà il refejfo. Cap. L X X X V Ï. 

I N F R a'l rcflefib dimedcfima figura, grandezza, epotenza, quella parte 
fîdimoftra più o mcno potcnte , la quale terminera in campo piùomcno 



ofcuro. 

L E fijperfîcic de' corpi partecipano più del colore di quelli obbietti li 
quali riflcttono in lui la fija fimilitudine infra angoli più cquali. 

DE'colori de gl' obbietti che riflettono le fiae fimilitudini nellc fiiper- 
ficie de gl'antepofti corpi infra angoli cquali, quel farà più potentc, il quale 
harà il fiao razzo rcfleflo di più breue lunghezza. 

Infra li colori de gl'obbieti, che fî riflettono infra angoli equali, c 
con qualchediftanzanella luperficie di contrapofl:i corpi, quel larà più po- 
tente, che farà di più chiaro colore. 

Qv_E L obietto reflette più intenfamente il fuo colore nell' antepofto 
corpo il quale non hà intorno a fe altri colori che délia fua fpecie. Ma quel 
rcflelTo farà di più confufo colore , che da varij colori d obbietti è gc-.- 
ncrato. 

Qv E L colore che farà più vicino al refleflbjpiù tingerà di fe cflb reflclïb, 
e cosi e conuerfo. 

A D V N oy E tu, pittorc , fà ad oprarc ne' reflefll delf effigie délie figure, 
il colore dellc parti de' veftimenti che fonopreffo aile parti délie carni che 
icfonepiùvicine; mànonfeparare con troppaloro pronuntiaaoncfenon 
bifogna. 



DILÏONARDODAVINCI. 23 

De colon de reflefi. Cat. LXXXVII. 

T VTTi i coIorircflefrironodimancoInminofltàcheillumercttOjC taîc 
proportione hà il lumc incidente col lumc rcflcilo^qualc c qucUa chc hanno 
infraloro le lun.inofitàdclle loro caufc. 

De terminï de' rejlefi nelfko campo. Cap. LXXXVII I. 

Il termine dcl reflcfioin campopiù chiaro dcflo reflcfTo faiàcaufachc 
taie reflcflo farà infeniibile : ma fc taie refleflo terminera in campo più ofcuro 
dilui,air horaclîb refleflo Tara fcniibilc, e tanto più fl farà cuidcnte,quanto 
tal campo fia più ofcuro, e cofl c conuerfo. 

Dell^ collocar lefigurç^. Cap. LXXXIX. 

TANToquanto la partedcU'ignudoD. A. diminuifceper pofarc,tanto 
l'oppofita parte crefcc : cioè tanto quanto la parte D. A. diminuifce di fua mi- 
fura, l'oppcfita parte fopracrefce alla fua mifura , 6c il bcllico mai efce di fua 
altezza , ouero il membro virile y e queflo abbaffamcnto nafce, perche la figu- 
ra chc pofa (opra vn picde, quel piede fi fà ccntro dcl foprapoftopcfo : cflcn- 
do cofi , il mczzo délie ipalle vi \\ drizza di fopra , vfcendo fuori délia fua li- 
neapcrpendicolare,la quai Hnea paffa per i mezzi fuperficiali dcl corpo: c 
qucfta linca più fi vicne a torcere la fua fupcriore cflircmità , (opra il picde chc 
pofa, i lineamentitrauerfi coftretti a cguali angoli fi fanno cou loro eftremi 
più bafTi in quella parte che pofa, corne apparc in A. B. C. 




^.t 



TRATTATO DELLA PITTVRA 



Corne raripme "volteli refiefifino de! colore del corfo doue fi congiungono^ 

Cap. L X X X V. 

Rarissime volte auuicne chc li rcflefli fiano del mcdefimo colore 
del corpo , o del proprio doue iî congiungono : pcr cflempio fia lo sferico 
D. F. G. E. gialio,e lobbietto che gli rcflette a<ddoflb il fuo colore fia B. C. 
il quale è azzurro, dico chc la parte dello sferico , ch'è pcrcofTa da tal re- 
flelTionc, fîtingeràin colorvcrdc, eflendo B. C.alluminato dall'aria o dal 
foie 




Doue pu fi "Vedrà ilrefiejfo. Cap. L X X X V I. 

I N F R a' L reflelTo di mcdefima figura, grandezza, e potenza, quella parte 
fîdiinoftra più o mcno potcnte ., la quale terminera in campo piuomcno 
ofcuro. 

L E fuperficic de* corpi partecipano più del colore di quelli obbictti li 
quali riflcttbno in lui la fua fimilitudine infra angolipiù cquali. 

DE'colori de gl' obbietti che riflettono le fiaefimilitudini nellc fuper- 
ficic de gl'antepofti corpi infra angoli equali, quel faràpiù potente, il quale 
harà il fuo razzo refleffo di più breue lunghezza. 

Infra li colori de gl'obbieti , che fi riflettono infra angoli equali , c 
con qualchediflanzanella fuperficie di contrapofti corpi, quel faràpiù po- 
tente, chefarà di più chiaro colore. 

Qv_E L obictto reflette più intenfamente il fuo colore nell' antepofto 
corpo il quale non hà intorno a fe aitri colori che dclla fu^i fpecie. Ma quel 
refleifo farà di più confufo colore , che da varij colori d'obbietti è gc- 
ncrato. 

Qv E L colore che farà più vicino al refleffojpiù tingerà di fe cfïb reflcfïb, 
c cosî e conuerfo. 

A D V N QV E tu, pittorc j f à ad oprare ne' reflefli dell' effigie délie figure, 
il colore dclle parti de' vcftimenti che f)nopreffo aile parti délie carni che 
lefonepiùvicinc; mànonfeparare con troppaloro pronuntiationc fe non 
bifot^na. 



DILIONARDODA VINCI. 23 

De colon de reflefi. Cap. LXXXVII. 

T VT T I i colori reflcfll fono di manco luminofità chc il lume rctto , e talc 
proportionc hà il lumc incidente col lumcrcflcflo,qualc c qucUachchanno 
infra loro le luiriinofità dcUe loro caule. 

De termmi de rejlefi nelfuo campo. Cap. LXXXVIII. 

I L termine del rcflclloin campopm chiaro d'eflo rcfleflo farà caufa chc 
taie reflciro farà infenfibile : ma fc taie rcflefîo terminera in campo più ofcuro 
di lui, air horaeiïorefleflo farà fenll bile, e tantopiù fifaràcuidente,quanto 
tal campo fia più ofcuro, e coli c conuerfo. 

Delt collocar le figurer. Cap. LXXXIX. 

T A N T o quanto la parte dell' ignudo D. A. diminuifce pcr pofare , tante 
1 oppofita parte crefcc : cioè tanto quanto la parte D. A. diminuifce di fua mi- 
fura, l'oppcfita parte lopracrefcc alla fua mifura , ÔC il bellico mai efce di fua 
altczza, oueroilmembro virile j e qucfto abballamcntonalce, perche la figu- 
ra chc pofa fopra vn picde , quel piede fi f à ccntro del foprapofto pe(o : eficn- 
do cofi , il mczzo délie fpalle vi Ç\ drizza di fopra , vfcendo fuori délia fua li- 
neaperpendicolare,la quai linea palTa pcr i mezzi fuperficiali del corpo: e 
quefta linea più fi vicne a torccre la fua fupcriorc cftrcmità , fopra il piede chc 
pofa, i lincamentitrauerfi coftrctti a eguali angoli fi fanno con loro cftremi 
più bafli in quclla parte che pofa , corne appare in A. B. C. 




t4 TRATTATODELLAPITTVRA 

jDé"/ modo X'tm^amrhene a comporre infieme le figure nelle hifiorie. 

C H A p. LXXXX. 
Qy AN D o tu harai imparaco bene profpcttiua , 6c harai à mente tutte le 
nicmbra bc i corpi dellc cole , fij vago ipefle voke nel tuo andar a fpafTo , ve- 
deie e confidcrare i hti de gl'huomini nel parlarc, o nel contendcre, o nel ri- 
dere, o azzuffairiinrieme,chcattifiano in loro,e che atti faccinoi circo- 
ibnti, fpaititoii , e vcditori d'elle cofe , e quelle notare con brcui fcgni in vn 
tuo picciol libretto , il quale tu dcbbi icmpre portât teco : e fia di carte tinte, 
accio non l'habbi à rcancellare,marnutaredi vecchio in nuouo } chequeftc 
non (on cofe da eflcre fcancellate , anzi con grandilTuTia diligcnza ferbate, 
perche fono tante l'infinité forme 6C atti délie cofe , che la memoria non è ca- 
pace a litenerle : onde quelle riferberai come tuoi aiutori e macftri. 

2)<r/ vor frima 'vna figura neÏÏ hijloria. Cap. LXXXX I. 

La prima figura neirhiftoriafarai tanto minore che il naturale, quantc 
braccia tu la figuri lontana dalla prima Unea , e poi più J'altrc à compara- 
tione di quella , con la regola di fopra. 

M.odo del comporre le hifiorie^. C a p. LXXXXH. 

D E L L E figure che compongono rhiftorie,quella fi dimoflrerà di maggior 
rilieuo la quale faràfinta efferpiù vicina all'occhio:que(loaccade par la ^^ 
del 3°. chedice: Quel colore fi dimoftradi maggior perfettione, il quale hà 
meno quantita d'aria interpofta frà fe e l'occhio che lo giudica : c per quefto 
l'ombre, le quah moftranoli corpi effere rileuati , fi dimoftrano ancora più 
ofcure d'apprelToche dalontano,doue fonocorrotte dall'aria interpofta fra 
l'occhio & cfle ombre : la quai cofa non accade nell' ombre vicine alf oc- 
chio, doue elfe moft:rano li corpi di tanto maggior rilieuo quanto eife fono 
di maggiorc ofcurità. 

Bel comporre thjfiortç^. Cap. LXXXXIH. 

R I c o R D A T I , pittore, quando fai vna fola figura, di fuggire gli fcorci di 
quella, fi délie parti, come del tutto, perche tu haucrcfti àcombartere con 
fignoranza de gl'indotti in tal arte '■, ma nell' hiftorie fanne in tutti i modi che 
ti accade , e maffime nelle battaglie, doue per necelTità accadono infiniti 
fcorciamcnti c piegamenti delli componitori di tal difcordia, o vuoi dire 
pazzia beftialiffima . 

Varieta dhuomini nelt hifiorie^. Cap. LXXXXIV. 

Nell' hiftorie vi deuono efter huomini di varie compleftioni, ftaturc, car- 
nagioni, attitudini, graftczze, magrezze, grofti, fottili, grandi, piccioli, graf- 
lî, magri,ficri,ciuîli,vecchi,giouani,forti c mufcolofi, dcboliecon pochi 
mufcoli, allegri, malinconici, e con capelli ricci e diftcfi, corti e lunghi, 
mouimenti pronti c languidi , c coii varij habiti, e colori, e qualunque cofa 
in clTa hiftoria fi richicde. 

JDeW imparar li mouimenti delFhuof^o. Cap. LXXXX V. 

Li mouimenti dcU' huomo vogliono eftcre imparati dopo la cogni- 

tione 



DILIONARDODAVINCÏ. ^s 

tionc délie mcmbra, 6c ciel tutto , in tutti li moti dcUe membra e giun- 
ture , cpoiconbreuenotationedipochi icgni vedcrcrattitudincdcgrhuo- 
mini nelli loro accident! , fenza ch' efll s'auuegghino chc tu li conlideri : 
perche auucdendofene haueranno la mente occupataa te , la quale haucrà 
abbandonato la ferocità del tuo atto,al quale prima era tutta intenta, come 
quando due irati contendono inliemc, ch'àciafcuno pare hauer ragione, 
li qualicon granferocità muouono lcciglia,e le braccia^cglaltri mem- 
bri, con atti appropriati alla loro intentione, 6c aile loro parole i il chc far 
non potrefti , fe tu gli voleffi far fingerc tal ira , o altro accidente , come 
rifo, pianto, dolore ammirationc, paura, e iimili : fi che pcr quello {li 
vago di portar teco vn libretto di carte ingeffate , c con lo ftile d'argento 
nota con brcuità tali mouimenti , e (imilmente nota 2:l'atti de' circonilanti 
c loro compartigione, equefto t'infegnerà à comporrelhiftorie : e quando 
harai pieno il tuo libre tto , mcttilo da parte , e ferbalo al tuo propofito 5 & il 
buon pittorc hà da oflcruare due cofe principali , cioc l'huomo , &: il con- 
certo ilio délia mente , che ferbi in te , il che c importantilTimo. 

Del comporre l'hifiorie. Cap. LXXXXVI, 

L o ftudio de' componimenti dell' hiftorie deue effcre di porre le fi"-urc 
difgrol]atamente,cioè abbozzate ,c primafaperlc bcn farc per tutti li vcrfî, 
e piegamenti, e dillcndimcnti délie loro membra 5 di poi fia prcfo la defcrit- 
tionedidue che arditam.ntccombattino infieme,equell:a taie inuentio- 
ne fia efaminata in varij atti , ôc in varij aipetti: cii poi fia feguito il com- 
battcrc dv U' ardito col vile e paurofo 5 c qucfte tali actioni, e molti altri ac- 
cidenti delFanimo ^ fiano con grande efaminatione, e lludio ipeculate. 

BelU variera neinnjloric. Cap. LXXXXVI I. 

DiLETTisiil pittore ne' componimenti dclf hiflorie dclla copia e va - 
rietà,e fugga il rcplicare alcuna parte che in ellafattafia, acciochclanoui- 
ta bi abbondanza attragga à feôC diletti l'occhio dcl riguardante.Dico dun- 
que che ncU' hiftoria fi richiede , fecondo i luoghi , milti gl'huomini di di- 
uerfe cfligie , con diucrfe ctà &: habiti , infiemc mefcolati con donne, fan- 
ciulli, cani, caualli , &: cdificij, campagne , e colli : e fia olferuata la dignità 
& dccoro ni principe & al lauio , con la fcparatione dal voKj^o : ne mcno 
rnefcolcrai li malcnconici e piangcnticon gl'allcgri c ridcnti : che lanatura 
dàchegrallegriflianocongr allegri,e li ridcnti con iiidenti^e cofi per il 
contrario. 

Del dtuerfficare ïarie de ^olti nell' hiflorie. Cap. LXXXXVIII. 

CoMVN difctto c ne'pirtori Italianiil riconofccrfi l'aria e fij>^ura dcU' 
^ Imperatore, mediante le moite figure dipinte : onde pcr fug2;irc talc crrore, 
non fiano fittc , ne rcplicare mai,nc in tutto, ne in parte le mcdcfimc figure^ 
ne ch'vn volto fi veda nell'altra hil1:oria. Equanto oficrucrai più in vna 
hiftoria, ch' il brutto fia vicinoalbello, & il vecchio al i^iouane, &: il de- 
bûlc al forte, tanto piii vaga larà la tua hiftoria, c l'vna pcr l'altra figura aç- 

D 



i€ TRATTATODELLAPITTVRA 

'crefccrà in bellezza. E perche fpelTo auuienc che i pittori^difegnanclo qualfï 
voglia cofa, vogliono, ch' ogni minimo fegno di carbone fia valido, in que-^ 
fto s'ingannano , perche moite fono le volte , che l'animale figurato non hà 
limoti délie membra appropriati al moto mentale: èc hauendoegH fatta 
bella c grata membrificatione, e ben finita, gli parera cofa ingiuriola a mu- 
tare cfTe membra. 

Delf accompagnare li colori l'^un con l'altro , e che l'uno dU gratta aïïaltro] 

Cap. LXXXXIX. 

S E vuoi fai'e che la vicinità dVn colore dia gratia alF altro che con lui 
confina, vfa quella regolache fivedefarc alli raggidelfole nclla compo- 
fitione deir arco celefte , U quali colori fi generano ncl moto délia pioggia, 
perche ciafcuna gocciola fi tralmuta nel fuo dilcenfo in ciafi:uno de i co- 
lori di tal' arco , comc s'è dimoftrato al fiio luogo. 

Hora attcndi , che fc tu vuoi farc vn eccellcntc ofcurità^dagli per para- 
gone vn eccellente bianchezza , e cofi Teccellcnte bianchczzafarai con la 
maflimaofcurità j 6C il pallido farà parère il roffo di più focofa roffezza che 
non parrebbe per fe in paragone dcl pauonazzo. Ecci vn altra regola la 
qualenon attende a fare li colori in fe di più fiiprema bellezza ch'cfiina- 
turalmente fiano , ma che la compagnia loro dia gratia l'vn ail' altro , corne 
f à il verde al rofTo , e cosi l'oppofito , come il verde con l'azzurro. Et ecci 
vna féconda regola gencratiua di difgrata compagnia, come l'azzurro col 
giallo , che biancheggia , o col bianco , e fimili , li quali \x diranno al fud 
luogo. 

'Ddfawiui e helli colori nelle Jue fuperficie. Cap. C. 

S EM PRE à quelli colori , che vuoi che habbino bellezza , prepararal 
prima il campo candidiflfimo , e quefto dico de' colori che (bno trafparenti, 
perche a quelli che non fono trafparenti , non gioua campo chiaro , e l'ef- 
fempio di quefto c' infegnano li colori de vetri , li quali quando iono intcr- 
pofti infra l'occhio e l'aria luminolà , fi moftrano d'eccellente bellezza, il 
che far nonpollono,hauendodictroa fc l'aria tenebrofa o altra ofcurità. 

T)e colori delt ombre di qualunque colore. Cap. CI. 

I L colore deir ombra di qualunque colore fempre partecipa del colore 
del fuo obbietto , e tanto più o meno quanco egli c più vicino o remoto 
daefia ombra, e quantoeffo c più ô meno luminofo. 

DelU'varietà che fannoli colori délie cofi remote e propinque. 

Cap. c I I. 

D E L L E cofe più ofcure che l'aria , quella Ci dimoftrerà di minor olcuri- 
tà,la qualefia piùremota: c dcUccofe più chiare che l'aria, quella fi dimo- 
ftrerà di minor bianchezza , che farà più remota dall' occhio: perche dellc 
cofe più chiare e più ofcure che l'aria , in lunga diftanza fcambiando co- 
lore , la chiara acquifta ofcurità, e l'ofcura acquifta chiarrezza. 



DI LIONARDO DA VINCI, u 

In quanta dijlanZja fi perdono h colon délie cofe integrar/iente^ 

Cap. C II I. 

L I colori dcUc coic fî pcrdono intcramcntc in ma2;gior o minor diftan- 
/a, Tecondo che trlocchi , e la cola vcduta laranno in maesior o minor al- 
rczza.Prouafi perla y^ diquc!lo,chc dice : L'aria c tanto più o mcno grof- 
la , quanro piii ella larà più vicina o rcmota dalla terra. Adunque fe loc- 
chiocla cofa da lui vcduta faranno vicini alla terra, all'hora lagrofl'czza 
dell aria intcrportafla l'occhio e la cofa, impcdirà affai il colore délia cola 
vcduta da ello occhio. Ma fc rai' occhio inficme con la cofa da lui vcduta fa- 
ranno remoti dalla terra, all'hora talaria occupera poco il colore del pre- 
dcttoobbietto :c tante lono le variera délie diftanze,nellequalifiperdono 
i colori deir obbictti, quantc (ono le variera dcl giorno , c quante fono 
le variera dellc grollczze o fottilità dell' aria , per le quali pcnetrano ail' 
occhio le Ipecie de' colori dclli prcdctti obbictti. 

Colore dell' ombra del hianco. C a p. C I V. 

L'o M B R A dcl bianco veduta dal foie e dall'aria hà lefue ombre trahcnti 
all'azzurrOjC quefto nafcc perche il bianco pcr fc non c colore, ma c ricetto 
di qualunque colore, c per la 4^. di quefto che dice : La fuperficie d'ocrni 
corpo partccipa del colore delfuo obbicttojcgli è neceflario che qucUa, 
parte dcUa fuperficie bianca partecipi dcl colore dell' aria fuo obbietto. 

Quai colore fara ombra piu nera. Cap. C V. 

Q v E L l' ombra parteciperà più dcl nero , che fî gcncrcrà in più bianca 
fuperficie, e qucfta hauerà maggior propenlîone alla variera che nillun'' 
altra fupcifîcicje quefto nafce, perche il bianco non c connumerato infra 
li colori, 6c è n'cettiuo d'ogni colore, e la luperficicfùa partccipa più in- 
tcnfamcnte de' colori delH fuoi obbictti che niffun' altra iuperficie di qua*- 
lunquc colore, e maffimc del fuo retto contrario , che c il nero, ( o altri co- 
lori ofcuri ) dal' quai' il bianco è più remoto per natura , c pcr quell:o pare, 
& cgran diffcrcnza dalle fue ombre principali aili lumi principali. 

Del colore che non mojira "varieta in 'varie groJfeZjZjC d'aria. 

C A p. C V I. 

PossiBiLE c che vn medcfîmo colore non fliccia mutatione in varie 
diftanzc, e quefto accaderà quando la proportione délie grollczze deU'arie, 
e leproportionidcllediftanzc chehaucrannô i colori dall' occhio, fiavna 
mcdeiîma , ma conuerfa. Prouafi cofi : A. lia l'occhio H. fia vn co'ore quai 
tu vuoi , pofto in vn grado di diftanza remoto dall'occhio , in aria di quat- 
tro gradi di grofTczza, ma perche il z°. grado di fopra A. M.N. L. hà la meta 
più lorrilc, l'aria po'tando ineffa il medefimo colore, è neccll^irio che tal 
colore fia il doppio più remoto dall' occhio che non era di prima: adun- 
que gli porrcmo li duc gradi A. F.&: F. G. difcofto dall' occhio , c farà il 
colorcG.il qualepoialzandonel grado di doppia lottilitàalla i\ in A. M, 



5S TRATTATO DELIA PITTVRA 

N. L. chc fara il grado O. M. P. N. egli c neceflario che fia pofto nell' al' 
tezza E. c Hiià disante daU' occhio tutta la linca A. E. la quale fi proua va" 
1ère in giollczza d'aria, quanto la diftanza A. G. e prouafi cosi. Se A. C 
diftanza interpofta da vna medefima ariainfra l'occhio e'I colore occupa 
duegradijôc A. E. due g!adi6(i:mezzo,quefia diftanza c fiifficiente a fare 
che il colore G. alzato in E.non fi varij di fua potenza, perche il grado A. C. 
& il grado A. F. ellcndovna medefima groilezza d'aria fon fimili &C equali, 
6c il grado C. D. benche fia equale in lunghezza al grado F. G. c non è ii- 
mile in grofiezza d'aria , perche egli è mezzo nell' aria di doppia grolFezzà 
air aria di fopra , délia quale vn mezo grado di diftanza occupa tanto il co- 
lore, quanto fifaccia vn grado intiero dell' aria di fopra, che cil doppio più 
fottile chc l'aria che gli confina di fotto. 




adunque calculando prima la grofiezza dcl aria, e poilc diftanze, tuvc- 
<lrai i colori variati di fito , chc non haranno mutato di bellczza ', E dircmo 
cofiper la calculationc délia grofiezza dell' aria : il colore H. c pofto in 
quattro gradi di grofiezza d'aria : G. colore, c pofto in aria di due crradi 
digrofiezza: E. colore fi troua in ariad'vn grado di grofiezza; hora vedia* 
mo (c le diftanze fono in proportione equale , ma conuerfa. Il colore. E. G. 
troua diftante dall' occhio a due gradi e mezzo di diftanza. Il G. due 
gradi. Il H.vn grado : quefta diftanza non fcontra con la proportione délia 
grofiezza, ma c neccftario fare vna terza calculatione, e queft' c chetibifo- 
gna dire. Il grado A.C. comc fii detto di fopra, è fimile èc equale al grado 
A. F. àc il mezzo grado C. B. è fimfte ma non equale al grado A. F. perche 
c folo vn mezzo grado di lunghezza , il quale vale vn grado intiero dell'aria 
di fopra. Adunque la calculatione trouata fatisf à al propofito, perche A.C. 
val due gradi di grofiezza dell' aria di fopra, &C il mezo grado C. B. ne vale 
vn intiero d'cfia aria di fopra, fi che habbiamo trc gradi in valuta délia grof- 
fezza di lopra , dC vno ven' è d'entro , cioc B.E. cfi'o quarto. Seguita A. H. 
hà quattro gradi di grofiezza d'aria : A. G. ne hà ancora quattro, cioc A. F. 
ne hà due, ÔC F. G. ducaltri^ che fa quattro. A. E. ne hà ancora qmttro^ 



D 1 L I Ô N A Tv D O D A V I N C r. 19 

perche A.C. ne ticnc due , &: vno CD. chc c la mctà dcH'A.C. e di quella 
mcdcfima aria,&:vno intcroncc di fopia ncll' aria fottile chef à quattro. 
Adunqueicla diftanza A. E. non c doppia délia dilknza A.G. ne qua- 
drupla dalla diftanza A. H. ella c rcftâurata dal C. D. mczo grado d'aria 
grolla che vaie vn grado intcro deirariapiii Tottilc che li ftà'di fopra: E 
cofi c conciufo il noftro propofitp , cioc chc il colore H. G. E. non fi varia 
pcr varie diilanzc. 

Dclla profpettma de colon. Cap. CVII, 

D' V N medcfimo colore pofto in varie diftanzc &: cguale alcczza,tal fia la 
pïoportione del fuo rifchiaramenro , quai larà quelta dellc diftanze che 
cia^cunod'elTicolori hà dall' occhiocheli vede. Prouafi/fiacheE.B.C.D. 
fia vn medcfimo colore : il 1°. E. fia pofto duc gradi di diftanza dall' occhio 
A: il 1°. ch' è B. fia dilcofto quattro gradi : il terzo ch' c C. fia fei o-radi : il 
4°. ch' c D. fia Otto gradi : come moftrano le ddinitioni de circoli che fi ta- 
glianofiilalinca,comefi vede fopra lalinea A.R. di poi A. R. S. P.fiavn 
grado d'aria fottile S.P.E. T. fia vn grado d'aria plu groflli : feguiterà ch' il 
primo colore E. paflcrà ail' occhio pervn grado d'aria grolla E. S. c per va 
grado d'aria men grofta S.A. & il colore B. mandera la fua fimilitudine ail' 
occhio A. per due gradi d'aria grofta, éperdue délia men grofta, &: ft C.la 
mandera per tre gradi dclla grolla , e per tre délia men grolla ,-6c il colore 
D. perquattrodella grofta, e per quattro dclla men grofta, e cofi habbiamo 
prouato qui tal efterc la proportione délia diminutione de coîori, o vuoi 
direperdimenti,quale èquello délie loro diftanzc dall' occhiocheli vede: 
iequcftofolo accadc ne'colori chefono di egualc altezza , perche in quelli 
che fono d'altezza ineguale, non Ci ofterua la mcdcfima regola , per efter loro 
in aric di varie grolïczze, chetanno varie occuparioni à efticolori. 




Del colore che non fi muta m "varie grojfc^e iaria. Cap. CVIII. 

N o N fi mutera il colore pofto in diucrfe groftczzc d'aria , quando (ara 

D iij 



>o TRATTATO DELA PITTVRA 

tanto piii rcmoto dall' occhio IVno che l'altro > quanto fi trouera in piu 
lottirariarvno che Taltro : Prouadcoii. Se la prima aria balla hà quat- 
tro gradi di grofl'ezza , èc il colore lia diftante vn grado dall' occhio , &c la 
féconda aria più alta habbia tre gradi di grollezza , che hà perfo vn grado, 
fâche il colore acquifti vn grado di dillanzaje quando l'aria più altahà 
perfo due s;radi di grolfezza, d>C il colore hà acquiftato due gradi di di- 
flanza , ail' hora taie è il primo colore quale c il terzo : e per abbreuiare, 
fe il colore s'innalzatanto ch* entri nell'aria che habbia periotre gradi di 
groil'ezza, &C il colore acquiftato tre gradi di diftanza , ail' hora tu ti puoi 
rcnder certo , che tal perdita di colore hà fatto il colore alto e remoto, 
quanto il colore bailo e vicino , perche fe l'aria alta hà perduto tre quarti 
dclla groflczza dell' aria balfa , il color nell' alzarfi hà acquiftato li tre quarti 
di tutta la diftanza per la quale egli (i troua remoto dall' occhio: e cofî fi 
proua l'intento noftro. 

Se li colorl varij pojfono ejfere o parère d'^vria "vmforme ofcurita , mediante 
'vna medejima ombra. Cap. C I X. 

PossiBiLE è che tuttc le variera de' colori da vna mcdefima ombra 
paiano tramutate nel color d'efl'e ombre. Quefto lî manifefta ncUe tenebrc 
d'vna notte nubilofa , nella quale niffuna figura o color di corpo fi com- 
prende : e perche ténèbre altro non c che priuatione di luce incidente e rc- 
flefl'o , mediante la quale tuttc le figure e colori de corpi fî comprendono, 
egliè necefîario che tolto integramente la caufa délia lucc, che manchi 
l'efïetto e cognitione de colori e figure de predetti corpi. 

Délia caufa de perdimenti de colori e fgure de corpi mediante le ténèbre che 

pawno e non fono. C a p. C X. 

M o L T I fono i fîti in fe alluminati,c chiari che fî dimoftrano tenebro{î,6c 
altutto priuidi qualunque variera di colori e figure dellc cofe che incffe fi 
ritrouano: quefto auuiene per caufa délia luce dell' aria alluminata chein- 
fra le cofevedutc, c l'occhio s'interpone, come fi vede d'entro allefineftrc 
che fono rcmote dall' occhio , nelle quali folo f i comprende vna vniforme 
ofcurita affai tencbrofa : fc tu entrerai poi dentro a efsa cafa, tu vedrai quelle 
in fe efser forte alluminate , e potrai fpeditamente comprenderc ogni mini- 
ma parte di qualunque cof a dentro a tal fîncftra, che trouarfi potefse. E 
quefta tal dimoftratione nafce per diffetto dell' occhio , il quale vinto dalla 
fouerchia luce dell' aria , reftringe afsai la grandezza délia fua pupilla,eper 
quefto manca afsai dclla fua potenzare nelli luoghipiùofcurila pupilla fî 
allarga, e tanto crcfce di potenza , quant'clla acquifta di grandezza. Proua- 
to nel 1°. del mia profpcttiua. 

Come niffuna cofa mofira ilfuo color 'vero sella non ha lame da vn altro 

fimd colore. Cap. CXI. 

N E s s V N A cofa dimoftrcrà mai il fuo proprio colore, fe il lume che l'il- 
lumina non è in tutto d'efso colore, e quefto fi manifefta nelli colori de 



D I L î O N A R D O DA V I N C if. ^^i 

panni, de'qualilcpicgheilluminate, chc lifictrono o dannolume allecon- 
trapofte picghe , li fanno dimoftrare il lor vcro colore. Il medefîmo f à la 
foglia dcli' oro ncl dar lumervnaairaltra,&: il contraiio fada pigliarlume 
da vn' alrro colore. 

De colon che fi dimofirano v art are dal loro ejfcre, mediante Ufara^roni dç 

lor camp. C a p. C X I I. 

N E s s V N termine di colore vniforme fi dimoftrerà eflere eo-uale, fe noii 
termina in campo di colore fimile à lui. Qucfto fi vede manifcllo quando il 
nero termina col bianco , che ciafeun colore pare piii nobile nelli confini 
del fuo contrario chc non parera ncl luo mezzo. 

T)elU mutatione de colori îraj^arenti dati o mepfipra diuerfi colori, con la lor 
dmerfa reUtione, Cap. CXI II. 

Qv_A N D o vn colore trafparcnte è fopra vn' altro colore variato da lui, 
fî compone vn color mifto diucrfo da ciafeun de'femplici che lo compon- 
gono. Quefto (î vedc nel fumo che cfce dalcammino, il quale quando c 
rincontro al nero d ello camino il fà azzurro, e quando s'inalza al rifcon- 
tro deir azzurro delf aria, pare berretino jO roffeggiante. Ecofi il pauo- 
nazzo dato fopra l'azzuro fi fà di çolor di viola : e quando l'azzurro faràda- 
to fopiia il giallo, cgli fi f à verde : hc il croco fopra il bianco fi f à giallo : 6C 
il chiaro fopra 1 ofcurità fi fà azzurro , tanto più bello , quanto il chiaro c 
l'ofcuro faranno piùecccllentii 

Quai parte d'iJn medefîmo colore fi montrera pu hella mpktura.CA p. C X I V; 

Qvj è da notare quai parte d'vn medcfimo colore fi moftra più bello iii 
pittura, o quella che hà il lufiro , o quclla che hà il lume , o quclla dell' om- 
bre mczane, o quella dell' ofcure, ouero in trafparentia. Qm bifogna inten- 
dere che colore c quello che fi dimanda : perche diuerfi colori hanno le 
loro bellezzeindiucrfa parte di le medefimi : e qucfto ci dimoftrail nero, 
chchà la lua bellczza ncll' ombre, il bianco nel lume, l'azzurro, vcrde,c 
tanc, ncll' ombre mczzanc , il giallo e rollo ne lumi , loro ne rcflelïi , e la 
lacca neir ombre mezzane. 

Corne ogni colore che non ha luflro e pm hello nelle fue parti luminofe che ncll' 

omhrofi. Cap. C X V. 

Ogni colore è più bello nclla fua parte alluminata chenell' ombrofà* 
e quefto nafce , che il lume viuifica e dà vcra notitia délia qualità de colori, 
e l'ombra ammorza & ofcura la medefima bellczza, 6^ impediice la noti- 
tia d'eflo colore. Efe per il contrario il nero c più bellonell ombre, che ne 
ilumi , 'i\ rilponde clf il nero non c colore. 

T)ell' emdenTa de colon. Cap. C X V L 

Qv ELLA cofa chc c più chiara più apparifce da lontano , e la più ofcuo 
f à il contrariû. 



3z TRATTATO DELLA PITTVRA 

Quai parte del colore ragtoneuolmente deue ejfer pu hella. 

C A p. C X V 1 1. 

s E A. fia il lumc , c B. fia l'alluminato per linea da efTo lume ; E. chc norî 
puo vedere effo lume , vede folo laparetc alluminata :1a quai parcte dicia- 
mo chc fia roffa. ElTendo cofi? il lume chc fi gcnera alla parcte fomiglicrà 
alla fija caggione,e tingcrà in rolTo la faccia E. e fc E. fia ancora egli rofTo, 
vedrai eflere molto pià bcllo chc B. ôc fc E. fuffe giallo , vcdrai crcarfi vn 
colorcangiantcfragiallo c rolfo. 




Comeilhellodel colore dehyejferne lumi. Cap. CXVIII. 

S E noi vcdiamo la qualità de colori effer conofciuta mediante il lume; 
è dagiudicarechedoue è più lumcquiui fi vegga più la vera qualità del 
colore alluminato,e doue c più tcnebre il colore tingcrfi nel colore d'efïc 
ténèbre. Adunquc tu , pittore, ricordati di mofirare la verità de' colori in 
tal parte alluminatc. 

2)^/ color 'verde fatto dalla ruggine dt rame. Cap. C X I X. 

I L verde fatto dal rame , ancor che tal color fia meflo à oglio , fcne va 
in fumo la fua bellezza , s'egli non è fubbito inuernicato : c non folamente 
lene va in fumo , ma s'egli farà lauato con vna fpogna bagnata di fcmplice 
acqua comunc , fi leuerà dalla fua tauola , doue c dipinto , e mafiimamente 
s'il tempo farà humido: e quefto nafce perche tal verderame è fatto perforza 
di fale , il quai fale con facilita fi rifolue ne' tempi piouofi , e maflimamente 
effendo bagnato e lauato con la prcdetta fpogna. 

fiAumentatione dt helleT^a nel verderame. Cap. C X X. 

S E fara mifto col vcrde-rame l'aloc cauallino , cffo verde-rame acqui- 
Itera gran bellezza , e più acquiftarebbe il zaffaranno , fc non fcn' andafle in 

fumo.' 



DILIONARDODAVINCI. 55 

fumo. Edi quelle aloecauallino fi conolcc la bonta quando cfTo fi lifoluc 
ncl acquauitc , cllcndo calda 3 chc meglio lo rifoluc che quando elfa c 
frcdda. Efe tuhauelTi finico vn' opcra con cfl'o vcrde fcmplicc, c poifot- 
tilmcntc la vclafli con cllo aloe rifoluto in acqua , ali' hora cfia opcra ilFa- 
rebbc di belliffimo colore : 6C ancora eiVo aloc fi puô macinare a of;lio pcr 
fc , ëC ancora inlîcmc col verde-rame, e con ogn' altro colore che ti piaccfi'c. 

Del la mijlione de colori î^-n Con l' altro. Cap. C X X I. 

Angora chc la miftione de' colori l'vn con laltro fi ftenda vcrfo Tinfi- 
nito,non reftero per quello chc io non ne facci vn poco di difcorfo. Ponen- 
do prima alquanti colori femplicijCon ciafcun di quclli mcfcolcro ciafcuno 
degl' altri avno a vno,epoi a due adue,6«^ a tre a tre,e cosi fcguitando, per 
fino air intero numéro di tutti H colori : poi ricomincicrô a mefcolare li co- 
lori àduecondue,&atre con trCjepoi a quattro,cosire2;uitandofino al fine, 
fopra efildue colori femplici fene metterà trc, e con cfii tre accompagnera 
altri tre,c poi fci,e poi icguitero tal miftione in tutte le proportioni. Colori 
femplici domando qucUi che non fonôcompofti, ne C\ pofl'ono comporte 
per via di miftione d'altri colori, nero,bianco ; bcnche quefti non fono mcfll 
frà colori, perche l'vno c ténèbre, l'altro è luccjcioè l'vno c piiuatione e i'al- 
tro è generatiuo : ma io non li voglio per qucllo lafciare in dietro , perche 
in pittura fono li principali, conciofiachela pittura fia comporta d'ombre 
c di lumi , cioc di chiaro e ofcuro. Doppo il nero c il bianco fcguita l'az- 
zurro, c giallo,poi il verdc e lionato, cioc tanè , o vuoi dire ocria j di poi il 
morello, cioè pauonazzo , bc il rofTo : c quefti (ono otto colori, e più non 
c innaturaj de' quali io comincio la miftione. E fia primo nero c bianco, 
dipoi nero giallo , c nero c roflo , ai poi giallo c nero, e giallo e rolTo : c 
perche qui mi manca carta, dice l'autore , lafciero à far tal diftintione nella 
mia opéra con lungo procefio , il quale farà di grand' vtilità , anzi necefl'a- 
riifTimo; e quefta tal defcrittione s'intrametterà infra la thcorica c la pratica. 

T)ella Jliperjîcie à'ogni corpo omhrofo. Cap. C X X 1 1. 

L A fupcrficicd'ogni corpo ombrofo partecipa dcl colore del fuo obietto. 
Querto lo dimoftrano li corpi ombrofi con certczza , conciofiache nifl'uno 
de'predctti corpi moftra la fua figura ,0 colore , s'ilmezzo interpofto fra 
il corpo 6c il luminofo non c alluminato. Diremo dunque chc s'il corpo 
opaco fia giallo , ÔC il luminofo fia azzurro , che la parte alluminata fia 
verdc, il quai verdc fi componc di giallo e azzurro. 

Quale e la fiiferficie ncett ma di pu colori. Cap. CXXIIÎ. 

I r bianco c più riccttiuo di qualunque colore chc niffun altra fu- 
perficic di qualunque corpo che non c fpecchiato. Prouafi , diccndo che 
ogni corpo vacuo c capace di riceucrc quello che non pofiono riccuere li 
corpi che non (ono vacui , diremo per qucfto chc il bianco c vacuo, o vuoi 
dit priuo di qualunque colore , &: cllcndo cgli alluminato dcl colore di 
qualunque luminofo , partecipa più d'cllo luminofo che non farebbe, il 

E 



34 TRATTATO DELLA PITTVRA 

nero , il quale c (îmile ad vn vafo rotto, che c priuo d'ogni capacità à qua- 
lunque cofa. 

Quai corpoft t'mgerà fiu del color delfio obbietto. Qkv. CXXIV. 

L A fupcrficie d'ogni corpo partcciperà più interamente del color di 
queir obbietto il quale gli farà più vicino. Qucfto auuiene, perche lob- 
bietto vicino occupa più moltitudine di variera di fpctic , le quali vc- 
nendo à effa fuperftcie de* corpi corromperebbero più la fuperficie di tal 
obbietto, che non farebbe effo colore, fe fuflc rimoto: 6C occupando tali 
(petie , elTo colore dimoftra più integramentc la fua natura in eflb corpo 
opaco. 

Qj^d corpo fi dimofirem di pu bel colore. Cap. C X X V. 

L A fuperficie di quell' opaco fi moftrerà di più perfetto colore , la quale 
hauerà per vicino obbietto vn colore fimile al fuo. 

Dell' incarnatione dé njolti. Cap. CXXVI. 

QvE L de' corpi più fi confèrua in lunga diftanza che farà di maggior 
quantità. Quefta propofitione ci moftra ch* il vifo i\ faccia ofcuro nellc 
diftanze, perche l'ombra c la maggior parte ch' habbia il volto, ôC i lumi 
fon minimi : e pero mancano in breue diftanza : 6c i minimifiimifono i loro 
luftri, e quefta c la caufa che reftandola parte più ofcura, il vifo fi fac- 
cia e fi moftri ofcuro. Et tanto più parrà trarre in nero , quanto tal vifo 
hauerà in doffo o inteftacofa più bianca. 

M^odo di ritrarre il rilieuo , e dt preparar le carte per quefio. 
Cap. c X X V I I. 

I piTTO RI per ritrarre le cofe di rilieuo debbono tingere la fuperficie 
délie carte di mezzana ofcurità,e poi dare l'ombre più ofcure,6cin vlti- 
mo i lumi principali inpicciol luogo , li quali fon quclli che in picciola 
diftanza fon li primi che fi perdono ail' ochio. 

Délia varietà d!'vn medefimo colore in 'varie dtflanz daW occhio. 

Cap. CXXVIII. 

I N f R A li colori délia medefima natura, qucllo manco fi varia che meno 
fi rimoue dall' occhio. Prouafi , perche l'aria che s'interpone infra locchio 
è la cofa veduta occupa alquanto la detta cofa : c fe l'aria intcrpofta farà 
di gran fomma , ail' hora la cofa veduta Ci tinge forte del colore di tal' 
aria,e fe l'aria farà di fottile quantità,air hora lobbietto farà poco impcdito, 

Délia 'verdura 'veduta in campagna. Cap. C X X I X. 

D iÈ L L A verdura veduta in campagna di pari qualità , quella parrà efferc 
piùofcura che farà nellepiantcdeU'albcri, e più chiara fi dimoftrcrà qucUa 
de'prati. 



DI LIONARDO DA VINCI. ^ 

QHal'verdura parrà pm d'az,z/irro. Cap. C XXX. 

Q^E L L E verdure fi dimodreranno parteciparc più d'azzurro, le quali 
faranno di più ofcura ombrofitài e qucfto fi prouaper la 7^ che dice,che 
l'azzurro fi componc di chiaro c d'ofcuroin lunga diftanza. 

Quai è qudU Jliperjicie che meno che l'altre dimofira ilpio "vero colore. 

Cap. c X X X I. 

Qv_E L L A fuperficic moftrerà meno il fuo vero colore, la quale Tara più 
tcrfaepolita. Quefto vediamo nelT herbe de' prati , c nelle foglie de el'al- 
beri, le quali eilendo di pulita c luftra fuperficie , pigliano il lullro ncl quai 
fi (pecchia il foie, o l'aria che l'allumina, c cofi in qucUa parte dclluftro 
fono priuate del natural colore. 

Qu^lcorpo moflrerà più il fuo 'vero colore. Cap. CXXXII. 

Qv_E L corpo più dimoftrerà il fijo vero colore,dcl quale la fuperficie farà 
men pulita c piana. Qucllo fi vede ne panni lini , c nellc foglie delf herbe 
6c alberi che fono peloii , nelle quali alcun luftro non fi puo generarc, onde 
per ncceffitànon potendo (pecchiareTobbietti, folo rendono ail' occhio il 
fuo vero colore e nàturale ; non elTendo quello corrotto da alcun corpo che 
l'allumini con vn colore oppofito , corne quello del roffor del foie , quando 
tramonta , c tinge li nuuoli del fuo proprio colore. 

T)ellachiarrezl{^dè paefi. C a p. CXXXIII. 

M A I li colori, viuacità è chiarczza de' paefi dipinti hcranno conformità 
con paefi naturali alluminati dal foie , fe elfi paefi dipinti non faranno allu- 
minati da eifo foie. 

Trof^ettiua commune délia diminutione di colori in lunga di^amja^ 

Cap. c X X X I V. 

L'aria farà tantomeno participante del colore azzurro, quantocifa è 
più vicina alf orizonte,c tanto più ofcura, quanto ella a efio orizonte è 
più rcmota. Quello fi proua per la f. del 9°. che moftra che quel corpo 
larà manco alluminato dal foie , il quale fia di qualità più rare. Adunque 
il fuoco, elcmento che vcjfle l'aria, per effer lui più raro c piu fottilc che 
l'aria , manco ci occupa le ténèbre chefon fopra di lui che non fàelfa aria, 
c per confegucnza, l'aria corpo men raro che il fuoco più s'allumina dalli 
raggi folari che la pcnctrano, 6C alluminando l'infinitàde gl' atomi, che 
per ellas'infondono, fi rende chiara alli noftri occhi : onde pcnetrando per 
efia arialafpetie dtUefopradcttctcnebrc , neccffariamente fà cheefl'abian- 
chczza d'aria ci pare azzurra , corne c prouato nclla 5\ del 10°. e tanto c* 
parradiazzurro più chiaro, quanto fra elfe ténèbre el'occhi noftri s'inter- 
porràmaggiorgroifezza d'aria. Corne fe l'occhiodichi loconfidera fuffe 
P. c guardaffe fopra di fc la ^rolTczza dcll* aria P. R. poi dcclinando alquan- 
to, l'occhio vedclfe l'aria per la linea P. S. la quale gli parrà più chiara , pci 

£ ij 



36 TRATTATO DELA PITTVRA 

eifer maggiqr groffezza d'ariaperlalincaP.S. chc perla lineaP. R. efetaî 
occhio s'inchina air orizonte,vedrà l'aria quafi in tuttopriuatad'azzurroj 
la quai cofa fcguita, perche la linea del vcderc pénétra molto maggior fom- 
ma d'aria pcr la rettitudinc P. D. clie pcr l'obliquo P. S. c cosi iî è perfuafb 
il noftro intento. 




Délie cofè [pecch'tate rielt acqua depaejl^ e frima delF aria. 

Cap. CXXXV. 

Qv E L L aria folafarà quella thc darà di fe fimulacro nclla fupcrfîcie 
deir acqua , la quale refletta dalla fuperficie dcll' acqua all'occhio infra an- 
goli eguali, cioè cheTangolo dell' incidenza fia egualc ail' angolo délia 
reflettione. 

■Diminutione de colori per mel^^o interposa infra loro e ï occhio. 

Cap. CXXXV I. 

T A N T o mcno dimoftrerà la cofa vifibile del fuo natural colore, quanto 
il mezzo interpofto fraluiel'occhio Tara di maggior groflezza. 

T)i camp chefi conuengono alï ombra , & a lumi. Cap. XXXVII. 

Li campiche conuengono a l'ombrée a lumi, & alliterminialluminati 
& adombrati di qualunquc colore, faranno piii fcparatione l'vn d'ail' altro, 
fe faranno più varij , cioè ch' vn colore ofcuro non deuetcrminare in altro 
colore ofcuro, ma molto vario , cioè bianco3cpartecipante di bianco , in 
quanto puoi ofcuro , o trahente ail' ofcuro. 

^ Corne fi deue riparare , (juando il bianco fi termina in bianco , e ïoficuro in 

oficuro. Cap. CXXXVIII. 

Qv^A N D O il colore d'vn corpo bianco s'abbatte à tcrminare in campo 
bianco , ail' hora i bianchi o faranno eguali, o nô : e fe faranno eguali, alf 
hora queliochcti cpiù vicino fi farà alquanto ofcuro nel termine che egli 



DI LIONARDO DA VINCI. 37 

façon cflobianco : e Ictalcampofarà men bianco ch' d colore che in lui 
campcggia, ail' hoia il canipcggiar.te fjricchcrà pcr fe mcdclimo ca\ Tuo 
différente lenz altro auto di termine olcuro. 

Délia natura de colori de carrjpifopra It quali campcggia il biar.co. 

Cap. CXXXIX. 

L A cofa bianca fi dimoflrcrà più bianca chc (ai a in campo più ofcuro, 
c fi dimoftrerà più oicuia che fia in campo più bianco : e queflo ci bà infe- 
gnatoil fioccar délia neue, laqualc,quando noilavcggiamo ncl campo 
dcir aiia , ci pare ofcura , c quando noi la veggiamo in campo d'alcuna fi- 
neftra aperta , pcr la quale fi vcdc l'ofirurità delT ombra d'efTa cafa, ali' hora 
cfla neue fi mofirerà bianchifilma, c la neue d'apprcfio ci pare veloce , e da 
lontano tarda, e la vicina ci pare di continua quantità,à guifadibianche 
corde , cla rcmota ci parc dilcontinua. 

De campi delle figurer. C a p. C X L. 

D E L L E cofe d'egual chiarczza, qutlla fidimofirerà di minor cbiarczza, 
la quale Tara veduta in campo di maggior bianchczzaje quellaparrà più 
bianca, che campeggcrà in Ipatio più ofcuro ; e 1' incarnataparrà pallida 
in campo rofio, e la pallida parràrofieggiante, eflcnc-'o veduta in campo G;ial- 
lo'.cfimilmente li colori faranno giudicati quello che non fonomediante 
licampi chcli circondano. 

De campi delle cofe àipinte. C a p. C X L I. 

Di grandifiimadignità c il difi:orro de campi ne' quali campcggiano 
li corpi opachi veftiti d'ombre e di lumi , perche à quelli fi conuiene hauer 
le paiti alluminate ne* campi ofcuri , e le parti ofcurc ne campi chiari , fi 
corne per la figura qui â bafib vien dimollrato. 




38 TRATTATO DELLA PITTVRA 

Di quelli chefingono in camfagna la cofa pm remota farjt pu ojcura. 

Cap. C X L I I. 

M o LT I fono chc in campagna aperta fanno le figure tanto piùofcurc 
quanto cfTe fono più rcmote dall' occhio , la quai cofa è in contrario, fe gia 
la cofa imitata nonfulTebianca, perche ail* hora cadcrebbe quello chc di 
rotcofîproponc. 

T)e colon délie cojèremote daW occhio. Cat. CXLIII. 

L'a r I A tinge più Tobbietti , ch'ella fepara dall'occhio , del fuo colore 
quanto ellafarà dimaggior grofTczza. Adunque hauendo l'aria diuifo vn 
obbietto ofcuro con grolTezza di due miglia , clla lo tinge più, che quella 
che ha j^roiTezza dVn miglio. Rifpondc qui launcrfario , C dice chc li paefî 
hanno gl' alberi dVna medefima fpetie più ofcuri da lontano chc d'appreflb, 
la quai cofa non c vera, fe le piante faranno eguali , e diui(e da eguali fpatij: 
ma farà bcn vera fe li primi alberi faranno rari , c vedralTi la chiarezza dcUi 
prati chc li diuidono, e l'vltimi faranno fpeffi j corne accadc nelle riue c vi- 
cinità de fiumi, chc ail* hora non fi vede fpatio di chiare prateric, ma tutti 
infiemecongiunri , facendo ombra l'vn fopra l'altro. Ancora accadc chc 
molto maggiore è la parte ombrofa délie piante, che la luminofa , c per le 
fpetie che manda di fe effa pianra ail' occhio , (î moftrano in lungha di- 
ftanza, ô^ il colore ofcuro che fi troua in maggior quantità più manticnc 
le fue fpetie che la parte men ofcura : e cosi eflo mifto porta con feco la 
parte più potente in più lunga diftanza. 

Gradi di futures. Cap. CXLIV. 

N o N è fcmprc buono quel chc è bello , e quefto dico pcr quci pittori 
che amano tanto la bellezza de' colori,che non fcnzagran confcienza dan- 
no lor debolifTimc , e quafî infenfibil' ombre, non ftimando il lor riHeuo, 
Et in quefto errorc fono i bcn parlatori fenza alcuna fentenza. 

Dello jj>ecchiamento e colore de il' acqua del mare vedufo da diuerjt aJJ^ettt, 

C a p. C X L V. 

I L marc ondcggiante non hà colore vniucrfale , ma chi lo vcde da terra 
ferma il vede di colore ofcuro > e tanto più ofcuro quanto è più vicino l'o- 
rizonte , c vedefi aleun chiarorc , ouer luftri , che fi muouono con tradirà 
ad vfo di pecorc bianche nclf armenti , c chi vede il marc ftando in alto 
mare lo vede azzurro : & quefto nafcc perche da terra il marc parc ofcuro. 
perche vivedi in lui l'onde chc (pecchiano l'ofcurità délia terra , c da alto 
marcpaiono azzurrc, perche tu vedi ncll' onde l'aria azzurra di tal'ondc 
Ipecchiata. 

T)ella natura de paragoni. Cxi». CXLVI. 

L I veftimcnti neri fanno parer le carni de' fimulacri humani più bianche 
che non fono, e li veftimcnti bianchi fanno parère le carni ofcurCjÔCivc- 



D I L I O N A R D O D A V I N C I. j9 

ftimcntigiallilc fanno parère coloritc, c le vclb roilc le dimortrano pal- 
lidc. 

Del color deW ombra di qualunque corpo. Cap. CXLVII. 

Mai il color dcll' ombra di qualunquc corpo Tara vera , ne propria 
ombra, fe l'obbietto che l'adombra non è del colore del corpo da lui adom- 
brato. Dircmo per cflanpio ch' io habbia vna habitationc nella quale le 
parcti fiano verdi, dico che fe in tal luogo.farà vcduto l'azzurro , il quale 
fîa luminato dalla chiarezza dell' azzuro , che ail' hora tal parte luminata 
fàràdi belliflimo azzurro , e l'ombra farà brutta, c non vera ombra di tal 
bellczza d'azzurro , perche 11 corrompe per il verde die in lui riuerbcra : c 
pcggio farebbe fe talparete fuflc tanc. 

DellaproJ^eniuade colorine luoghi cfcuri. Cap. CXLVIII. 

N e' luoghi luminofi vniformcmente deformi infino aile tencbre quel co- 
lore (àràpiù ofcuro, che da elfo occhio fia più remoto. 

Projpeniua de colori. Q k v, CXLIX. 

I p R I M I colori debbono cller fcmplici , &: i gradi dclla loro diminutio- 
ne infieme con li ^radi délie diflanze fi debbono conuenire , cioè che le 
grandezze délie cofepartcciperanno più délia natura del punto quanto efli 
glifaran piùvicini , &: i colori hantanto più a parteciparc del colore del 
fuoorizonte, quanto cflî à qucUofon più propinqui. 

De colori. Cap. CL. 

1 1. colore che fi troua infra la parte ombrofa e l'illuminata de' corpî om- 
brofijfia di minor bellezza che quello che fia interamente illuminato : dun- 
que la prima bellezza de' colori fia ne principalilumi. 

Da che najce l'a'^urro nell' aria. Cap. C L I. 

L'azzvrro deir aria nafce dalla grofiezza del corpo dell' aria allumina- 
ta, interpofia fra le ténèbre fiipcriori e la terra : L'aria per fe non hà qualità 
d'odoii , o di fapori, o di colori , ma in fe piglia le fimilitudini dclle cofc 
che doppo lei fono collocate, c tanto farà di più bell' azzurro quanto dietro 
ad efia faran maggior ténèbre, non effendo lei di troppo fpatio , ne di trop- 
pa groflezza d'humidità i c vcdefi ne' monti, che hanno più ombre, eifer più 
beir azzurro nellc lunghc diftanze, e cosî doue è più alluminato, moftrar 
più il color del monte ciie dcU' azzurro appiccatoli dcU' aria che infralui 
c l'occhio s'interpone. 

De colori. Cap. C L H. 

Infra i colori che non (ono azzurri, quello in lungadiftanzapartcci- 
perà più d'azzurro, il quale farà più vicino al nero , c cosi di conuerlo û 
mantcrrà per lunga diftanza nel fuo proprio colore,il quale farà più difllmilc 
al dctto nero. Adunque il veide dclle campagne fi trafmuterà più nell' az- 

E iiij 



4Q TRATTATO DELLA PITTVRA 

2urr0jche non f à il giallo o il biancOjC cosi pcr il contrario il giallo e bian- 
co manco 11 trafmutata chcil vcrde &:ilroflb. 

Df' colorL Cap. C L I I I. 

I c o L o R 1 pofti neir ombre partcciperanno tanto più o meno "délia loro 
natural bellezza, quanto elTifaranno in maggiorc o minore oicurità.Mà 
fe i colori faranno (ituati in fpatio luminofo , ail' hora efli G. mofteranno 
di tanta maggior bellezza quanto il luminoio fia di maggior Iplendore. 
L'auuerlario dira: Tante fono le variera de colori dclT ombre, quante fo- 
no le variera de' colori chehanno Iccofè adombrate. E io dicoche li co- 
lon poftineir ombre mofteranno infia loro tanta minorvarietà, quanto 
l'ombre chc vi fonofîtuate fiano più ofcure, e di quefto ne fon tcftnTioni 
quelli che dalle piazze guardano d'entro le porte de'tempij ombrofî , doue 
lepitturevelHtedi varij colori apparifcono tutte veftitedi ténèbre. 

De campi délie figure de' corpi dipinti. Cap. C L I V. 

I L campo che circonda le figure diqualunque cofa dipinta due effere 
più ofcuro che la parte alluminata d'effe figure , e più chiaro che la parte 
ombrofa^ 

Perche il hiânco non e colore. Cap. C L Vé 

I L bianco non è colore , ma è in vna potenza riccttiua d ogni colore. 
Quando effo è in campagna alta, tutte le lue ombre fono azzurre: e quefto 
nalce pcr la 4\ che dice : Lafiiperficie d'ogni corpo opaco partecipa del 
color del fiio obbictto. Adunquetal bianco effendo priuatodellume del 
foie per interpofitione di qualchc obbietto trafmello frà il foie bc cflo 
bianco , refla tutto il bianco , che vede il foie e l'aria , partecipante del 
color del foie e dell' aria, e quella parte che non è virta del foie refta om- 
brofa, e partecipante del color dell' aria : e fe tal bianco non vedeffe la ver- 
dura délia campagna infino ail' orizonte , ne ancora vedeffe la bianchezza 
di taie orizonte, fenza dubbio effo bianco parrebbe ciTere di femplice co- 
lore , del quale fi moftra elferc l'aria. 

De colori. C a p. C L V I. 

II lumc del fuoco tinge ogni cofa in giallo 3 ma quefto non appâtera efler 
vcro, fe non al paragone d'elle cofe alluminate dell' aria 3 e quefto paragone 
fi potrà vedere vicino al fine délia giornata, e ficuramente doppo l'aurora, 
& ancora doue in vna ftanza ofcura dia fopra l'obbictto vn fpiracolo d'a- 
ria , &: ancora vn fpiracolo iM lume di candcla , &C in tal luogo certamen- 
te faran vedute chiare cfpedite le loro difïerenze. Ma fenza tal paragone 
mai farà conofciuta la lor diffcrenza , faluo ne' colori che han più fimili- 
tudine , ma fian conofciuti , come bianco dal giallo , chiaro verde dall' 
a^zurro , perche giallcggiando il lumc che allumina l'azzurro , e come 
mefcolare infiemc azzurro e giallo, i quali compongono vn bel vcrdes c 
fe mefcoli poi giallo con vcrde , fi f à affai piu bello. 

De 



DILIONARDODA VINCI. 41 

De colon de lumi incidenti & rejlefi. Cap. C L V I I. 

Qv_A N D o duc lumi mcttono in mczzo à fc il corpo ombrofo, non pof- 
fono variarfi fcnon in duc modi,cioc o laranno d'egual potenza, o clTifa- 
ranno incguali , cioè parlando de' lumi infra loro : fe faianno es^uali , fi po- 
tranno variare in due altri modi , cioc fecondo il loro fplcndore fopra 1 ob- 
bictto, chc iarà o egualc,o difugualc; eguale Tara quando faianno in cguale 
diftanza5 difuguali , nelle difuguali diilanze. In eguali dilUnze {\ varie- 
ranno in due alcri modi , cioè l'obbictto fituato con egual diilanza infra 
due lumi eguali in colore,&: in fplendorc,puo cllere alluminato da cfli lumi 
eguali in colore &: in fplcndore puo elfcre alluminato da cffe lumi in due 
niodi,C!oc o egualmente da ogni pa: te,o dilugualmentc : egualmcnte farà 
da effi lumi alluminato, quando lo Ipatio che relia inrorno a \ due lumi (arà 
d'egual colore e ofcurità e chiarczza : difuguali faranno , quando cfli Ipatij 
intorno a due lumi (aranno varij in ofcurita. 

T)e colori dell' ombra. Cap. CLVÏII. 

Spes se volteaccade l'ombra de' corpi ombrofinonefTcrcompagnade' 
colori de ^umi, efaran verdcggianti l'ombre, &: i lumi rolîegianti, ancora 
che il corpo fia di colore eguale. Quefto accadecheil lume verra d'orienté 
fopra l'obbictto, &: alluminerà l'obbictto dtl colore delfuo fplcndore, &; 
dair occidcnte farà vn altro obbietto dal medcfimo lume alluminato j il 
qualefaràd'altro colore ch' il primo obbietto, onde con i fuoilumi reflc(ïi 
rifalta verfo Icuante , e percuote con i fuoi raggi nelle parti dcl primo ob- 
bietto lui volto, & gli {\ tagliano i fuoi raggi , e rimangono fcrmi inficme 
con i loro colori, c fplcndori. lo ho fpciîe volte veduto vn obbietto bian- 
co, ilumirofll, e l'ombre azzurrcggianti , c qucfto accade nelle monta- 
gne dineue quando il foie tramontaall'orizzontCjefi moftra infocato. 




4- 



TRATTATO DELLA PITTVRA 



Délie cofe pojle m campo ch'taro, e perche tal "vfo e 'vtile infittura. 

Cap. C L I X. 

Qy A N D o il corpo ombrofo terminera in campo di color chiaro c aî~ 
luminato, ail' hora per neceflità parrà fpiccato e remoto daeiTo campo je 
queftoaccade perche icorpi di curua fuperfîcieper neccfTità fi fanno om- 
brofi nella parte oppofita d'onde non fono percofli da raggi luminofi, per 
cfTer tal luogo priuato di tal raggi : per la quai cofa molto fi varia dal cam- 
po, e la parte defio corpo alluminato non terminera mai incfTo campo al- 
luminato con la fiia prima chiarrezza , anzi fra il campo ôc il primo lumc 
del corpo s'interpone vn termine del corpo, che è piuofcuro dcl campo , o 
dcl lume del corpo relpettiue. 



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P tWHHWU_H T^iiUli»wmiWt4H )lM l' HmtmiLUU(frilM^afeHaffîHiimttlfilUull'!UL^^ 



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| ^!m^^ J| ^Mft^it^l^lB^ MH%j la^aHmHM^»^*^^l^mmUllmmfl l Ml l n ull n ll! 4 ln lN 




De camp. 

Cap. c L X. 

D E i campi dclle figure, cioc la chiara nell' ofcuro, c lofcura nel campo 
chiaro, del bianco col nero , o nero col bianco, parc piùpotcnte IVno per 



DILIONARDODAVINCL 4î 

Taltro , e cosi li contrarij IVno per l'altro iî monftrano femprc più po- 
tenti. 

De colori che rtfidtano dalla m't^ione d'altri colorïy U qualïfi dimandono 
jpecte fe conde. Cap. C L X I. 

D e' lemplici colori il primo c il bianco, benche i filofophi non accettano 
ne il bianco ne il ncro nel numéro de' colori, perche l'vno c caula de' colori, 
l'altro c priuatione. Ma perche il pittore non puô far fcnza quefti , noi li 
mettercmo nel numéro de gl'altrije diremo il bianco in quefto ordine eC- 
(ère il primo , ne i fcmplici , il giallo il fecondo j il vcrde il terzo , l'azzurro 
il quarto, il rolTo il quinto , il nero il lefto : & il bianco metteremo per la 
Jucefenzalaqualenilfun colore veder {\ puo , &C il giallo per la terra, il 
vcrde per l'acqua, l'azzurro per l'aria, &: il rollo péril Fuoco , ôC il ncro per 
le ténèbre che ftanlopral'elemento del fuoco , perche non v'è materia o 
grolîezza doue i raggi del foie habiano à penetrarc e percuotere, e per con- 
îecuenzaalluminare. Sevuoiconbreuità vedeiela vaiietàdi tutti li colori 
compofti, togli vctri coloriti , e per quclli guarda tutti i colori dclla cam- 
pagnachedoppo que'lo fi veggono , c cosi vedrai tutti li colori dcUe cofc 
che doppo tal vetro C\ veggono cffere tutte mifte col color del predetto ve- 
tro, e vedrai quai fia il colore, che con tal miftione s'acconci, o guafti: 
fe farà il predetto vetro di color giallo , dico che la fpecie de gl' obbietti 
che per cllo pafiano ail' occhio,po{rono cosi peggiorare comemegliorare : 
c quefto peggioramento in tal colore di vetro accaderà ail' azzurro , e nero, 
c bianco fopra tutti gl' altri , & il meglioramento accaderà nel giallo , c 
vcrde fopra tutti gli altri, e cosi anderai fcorrendo con l'occhio le mifiioni 
de colori, le quali fono infinité: &: à quefto modo farai elettione di noue in- 
ucntioni di colori mifti &C compofti , &L il medefimo Ç\ farà con due vetri 
■ di varij colori antepofti ail' occhio , e cosi per te potrai feguitarc. 

De colori. Cap. CLXII. 

L* A z z v R R o &: il verdc non è per fe femplicc,perche l'azzurro c com- 
poftodi luce e ditcnebrc, comeèquellodell' aria, cioc nero pcrfettiflimo, 
c bianco candidiflimo.il verde c compofto d'vn Icmplice c d'vn compofto> 
cioc fi compone d'azzurroedi giallo. 

S E M p R E la cofa fpecchiata partecipa del color del corpo che la fpec- 
chia, &: il fpccchio fi tinge in parte del color da lui fpecchiato , c partecipa 
tanto più l'vno dell' altro , quanto la cofi che fi fpecchia c più o meno po- 
tente che il colore dello fpccchio, c quclla cofa parera di più potcntc co- 
lore nello fpccchio , che pai partecipa del color d'cfio fpccchio. 

D E L Li colori de' corpiquello laràvcduto in maggiordiftanza, che fia 
dipiùfplendida bianchczza. Adunquefi vcdràin minor longinquità^quel 
che farà di maggior olcurita. 

I N F R A li corpi di cgual bianchczza c diftanza d'ail' occhio, quello fi 
dimoftrerà più candido ch'c circondato da maggior olcurita : e per contra- 
rio queir ofcurità fi dimoftrerà più tenebrofa , che fia vcduta in più candi- 
da bianchczza. 

F ij 



44 TRATTATO DELLA PITTVRA 

D E L L I colori di cgual perfettionc , quello fi dimoftrcrà di maggior ce- 
cellenza che fia veduto in compagnia del color rctto contrario, &: il pallido 
col roflbjil nero col bianco, benchc ne IVno ncl'altro fia colore : azzurro 
e o-ia]lo,verde,ero{ro, perche ogni colore fi conofcemeglio nel fijo con- 
trario,che ntUbo fimile, corne Tofcuro nelchiaro,il chiaro nell' ofcuro. 
Qv_E L L A cofa che fia veduta in aria ofcura e torbida , cficndo bianca 
parrà di maggior forma che non è. Quefto accade , perche , come è dette 
di fopra , lacofaxhiara crefce nelcampo ofcuro, per Icraggioni dianzi 

affegnate. 

1 L mczzo che è frà l'occhio e la cofa vifta tramiita efia cofa in fuo co- 
lore , come l'aria azzurra fara che le montagne lontane faranno azzurre, il 
vetro roifo f à che cio che vede l'occhio doppo lui pare roifo 5 & il lumc che 
fanno le ftelle intorno a elfe , è occupato per la tenebrofità délia notte che 
fi troua infra l'occhio e la luminationedeiTcfielle. 

I L vero colore di qualunque corpo i\ dimoftrerà in quella parte che non 
fia occupata da alcuna qualità d'ombra , ne da lufiro , fe larà corpo pulito. 

D I c o che'l bianco che termina con l'ofcuro, fà che in efli termini l'of- 
curo pare piii nero , 6c il bianco pare più candido. 

'Del color délie montagne. Cap. CLXIII. 

Qv E L L A montagna ail' occhio fi dimoftrerà di più bell' azzurro che 
farà da fe più. ofcura, e quella farà più ofcura, che farà più alta e più bolca- 
rcccia , perche tali bofchi coprono aflai arbulli dalla parte di fotto , fi che 
non gh vede il cielo 5 ancora le piantc faluatiche de' bofchi fono in fe più 
ofcure délie domeftiche. Molto più ofcure fono lequercie , faggi , abêti, 
ciprefii, & pini , che non fono l'alberi domeftici , e vliui. Quella lucidità 
che s'mterpone infra l'occhio e'I nero che farà più (bttile nella gran fiia 
cima , farà nero di più bell' azzurro , e cosî di conuerlb : e quella pianta 
manco pare di diuiderfi dalfuo campo, che termina con campodi colore 
più fimile al fuo,e cosî di conuerfo: e quella parte del bianco parrà più can- 
iida,che farà più preffo al confino del nero,e cosi parranno meno biaoche 
quelle che più faranno remote da efio fcuro:c quella parte del nero parrà 
più ofcura, che farà più vicina al bianco, c cosî parrà manco ofcura quella 
che farà più remota da eilo bianco. 

Come ilpittore àeue mettere in frattica la prof^ett'ma di colori. 

C A p. C L X I V. 

. A V o L E R mettere quefta profpettiua del variar,o perdcre,o verc dimi- 
liuire la propria effenza de colori, piglieraidi ccnto in cento braccia cofc 
porte infra la campagna,come fonoalberi,cafe,huomini, c fiti, & inquanto 
al primo albero,haucraivn vetro fcrmobene e cosî fia fermo l'occhio tuo: 
&: in detto vetro dilTegna vn albero fopra la forma di quello , dipoi fcoftalo 
tanto per trauer{b,che i'albero naturale confini quafi col tuo diffegno , poi 
colorifci il tuo difiegno, in modo che per colore e forma ftia à paragonc 
l'yn dell* altro , o che tutti due , chiudendo vn occhio , paiano dipinti , e fia 



DI LI O N A R D O DA V I N C I. 4] 

dctto vetro d'vna medefima diftanza : e quefta regola mcdcfima fà de gl' al- 
beri fecondi^c de' tcrzi,di cento in ccnto braccia , di vano in vano , dc qutfti 
ti feruino corne moi adiutori,e maeftri, fempre operandoli nclle tue opè- 
re , doue fi appartengono , e faranno bciie sFuggir Topera. Ma io trouo pcr 
la regola che il fecondo diminuifce j- dclprimo>quando fullelontano vcnti 
braccia dal primo. 

Délia projpetniia aère a. Cap. C L X V. 

Evvi vn altra profpctdua , laqualefidiccaerea , imperoche perla va- 
rietà dell* aria fi poUono conofi:ere le diuerfe diftanze di varij edificij termi- 
nati ne' loro nalcimentida vn^fola linca , corne f^irebbe il veder molti edi- 
ficij di la da vn muro, fi che tutti appariicano lopra l'efiremità di dctto 
niuro d'vna medefima grandczza,eche tuvolefll in pittura far parer piii 
lontano l'vno che l'altro. E da figurarfi vn' aria un poco grofia. Tu fai che 
in fimil aria l'vltime cofc vcdute in quclla , corne (on le montagne , per la 
gran quantità dell' aria che fi troua infra l'occhio tuo e dette montagne, 
paiono azzurre j quafi del color dell' aria , quando il foie c pcr leuante. 
Adunquefarai fopra ildetto muro il primo edificio del fiio colore, il più. 
lontano fallo meno profilato , e piu azzurro je qucUo che tu vuoi che fia 
più in la altretanto, fallo altretanto più azzurro, e quello che vuoi che fia 
cinquevolte più lontano, fallo cinque volte più azzurro, equcfta regola 
fara che gli edificij che fono fopra vna linea,parranno d'vna medefima gran.- 
dezza , e chiaramentc Çi conofccrà quale c più diftante , e quai maggior 
deir altro. 




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De varij acctdentt e ynommcnti del huomo , e proportione de memhri. 

Cap. c L X V ï. 

V A R I A N s I le m'ifure dell' huomo in ciafcun membro,piegando quello 
più o mcno , &: à diuerfi afpctti , diminuendo o crefccndo tanto più o 
meno da vna parte,quaiu'clle crcfcono, o diminuifcono dal lato oppofito, 

F iij 



4« TRATTATO DELA PITTVRA 

T>elle mutatiom délie mijùre dell' huûmo dalfuo nafcimento dfm njltim» 

crejctmento. Cap. CLXVII. 

L'h V o m o nella fua prima infantia hà la larghezza dellc fpalle cgualc 
alla lunghczza del viro,&: allô fpatio che è dalla giunturad'cffe fpalle aile 
gommita, clfcndo piegato il braccio, bc c fimile allô fpatio che è dal dito 
o^roHo dclla mano al detto gommito, bC c fimilc allô fpatio che è dal nafci* 
mento délia verga al mczzo dcl ginocchio , bC c fimile allô fpatio che è da 
clfa giuntura del ginocchio alla giuntura del piede. Ma quando l'huoino 
c perucnuto alf vltima fua altezza , ogni predetto fpatio raddoppia la 
lon(;hczza fua , eccctto la longhezza del yifo , la qualc infieme con la 
grandezza di tutto il capo f à poca varietà : e pcr quefto l'huorno , che 
ha finito la fua grandezza , il quale fia bene proportionato , c dieci de* 
fuoi volti , c la larghezza délie fpalle c dua d'effi volti , c cosî tutte laltrc 
longhezze fopradette fon duc d'efli volti : ôC il rcflo fi dira nelf vniuerfal 
mifura dell' huomo. 

Corne fputtini hanno le gmnture contrarie a gl'huomimnelle loro grojfel^. 

C A r. C L X V I I i. 

L I putti piccioli hanno tutti le giunture fottili , e gli fpatij pofti fra iVna 
c l'altra fono grofiTi : e quefto accade perche la pelle fopra le giunture c lola 
fenz altra polpa, ch' è di natura di ncruo , che cinge e îega infieme l'offa , c 
la carnofità humorofa fi troua fra l'vna e l'altra giuntura inclufa fra la pelle 
c l'olfo : ma perche loffa fono più grolfe nelle giunture che fra le giunture, 
la carne nel crefcerc dell' huomo viene à lafciare quella fuperfluità che ftaua 
fra la pelle e l'ofifo , onde la pelle s'accofta più à l'oifo , e viene ad affotti- 
gliar le membra : ma fopra le giunture , non vi elTendo altro che la cartila- 
ginofa c neruofa pelle, non puo dileccare, e non difeccando non diminui- 
fce : onde per quefte ragioni liputtini fono fottili nelle giunture, c grofïi 
fraeife, corne fi vede le giunture délie dita, braccia , fpalle fottiU, c con- 
caue ; e l'huomo per il contrario e{fer groffo in tutte le giunture délie brac- 
cia , c gambc : e doue li puttini hanno infuori , loro hauer dirilicuo. 

Délia differenz^a délia mifwra che e fra lï futù &gf huomini. 
Cap. c L X I X. 

Fra grhuomini,&: i puttini trouo gran differenza di lunghezza dall' vna 
air altra giuntura , imperoche l'huomo hà dalla giuntura dclle fpalle al 
gomiTiito , c dal gommito alla punta del dito groffo , e dall' vn homero 
délia fpalla ail' altro duc tefte per mezzo , ÔC il putto ne hà vna, perche la 
natura compone prima la grandezza délia cafa dell' intellctto,che quella de 
gli fpiriti vitali. 

T)elle giunture délie dtta. Cap. C L X X. 

L E dita délia mano ingroffano le loro giunture per tutti li loro a^ctti 
<]uando fi picgano, e tanto più s'ingroffano quanto più fi piegano , c cosi 



DI LIONARDO DA VINCI. 47 

diminuifconoquantopiii iî drizzano,il fimile accade dclJeditadc'picdî, 
c tanro più il varicianno quanto cfTe faranno più carnole. 

Délie gmnture délie Jpalle , e fiioï crefcimenti. Cap. C L X X I. 

Le giuntuic dcllefpalle, c deU'altre membra piegabili, Ç\ diranno al 
fuo luogo nel trattato delîa notomia , doue fî monllranolc caufe de moti 
di tutte le parti di chc (1 compone rbuomo. 

Belle Italie. Cap. C L X X 1 1. 

Sono limoti femplici principali dei picgamento fatto dalla giuntura 
délie fpalle , cioè quando il braccio à quella appiccato fi moue in alto , o 
inbaffo, o in dietro,bcnche fipotrebbe dire tali moti cfTere infîniti, per- 
che fc fî voltcrà la fpalla a vna parete di muro , e il fegnerà col luo braccio 
vna figura circolare , il Tara fatto tutti i moti che iono in ciTa fpalla , perche 
ogni quantità continua c diuifibile in inflnito , e tal cerchio c quantité 
continua fatta dal moto del braccio , il quai moto non produce quantità 
continua jfe eiTa continuatione non la conduce. Adunque il moto d'eifo 
braccio è llato per tutte le parti del cerchio , & efTendo il cerchio diuifibile 
in infinito, infinité fo no le variera délie fpalle. 

Belle mi jure 'vniuerfali de corpi. Cap. CLXXîII. 

D I c o che le mifure vniuerfali de corpi fl debbono ofTeruare nelle luno-- 
hefTe délie figure, e non nelle grofTezzc, perche délie laudabili e maraui- 
gliofe cofe che apparifcono nell' opère délia natura, è che mai in qualunquc 
fpetie vn particolare conprecifîoncflfomiglia all'altro. Adunque tu inji- 
tatore di tal natura, guarda ÔCattcndi alla variera de'lincamenti. Piace- 
mi bene che tu fugga le cofe moftruofc, corne di gambe lunghc ,bufl:i 
cortijpctti ilrettijcbraccialunghe jpigliadunque le mifure délie giuntuic, 
e le groflczze nelle quali forte varia eifa natura , e varierai ancor tù. 

Belle mifire del corpo humano , e pcgamenti di membra. 
Cap. c L X X I V. 

La ncccfTità coflrigne il pittore ad hauer notitia dell' ofTa fofteni- 
tori , e armatura dell a carne che fopra effe fî pofa , c délie giunturc che 
accrefcono c diminuifcono nelli loro picgamcnti , per la quai cofa la 
mifura del braccio diftcfo non con fà con la miiura del piegaro. Crefcc 
il braccio e diminuilcc infra la variera dell' vltima iua ellcnilone e pie- 
gamcnto l'ottaua parte dclla fua longhczza. L'accrefcimcnto e l'accor- 
tamcnto del bracchio viene dall' oilo che auanza fuori délia eiuntura 
del braccio, il quale, corne vcdi nclla figura A. B. fà lungo dalle Ipalle 
al gomico , eflendo l'angolo d'eifo gomito minor chc rctto, e tanro piu 
crcfce, quanto tal angolodiminuifce,etantopiii diminuifce quanto il pre- 
detto angolo fî fà maggiori : 5c tanto piu crcice lo (patio dalla fpalla al 
gomito , quanto l'angolo dclla picgarura d'cllo gomito fl fà minore che 
retto , e tanto piii diminuifce quanto cflo è maggiore che rctto. 

F iiij 



TRATTATODELLAPÏTTVRA 




Délia propprtionalità délie memhra. Cap. CL XXV. 

T V T T E le parti di qualunque animale fiano corrifpondenti al fuo tutto, 
cioè chequelche è corto cgrofTo deuehauere ogni mcmbro in fe corco e 
grodo , c quello che è lungo e fottile habbia le menïbra lunghe e (ottili , bC 
i! médiocre habbia le membra délia mcdefimamediocrità, ô£ il mcdefimo 
intendo hauer detto délie pianto lequali non fiano ftroppiate dall' huomo 
o da venti, perche quefte rimettono giouenm fopra vecchiezza, e cosî è 
dcftrutta la fua naturale proportionalità. 

Délia gmntura délie mani col hraccio. Cap. CLXXVI. 

L A giuntura del braccio conla fua mano diminuifce nello flrigncr, hC 
ingroiTa quando la mano fi viene ad aprire, & il contrario fà il braccio in- 
fra il gomito e la mano per tutti li fuoi verfi: c quefto nafce che nell' aprir 
la mano li mufcoli domellici fi diftendono . &: alTottigliano il braccio in- 
fra il gomito e la mano , e quando la mano fi ftringe 5 li mufcoli domeftici 
e filueftri fi ritirano &: ingroffano , ma li filueftri folo fi difcoftano daU'olTo, 
per efier tirati dal piegar délia mano. 

Délie giunture de piedi , e loro ingrojfamenti , & diminutïone. 

Cap. CLXXVII. 

Sq Lo la diminutione & accrefcimento délia giuntura dcl piede c fatta 
neir afpetto dclla fua parte filueftre D. E. F. la quale crefce quando l'an- 
golo di tal giuntura ^\ fà più acuto, e tanto diminuifce quanto egli falïi 
piii ottufo, cioè dalle giunturcdinanzi A.C.B. fiparla. 

Delk 



Dl LIONARDO DA VINCI. 



49 




'Délie membra che âiminutfcono quando fi pegano , e crefcono quandofi 
diftendono. C a r. CLXXVIIl. 

Infra le membra che hanno giunturc picgabili folo il ginocchio è 
qucllo che nel picgarfî diminuifcc di fua groflczza , e nel diftendcr fi in 
gioffa. 

^elle memhra. che ingrojftno mUa loro gmntura quando fi pegano, 

C A p. CLXXIX. 

T V T T E le membra dell' huomo ingroifano nelli piegamcnti dcUe 
loro giunture , cccctto la giuntura délia gamba. 

Délie membra de gl huorninlignudi. Ca p. CL XXX. 

Le membra de gl' huomini ignudi , li quali s'aftaticano in diuerfc at- 
tioni , foie (iano quelle che fcoprano i lor mufcoli da quel lato doue i lor 
mufcoli muouono il membro dell* operationi , c li altri membri fîano piii 
o meno pronuntiati ne' loro mufcoli , fecondo che più o mcno s'affati- 
cano. 

*Delli moti fotenù délie membra dell' huomo. Cap. CLXXXL 

Qv_E L braccio farà di più potentc e lungo moto , il quale fendofî re- 
moffo dal fuo naturale fito,hauerà più potente aderenza de gl' altri membri 
à ritirarlo nel fito doue lui dcfidcra muoucrfi. Comc l'huomo A. che 
muoue il braccio col tratto E. c portalo in contrario fito col moucrfî 
con tutta la perfona in B. 



5^ 



TRATTATO DELLA PITTVRA 




Del moHtmento delFhuomo. C a p. CLXXXIÎ. 

La fomma e principal parte dell' arte è l'inueftigatione de' componi- 
nienti di qualunque coia,6x: la féconda parte de' mouimenti, è che habbino 
attentione aile loro operationi } le quali fîano fatte con prontitudine, fe- 
condo li gradi dcUi lorooperatori, cofiin pigritia, corne in follecitudine : 
c che la prontitudinediferocitafia délia fomma qualità che (îrichiede ail' 
operarore diquella. Comequando vno debbe gittardardi,o falTi, o altrc 
iimilcofe, che la figura dimoibi fua fomma difpofitione in taie attione, 
délia quale qui ne fono due figure in modi varij in attione , bC in potenza : 
& il primo in valctudine c la figura A. la féconda è il mouimento B. ma 
l'A nmoueràpiii da fe la cofa gettata,chenon farà la B. perche ancora che 
l'vno e l'altro moftri di voler tirare il fuo pefo ad vn mcdelîmo a(petto, l'A. 
haucndo volto li piedi ad eÛo afpetto quando fi torce o piega,e iî rimoue da 
quelio in contrario (ito, doue elTo apparecchia la difpofitione délia potenza, 
effo ritorna con vclocitae commodità al fito doue elfolafcia vfcir il pefo 
délie fue mani. Ma in quefto medefimo cafo la figura B. hauendo le punte 
de' piedi volte in contrario fito al luoî^o doue elfo vuol tirare il fuo pefo, 
fiftorce ad effo luogo con grand' incommodità, e per confequenza l'cfFctto 
è deboie, &; il moto partecipa délia fua caufa , perche l'apparccchio délia 
forza in ciafcun mouimento vuol effere con iftorcimenti c piegamenti di 
gran violcnza,&l il ritorno fia con agio ecommodità,c cosi l'opcratione hà 
buon' cfFctto : perche il baleftro che non hà difpoiitione violente, il moto 



DILIONARDODAVINCï. <r 

M mobile da lui rimulTo firà breue, o nulla : perche doue non è disflittio-- 
nc di violcnza non è moto , e doue non è violenza , clla non puo c(Ier 
diftrutta , e per quefto l'arco che non Uà violenza non puo far moto fc 
non acquiila clla violenza , c nell' acquiltrarla Naricrà da le. Cofi i'huomo 
che non fi Itorca o pieghi non hà acquiftato potenza. Adunque quando 
A. harà tratto ilfuodardo, effo fi trouera cflcre ftorto e debolc per quel 
vcrfo doue cllo hà tratto il mobile, &c acquiftato vna potenza, la quale Toi 
valc à tornare in contrario moto. 




'îDeile attitudini , mouimenti , e lor mcrnhri. Cap. CLXXXIII. 

Non fiano replicati i medefimi mouimcnti in vna medefima fissura 
nellc luemembra, o mani,o dita : ne ancora fî rcplichi le medcfime attitu- 
dini in vna hiftoria. Efel'hiftoria fufle grandifllma, corne vna battaglia, 
o vna occifionc di foldati , doue non c ncl dare le non tre^modi , cioè vna 
punta , vn roucfcio , &: vn fcndente : in quefto cafo tu ti hai ad infegnare 
che tutti li fendcnti fiano fatti in varie vcdute, corne dire alcuno fia volto 
in dictro , alcuno per lato , ôsC alcuno dinanzi , e cofi tutti glaltri afpetti 
dclle medcfime tre attitudini ; c per quefto dimandareitio tutti glaltri, par- 
tecipanti d'vno di quefti. Ma li mofti compofti (ono nclle battaglie di 
grand' artificio , e di gran viuacità , c mouimeiito ; c fon detti compofti 
quelli, che vnaTola figura ti dimoftra, corne sVlla (i vcdià conle gambe 
dinanzi, c parte pcrilprofilo dclla (palla.Edi quefti (\ diràinaltro luogo, 

G ij 



5° 



TRATTATO DELLA PITTVRA 




'Del mommento dell'huomo. C a p. CLXXXII. 

La fomma e principal parte dell' arte è l'inueftigatione de' componi- 
m .^nti di qualunque coia,&: la féconda parte de' mouimenti, è che habbino 
attentione aile loro opération! j le quali fianofattecon prontitudine, fe- 
condo li gradidelli loroopcratori, cofiin pigritia, corne infollecitudine: 
e che la prontitudinediferocitàfia délia fomma qualità che (îrichiede ail* 
opéra' ore diquella. Corne quando vno debbe gittardardi,o faffi, o altre 
fimd cofc , che la figura dimoftri fua fomma difpofitione in taie attione, 
délia quale qui ne fono due figure in modi varij in attione , & in potenza : 
& il primo in valetudine è la figura A. la féconda è il mouimento B. ma 
l'A. rimoueràpiù da fe la cofa gettata,chenon farà la B. perche ancora che 
l'vno e l'altro moftri di voler tirare il fuo pefo ad vn medefimo afpetto, l'A. 
hauendo volto li picdi ad elfo afpetto quando fi force o piega,e fi rimoucda 
qucUo in contrario fito, doue eflo apparecchia la difpofitione délia potenza, 
effo ritorna con velocitàe commodità al fito doue effolafcia vfcir il pefo 
dcUe fue mani. Ma in quefto medefimo cafo la figura B. hauendo le punte 
de'piedi volte in contrario fito al luogo doue effo vuol tirare il fuo pefo, 
fiftorce ad efib luogo con grand' incommodità, e perconfequenza l'cflctto 
e debole, 6c il moto partecipa délia fua caufa, perche l'apparecchio délia 
forza in ciafcun mouimento vuol effere con iflorcimenti c piegamenti di 
gran violcnza,ôd il ritorno fia con agio ecommodità,c cosî l'operatione hà 
buon effctto : perche il baleftro che non hà difpofitione violente , il moto 



DILIONARDODAVINCÎ. ^t 

del mobile da lui rimoflo Tara brciie, o nulla : perche doue non è disfattio- 
nc di violcnza non c moto , e doue non c violcnza , ella non puo effcr 
diftrutta , e per quefto l'arco che non hà violcnza non puo far moto le 
non acquifta ella violcnza , c nell' acquiibarla variera da fe. Cofi l'huomo 
che non Ci ftorca o pieghi non hà acquiltato potenza. Adunquc quando 
A. harà tratto ilfuodardo, eflo fi trouera clTere ftorto e dcbole per quel 
verfo doue eflo hà tratto il mobile, & acquiftato vna potenza, la quale fol 
valc à tornarc in contrario moto. 




T>elle attitudini , moutmenH , e lor fmmhri. Cap. C L X X X 1 1 1. 

Non fiano replicati i mcdcfimi mouimcnti in vna mcdefima fi^^urd 
nellc fue membra, o mani,o dita : ne ancora Ci replichi le medefimc attitu- 
dini in vna hifl:oria. Efèl'hiftoria fuffe grandifllma, come vna battaî^Ha, 
o vna occifionc di foldati , doue non è nel dare fc non tre modi , cioc vna 
punta, vn rouefcio,&; vn fendente: inquefl:o cafo tu tihai ad infcgnarc 
che tutti li fcndenti fiano fatti in varie vedute, come dire alcuno fia volto 
in dictfo , alcuno per lato , &: alcuno dinanzi , c cofi tutti gl'altri afpctti 
dclle mcdcfime tre attitudini \ c per qucfl:o dimandaremo tutti gl'altri, par-- 
tecipanti d'vno ^\ quefti. Ma li mofli compolH fono neJle hattas;lie di 
grand' artificio , e di gran viuacirà , e mouimento j e (on dctti compofti 
quelli, che vnafola figura ti dimoflra, come s'clla fi vedrà conlc o;ambc 
dinanzi, e parte per ilprofilo dclla (palla. Edi quefti fi dira in altro luogo. 

G ij 



Ii 



TRATTATO DELLA PITTVRA 



IDelle gmnture délie memhra. Cap. CLXXXIV. 

N E L L E giunture délie mcmbra,e varictà délie loro piegaturc,c da coiv 
ïiderare corne nelcrefccre carne de vno lato, viene a mancarneiraltro, e 
quefto s'hà da riccrcarc ncl coUo de gl' animali , perche li loro moti fono 
di tre nature , délie quali due ne fono ft mplici , &: vn compofto , che parte- 
cipa deir vno , e dcU' altro lemplicejdelli quali moti femplicij'vno è quan- 
do il piega ail' vna e l'altra fpalla , o quando elTo alza o abafla la tefta che 
fopra glipofa. Il fecondo è quando effocoUofi torce à deftra o finiftra 
fcnzaincuruamento,anzi reftadritto, bc haueràilvoltovoltato verfovna 
délie fpalle. Il terzo moto, che c detto compofto, c quando nel piegamen- 
tofuo {î aggiungc il fuo torcimento, corne quando l'orrecchia smchina 
inuerfo vna del le fpalle, &: il voltofivolta inuerfola medefima parte, o la 
(palla oppodta , col vifo volto al cielo. 

T)ella membrificatione dell' huomo. Cap. CLXXXV. 

M I s I V R A in tela la propoitione délia tua membrificatione , c fe la troui 
in alcuna parte difcordantc, notala , e forte ti guarderai di non IVfare nelle 
figure che per te (icompongoBo, perche quefto è commune vitio de' pit- 
tori di dilettarfi di far cofe fimili à fc. 

De' moti de memhri dell' huomo. Cap. CLXXXV I. 

TvTTi li mcmbri effercitino quell' officio al quale furono deftinati, 
cioè chene'mortiedormientinilTunmembro apparifca viuoodefto, cofi 
il piede , che riceue il pefo dell' huomo , fia fchiacciato , e non con dita 
fcherzanti , fe già non pofafte fopra il calcagno. 

De moti délie fartt del ^uolto. Cap. CLXXXVII. 

Li moti délie parti del volto, mediantegl'accidenti mentali,fonomoltij 
de' quali i principali fono ridere, piangere, gridare, cantare indiuerfèvo- 
ci acute e graui, ammiratione, ira , letitia, malinconia,paura,doglia, c 
fimili , délie quali fi farà mentione, e prima del rifo , c del pianto,che 
fono molto fimili nella bocca, e nelle guancie, e ferramento d'occhi, ma 
lolo fi variano nelle ciglia , e loro interuallo : e quefto tutto diremo al fuo 
luogo , cioè délie variera che piglia il volto , le mani , e tutta la perfona per 
ciafcun de s^l'accidenti, de' quali à te, pittorc, è neceflaria la cognitione, {e 
nonlatuaartedimoftreià veramente i corpiduc voltcmorti. Etancorati 
ricordo cht li mouimenti non fiano tanto ft^alcftrati , e tanto moftl , che la 
pace paia battaglia o morcfca d'imbriachi: e fopra il tutto che li circon- 
ftantial cafo per il quale c fiitta l'hiftoria fiano intcnti con atti che moftri- 
no ammiratione, riutrenza,dolore,fofpctto, paura , o gaudio, fecondo 
che richicde il cafo per il quale c fatto il congiunto , o vcro concorfo délie 
tue figure: e f à che le tue hiftorie non fieno l'vna fopra l'altra in vna mede- 
fima parte con diucrfi orizonti, fi che clla paia vna bottegadi merciaiocon 
lefue caftctte fatte a quadrctti. 



DI LIO N A R DO DA V I N C L 55 

De memhn e dcfcrittionc d' effile. Ca^p. CLXXXVIII. 

Le parti chc mcttono in mczzo il globo dcl nafo fi variano m otto 
modi, cioc o clic fono cgualmcntcdiittc,ocgualmcntcconcauc, o egual- 
mcnte conuelfc : i"*. Ouero fon difcgualmcnte rettc , concaue , e con- 
uclTe, 1°. Oucio fono ncllc parti fupcriori rcttc, c di lotto concaue , 3°. 
Oucro di fopra rettc , e difotto conuellc , 4^ Oucro di fopra concaue e di 
fotto rette, 5°. O di (bpra concaue, e di fotto conuellc, 6". O di fopra con- 
ueiTc , c di fotto rctte , 7°. O di fopra conuclfe , c di fotto concaue. 

L'a ppLiCATVRAdcl nafo col ciglio c di due ragioni , cioc, o ch'ella 
c concaua , o ch'ella e dritta. 

L A fronte hà tre variera , o ch' ella è piana , o ch' ella g concaua , o ch' 
ellaècolma. Lapianafidiuidcin due parti, cioèo ch'ella è conueflanclla 
parte di fopra , o nclla parte di fotto, ouero di fopra e di fotto , ouero pia- 
na di fopra c difotto. 

Ç^^^cdo ti tener à mente, e delfare in effigie humana m profila ,folo colguardo 
d'%)na fol "volta. Cap. CLXXXIX. 

I N quello cafo ti bifogna mandare allamcmoria la variera de' quattro 
mcmbri diucrfî in profilo, corne firebbc nafo, bocca, mento , c fronte. 
E prima diremo de' nafi , li quali fono di tre forti , dritto , concauo, e 
conueflo. De' dritti non ven' è altro chc quattro variera , cioè lungo , cur- 
to, alto con la punta,e baflo. I nafi concaui fono di tre forti, delli quali al- 
cunihannolaconcauitànella parte fuperiore , alcuni nelmezzo, ôialcuni 
nella parte inferiore. Linaficonueffijancora fi variano in tre modi, alcuni 
hanno in gobbo nella parte di fopra, alcuni nel mczzo, alcuni di fotto : li 
fporti chc metrono in mezzo il gobbo dcl nafo h variano in tre modi, cioc 
o fono dritti , o fono concaui , o iono conuelfi. 

^^Modo dt tener à mente la forma dHiJU 'volto. Cap. CLXXXX. 

S E tu vuoi con facilita tener a mente vn'aria d'vn volto , impara prima 
di moite teftc, bocche, occhi,nafi, menti, gole, colli, c (palle: c poniamo 
cafo. Li nafi iono di dieci ragioni : dritto j gobbo, cauo, col rilieuo più su, 
o più giù chc il mczzo , aquilino, fimo , tondo, & acuto : quefti fonobuoni 
in quanto al profilo. In faccia fono di vndici ragioni : eguali, groffi in 
mczzo , fottili in mezzo, la punta groffa c fottilenell'appiccatura,fottilc 
nella puntaegroffo ncll' appiccatura, di larghcnarici,di ftrettc, di alte, 
dibafle, dibuchi fcopcrti,c di buchi occupati dalla punta :e cosî trouerai 
diucrfirà nell' altre particolc : le quali cofe tu dcui ritrarre dal naturale, c 
mcttcrlc a mente. Oucro quando tu dcui farc vn volto a mente, porta teco 
vn picciol libretto, doue (îano notatc fimili fattioni , c quando hai dato vn 
occhiata al volto dclla pcrf^na chc vuoi ritrarre , ^uarderai poi in difpartc 
quai nafo o bocca fc gl' allomiglia, c figli vn picciolo legnoper ricono- 
fccrlopoià cafa, c mettcrlo infiemc. 

G iij 



j4 TRATTATO DELA PITTVRA 

Belle bellelle de voltt. Cap. CLXXXXI. 

No N fi façcia mufcoli con afpre diflinitioni, ma li dolci lumi finifchino 
infeniibilmcnte ncllepiaceuoli &: diktteuoli ombre, e di qucfto nafce gra- 
tia e formolità. 

Bell' amtuàine. Cap. C L X X X X I Î. 

L A fontanella dclla gola cade fopra il piede, e gitta«do vn braccio in- 
anzi,la fontanella t^ct di efli piedi, e ic la gamba getta in dietro, la fonta- 
nella va inanzi , c cosi fi rimuta în ogni attitudine. 

Bé mouïmentï délie membra quan do fi figura l'huomo chefiano atn 
^roprij. Cap. CLXXXXIII. 

Qy ELLA figura, délia quale il mouimento non c compagno dell' acci- 
dente che è finto clTer nella mente délia figura , moftra le membra non cfTer 
obbcdienti al giuditio d'efla figura , ôC il giuditio dell' operatore valer 
poco jpero deuc moftrare tal figura grand' affcttione e feruore, c moftrar 
che tali moti , altra cofa di quello per cui fianofatti non pofTino fignificare. 

Belle memhrificatiom de gF ignudi. Cap. CLXXXXI V. 

L E membra de gl' ignudi debbono eflere più o meno euidenti nel di(^ 
coprimento de* muîcoli fecondo la maggior o minor fatica di detti mem- 
bri, e moftrar foloquelli membri che piùs'adoprano nel moto o attione, 
& più fi manifefti quello ch' c più adoperato , c quello che nulla s'ado- 
pera rcfti lento e molle. 

1>el moto e corfo deïï huomo & altri animait. Cap. CLXXXXV. 

Qv^ A N D o l'huomo fi muoue con velocita o tardità, fempre quella par- 
te che è fopra la gamba foftiene il corpo, faià piùbalTachc l'altra. 

Qu0ndo è maggior differen^a d' altéra dt Jpalle nell' atîioni deïï huomo, 

C A P. CLXXXXVL 

Q^ ELLE fpalle o lati dell' huomo,o d'altri animali,haranno infraloro 
maggior differenza ncU'altezza , délie quali il fuo tutto farà di più tardo 
moto ; feguita il contrario, cioè che quelle parti dell' animale haranno mi- 
nor difFercnza nelleloro altezze,dclle quali il fuo tutto farà di più veloce 
moto. E quefto fi proua per la 9\ del moto locale , doue dice : Ogni 
grauepefaperla lineadcl fuo moto: adunquemouendofi il tutto verfo al- 
CLin luogo , la parte à quella vnira , feguita la linca brcuifllma del moto del 
fuo tutto, fcnzadardilc peloncUc parti laterali d'effo tutto. 

RifPofia contra Cap. CLXXXXVIL 

Dice Tauucrfario , in quanto alla prima parte de (bpra , non eftèr ne- 
cefTario che l'huomo che ftàfermo, o che camina con tardo moto, vfi di 
continuo la piedetta ponderatione dclle membra fopra il centro délia graui- 



DILIONARDODA VINCI. ^^ 

ta chc foftiene il pcfo dcl tutto , perche moite voltc Thuorno non vfa ne of- 
ferua tal rcgola , anzi fà tutto il contrario, conciollache alcunc volte eflo 
Cl picga latcralmcnte , ftando fopra vnfol picde , alcuna volta fcarica parte 
dcl fuo pefo fopra la gamba che non c retta , cioc quella che Ci piega ncl c^i- 
nocchio , comc lî mollm ncUe duc figure B. C. Rifpondefi che quel che 
non'èfatto dalle fpalle ncila figura C. è fattonel fianco, corne fi è dimo- 
(trato àfiioluogo. 




Corne il hraccio raccolto muta tutto thuomo dalla fua prima ponderatione 
quandoejfo braccio sejlendç^. Cat. CLXXXXVIII. 

L'e sT E xN s I o N E dcl braccïo raccolto muouc tutta la ponderatione dell* 
huomo fopra il fuo piede foftcntacolo dcl tutto j corne fi raoftra in quello 
che con le braccia aperte va fopra la corda fenza altrobaltone. 

^elt huomo e altri animali che nel muoucrfi con tardità non hanno il centra 

délia ^auita troppo remoto dal ccntro delli fofientacolt. 

Cap. CLXXXXIX. 

Qv_ell' animale harà il ccntro dcllc gambc fuo foftentacoîo tanto più 
vicino al pcrpcndicolo dcl ccntro dclla grauità , il quale farà di più tardi 
mouimenti , e cosi di conuerfo , quello harà il ccntro de' follentacoli piu 
rcmoto dal pcrpcndicolo dcl ccntro dclla grauità fua , il quajc fia di più 
vclocemoto. 

G iiij 



54 TRATTATO DELA PITTVRA 

Belle belle^Xs de -uoln. Cap. CL XXX XL 

No N fi faccia mufcoli con afpre diflinitioni , ma li dolci lumi finifchino 
infenfibilmcnte ncUepiaceuoli èc dilettcuoli ombre, e di quefto nafcc gra- 
tia e formofità. 

Dell' attttuàïne. Cap. CLXXXXIL 

L A fontanella délia gola cade fopra il piede, e gittando vn braccio in- 
anzijla fontanella efce di efli piedi, e fe la gamba getta in dietro, la fonta- 
nella va inanzi , e cosi fi rimuta in ogni attitudinc. 

De mouïmentï délie memhra quando fi jiqura l'huomo chefiano atti 
proprtj. Cap. CLXXXXIIL 

Qv ELLA fi2;ura, dclla quale il mouimento non è compagno dell' acci- 
dente chc è finto cfler nella mente délia figura , moftra le membra non effer 
obbedienti al giuditio d'efîa figura , 6c il giuditio dell* operatore valer 
pocojpero deuc moftrare tal figura grand' aflPcttione e feruore, e moftrar 
che tali moti , altra cofa di qUcllo per cui fiano fatti non pofiino fignificare. 

Délie memhrtficatïonï de gl' ignudi. Cap. CLXXXXIV. 

L e membra de gl' ignudi dcbbono effere più o meno euidenti nel difi- 
coprimento de'muîcoli fecondo la maggior o minor fatica di detti mcm- 
bii, e moftrar foloquelli membri che piùs'adoprano nel moto o attione,- 
& più fi manifefti quello ch' c più adoperato , c quello che nuUa s'ado- 
pera refti lento e molle. 

2)^/ moto e corfi deïï huomo & altrï animali. Cap. CLXXXXV. 

Qv^A N D o l'huomo fi muoue con velocita o tardità, fempre quella par- 
te che è fopra la gamba foftiene il corpo, fa»à più balfache l'altra. 

Qu0ndo è maggior diffèreri^a d'alteXTa dijjpalle ndl" attioni dell' huomo. 

C A p. CLXXXXVL 

Q^ ELLE fpalle o lati dell' huomo,o d'altri animali,haranno infraloro 
maggior difïerenza nell'altezza , délie quali il fuo tutto farà di più tardo 
inoto j (èguitail contrario, cioc che quelle parti dell' animale haranno mi- 
nor differenza nelleloro altczze , délie quali il fuo tutto farà di piùveloce 
moto. E quefto fi proua per la 9*. dcl moto locale , doue dice : Ogni 
grauepefaperla lineadel fuo moto: adunqucmouendofi il tutto verfo al- 
cun luogo , la parte à quella vnita , fcguità la linea breuiftlma del moto del 
fuo tutto, fenzadardife pefonelle parti laterali d'cifo tutto. 

Rïlpofia contra Cap. CLXXXXVIL 

Dice l'auucrfario , in quanto alla prima parte de (bpra , non effer ne- 
ceffario che l'huomo che ftàfermo, o che camina con tardo moto, vfi di 
continue la predetta ponderatione dcUe membra fopra il centro dclla grauif 



DILIONARDODA VINCI. 55 

ta chc foftiene il pcfo del tutto , perche moite volte l'huomo non yCa. ne of^ 
ferua tal regola , anzi fà tutto il contrario, concioliachc alcune volte efTo 
Cl picga lateralmente , ftando fopra vn fol piede,alcunavoltafcarica parte 
del fuo pelo fopra la gamba che non è retta , cioc quella che (î piega ncl 2,1- 
nocchio , comc 11 moftra nelle due figure B. C. Rifpondefi che quel chc 
non èfatto dalle fpalle nclla figura C. è fattonel fianco, corne fi c dimo- 
flrato àfiaoluogo. 




Corne il braccio raccolto muta tutto thuomo dalla fia prima pondérations 
quandoejjo braccio sejlendc^. C a p. CLXXXXVIII. 

Le s T E N s I o N E del braccio raccolto muouc tutta la ponderatione dell' 
huomo fopra il fiiopiede foftentacolo del tutto, come fi moftra inquello 
che con le braccia apcrte va fopra la corda fenza altrobaftone. 

2)^//' huomo e altri animait che nel muouerfi con tardita non hanno il centra 

délia ^auita troppo remoto dal centro délit fofientacolt. 

Cap. CLXXXXIX. 

Qv_E L L animale harà il centro dcllc gambe fuo foftentacolotantopiu 
vicino al pcrpendicolo del centro délia grauità , il quale farà di più tardi 
mouimenti , e cosi di conuerfo , quello harà il centro de follentacoli più 
rcmoto dal perpcndicolo del centro délia grauità fua , il qualc fia di più 
vclocemoto. 



G iiij 



Je TRATTATO DELLA PITTVRA 

^elC huomo che porta 'vn fejojopra kJùejjalU, Cap. C C. 

S E M p R E la fpalla dell' huomo che foftiene il pcfb c più alta che la fpalla 
fcnzapefojC qucfto fi moftra nclla figura pofta à baffojper la quale pafia la 
linea centrale ditutto ilpefo dell' huomo^e dclpclo da luipoicato : il quai 
pefo compoflio fc non fiifTc diuifb con egual (bma fopra il centro dclla 
gamba che pofa , farebbc necefTità che tutto ilcompollo rouinafie : ma la 
neceffità prouede chctanta parte del pcfo naturale del huomo fi getta da vn 
de lati, quanto c la quantité del pefoaccidcnrale che Ci aggiunge dall' op- 
pofito lato : e quefto far non fi puo fc l'huomo non fi picga e non s'abbafia 
dal lato fiio più lieue con tanto piegamento che partecipi del pefo acci- 
dentale da lui portato: e quefl:o far non fi puo fe la (palla del pefo non fi 
alza,e la fpalla lieue non s'abbafTa. E qucfto è il mezzo che l'artifitiofa 
neceffità hà trouato in talc attionc. 




'DelUponderatîone delU huomo fopra lijùoipiedi. Cap. CCI. 

S E M p R E il pefo dell' huomo che pofa fopra vna fol gamba farà diuifo 
con egual parte oppofita fopra il centro délia grauità che foflienc. 



T)elFhuomo 



DILIONARDODA VINCI. 



n 




T)elï huomo chefi moue. C a p. C C 1 1. 

L'h V o M o che fi moue haià il centro délia fua grauità fopra il ccntro 
dclla gamba che pofa in terra. 




5^ TRATTATO DELLA PITTVRA 

2)^//' huomo che porta vn pejdjopra lefaejpaile. Cap. C C. 

S E M p R E la fpalla dell' huomo che foftiene il pefo è più alta che la fpalla 
fenza pefo,c quefto fi moftra nclla figura pofta à baffo^per la quale paiTa la 
linea centrale di tutto il pefo dell' huomo,e dclpefo da luiportato : il quai 
pefo compofto fe non fuffe diuifo con cgual foma fopra il ccntro délia 
gamba che pofa , farebbe neceflità che tutto ilcompollo rouinafle : ma la 
neceffità prouede chetanta parte dcl pefo naturale del huomo fi getta da vn 
de lati, quanto c laquantitàdel pefoaccidcnrale che fi aggiunge dalf op- 
pofito lato : e quefi:o far non fi puo fc l'huomo non fi piega e non s'abbafia 
dal lato fuo più lieue con tanto picgamento che partecipi del pefo acci- 
dentale da lui portato: e quefto far non fi puô fe la fpalla del pefo non fi 
alza , e la fpalla lieue non s'abbaffa. E quefto c il mezzo che l'artifitiofa 
neceflita hàtrouatointalc attione. 




DelUfonderatione delï huomo fofra UJùoipedi. Cap. CCI. 

S E MP RE il pefo delf huomo che pofa fbpra vna fol gamba farà diuifo 
con egual parte oppofita fopra il centre délia grauità che foftiene. 



'Dell'huomo 



DILIONARDODA VINCI. 




^ell^ huomo chefi moue. Cap. C C 1 1. 

L'hv o M o che fi moue harà il centre délia fua grauità fopra il ccntro 
dclla gamba che pofa in terra. 




H 



a 



TRATTATO DELLA PITTVRA 




Délia hflicaùone delfejo di qualunque animale immobile fofra lejue^amhdj, 

C A p. C C 1 1 1. 

L A priuationc dcl moto di qualunque animale , il quale pofà li fuoi 
piedi, nafcc dalla priuationc dcU'incgualitàchehanno infraloro oppofîti 
pe(î che fi ibftengono fopra i lor pcfî. 



1 




DI LIONARDO DA VINCI. 



^i 




De l piegamenti e 'voltamenti delt huomo. Cap. C C I V. 

Ta n t o diminuifcc Thuorno nel picgamento dell' vno de* fuoi lati quan- 
to egli crcfce nell'altro fuo lato oppofito, e tal picgatura farà ail' vltimo 
fubdupla alla parte chc fî eftcnde. Et di quefto fi farà particolar trautato. 

T)e piegamenti. Cap. C C V. 

TANToquanto vno de* lati de'mcmbri piegabili Çi flirà più lungo^'' 
tantola fua parte oppofita farà diminuita. La linea centrale eftrinfcca de' 
lati che non fi picgano , ne'membri piegabili, mai diminuifce o crcfce di 
fua lunghezza. 

Délia equiponderantia. Cap. C C V I. 

S E M PR E la figura che foftienc pcfo fuor di fe c délia linca centrale délia 
fuaquantità, debbegcttar tantopelonaturale o accidentaledalf oppofita 
parte, chefaccia equipondcranza de' pefiintorno alla linea centrale che fi 
parte dal ccntro dalla parte dcl pic chc fi pofa , e palla per tutta la (orna del 
pefo fopra efia parte de' picdi in terra pofata. Vedefi naturalmentc vno che 
piglia vn pcfo d'ail' vno de' bracci , gittar fuori di fc il braccio oppofito: c 
fe quefto non bafta à far l'equiponderanza, vi porgetanto più pefo di fc 
medefimo piegandofi, che fi fà fuflicientc a rcfifterc ail' applicato pefo. Si 
vede ancora in vno che Ç\:i percadcrerouefcio l'vno de' iuoi lati latcrali, 
chefemprc getta in fuori il braccio dell' oppofita parte. 

H ij 



TRATTATO DELLA PITTVRA 




Délia blUcaùone del pefi di quduncjue animale immobile Jofra leJùegamhtJl 

Cap. C C I 1 1. 

L A priuationc del moto di qualunque animale , il quale po(à li (uoi 
piedi, nafce dalla prluationedcirincgualitàchehanno infraloro oppofîti 
pdi chc 11 foftcngono fopra i lorpefi. 




DI LIONARDO DA VINCI. 



€t 




De i piegamenti e 'voîtamenti delt huomo. Cap. C C I V. 

Ta n t o diminuifcc l'huomo nel picgamento dell' vno de' fuoi lati quan- 
to egli crcfcc ncU'altro luo lato oppofîto, e tal picgatura Tara ail' vkimo 
fubdupla alla parte chc fî eftcnde. Et di quefto fi farà particolar tiaitato. 

De pegamenti. Cap. C C V. 

TANToquanto vno de* lati de'membri piegabili fî farà più lungOj 
tantola fua parte oppofita farà diminviita. La linca centrale eftrinfcca de' 
lati chc non fi piegano , ne' membri piegabili, mai diminuifce o crcfcc di 
fua lunghczza. 

DelU equiponderantia. C a r. C C V I. 

Sempre la figura chefoftiencpcfofuor di fe c délia linea centrale délia 
fuaquantità, debbcgettar tante pefonaturale o accidentaledalf oppofita 
parte, chefaccia cquiponderanza de' pefiintorno alla linea centrale chc fi 
parte dal ccntrodallapartedclpic chc fi pofa, e palfa per tutta lalomadcl 
pefo fopra eifa parte de' piedi in terra pofiita. Vedefi natu rai mente vno che 
pi^lia vn pefo d'ail' vno de' bracci , gittar fuori di fc il braccio oppofito : e 
fequeftonon balla à far l'equiponderanza, vi porgetanto più pefo di fc 
mcdefimo piegandofi,chefifàfufficientc a rcfillere ail' applicatopefo. Si 
vedc ancora in vno che fia per cadere rouefcio l'vno de' iuoi lati laterali, 
chcfcmprc getta in fuori il braccio dcll' oppofita parte. 

H ij 



6i 



TRATTATO DELLA PITTVRA 



Del moto humano. Cap. C C V I I. 

Qv A N D o tu vuoi fare l'huomo motore d alcun pefo , confidera ehe li 
moti debbono efo fatti per diuerfc lince,cioc o di baflo in alto confem- 
plice moto , corne fà quello che chinando fi pigHa il pefo chc rizzandofl 
vuolealzare,o quando vuolc ftrafcinarfi alcuna cofa dietro,ouero fpingere 
inanzi , o vuoi tirar in balïo eon corda che pafTa per carruccola. Qui li ri- 
corda che il pefo dell' huomo tira tanto quanto il centro délia grauità fùa è 
fuori del centro del fuo foftentacolo. A quefto s'aggiunge la forza chc fan- 
no le gambe o fchiena piegate ncl fuo rizzarfi. 

M A I fi fcende o fale , ne mai fi camina per niffuna linea , chc il pie di 
dictro non alzi il calcagno. 

^el moto creato dalla dejlmttione del hilico. C a p. CCVIII. 

I L moto creato dalla deftruttione del bilico , cioè dall' incgualità : im- 
peroche niltuna cofa per fe fi moue che non efchi dal fuo bilico , e quella iî 
f à più velocc , che più fi rimoue dal detto fuo bilico. 

Del hilico délie figure. Cap. C C I X. 

S E la figura pofa fopra vno de' fuoi piedi , la fpalla di quel lato che pofa 
fiafempre più baffa chel'altra, cla fontanella délia gola farà fopra il mezo 
délia gamba che pofa. Il medefimo accaderà per qualunque linea noivc- 
dremo efla figura elTendo fenza braccia fportanti non molto fuori délia fi- 
gura , o fenza pefo adoilb, o in mano, o in fpalla , o Iportamento délia 
gamba che non pofa inanzi o in dietro. 




iiinar^ifiiirr f^^-^-^-^*^^- 



DI LIONARDODAVINCL é 



1 



Délia gratta délie memhra. C a r. C C X. 

L E mcmbra nel corpo debbono cflere accommodatc con gratia al pro- 
poiito dcir ctîctto chc tu vuoi che faccia la figura : c fc tu vuoi fiire la fi- 
gura che moftri in ie leggiadria , dcbbi far mcmbri gentili, c diftciî , fcnza 
dimoihationc di troppi mufcoli , e quei pochi che al propofito farai dimo- 
ftrarc , farli dolci , cioc di poca cuidcnza, con ombre non tinte, e le mem- 
bra, e maHlmamcntc le braccia difnodate, cioc che niflun membro non 
flia in linea dritta col membro che s'aggiunge feco. E s'il fianco polo dell' 
huomo fi troua, per lo pofarefatto , che il dclho fia più alto chc ilfini- 
ftro , farai la giuntura dclla fpalla fupcriore piouere per linca perpendico- 
lare iopra il piu cminente oggctto del fianco, e fia efTa fpalla deflra più baf- 
fa délia finilîra,e lafontanellafiafcmpre fuperiore al mezzo délia o;iuntu- 
ra del pie di fopra che pofa la gamba : e la gamba chc non pofa habbia il 
fuo ginocchio più bafio che l'aïtro , e prell'o ail' altra gamba. 

L'a TT I T V D I N I dclla tcfia e braccia fono infinité , perô non m'eftcn- 
derô in darne alcuna rcgola. Diro pure chc lefianofacili c gratc con va- 
rij (lorcimenti , accio non paiano pezzi di Icgno, 

T)eUe commodita délie memhra. Cap. C C X, I. 

I N quanto alla commodita d'eflfi membri,harai a confiderarc cheqiian- 
do tu vuoifigurare vno che per qualche accidente fi habbia à voltare in 
dietro , o per canto , che tu non facci muouere li piedi e tuttc le membia 
in quella parte douevolta latefta,anzi farai opcrare col partire eflofuol- 
gimcnto in quattro giunturc , cioc quella del picde,del ginocchio, del fian- 
co, e del collo ; e fc poferai fu la gamba deftra , fiirai il ginocchio délia fini- 
ftra piegarc in dentro,6c il fijo piede fia cleuato alquanto di l:uori,e la fpalla 
finifira fia alquanto piùbafla chc la deftra , c la nucca fi Icontri nel mede- 
fimo luogo doue è volta la noce di fuori del pic lînillro , e la (palla fini- 
ftra farà Iopra la punta del pie deftro per pcrpcndicolar linca : e fcmprc 
vfa, che doue le figure voltano la tclla, nonvi (\ volga il petto, chc la na- 
tura per nofl:ra commodita c' hà fatto il collo , chc con facilita puo fcruire 
à diuerfc bande, volcndo l'occhio voltarfi in varij fiti j &: a qucllo medefi- 
mo fono in parte obedienti l'altrc giunturc : e ^oi fai l'huomo à fcderc, c chc 
le fue, braccia s'haueiTcro in qualche modo ad adoprarc in qualche cofa 
trauerfa , f à ch' il petto fi volga fopra la giuntura del fianco. 

jy "una figura fola fuor deïï ijloria. Cap. C C X I T. 

A N c o p. A non replicar le membra ad vn medefimo moto nella figura 
la qualc tu fingi eflcr fola , cioè chc fc la figura moftra di corrcr fola , chc 
tu non gli flicci tuttc due le mani inanzi , màvnainanzijcl'altra in dietro, 
perche altrimcnte non puo correre 5 e feilpiè dcfiro c inanzi, ch ilbrac- 
cio deftro fia in dietro, 6^ il finiftro inanzi , perche fcnza rai difpofitionc non 
fi puo corrcr bcnc. E fc gli farà facto vno chc lo feguiti , 'che habbia vna 
gamba chefi gctti alquanto inanzi , fà chc l'altra ritorni fotto la tefta, &C 

H iij 



6z 



TRATTATO DELLA PITTVRA 
Del moto humano. Cap. C C V I I. 



Qv_A N D o tu vuoi farc l'huorno motore d alcun pefo , confidera ehe li 
moti debbono efïer fatti per diuerfc linee,cioc o di bafl'o in alto con (èm- 
plice moto , corne fà quello che chinando fi piglia il pefo che rizzandod 
vuolealzarCjO quando vuolc ftrafcinarfi alcuna cofa dietro,ouero fpingere 
inanzi , o vuoi tirar in balTo eon corda che paffa per carruccola. Qui îi n_ 
corda che il pefo dcU' huomo tira tanto quanto il centro délia grauita fua è 
fuori del centro del fuo foftentacolo. A qucfto s'aggiunge la forza che fan- 
no le gambe o fchiena piegate nel fuo rizzarfi. 

M A I fi fcende o fale , ne mai fî camina per niffuna linea , che il pic di 
dictro non alzi il calcagno. 

T)d moto creato dalla defimttione del hilico. C a p. CCVIII. 

I L moto creato dalla defliruttione del bilico , cioè dall' incgualità : im- 
peroche nifTuna cofa per fe fi moue che non efchi dal fuo bilico , e quella fî 
fàpiùveloce,chepiii(îrimouedaldetto fuo bilico. 

Del bilico délie figure. Cap. C C I X. 

S E la figura pofa fopra vno de' fuoi piedi , la fpalla di quel lato che pofa 
fiafempre più balTa chel'altra, cla fontanella délia gola farà fopra il mezo 
délia gamba che pofa. Il medefimo accaderà per qualunque linea noi vc- 
dremo effa figura cffendo fenza braccia fportanti non molto fuori délia fi- 
gura , o fenza pefo adoffo, o in mano, o in fpalla , o fportamento dclla 
gamba che non polà inanzi o in dietro. 




DI LIONARDODAVINCL è^ 

Délia ffratia dclte membra.. Cap. C C X. 

L E membra nclf orpo debbono cfferc accommodatc con gratia al pro- 
polito dcir cffctro clic ru vuoi che faccia la figura : e fe tu vuoi fare la fi- 
C;ura che modri in fc le2;giaclria , debbi far membri gentili, e diftefi , fcnzà 
dimoltratione di troppi mulcoli , c quei pochi che al propolitofarai dinio- 
llrarc , farli dolci , cioc di poca cuidenza, con ombre non tinte, e le mem- 
bra, c maiTimamentc le braccia dilnodate, cioc che nifl'un membro non 
ftia in linca diitta col membro che s'aggiunge feco. E s'il fianco polo dell' 
huomo fi troua, pcr lo pofarefatto , che il deltro fia più alto che ilfini- 
ftro, farai lagiunturadclla fpalla fijperiore piouerepcr linea pcrpendico- 
lare fopra il più eminente oggctto del fianco, e fia efla fpalJa dcftra più baf- 
fa dcllafinilîra,e la fontanella fia fempre fijpcriorc al mczzo délia giuntu- 
ra del pic di fopra che pofa la gamba : c la gamba che non pofa habbia il 
fijo ginocchio più ballo che l'altro , e prefio ail' altra gamba. 

L'attitvdini délia tcfta e braccia fono infinité, pcro nonm'eftcn- 
dero in darne alcuna rcgola. Dirô pure che lefianolacili c gratc con va- 
rij florcimenti , acciô non paiano pezzi di Icgno. 

T)elle commodtta délie membra. Cap. C C X I. 

I N quantoallacommodità d'elTi membri, harai a confiderare cheqlian- 
dotu vuoifigurare vno che per qualche accidente Çi habbia à volrare in 
dietro , o per canto , che tu non facci muouere li piedi c tuttc le membià 
in quella parte douevolta la tefta , anzi farai operare col partire elTofiiol- 
gimcnto in quattro giunture , cioc quella del picde,del ginocchio, del fian- 
co, c del collo : e fe poferai fu la gamba dcftra , farai il ginocchio dclla fini- 
ftra picf^are in dentro,& il fijo picde fia eleuato alquanto di fuori,e la fpalla 
finilha fia alquanto piùbafl'a che la dcftra, e la nucca fi fcontri nel mcde- 
fimo luogo doue c volta la noce di fuori del pic finiftro , e la (palla fini- 
ftra fara lopra la punta del pic deftro per pcrpcndicolar linca : e fempre 
via, che doue le figure voltano la tefta, nonvi {\ voîga il petto , che la na- 
tura per noftra commodità c* hà fiuto il collo , che con facilita puo feruire 
àdiucrfcbande, volendoTocchio voltarfi invanjfitij 6c a quefto medefi- 
mo fono in parte obedienti laltre giunture : e fe fai l'huomo à fédère, e che 
le fue braccia s'haueftcro in qualche modo ad adoprare in qualche cofa 
traucrfa, fà ch' il petto fi volga fopra la giuntura del fianco. 

jy'vna figura fola fuor âelï ijloria. Cap. CCXIL 

Angora non replicar le membra ad vn medefimo moto ncllafigurd. 
la quale tu fingi cftcr fola , cioc che fe la figura moftra di corrcr fola , che 
tu non gli facci tuttc due le mani manzi , màvnainanzi,eraltra in dietro, 
pcr che altrimente non puo corrcre ; e fe il pic deftro c inanzi , ch il brac- 
cio deftro fia in dietro, & il finiftro inanzi, perche fcnza rai difpofitionc non 
fi puo corrcr benc. E fe gli farà fiitto vno che lo feguiti , che habbia vna 
gamba che Ci gctti alquanto inanzi , f à che l'alcra ritorni fotto la tefta , SC 

H iij 



^4 TRATTATO DELLA PITTVRA 

ilbraccio fuperiore fcambij il moto, évada inanzi: e cosî diqucfto lî dira 
à pieno nel libro de mouimenti. 

Qualifono le frincipali importantie che appartengono alla figura. 

C A p. C C X I I I. 

Fra le principali cofe importanti che {îrichiedono nclle flguratîoni 
de gr animali , è fituar bene la tefta fopra le fpalle , il buflo fopia i tianchi, 
c i fianchi c fpalle fopra piedi. 

Del bilicar ilpefo intorno al centra délia gramù de corpi. 

Cap. CCXIV. 

L A figura che fenza moto fopra li fuoi piedi fi fofl:iene,darà di fc eguali 
pefi oppofiti intorno al centro del fuo ioftentacolo. Dico che fe la figura 
îenza moto fara pofata fopra li fuoi piedi , che s'ella gctta vn braccio inanzi 
al fuo petto , ch' clla debba gettar tanto pefo naturale in dietro quanto ne 
getta del naturale & accidentale inanzi : e quel medefimo dico di ciafcu- 
na parte che fporta fuori del fuo tutto oltre al folito. 

Délie figure che hanno à maneggîare e portarpefi. 
Cap. c c X V. 

M A I fi leuerà o portera pefo dall'huomo , che non mandi di fe più di al- 
tretantopefo che quello che vuole leuare, c lo fporti in oppofita parte à 
quella doue effo leua il detto pefo. 

Dell' attitudini de gl' huomoni. Cap. CCXVI. 

S I A N o f attitudini de gl' huomini con le loro membra in tal modo dif- 
pofti , che con quelle fi dimofi:ri l'intentione del loro animo. 

V arieta â atùttidïni. Cap. CCXVI I. 

PRONVNTiANsigl' atti nc gl' huomini fccondole loro età c dignità, c 
fi variano fecondo le fpetie , cioè de mafchi ÔC dclle femmine. 

Delï attitudinï délie figure. Cap. CCXVIII, 

Dico che il pittore deue notarl'attitudini e li moti de gl' huomini nati 
di qua}unque accidente immédiate , cfianonotati o mcfii nella mente, c 
non afpettar che l'atto del piangere fia fattofare à vno in proua fcnza gran 
caufa di pianto , e poi ritrarlo, perche tal atto non nafcendo dal vero cafo, 
non farà ne pronto ne naturale : ma è bcn buono hauerlo prima notato dal 
cafo naturale , e poi fare ftar vno in quell' atto , pcr vedere alcuna parte al 
propofito , e poi ritarlo. 

Delï attïoni dé cïrconfianti a 'vn cafo notando. Cap. C C X I X. 

T v T Ti li circonftanti di qualunque cafo degno d'eflcre notato ftanno 
con diuerfi atti ammiratiui à confidcrare elTo atto, come quando la giu- 
fiiitia punifce limalfattori : c fc il cafo c di cofa deuota, tutti li circonftanti 



DILIONARDODAVINCr. . éj 

jrizzano gl' occhicon diucrfi atti di dcuotionc à efl'o cafo , corne il moftra- 
rc i'hoftici nel facrifïcio , c iimili : t s'egli c cafo dcgno di lifo , o di pianto, 
inqucilo non è neccfïario che tutti li circonilanti voltino gl' occhiàello 
calo, màcondiucrfî mcuimenti, cchc gian parte di quclli fi iallei>rino, 
o fi Jolghino inficme : &: fc il cafo c paurolb , li vifi fpauentati di quclli chc 
tuggono faccino gran dimoftrationc di timoré, ÔC difliga , con varij nio- 
uiiucnti, corne fi dira ncl libro de moti. 

Quai t ta de l'ignucli. Cap. C C X X. 

N o N far mai vna figura chc habbi del fottile con mufcoli di troppo ri- 
licuo 5 impcrochc gl' huomini fottili non hanno maitroppa carne fopra 
l'olla , ma fono fottili pcr la fcarfità di carne, e doue c poca carne, non 
puo eilcrgrofi'ezza di mufcoli. 

Corne U mufcoli fin corti e ^oft. Cap. C C X X I. 

I MvscoLosi hanno groife l'offa , e fono huomini groffi e corti , 6c 
hanno careftia di graifo, imperoche le carnofità de' mufcoli per loro ac- 
crcfcimento fi rifiringono inficme , bc il grafib che infra loro fi fuoîe inter- 
porrenonha luogo, ôd i mufcoli intai magri effcndo in tutto coftetti in- 
fra loro, e non potcndofi dilatare, crefcono in groffczza , e più crcfcono 
in quella parte che è più remota da loro eftrcmi, cioè inuerfo il mezzo délia 
loro larghezza e longhezza. 

Corne li grafi non hanno grofi mufioli. 
Cap. CCXXII. 

Angora chc li graffi fiano il fc corti e grofii , come l'antidetti mufco- 
lofi, cfli hanno fottili mufcoli , ma la loro pelle vefte molta groflczza fpo- 
gnofa e vana , cioc picna d'aria ; pero effi gralTi Çi foftenc^ono più fopra 
l'acqua che non fanno li mufcolofi , chc hanno nella pelle rinchiufa meno 
quantità d'aria. 

Qu^lt fono li mufioli che jparifiono ne mouimenù àmerfii àelt huomo. 

Cap. c c X X 1 1 I. 

N E L L alzare &; abballare dcllc braccia le poppc Iparifcono , o elle Ç\ 
fanno di più rilicuo : il fimile fiinno li rilieui de fianchi ncl pirgarfi in fuori 
o in dcntro nclli loro fianchi \ e le fpalle fanno più variera , ÔC li fianchi , ôC 
il collo , che nillùn altra giuntura , perche hanno li moti più variabili : G 
di quefto Ç\ fara vn libro particolarc. 

Bè mufcoli. Cap. C C X X I V. 

L I mcmbri non dcbbono haucr nella gioucntù pronuntiationc de' muf- 
coli , perche c fcgno di fortczza attempata , e ne'giouanctti non è tempo, 
ne matura fortczza : ma fiano i fentimcntidclle mcmbra pronuntiatepiù 
o meno cuidenti, fecondoche più o menolarannoaftaticati: e fempre ii 
mufcoli che fono aftaticati fono più alti e grofll che quclli che ftanno in 

H iiij 



64 TRATTATO DELA PITTVRA 

ripofojC mai le linee centrali intrinfechc de' mcmbri che fi picgano ftanno 
nella loro natural lunghezza. 

Chetignudofiguratocongran^ eutderh(a de mufcolifiafen^ moto. 

C A p. C C X X V. 

L'i G N V D o figurato con grand' cuidcnza di tutd i fuoi mufcoli fia fenza 
moto , perche non (1 puo mouere fe vna parte de mufcoli non fi allcnta 
quando gl' oppofiti mufcoli tirano : c quelii che fi allcntano mancano dclla 
loro dimoflratione , c quclli che tirano fi fcuopronoforte , e fannofi cui- 
denti. ^ 

Che le figure ignude non dehhono hauer i loro mufcoli rkercati affato. 

C A p. C C X X V I. 

L E figure ignude non debbono hauer i loro mufcoli riccrcati intera- 
mentc , perche ricfcono difficili e difgratiati. Per quelf afpctto che il mem- 
bro fi volta alla fua operatione, per quel medefimofiano U fuoi mufcoli 
più fpeifo pronuntiati. Il mufcolo in fe pronuntia fpelTo le fue particolc me- 
diante l'operatione , in modo che fenza taie operatione in effo prima non (i 
dcmoftrauano. 

2)f //' allargamento e racortamento de mufcoli. Cap. CCXXVIL 

I L mufcolo délia cofcia di dietro f à maggior varictà nella fua cftenfio- 
ne ôc attratione che niffunaltro mufcolo che fia nell huomo. Il fecondo h 
quello che componc lanatica. Ilterzo è quello délie fchiene. Il quarto è 
quello délia gola. Il quinto è quello délie fpallc. Il fefto è quello dello fto- 
macho , che nafce fotto il porno granato , e termina fotto il pettignone, 
come fi dira di tutti. 

'Doue fi troua corda ne gl' huominifin'^a muficoli. 
Cap. CCXXVIII. 

D o V E il braccio termina con la palma délia mano preifo à quatro dita, 
fi troua vna corda la maggior che fia nell huomo» la quale è fenza mufcolo, 
c nafce nel mezzo dell' vno de' fucili del braccio , e termina nel mezzo 
deir altro fucile, &: hà figura quadrata , 6c è larga circa trc dita , e grofia 
mezzo dito , e quefta férue folo à tenere infieme ftrctti le due dctti fucili del 
braccio , accio non fi dilatino. 

T)e gl'otto pel^ che naficono nel me'^o délie corde in 'varie gmnture dell' 

huomo. Cap. CCXXIX. • 

N A s c o N o nelle giuntare dcU' huomo alcuni pezzi d olTojli quali fono 
ftabili nel irezzo délie corde che legano alcune giunturc, come lerotelle 
délie ginocchia , e quelle délie fpalle , &: de' piedi , le quali fono in tutto 
Otto , che n'c vna per fpalla , bC vna per ginocchio , e due per ciafcun piedc 
fotto la prima giunturadelli ditti grofTiverfoilcalcagnOîC quclti fi fanno 
durifumi verfo la vecchiezza dell' huomo. 

Bel 



DI LIONARDO DA V I N C L éj 

Del mufcolo che e infrÀl porno granato, & il pettignone. Cap. C C X X X. 

N A s c E vn mufcolo infia il porno granato , 6^ il pettignone , ( dico 
termina ncl pettignone) il quale c di trc potenze, perche c diuifo nella Tua 
IVnghczza ditre corde, cioc prima il mufcolo fupcriore, e poi feguita 
vna corda larga comc effo mulcolo , poi feguita il fecondo mufcolo più 
baffodiquefto, al quale fi congiunge la féconda corda, al fine le^uira il 
terzo mufcolo con la terza corda, la quai corda c congiunta aU'offo del 
pettignone : e quefte tre riprefe di tre mufcoli con tre corde fono fatte dalla 
natura per il gianmotochehal'huomonelfuo piegarfi, cdiltenderfi con 
fîmile mufcolo : il quale fcfuffe d'un pezzo farebbc troppa variera nel fuo 
dilatarfiè reftringerfi , nel piegarfie diftendcrfî deirhuomo, efà ma2;gior 
bellczza nell'huomo baucr poca variera di tal mufcolo nellc fue attioni,im- 
perocheiè il mufcolo iîhàdadiflendere noue dita, ôCaltre tante poi riti- 
rarfijuon tocca tre dita perciafcun mufcolo, le qualifanno poca variera 
nclla loro figura , e poco diformano la bellezza del corpo. 

Dell' ijltimo fioltamento che puofar l'huomo nel vederjl adietro. 

Cap. CCXXXI. 

L'v L T I M o fiioltamento che puo far l'huomo farà nel dimoflrarfi le cal- 
cagne in dietro , 6c il vifo in faccia : e quefto non (\ farà fcnza difficultà , 6c 
fc non h. piega la gamba ÔC abbafiafi la (palla chcguarda la nucca : e la cau- 
fa di taie fuoltamento fia dimoftrata nel anatonaia , ÔC quali mufcoli primi 
6c vkimifimuouino. 




64 TRATTATO DELA PITTVRA 

ripofo , e mai le linee centrali intrinfechc de' mcmbri chc fi picgano ftdnno 
nclla loi'o natural lunghezza. 

Che ï tgnuàofigurato con ^ranX euidenXa dé mufioli fia pnTa moto. 

c'a V. C C X X V. 

L'i G N V D o figurato con grand euidcnza <di tutti i fuoi mufcoli fia fcnza 
moto , perche non fi puo mouere fe vna parte de mufcoli non fi allenta 
cjuando gl' oppofiti mufcoli tirano : c quclli chc 11 allcntano mancano délia 
loro dimoilrationc , c quclli chc tirano fi fcuoprono forte , e fannofi eui- 
dcntj. 

Che le figure îgniide non dehbono hauer t loro mufcoli ncercati affkto. 

C A p. C C X X V I. 

L E fiçrurc isrnude non debbono hauer i loro mufcoli ncercati intera- 
mcnre , perche riefcono difticih e difgi atiati. Pcr quell' afpi tto che il mem- 
bro il voîta alla fua opcrarionc, pcr qurl medefimofiano li fuoi mufcoli 
più fpcflo pronuntiati. Il mufcolo in fc pronunria (pcllo le fae particolc me- 
diante l'opcrationc , in modo chc icnza talc operatione in ciïo prima non (î 
demoftrauano. 

2)<f//' alUrgamento e racortamento dé mufcoli. Cap. CCXXVII. 

I L mufcolo délia cofcia di dietro f à maç^ior variera nella fua eftcnfio- 
ne&; attrationecheniffunaltro mufcolo che fia nell huomo. Il fecondo è 
qucllo che componc lanatica. Ilterzo è quello délie fchicne. Il quarto è 
quello délia gola. Il quinto è quello délie Ipallc. Il fefto c quello deilo fto- 
macho, che nafce fotto il porno granato , e termina fotto il pettignone, 
corne fi dira di tutti. • 

T>oue fi troua corda ne gl' huomtnifenXa mufcoli. 
Cap. CCXXVIII. 

D o V E il braccio termina con la palma délia mano prefTo à quatro dita, 
fi troua vna corda la maggior die fia nell huomo, la qualc è fenza mufcolo, 
c nafce nel mezzo delT vno de' fucili del braccio , e termina nel mezzo 
dell'akro fucile,&: hà figura quadrata, 6C è largacirca trcdita, c grolla 
mezzo dito , c qucfta feruc folo à tenere infieme fi:retci le due detti fucili del 
braccio , accio non fi dilatino. 

De gl'otto pel^ che nafcono nel me^Tp délie corde in "varie giunture dell' 

huomo. Cap. CCXXIX. 

N A s c o N o nelle giunturc dcU' huomo alcuni pczzi d 'oflb,li quali fono 
ftabili nel mezzo dellc corde che lej^ano alcune çiunturc, come lerotellc 
délie p;inocchia, e quelle délie fpalle,&: de' piedi,le quali fono in tutto 
Otto , che n'è vna per fpalla , &C vna pcr ginocchio , e due per ciafcun piedc 
fotto la prima giunturadelli ditri groffiverfoilcalcagnojC quefti fi fanno 
durilTimi verfo la vecchiezza dell' huomo. 

Bel 



DI LIONARDO DA VINCI. ^5 

Dd miifcolo che è mfral porno granato ^ & ilpcttignonc. Cap. C C XX X. 

Na s c E vn mufcolo infra il porno granato , ôC il pettignonc, (dico 
termina nel petrignone) il quale c di tre potenzc, perche è Jiui(o nellaTua 
l'vnghezza ditre corde, cioc prima il mufcolo fuperiore , e poi feguita 
vna corda larga come effo mulcolo , poi feguita il fecondo mufcolo più 
ballo di quefto , al quale il congiungc la féconda corda, al fine feguita il 
terzo mufcolo con la terza corda , la quai corda c congiunta aU'oflo dcl 
pettignone: cqueftetreriprefeditremufcoli contre corde fonofatte dalla 
natura per il gran moto che hàl'huomo nel luo piegarfi, cdiftenderfi cou 
(îmile mufcolo: il quale fcfuffe d'un pezzo tarebbc troppa variera nel fuo 
dilatarfic reftringerfi,nel piegarfi c diftendcrfi deU'huomo, efà maggior 
bellezzanell'huomo haucr poca variera di tal mulcolo nelle fue attionijim- 
perochefe il mufcolo fi hà da diftendere noue dira, ôCaltre tante poi riti- 
rarfi , non tocca tre dita per ciafcun mufcolo , le quali fanno poca variera 
nclla loro figura , e poco diformano la bellezza del corpo. 

Dell' "vltimo fiioltamento che puo far Hmomo nel 'veàerfi a dietro. 

Cap. CCXXXI. 

LV L Ti M o fuoltamento chepuo far l'huomo farà nel dimoftrarfi le cal- 
cagne in dietro , & il vifo in faccia : e quefiio non fi farà fcnza difiicultà , &c 
fe non ii picga la gamba ôC abbaffafi la fpalla che guarda la nucca : c la cau- 
fa di taie fuoltamento fia dimoflrata nel anatomia , 6c quali mufcoli primi 
ôc vltimifimuouino. 




66 



TRATTATO DELLA PITTVRA 



Ouanto fi puo aumcinar tvn braccio con ïaltro ai âietro, 

C A p. CCXXXII. 

Delle braccia chc fi mandano di dietro, le gomita non fî faran- 
no mai più vicine che lepiii lunghe dira pafTino le gomita dell' oppofitc 
mani , cioc chc IVltima vicinità chc haucr pofTmo le gomita dietro aile 
rcni , (ara quanto c lo fpatio ch' c dal iuo gomito ail' cftremo del mag- 
^ior dito dcUa mano , lequali braccia fanno vn quadrato perfetto. E quan- 
to Il poilîno trauerfar le braccia fopra il petto , è .chc le gomita venghiaa 
nel mezzo del petto, e qucftc gomita con le fpallc e braccia fanno vn trian- 
golo equilatero. 




Dell* attarecchto àdUforzA ddï huomo che 'vuol generare ^an -permfionLJ. 

Cap. CCXXXIII. 

Qv A N D o l'huomo fi difpone alla crcatione del moto con la forza, ef- 
fo fi piep-a e fi torcc quanto puo nel moto contrario à quello doue vuol 
gcnerare la percufTionc , e quiui s'apparecchia nella forza che à lui è pofTi- 
bile , la quale conduce c lafcia fopra dclla cofa da lui percofTa col moto 
del compofto. 



DI LIONARDODA VINCI. 




Délia forzAcomfopa dalU huomo , e prima fidirà de lie braccta. 

Cap. CCXXXIV. 

L I mufcoli chc muouono il maggior fucilcdcl braccio ncU' cftenfionc 
c retrattionedcl bracciojnafcono circa il mczzo dcll' oflo dctto adiutorio, 
l'vno dictroall'altrojdidictro c nato qucUo chc cftcnde ilbiaccio, e di- 
nanzi queilo chc \o piega. 

SEl'huomo c più potcntc iicl tirare che nello fpmgere, prouafi pcr la 
9*. de ponderibus , doue dicc : Infra li pcfi di egual potcnza , qucllo fi di- 
moftrci à più potente chefaràpiù rcmoto dal polo délia lorobilancia. Se- 
guita che cffcndo N. B. mufcolo , 6c N. C. mufcolo di potcnza infra loro 
eguaU , il mufcolo dinanzi N. C. c più potente che il mufcolo di dietro 
N. B. perche eifo è fcrmo ncl braccio in C. fito più remoto dal polo de! 
gomito A. che non è B. il quale c dila da cfTo polo , e cofi è conclufo l'in- 
tcnto. Màqucfta c forza fcmplice, e non comporta, come fi propone di 
voler trattare, e doucmo metter più inanzi ; ôc la forza compoda è quella 
quando faccndofi vn opcrationc conlcbraccia, vis'aggiungcvna féconda 
potcnza dclpefo délia perfona, c délie gambc, come ncl tirare, c nello fpin- 
gere , chc olrre alla potcnza dcllebracciavis'aggiunge il pefodclla perfo- 
na , c la forza dclîa fchiena, e dcllc gambc, la quale c ncl voler diftcndcrll, 
comefarebbe di duc ad vna colonna, chc vno la fpingeifc, c l'altro la ti^ 
rafle. 



66 



TRATTATO DELLA PITTVRA 



Quanto fi puo auMicinar l^'vn hraccio con l'altro di dtetro. 

Cap. CCXXXII. 

D E L L E braccia chc fi mandano di dietro , le gomita non fi faran- 
no mai piùvicine che le più lunghe dita pafTmo le gomita dell' oppofite 
mani , cioc chc Tvltima vicinità chc hauer pofiino le gomita dietro aile 
reni , (ara quanto c lo fpatio ch* c dal (uo gomito ail' cftremo del mag- 
gior dito délia mano , Icquali braccia fanno vn quadrato pcrfctto. E quan- 
to C\ poifino trauerfar le braccia fopra il petto , è che le gomita venghino 
nel mezzo del petto, c quelle gomita con le fpalle e braccia fanno vn trian- 
golo equilatero. 




Dell* apfarecchio délia forzji dell' huomo che vuol generare ^an percHpont^. 

Cap. ce XXXIII. 

QvA N D o l'huomo fi dilpone alla crcatione del moto con la forza, efi- 
fo fi piega e fi torce quanto puo nel moto contrario à quello doue vuol 
pcnerarela percuflione , e quiui s'apparecchia nellafiDrza chc à lui è polTi- 
bile , la quale conduce c lafcia fopra dcUa cofa da lui percofTa col moto 
del compofto. 



DI LIONARDO DA VINCI. 




Délia forzja compojla dal[ huomo , â prima fl dira délie braccta. 

Cap. CCXXXIV. 

L I mufcoli chc muouono il maggior fucilc dcl braccio ncll' cftenfionc 
c rctraccione dcl braccio,nafcono circa il mczzo dcU' olTo detto adiutorio, 
l'vno dietroaU'altroididictro c nato qucllo chc eftcndc ilbiaccio, e di- 
nanzi qucilo chc lo piega. 

SElhuomo c più potcnte ncl tirarechc nello (pingcrc , prouafi per la 
9*. de ponderibus , doue dicc : Infra li pcfi di cgual porenza , quello fi di- 
rrioftrcràpiii potcnte chefaràpiù rcmoco dal polo dclla loro bilancia. Sc- 
guita chc cfTcndoN. B. mufcolo, 5C N. C. mulcolo di potcnza infra loro 
c^uali , il mufcolo dinanzi N. C. c più potcnte che il mufcolo di dictro 
N. B. perche ciTo è fcrmo ncl braccio in C. fito più remoto dal polo dcl 
gomito A. chc non è B. il qualc è dilà da cfTo polo , e cofi c conclufo l'in- 
tcnto. Màqucfta c forza fcmplice, e non compofta , corne fi propone di 
voler trattarc , c douemo mctter più inanzi 3 &: la foi"za corapofta c quella 
quando faccndofi vn opcrationc con le braccia, vis'aggiunge vna féconda 
potcnza dcl pefo dclla perfona, e dclle gambc, corne ncl tirare, c nello fpin- 
gcre , chroltreallapotcnzadcllebracciavis'aggiungcil pefo dclla perfo- 
na , c la forza dclla fchiena, e dellc gambe, la qualc c ncl voler diflcnderfi, 
corne farcbbc di duc ad vna colonna , chc vno la fpingcffc , c l'altro la ti- 
rartc. 

I ij 



6$ 



TRATTATO DELLA PITTVK 



if^i ^i i . i in ii yw ii ly i|i i ^iL i u ii!ii yn wPii ! P .t^>^m i HL^i ||i nT' 4. 1 LLiy ii ii|iU! i Myt i WLi i j^ iii iu ii ii^i ii t i _Lj | .iii u i m i yruimfiLL !i »i- i imiiu» !i 'y; '<»g MA ! pi»iMiy,^^ 




Qmtemaggtorjotmzjidell^huomOy quella del tirare, o quelU dello jj?mgert^. 

Cap. CCXXXV. 

Mo LTO maggior potcnza hà l'huomo nel tirare chc nello fpingcre, 
perche ncl tirare vi s'aggiunge la potenza de mufcoli délie braccia che 
fonocrcati folo al tirare , e non allô fpingcre, perche quan do il braccio è 
drittOjli mufcoli che muouono il gomito nonpoffono hauere alcuna attio- 
ne nello fpingcre più che (i haueflTe l'huomo appoggiando la fpalla alla cofa 
che lui vuole rimouere dal fuo fîto, nella quale folo s'adoprano li nerui che 
dnzzannola fchiena incuruata, e quclli che drizanno la gamba piegata, 
c ftanno fotto la cofcia, c nella polpa dietro alla gamba, e cosi e conclufo 
al tirare aggiungcrfi la potenza délie braccia, e la potcntc cftcnfione dcllc 
eambc, e délia fchiena , infieme col petto dell' huomo , nella qualità che 
richiedc la fua obliquità 5 & allô fpingcre concorre il medefimo, mancan- 
dogh la potenza dclle braccia, perche tanto è a fpingcre con vn braccio 
dritto fenza moto , corne è hauere interpofto vn pczzo di legno fra la fpalla 
c la cofa che fi fpingc. :^^sa ^ %ï 



^^à 




DI LIONARDO DA VINCI. 




Délie memhra che piegano^e che officiofà la carne che la vejle in ejfopic' 

gamento. Cap. CCXXXVI. 

La carne che vefte le giunture dcll' ofTa, c l'altre parti ail' ofTo vicine, 
crcfcono e diminuifcono nelle loro groffezzc fecondo il pie2;amcnto o 
cftcnfionc dcllc predette membra , cioè crcfcono dalla parce di dentro 
dcir angolo che fi gênera nelli piegamenti de' membri, 6^ s'afTottigUano, 
6<: fi eftendono dalla parte di fuorideir angolo eilcriore : hc il mezzo che 
s'intcrpone frà l'angolo conuello & il concauo partccipa di talc accrefci- 
mcnto o diminutionc,màtantopiù o meno quanto le parti lonopiù vi- 
cine o remoteda gl'angoli délie dette giunture picgate. 

Del njoltar la gamba Jênzjt la cofcia. Cap. CCXXXVII. 

Impossibile è voltar la gamba dal ginocchio in giù fcnza volrar la 
cofcia con altretanto moto : e quefto nafce che la giuntura dcll' odo dcl 
ginocchio hà il contatto dell' oflo dcUa cofcia internato e commefio con 
l'olTo dclla gamba,e folo fi puo muoucrc tal giuntura inanzi o m dictro,nel 
modo che richicde il caminare , 6c l'inginocchiarfi; ma non (\ puo mai 
muouerelateralmente,perchcli contatri checompongonola giuntura del 
ginocchio non lo comportano : imperochc fc tal giuntura fufie piegabile c 
voltabilejComel'ofibdcradiutorio che fi commette nella fpalla, e comc 
quello délia cofcia che fi commette ncU' anche, l'huomo harcbbe femprc 
picgabili cosi le gambe per gli loro lati, comc dalla parte dinanzi alla parte 

I iij 



70 TRATTATODELLAPITTVRA 

di dictro, c fcmpretali gambc farebbono torte : ÔC ancora talgiuntura non 
puo preterirclarcttitudinc dclla gamba , 6c è folo picgabile inanzi, e non 
in dietro , perche le il piegaffc in dietro , l'hucmo non fi potrcbbe leuarc in 
piedi quando fufle inginocchiato, perche nelleuarii di ginocchioni, délie 
due ginocchia , prima fi dàil carico del bufto fopra IVno de'ginocchi, e 
fi:aricafi il pcfo dell' altro , 6c in quel tempo Taltra gamba non fente alcro 
pefo che di fe medefima, onde con facilita Icua il ginocchio da terra,e mette 
la pianta dcl piedetutta pofata alla terra , di poi rende tutto il pcfo fopra 
effopiede polato,appoggiando la mano lopra il fuo ginocchio, &C in vn 
tempo diiîende il braccio il quale porta il petto e la tcfta in alto , e cosî 
diftende c drizza la cofcia col petto, e faflidritto foprà elTo piede pofato 
in fino chehàleuatolaltra gamba. 

Délia piegamra délia carne. Cap. CCXXXVIII. 

S E M p R E la carne piegata c grinza dall' oppofita parte da che l'c tirata. 

Del moto fimplice dell' huomo. Cap. CCXXXIX. 

I L moto femplice c detto quello che f à nel piegarfi femplicemente , o 
inanzi, o in dictro. 

ÇlM^ow compofio. Cap. C C X L. 

I L moto compofto è detto quello quando per alcuna operatione fi ri- 
chiede piegarfi in giù c in traucrfo in vn medefimo tempo : cofi deue 
auucrtire il pittorc à fare i mouimenti compofti, i quali fiano integral- 
mente aile loro compofitioni : cioc fe vno fa vn atto compoilo , mediante 
le neceflita di taie attionc , che tu non l'imiti in contrario col fargli fare 
vn' atto femplice , il quale farà più rcmoto da effa attione. 

Delli mon appropriati a gt effetù de gthuomini. Cap. C C X L I. 

L I moti délie tue figure debbono eflcre dimoftratiui dclla quantità délia 
forza quale conuiene a quelle vfare à diuerfc attioni , cioè che tu non facci 
dimoJtrare le medefime forze a quel che leuerà vna bachetta , la quale fia 
conueniente all'alzare dVna trauc. Adunque fà diueiie le dimoitrationi 
dellc forze , fecondo la qualità de' pefi da loro maneggiati. 

2)^' moti délie figurer. Cap. CCXLII. 

Non farai mai le tefte dritte fopra le Ipalle , ma voltate in traucrfo , à 
deftra o à finiftra,ancorche elle guardino insii o in giLi,odritto, perche 
gli c necefiario fare i lor moti che moftrino viuacità defta , c non addor- 
mentata. E non fare li mezzi di tutta la pcrfonadinanzi odi dietro, che 
mortrinolelororcttitudini fopra o fotto a gfaltri mezzi fuperiori o infe- 
rioii : e le pure tu lo vuoi vfare , fallo ne' vecchi : e non replicare li moui- 
menti dellc braccia, o délie gambc, non che in vna mcdcfima figura, ma 
ne anche nelle circonftanti e vicinc, fe già la ncccflità dcl cafo, che (\ fingc 
nonti conilringell'e. 



DILîONARDODAVINCr. 71 

De gL'atti dimofiratiui. Cap. CCXLIII. 

N E gl'atti aflPettionati dimofiratiui , Iccofc propinqueper tempo o pcr 
fi'to s'hanno à moftrarc con la mano non troppo remota da cfTi dimoftra- 
tori; e fe le predctte cofe laranno remote , remota dcbba eflcrc ancor la 
mano del dimoftratore , e la faccia dcl vifo volta à chefi dimoftra. 

BelU variera de ^ifi. C a p. C C X L I V. 

S I A variata l'aria de'vifi fccondo ^S. accidcnti dcU'huorno in fatica , in 
ripolo, inpiantojinrilo, in gridarc, in timoré, c cofefimili, &: ancoralc 
membra délia perfona infîeme con tutta Tattitudine deue rifpondcre ail' 
effigie altcrata. 

T)i moti appropr/aù alla mente del mobile. Cap. C C X L V. 

Sono alcuni moti mcntali fcnza il moto del corpo , 6£ alcuni col moto 
dcl corpo. Li moti mcntali fenza il moto del corpo lafciano caderebrac- 
cia, mani , & ogn'altra parte chemoftra vita : ma li moti mentali con il 
moto del corpo tcngono il corpo con le fue membra col moto appropria- 
to al moto délia mente; e di quefto tal difcorfo {î dira moite coie : euui 
vn tcrzo moto ch' è partecipantc dellVno c dell' altro : 6c vn quarto chc 
non è ne l'vno , ne l'altro \ c quefti vltimi fono infenfatijouero difenfato : e 
fi mette ncl capitolo délia "^^xtàtl o de' bufFoni nelle loro morefchc. 

Corne ^atti mentali muouano la perfona in primo ^ado di facilita e 
commodita. Cap. CCXLVI. 

I L moto mentale muoue il corpo con atti fcmplici, c facili,non in qua, 
& in là , perche il fuo obietto c nella mente, la qualc non muoue i fenfi, 
quando in fe medefima c occupata. 

Del moto natû dalla mente medtante l'ohhietto. Cap. CCXLVI I. 

QvA N D o il moto deir huomo c caufato mcdiantc l'obbietto, o taie ob- 
bictto nafce immédiate , o no : le nafcc immédiate, quel chc fi muoue torcc 
prima alTobbiettoil fenfo più neceffario , ch'è l'occhio, lafciando ftar li 
piedi al primo luogo, e folo muouelc cofcie inficme con i fianchi c ginoc- 
chi vcrfo quclla parte doue fi volta locchio, c cosi in tali accidcnti fi fara 
gran difcorfo. 

De moti communi. Cap. CCXLVIII. 

T A N T o fon varij li moti di gl'huomini quante fono le variera de gl ac- 
cidcnti che difcorrono per le loro menti : e ciafcuno accidente in fe muoue 
più o mcno efli huomini , fccondo chcfaranno di maggior potcnza, e fc- 
condo l'età s perche altro moto farà fopra vn mcdcfimo cafo vn giouanc, 
che vn vccchio. 

♦ • • • • 

I 111) 



71 TRATTATO DELLA PITTVRA 

T)el moto\ de gl'ammali. Cap. CCXLIX. 

O G n' A N I M A L E di duc picdï abbafla nel fuo moto piii quella parte che 
fta fopra il picde chc alza , che quella che fta fopra il piede che pofa in ter- 
ra : e la fua parte fuprema fa il contrario : e quefto ii vede nelli fianchi e 
fpalledcirhuomo quandocamina,c nclF vccelli il mcdefimo con latefta 
fua,econ la groppa. 

Cloogm memhro fia froportionato a tutto il fuo corpo. 
Cap. C C L. 

F A ch' vna parte d'vn tutto fià proportionata al fuo tutto : corne fe vn 
huomo è di fleura erofl'a e corta.f à che il medefimo lia in fe o£^ni fuo mem- 
bro , cioc braccia corte e grollc , le mani larghe e grolle , c le dita corte, 
con le fue giunture nel modo fopra detto. E cosî il rimancnte. 

Dell' oJferuanZja del decoro. Cap. C C L I. 

OssERVAil decoro , cioè la conuenienza delf atto, vefti, fito, c cir- 
conftanti délia dignità o viltà dcUe cofe che tu vuoi fi^urare: cioè che il 
ih fia di barba, aria, & habito graue , àc il fito ornato , àc i circonftanti 
fliano con riuerenza , ammirationc , &C habiti degni c conuenienti alla 
grauità d'vna corte reale, e li vili difornati &: abbietti,&C li loro circonftanti 
habbino fimilitudine con atti vili e prefuntofi , c tutte le membra corrif- 
pondino a tal componimento. Che gl'atti d Vn vecchio non fiano fimili à 
quelli d'vn giouane , e quelli d'vna femina àquelli d'vn mafchio , ne quelli 
d'vn huomo à quelli d'vn fanciullo. 

Dell' eta délie fgurt^. Cap. C C L 1 1. 

Non mefcolare vna quantità difanciulli con altrctanti vccchi, ne gio- 
uani con infanti, ne donne con huomini , fe già il cafo che vuoi figurare 
non li legafle infieme. 

Qualita d'huornini rie componimenti dell' hijlone. 
Cap. c c L 1 1 1. 

P E R l'ordinario ne' componimenti communi dell' hiftorie vfà di farc 
rari vecchi, efeparatida'giouani, perche li vecchifonorari,c lilorcoftumi 
non a confanno con i coftumi de' giouani ; e doue non è conformité 
di coftumi non Ci fà amicitia , e doue non è amicitia (i fà fcparationc. 
E doue (i f à componimenti d'iftorie apparenti di grauitac confic^li, facci 
pochi giouani , perche li giouani volentieri fuggono li configli : 6^ altre 
cofe fimili. 

T>elfig:irare "uno che parli con pm perfone. Cap. CCLIV. 

VsE R AI di farquello che tu vuoi che parli frà moite perfone in atto 
di confiderar la materia clV egli hà da trattare, c di accommodareinlui 
gl'atti appartcncnti a cfta materia 5 cioc fe la materia c perfuafiua,che gl'atti 

fiano 



DILIONARDODAVINCI. 75 

{îano al propofito hmili, e fe la matciia c di oichiarationc di diucife ra- 
gioni,fà chc qucllo che parla pigli con i duc diti dclla man deftra vn ditto 
délia finiftra , hauciidone lerrato li dueminori 3 c col vilo pronto vcrioil 
popolo , con la bocca alquanto apcita , che paia che parli. E fc egli hcdc, 
che paia che iî folleui alquanto litto, e con la tefta inanzi.E fe lofai in piedi, 
fallo alquanto chinarli col petto c la tefta inuciTo il popolo,il qualc figurerai 
tacito,&: tutto attento a riguardare l'oratore in vilo con atti ammiiat.ui : e 
f à la bocca d alcun vecchio per marauiglia delT vdite fentcnzc chiufa, e nclli 
cflrcmi bafll tirarfi in dietro moite picghe délie guancic, e con le ciglia alte 
nella giuntura,le quali creino moite picghe per la fronte : alcuni a fcdcre cou 
Icdita dclle mani intcflutc , tenendoui dcntro il ginocchio ftanco : altri coa 
vn^inocchiofopral'altrOjSu'lquale tenga lamano,chcdentioafc riccua 
il gomito , la mano del quale vada à follenere il mento baibuto d'alcun vec- 
chio. 

Corne deue farfi vnafigHra irata. Cap. CCLV. 

Alla figura irata farai tenere vno per li capelli col capo Itorto a terra , c 
con vno de' ginocchi su'l coftato,e col braccio defho Icuare il pugno in alto: 
queftohabbiah capelli eleuati, le ciglia baffe c ftrctte, &; i denti ftretti da 
canto dclla bocca arcata,il collo gtoifo, e dinanzi per il chinarfi ail' inimico 
pieno di grinze. 

Corne fi figura 'vn dijperato. Cap. C C I. V I. 

A L difperato farai darfi d'vn coltello , e con le mani haucrfi ftracciato i 
veftimenti, e fia vna d'elfe mani in opéra à Ibacciar la ferita, e farailo con i 
piedi ftanti , e le gambe alquanto piegate, c la perfonafimilincntc verfo ter- 
ra , con capelli ftracciati. 

Del ridere e del piangere , e differenz^a loro. Cap. CCLVII. 

D A quel che ride à quel che piange non fi varia ne occhi , ne bocca , ne 
guancic, ma folo la rigiditàdellc ciglia che s'aggiungono à chi piange, e 
leuanfi à chi ride. A qucllo che piange s'aggiugnc ancora le mani ftracciar- 
Ic vefti : e vai iafi nelle varie caufe del pianto,perche alcun piange con ira,al- 
cuno con paura, alcuno per tenerezza 6c allegrezza, alcunopci fofpctto,&C 
alcuno per doglia e tormento, alcuno per pieta e dolore de' parenti o amici 
perfi : dclli quali piangenti alcuno Ci moftra difperato , alcuno mediocre,al- 
cuno lagrima , alcuno grida , alcuno Ità con il vifo al ciclo , e con le mani in 
ba(fo , hauendo le dita di quelle infieme tcffute, altri timorofi con lefpalle 
inalzatc aU'orecchie, c cosifcguonofccondo Icprcdctte caulc. Quel che 
verfa il pianto alza le ciglia nelle loro giunture , e le (Irincre infieme, c com- 
ponc grinze di fopra,&: nuolta li canti dclla bocca in ballo, e colui chc ride 
gh hà alti, c le ciglia apertc c fpatiofe. 

K 



74 TRATTATO DELLA PITTVRA 

T>cl pofire de putti. Cap. CCLVIII. 

N e' putti e ne' vecchi non debbon'efTer atti prond fiitti mediante le loro 
gambe. 

'Delpofardelleftmineyedegiouam. Cap. CCLX. 

N E L L E femine c giouanetti non debbon'efTer' atti di gambc fbandatc, 
o troppo apertc, perche dimoftrano audacia , o al tutto priuatione di ver- 
gogna , e le ftrettc dimoftrano vergogna. 

2)/ quelli che fdtano. Cap. CCLIX. 

L A natura opéra &: infcgna fcnza alcun difcorfo del faltatore , che quan- 
dovuoiraltare,egli alzaconimpetolebraccia c le rpalle^equaUfeguitan- 
do l'impeto , Il muouono infieme con gran parte dcl corpo, &C Icuanfiin 
alto , fin' a tanto che il lor impcto in f e fi confumi : il quai' impeto è accom- 
pao-nato dalla fubita eftenfione dcl corpo incuruato nellafchiena, e nella 
o-juntura délie cofcie,dclle ginocchia,e de' piedi, la quai' eftenfione c fatta 
per obltquo -> cioè inanzi , &: ail' in su , e cofi il moto dedicato ail' andarc 
inanzi porta inanzi il corpo che falta , &: il moto d'andare ail' insu alzail 
corpo j e falli fare grand' arco , &: aumenta ilfalto. 

'Dclï huomo che iiuol ùrar ^na cofafuor dife con grand' impeto. 

Cap. c c L X I. 

L' H V o M o il quale vuol tirar vn dardo,o pietra, o altra cofà,con impe- 
tuofo moto,puô elTere figurato in due modi principali, cioè o potra efter 
fiqurato quando l'huomo (\ prépara alla creatione del moto , o vcramentc 
quando il moto d'cfto è finito. Ma Te tu lo fingcrai per la creatione dcl mo- 
to , air hora il lato di dentro del piedc farà con la medefima linca del petto, 
ma harà la fpalla contraria iopra il piede , cioè fe il piedc dcftro farà fotto il 
pefo dcir huomo, la fpallafiniftra farà fopra la puntad'cflo piede deftro. 



DI LIONARDO DA VINCL 



75 




Perche quello che 'vuoi tïrar , oficcar ttrando ilferro in terra , alTa la 
gamba oppofta incuruata. Cap. CCLXII. 

QvjE L chc col tirare vuol ficcarc o trarre il cannonc in terra , alza la 
gamba oppofîta al braccio chc trahe , e quclla picga ncl ginocchio , c 
qucfto fà perbclicarfilopra il piede che pofa in tcria, fcnza il quai pic- 
gamcnto o ftorcimcnto di gambe far non (îpotrcbbc , ne potrcbbc trarre, 
fe tal gamba non il diftendcfTc. 

Ponderatione de corpi chenonftmuomno. C a p. CCLXII I. 

Le pondcrationi oucro bilichi de griiiiomini fi diuidonoin due parti, 
cioè fcmplice , e compofto. Semplice è quello che c fatto dalT huomo 
fopra li fuoipicdi immobili , (opra li quali cllo huomo aprendo lebraccia 
con diuerfe diftanze dcl fuo mezzo , o chinandofi llando fopra vno d& 
fuoi piedi, femprc il ccntro dclla fua grauità ftà pcr lincapcrpcndicolare 
fopra il ccntro d'cffo picdc che pofa : e fc pofa fopra li duc piedi egual- 
mentCjair hora il petto dcU' huomo harà il fuo ccntro perpcndicolarenel 
mczzo dclla linea che mifuralofpatio intcrpofto infra licentrid'clTipicdf, 

I L bilico compofto s'inccnde cflcr quello che f à vn' huomo chc fofliea 
fopra di fe vn pcio per diucrfi moti : come nella figura d'Hercole chc 
fcoppia Anteo, il quale lolpendendoloda terra infra il petto e le braccia, 
che tu li facci tanto la fua figura di dietro alla linca centrale de fuoipicdi, 
quanto Antco hàil ccntro dclla fua grauità dinanzi allirncdefimi piedi. 

K ij 



74 TRATTATO DELLA PITTVRA 

T>dpptre de futti. Cap. CCLVIII. 

N E putti c ne vecchi non debbon'effcr atti pronti fatti mcdiante le loro 
gambe. 

Del po/àr délie femme y e de ^iouani. Cap. CCLX. 

N E L L E femine c giouanctti non dcbbon' cfTcr' atti di gambc fbandatc, 
o troppo apertc, perche dimoftrano audacia , o al tutto priuatione di ver- 
gogna , e le ftrctte dimoftrano vcrgogna. 

2); /^uelli chefdtano. Cap. CCLIX. 

L A natura operaôc infegna fcnza alcun difcorfb dcl faltatore, checjuan- 
dovuolfalrarCjegli alzaconimpetolcbraccia e le fpalle,lequalifcguitan- 
âio l'impeto , il muouono infiemc con gran parte del corpo, 6c Icuanfi in 
alto , fin' a tanto che il lor impcto in fe fi conliimi : il quai' impeto c accom- 
pagnato dalla fiabita eftenfione dcl corpo incuruato nella fchiena , e nella 
giuntura dclle cofciC) délie ginocchia, e de' picdi, la quai' cftcnfionc c fatta 
pcr obliquo, cioèinanzi , ôc all'insù, ecofi il moto dedicatoall' andarc 
inanzi porta inanzi il corpo che falta , & il moto d'andarc ail' insu alza il 
corpo, e falli fare grand' arco, 6c aumcnta ilfalto. 

1)611' huomo che vuol tirar 'vna cofafuor difè con grand' impeto. 

Cap. c c L X I. 

L' H V o M o il qualc vuol tirar vn dardo,o pietra , o algra cofa^con impe- 
tuofo moto,puo cfferc figurato in due modi principali, cioè o potra ciler 
figurato quando l'huomo fi prépara alla creatione del moto , o veramcntc 
quando il moto d'cfio è finito. Ma Te tu lo fingcrai pcr la creatione dcl mo- 
to , air hora il lato di dentro del piede farà con la medefima linea del petto, 
màharà la (palla contraria fopra il piede, cioè fe il picd^deRrofarà fottoil 
pefo deir huomo, la Ipallafiniftra farà fopra la puntad'ciTo piede deftro. 



DI LIONARDO DA VINCI. 




Terche quello che 'vuol tirar , oficcar ùrando ilferro in terra , ^/7^ U 
gamba oppofita incuruata. Cap. CCLXII. 

Qv_E L chc col tirare vuol ficcare o trarre il cannonc in terra , alza la 
gamba oppofira al braccio chc trahe , c quella picga ncl ginocchio , c 
qucfto fà per bclicarfi fopra il picde che pofa in terra, fcnza il quai pie- 
gamcnto o ftorcimento di gambe far non fipotrebbc, nepocrebbe trarre, 
fe tal gamba non fi diftelidefTc. 

Fonderatione de corpi che nonjlmmuoûo. C a p. C C LX III. 

Le pondcrationi oucro bilichi de gl'huomini Ci diuidonoin due parti 
ioc fcmplicc , e compofho. Semplice c quello che c fatto dall' huomo 



cioc 



fopra li fuoipicdi immobili , fopra li quali cHo huomo aprendo lebraccia 
con diucrfe diftanze del fuo mczzo , o chinandofi itando fopra vno de' 
fuoi picdi, femprc il centro dclla fua grauità fia per lineapcrpcndicolarc 
fopra il centro d'cflo picde chc pofa ; c fc pofa foprà li duc piedi co-ual- 
mente,air hora il petto dcH'hilomo haràil fuo centro perpendicolarenel 
mczzo dclla linca che mifuialofpatio interpofto infra liccntrid'cfli picdi. 
I L bilico compofto s'intcndc effcr quello che fà Vn huomo chefoftien 
fopra di fe vn pcfo per diuerfi moti : come nclla figura d'Hercole chc 
fcoppia Anteo, il quale fofpcndendolo da terra infra il petto e le braccia^ 
chc tu li facci tantola fua figura di dictro alla linea centrale de fuoipicdi, 
quanto Anteo hà il centro dclla fua grauità dinanzi aUi medcfimi piedi. 

K ij 



TRATTATODELLAPITTVRA 




Dell' huomo chepoja Jopra U due fiedi , e che dà difi piu pejo ail' "v no che 

dî dm. Cap. C C L X I V. 

CVvA N D o pcr lungo ftare in piedi l'huomo hà flancata la gamba doue 
pofa , cflo manda parte del pefo fopra l'altra gamba : ma queiîo rai pofare 
bà da elTcre vfato nell' età dccrepita , o nell' infantia , o veramente in vno 
Itanco , perche moftra ftanchczza , o poca valetudinedi mcmbri: e pero 
fempre fî vedc vn giouane che iîa fano e gagliardo pofarfi fopra l'vna dellc 
gambe , e fc dà alquanto di pefo lopra l'altra gamba, eiîo l'vfa quando vuol 
dar principio neccilario alfuo mouimento , fenza il quale fi nega ogni mo- 
to , perche il moto fi gênera dall' inequalità. 

'Délie pofar del figurer. Cap. C C L X V. 

S E M p R E le figure che pofano debbono variare le membra , cioè che (c 
vnbraccio va innanzi.che l'altro ftia fermo.o vadaindietrorc felafiirura 
pola fopra vna gamba, che la fpalla ch' c fopra cfia gamba fia più baffa che 
faltra. cqueftofiofierua da gl'huomini dibuon fenfi, li quali attendono 
lempre pcr natura a bilicare l'huomo lopra li fuoi picdi, accioche non 
rouini dallifuoi piedi : perche pofàndo fopra vn piede, l'oppofita gamba 
non follicne c(fo huomo , ftando piegata , la qualc in fe c comc fe fufie 
morta,onde neceflità f à che il pefo che c dalle gambe in su mandi il cen- 
trodcllaluagrauità fopra la giuntura dclla gamba che lo foftiene. 



DI LIONARDODA VINCI. 77 

Délie ponderationi dell' huomo nel fcrmarfi Jopra de Juûi piedt. 
Cap. CCLXVI. 
L' H V o M o chc fi ferma fopra li fuoi picdi,o (î caricherà vgualmente fôpra 
cfli picdijO fi caricheràcon pcfi ineguali. Se fi caricherà vgualmente fopra 
clTipiedijeglifi caricherà conpefo naturale miftocon pcfo accidentale,o fi 
caricherà con femplice pcfb naturale. Se fi caricherà conpefo naturale mi- 
fto cort pefo accidentalc,air hora gl'eftremi oppofiti de' membri non fono 
cgualmente d'iftanti dalli poli délie giunturc de' picdi : ma fe fi caricherà 
con pefo naturale fcmpiicc , ail' hora tali eftrcmi di membri oppofiti fa- 
ranno egualmente diftanti dalle giunturc dc'piedi : e cosî di qucfta ponde- 
ratione fifarà vn libro particolare. 

Del moto locale pu meno^eloct^. Cap. CCLXVI I. 

I L moto locale fatto dall' huomo , o da alcun altro animale , (arà di tanto 
maggior o minor velocità , quanto il centro dellâ loro grauità farà più r:- 
motoo propinquo al centro delpiedcdoue fifoftcngono. 

De gC animait di quattro pedi, ^ corne fi muouono. Cap. CCLXVIII. 

La somma altezza de gl' animali di quattro piedi fi varia più ne gl' ani- 
mali chc caminano , che in quelli che ftanno faldi : c tanto più o meno, 
quanto effi animali fon di maggiorc o minor grandezza ; c qucfto c cau- 
fato dair obliquità délie gambc chc toccano terra , ch' inalzano la figura 
d'cflo animale quando tal gambe disfanno la loro obliquità, c quando fi pon- 
:ono perpcndico lari fopra la t erra. 




78 



TRATTATO DELLA PITTVRA 



BdU corrifpondenzA che hk la meta délia grofe'^a dell' huomo con ïaltra 

meta. Cap. CCLXIX. 

M A I IVna meta dclla groffczza c larghezza dcU'huorno Tara cgualc ail' 
altra fe le membra a quella congiunte non faranno cquali c lîmili moti. 

Come nelfaltar delï huomo m alto "vifi trouano tre moti. 

Cap. CCLXX. 

Qv A N D o l'huomo falta in alto , la tcfta c tre volte più vcloce ch' il cal- 
cagno dcl piede, inanzi che la punta del piedc iî fpicchi da terra, e duc voltc 
più vcloce che li fianchi: e quefto accadc , perche fi disfanno in vn mcde- 
(îmo tempo tre angoli, delli quali il fuperiore c quello doue il bufto Ci con- 
giuneecon le cofciedinanzi, il fccondo è quello doue le cofciedi dietro 
li cono-iungono con le gambe di dietro, il terzo è doue la gamba dinanzi 
fî congiunge con l'olTo del piede. ^ 

Che è imPofihtle che vna memoria ferhi tutti gF ajjjctti e mutattonï délie 

membra. C a p. CCLXXI. 

Impossibilec che alcuna memoria pofTa riferbare tutti gl' afpctti o 
mutationi d'alcun mcmbrodi qualunque animale fifia. Quefto cafo cfem- 
plificheremo con la dimoftratione dVna mano. E perche ogni quantità con- 
tinua èdiuifibilc ininfinito, il moto dcll' occhio che rifguardalamano, c 
fi moue dall A. al B. fi muoue per vno (patio A. B. il qualc ancor lui c quan- 
tità continua , e per conicqucnte diuifibile in infinito , bc in ogni parte di 
moto varia lafpetto c figura dclla mano nclfuo vedere, e cosî farà mouen- 
dofiintutto ilcerchio: & ilfimile farà la mano ches'innalza nclfuo moto, 
cioèpalleràperfpatiochc è quantità. 




Délia pratka cercata con gran follecitudine dal pttore. Cap. CCLXXI I. 
E T V pittorc che defidcri grandiflima pratica, hai da intendcrc che fêta 



DILIONARDODA VINCI. 79 

nonlafai fopra buon fondamcnto dclle cofenaturali , farai opère con afl'ai 
poco honore, c men guadagno : e ie la farai buona , l'opcre tue faranno 
moite c buone, contuo grande honore ÔC vtihtà. 

Del giudicare il pitlore le fie opère e quelle d'altrui. Cap. CCLXXIII. 

Qv A N D o l'opéra fia pari col giuditio , quello c trifto fegno in tal giudi- Vedi 
tio : e quando l'opéra fupera tal giuditio , quello c pefllmo , corne accade à •'°^''"* , 
chi 11 marauiglia d'hauer fi benc operato : e quando il giuditio fupera l'opéra, 
quello è perfetto fegno. E fe il giouane c in tal difpolitione , fenza dubbio 
quello fia eccellcnte operatore,mà fia componitore di poche opere,mà faran- 
no di qualità che fcrmeranno gl'huomini con ammiratione à contemplarli. 

Del giudtcare il pittore la fua pittura. Cap. CCLXXIV. 

No I lappiano chc gl' crrori fi conofcono più nell' altrui opère , chc nelle 
fue, pcro fà chc fij primo buon profpettiuo, di poi habbi intera notitia délie 
mifurc deli' huomo , e fij buono architettore, cicèin quanto appartiene 
alla forma de gl' edifitij , e dell' altre cofe , c doue tu non hai pratica , non 
riculare riuarle dinaturale; ma debbi tcnere vno fpecchio piano quando di- 
pingi , c fpcfi'o riguardcrai dcntro l'opcre tue , la qualc vi fia veduta pcr lo 
contrario, e parrà di mano d'altro maefbro, e giudicherai meglio gl' errori 
tuoi. Et ancorafarà buono leuarfi fpello , c pigliarfi qualche folazzo, per- 
che col ritornarc tu migliori il giuditio j chc lo flar faldo ncU' opéra ti fà 
forte in2;annare. 

Comelojj^ecchio è maefiro de pittori. Qkv. CCLXXV. 

Qv A N D o tu vuoi vedere fe la tua pittura tutta infieme hà conformità con 

le cofe ritrattedclnaturale,habbi vno fpecchio, e fauidentro fpecchiare la 

cola viua, c paragona la cofa fpecchiata con la tua pittura , e confidera bcne 

il tuo obbictto ncll' vno e nell' altro.Tu vedi vno fpecchio piano dimoftrar 

cofechepaionorileuatc, c la pittura fà il medefimo. La pittura hàvnafola 

fupcrficie, 6C il fpecchio è il medefimo. Lo fpecchio e la pittura moftra la 

fimilitudinc délie cofe circondata da ombra e lume , c l'vna c l'altra parc 

aflai di là dalla fua fuperficie. E fe tu conofci che lo fpecchio per mezzo de' 

lincamenti &: ombre ti fà parère le cofe fpiccate, &. hauendo tu fra lituoi 

colori l'ombre ÔC i lumi più potentiche qucllidello fpecchio, ccrto fe tu li 

faprai ben comporre infieme , la tua pittura parrà ancor lei vna cofa naturalc 

vida invn gran fpecchio. Il voftromacftrovi moftra il chiaro e l'ofcuro di 

qualunque obbictto, e li voftri colori ne hannovnoclV c più chiaro che le 

parti alluminatcdclfimulacrodi talc obbictto, efimilmcnte in efli colori fe 

ne troua alcuno chc è più fcuro chealcunaofcurità di elTo obbictto : onde 

nafce chc tu,pittorc, farai le pitture tucfimili à quelle di talc fpecchio,quan- 

do c veduto da vn folo occhio, perche li due occhi circondano l'obbietto 

minore dell'occhio. 

K iiij 



Vedt 



80 TRATTATO DELLA PITTVRA 

Qu/d pittnra è pu laudahilt^. Cap. CCLXXVI. 

Qv_E L L A pittura è più laudabilc la quale hà più conformità con la cofa 
imitata. Quefto paragone è à confufionc di quelli pitcori li quali vogliono 
racconciare le cofe di natura , corne fon quelli che imitano vn figliolino dVii 
anno, la tefta del quale entra cinque voltc nella fua altezza , c loro la fanno 
entrarc otto : e la larghezza dcllerpalle c fimile alla tcfta , e qucfti la fanno 
r^ll^ dupla, riducendo cofi vn picciol fanciuUo dVn anno nella proportionc d'vn 
cAp.iC-;. huomodi trent'anni: c tante volte hannovfato e vifto vfaretarerrorejche 
l'hanno conuerfo in vfanza , la quale vfanza è tanto penctrata e ftabilita nel 
lor corrotto giuditio , che fan crcderc lor medefimi che la natura, o chi imi- 
ta la natura, facci grandifTimi errori à non fare corne ciTi fanno. 

Quale e il -primo ohhietto e intcntione del pittorc^. 
Cap. CCLXXVII. 

La prima intentione del pittore c fare che vna femplice fupcrfîcie piana 
fi dimoftri vn corpo rileuato e fpiccato da efTo piano ; e quello che in talc 
arte eccede più gl'altri, quello mérita maggior Iode, e queftatale inucfti- 
^atione,anzicoronaditalefcienza, nafce dall' ombre, e lumi, ovuoi dire 
chiaro c ofcuro. Adunque fe tu fuggi l'ombre, tu fuggi la gloria dcU'artc 
apprelTo li nobili ingegni, e l'acquifti apprcfTo l'ignorante volgo, il qualç 
nulla più defîdera che bellezza di colori , non conofcendo il rilieuo. 

Quale e più importante nella pittura ^ l' ombra ^ juoi lineamenti. 
Cap. CCLXXVII I. 

Di moka maggiorc inueftigatione e fpeculatione fono l'ombre nella 
pittura cheli fuoi lineamenti : e la proua di quefto s'inlegna , che li linea- 
menti fi poiTano lucidarccon veU , o vetri piani interpofti infra l'occhio e la 
cofa che fî deue lucidare , ma l'ombre non fono comprele da tal regola , per 
rinfenfîbihtàde' lorotermini , H quaU il più délie volte fono confuiî , comc 
fi dimoftra nel libro dell' ombre e lumi. 

Corne fi deue dare il lume aile figurer. C a p. C C L X X I X. 

I L lume deue effere vfato fccondo che darebbe il naturale fito doue fingi 
cfler la tua figura : cioè fc la fingi al fole,f à l'ombre ofcure, e gran piazze de' 
lumi , e ftampinfi l'ombre di tutti li circonfianti corpi in terra. E fc la figura 
è in trifto tempo ,f à poca differcnza da'lumi ail' ombre , e fenza farli alcun' 
ombra alli piedi. Efcla figura farà in cafa , fa gran difïerenza da' lumi ail* 
ombre, 6c ombra per terra. Efetuvi figuri fineftra impannatajôchabita- 
tione bianca , f à poca differenza frà lumi 6c ombre : e s'clla c alluminata 
dal fuoco . fà i lumi roffeggianti e potenti , e l'ombre ofcure , e lofbatti- 
mento dell' ombre per h mûri o per terra fiano terminati: e quanto piùs'al- 
lontana dal corpo , tanto più fi faccia ampla. E fe detta figura fufie allu- 
minata parte dall' aria , e parte dal fuoco , f à che il lume caufato dall' aria 
fia più potente,e quello del fuoco fiaquafiroffo, a fimiUtudine del fuoco. 

Efbpr2 



DILIONARDODAVINCL Si 

E fopra tutto f à chcle tuefiguredipintchabbino il Iuqic grande, e da alto, 
cioc quel viuo chc tu ritraiTai,ii-npcrochc le perlonc che tu vedi nelle ftrade, 
tuttehannoil iumedi fopra :e (appichenonccofituogranconofcentejche 
dandogli il lume di fotto , tu non duiafli tatica à riconofcerlo. 

^oue deueflar qtîello che rijgnarda la ptttira. Cap. CCLXXX. 

P G N I A M o chc A. B. fia la pittura veduta , e che D. fia il lume : Dico 
che fe tu ti porrai infra C. &: E. comprendcrai maie la pittura , e maiTime fe 
fia fatta a oglio,o veramente vernicata , perche harà luftro , e fia quafi di na- 
tura difpecchio, e perquefte cagioni , quanto più t'accofterai al punto C. 
menovediai, perche quiui rifaltano i raggi dellume mandato dalla fineftra 
alla pittura. E fe ti porrai infra E. e D. quiui fia bene operata latua vifta, e 
maflimc quanto più t'apprcfierai al punto D. perche quel iuogo c mcno 
partecipante di dctta percufiione de' raggi reflcfl]. 



Corne Jl âeue porre alto il funto. Cap. CCLXXX I. 

I L punto deue cffcre ail' altezza dell' occhio d'vn huomo comunc, c l'vlti- 
mo délia pianura che confina col cielo deue cfTcr fatto ail' altezza d'cfTo ter- '^ 
mine délia terra piana col ciclo , faluo che le montagne fono libère. 

Che le figure pcciole non dehbono per ragione ejferfinite. Cap. C C L X X XI I. 

D I c o che le cofe che pareranno di minuta forma nafcerà dal efferc dette 
cofelontane daU'occhio: cficndocofi ,conuienc chc infra l'occhio e la cola 
fia molt'aria , c la molt'aria impedifcc l'cuidenza dcllc forme d'eifo obbiet- 
to , onde le minute particolc d'clTi corpi fiano indiiccrnibili e non cono- 
fciute. Adunquc tu,pittore,farai le picciole figure folamentc acccnnatc, c 
non finite , 6c fe altrimenti farai > larà contra greffctri dclla natura tua 
maeftra. Lacofa riman picciola per la diftanza grande che e fiai occhio e 
la cofa j la diftanza grande rinchiude dcntro à fe molt'aria, la molt'aria fà 
in fe îTrofi^o corpo , il quale impedifcc e toglic all'occhio le minute parti- 
colc de cl'obbictti, 

^ L 



Sz TRATTATO DELLA PITTVRA 

Che campo deuc 'vfkre Ufittore aUe Jue fgurLJ, 
Cap. CCLXXXIII. 

P o I chc refpcricnza fi vcde chc tutti i corpi fcno circondati da ombre 
fohu e lumi , voglio chc tu , pittorc , accommodi quella parte chc c alluminata,{î 
<^i>-^¥- chc tcrmini in cofa ofcura , e cosî la parte del corpo ombrata termini in cofe 
chiare. E qucfta rcgola dara grand* aiuto à rileuarele tue figure. 

"Trecctto ai finura. Cap. CCLXXXIV. 

E) b V E lombra confina col lume , habbi rifpctto doue clla c più chiara 
chc ofcura, e doue ella c più o mcno sfumofa inuerfo il lume. E fopra tutto 
ti ricordo chc ne* giouani tu non facci l'ombre terminate corne f à la pietra, 
perche la carne ticne vn poco del trafparente, corne fi vede à guardare in vna 
mano che fia pofta infra l'occhio 6c il foie , perche ella fi vcde roffeggiarc, 
Sctrafparcreluminofa: e fe tu vuoi vedere quai' ombra fi richiede alla tua 
carne,farai iui tu vn ombra col tuo dito, e fecondo che tu la vuoi piu chia- 
ra o fcura, ticni il dito più preffo o più lontano dalla tuapittura, c quella 
contrafà. 

Deljîngere'unfitojèluaggio, Cap. CCLXXXV. 

G L I alberi e l'herbe che fono più ramificati di fottili rami deuono 
hauer minor fottilità d'ombre , c quell' alberi e quell' herbe che haranno 
maggior foglic fiano cagionc di maggior* ombre. 

Corne deue far parère naturale ^n animal finto. 
Cap. CCLXXXVI. 

T V fai non poterfi fare alcun animale il quale non habbi le fuc membra, 
c che ciafcuno per fe a fimilitudine non fia con qualch' vno de gl' altri ani- 
mali. Adunque fe vuoi far parer naturale vn animal finto, dato , diciamo , 
che fia vn ferpcntc , piglia per la tefta vna di vn maftino , o bracco , e po- 
negli gVocchi di gatto , c lorecchie d'iftrice cl nafo di veltro, e le ciglia ^\ 
ieone , e le tempie di gallo vecchio , ôC il coUo di teftugginc d'acqua. 

'De vifi che fi debbono fare , che habbino rilieuo con gratia. 
Cap. CCLXXXVII. 

N E L L E ftrade volte a poncnte , ftante il foie à mezzodî , le parcti fiano 
in modo alte, che quella che volta al foie non habbia a riuerbcrarc ne* 
corpi ombrofi: e buona farebbe l'aria fenza fplendore, alT hora chc fian vc- 
duti li lati de' volti parteciparc dell' ofcurità délie parcti a quelle oppofite : 
e cofi li lati del nafo , e tutta la faccia volta alla bocca dcUa ftrada, farà allu- 
minata,perlaqual cola l'occhio chc farà nel mczzo délia bocca di talc ftra- 
da vedràtal vifo con tuttc le faccie à lui volte effercalluminate, equelli lati 
chc fono volti aile parcti de' mûri efl'crc ombrofi. 

A qucfto s'aggiungerà la gratia d'ombre con grato pcrdimcnto, priuatc 
intcgralmcnte da ogni termine Ipedito : c qucfto nafccrà per caufa dcUa 



DI LIONARDO DA VINCI. 85 

longhczza dcl lume chc pafTa infià i tctd délie café, c pcnctra infra le parcti, 
c termina fopra il pauimcnto dclla Itrada , c rifalta per moto rcflcfTo ne 
luoghi ombrofi de' volti , c qucUi alquanto rifchiara. E la lunghezzadcl già 
detto lume del ciclo ftampato da i tcrmini de' tctti con la fua fronce , che ilà. 
fopra la bocca délia n:rada,allumina quafi infino vicino al nafcimento dell' 
ombre chc ftanno fotto 1 o^crctto dcl volto: c cofi di mano in mano fî va mu- 
tandoinchiarezza, infino che termina fopra dclmentocon ofcurità infen- 
fîbileper qualunqucverfo. Corne fe tal lumcfuife A. E. vedi lalincaF. E. 
dcl lume chc alluminafino fotto ilnafo, c la lineaC.F. folo allumina infin 
fotto il labro , e la linea A. H. fi eftende fino fotto il mento, e qui il nafo ri- 
mane forte luminofo , perche c vcduto da tutto il lume A. B. C. D. E. 




cap 14Î. 

tsr 185, 



Del diuidere efj)iccare le figure àd loro camp. Cap. CCLXXXVIII. 

T V hai à mettcrc la tua figura in campo chiaro , fe fara ofcura j e fc farà x^^^i 
chiara , mettila in campo ofcuroj c fe è chiaracfcura,metti la parte ofcura /ô/"* 
ncl campo chiaro, e la parte chiara in campo ofcuro. 

T)elU differenzA dé lumi pofii m diuerfifiti. Cap. CCLXXXîX. 

I L lume picciolo f à grandi c terminatc ombre fopra i corpi ombrofi„ 
I lumi grandi fanno fopra i corpi ombrofi picciol' ombre, e di confufi ter- 
mini. Quando farà inclufo il picciolo e potente lume ncl grande e meno po- 
tente, come c il foie ncU' aria, ail' hora il meno potente refterà in luogo 
d'ombra fopra de' corpi da cifo illuminati. 

IDelfuggir nmproportionalttk délie circonfianz^e. Cap. C C X C. 

Grandissimo vitio fi dimoflra prefio di molti pittori , cioè di farc 
l'habitatione de gl' huomini &: altre circonfianze in tal modo chc le porte 
non diano aile ginocchia de' loro habitatori , ancor che elle fiano più vi- 
cinc air occhio del riguardantc chc non è l'huomo chc in quclla moftra 
volcrc cntrare. Habbiamo vcduto li portici carichi d'huomini , ôC vna dellc 

L ij 



84 TRATTATO DELLA PITTVRA 

colonne di qucUi fodcnitrici cffer nel pugno à vn huomo che à quella fî 
appoo-gia ad vfo dilottil baftone, c fimil cofe che fono da efferc conogni 
ftiidio fchifate. 

De tcrmini de corpi detn l'meammtï, ouero contorni. Cap. C C X C I. 

S o N o i tcrmini de* corpi di tanta minima euidcnza, ch' in ogni picciolo 
intcruallo che s'intcrponc infra la cofa c l'occhio, efTo occhio non compren- 
dc l'effigie deU'amico, o parente, enon loconofce, fcnonper l'habito^c 
per iltutto riceue notifia del tutto inficmc con la parte. 

De gt accidenti Jïiperficiali che prima /f perdono nel difcofiarfi de corpi omhrofi. 

Cap. c c X c I I. 

L E prime cofe che (î perdono nel difcoftarfi de' corpi ombrofi fono i ter- 
mini loro. Secondariamente in piùdiftanza (î perdono le ombre che diui- 
dono le parti de' corpi che fi toccano. Terzo la grofTczza délie gambc,c 
de' picdi , e cofi fucccffiuamente fî perdono le parti piu minute , di modo 
che à lunga diftanza folo rimane vna mafia di confufa figura. 

I)e gt accidentifaperjîciali che prima fi perdono per le difianl^e.Q AV. CCKClll. 

L A prima cofa che de' colori fî perde ncUe diftanze c il luftro , loro parte 
minima , e lumc de lumi. Secondaria c il lume, perche è minore dell' om- 
bra. Terzafono l'ombre principali , e rimane nell' vltimo vna médiocre of- 
curità confufa. 

Délia natura de tcrmini de corpi fi)pra gF altri corpi. Cap. CCXCIV. 

Q^AND o li corpi di conueffa fuperfîcie terminano fopra altri corpi di 
cgual colore, il termine del conuelTo parra più ofcuro che quello che col 
conueflo termine terminera. Il termine dell' halte equigiacenti parrà m 
campo bianco di grand' ofcurita , &: in campo ofcuro parrà più che altra 
fua parte chiaro , ancorche il lume che fopra l'hafle fcendc fia fopra effe 
bail-e di cp;ual chiarezza. 




DI LIONARDO DA VINCI. 

Delta figura che z>à contrai vento. Cap. C C X C V. 



S5 



S E M p R E la figura che fi muoue contra'l vento, per qualunque linca,non 
olTerua il ccntro deilafua grauitàcon débita difpofitioneropra il centro del 
iuo fojftcntacolo. 




Délia fineftra doue fi ritrae la figura. Cap. CCXCVI. 

S I A la fineftra dclicftanzcde'pittorifatta d'impannate fenza tramezzi^ 
&C occupata di grado in grado inuerfo li fuoi tcrmini di j^radi coloiiti di 
nero, in modo che il termine de' lumi non fia congiunto col termine délia 
fincltra. 

Perche mifiirando "vn 'vifi , e foi dipingendolo in tal grandel^a , egU fi di^ 
mofirerà maggior del naturale. Cap. CCXCVII. 

A. B. è la larghezza del fito,6c c porta nella diftanza délia carta C. F. doue 
fon le guancie,&:; efia harebbe a ftare in dietro tutto A. C.&C ail' hora le tcm- 
pic faiebbono portate nella diftanza O. R. délie lince A.F.B.F. (\ che ci c la 
diffcrenza C.O. &C R. D. c fi conclude che la linca C. F. c la lineaD. F. per 
efiere piii corta hà andare a trouarela carta doue c difegnata l'altczza tutta, 
cioc le linee F. A.6c F.B. doue c la vcritàjC fi f à la diftaTnza,come hô detto^, 
diC.O. ediR. D. 

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TRATTATO DELLA PITTVRA 




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Se la Jtiperjicie d ogni corpo opaco partecipa del color deljùo ohietto. 

Cap. CCXCVIII. 

T V hai da intcndcrc/c farà mefTo vn obbietto bianco infra duc parcti,dclle 
quali vna fiabianca, c l'altra nera, che tu trouerai tal proportionc infra la 
parte ombrofa c la luminofa del detto obbietto, quai fù quella délie prc- 
dette pareti; e fe l'obbietto farà di colore azzurro, farà il fimilc; ondehaucn- 
do da dipingcrefarai corne fcguita. Togli il ncro per ombrare l'obbietto az- 
zuro che fia fimileal nero ouero ombra délia parère che tu fingi che habbia 
à riuerberare nel tuo obbietto, e volendo farecon certa e vera Icienza,vferai 
farc in quefto modo. Quando tu fai le tue pareti di quai colore fi voglia , pi- 
glia vn picciolo cucchiaro , poco maggior che quello che s'adopra per 
nettarrorecchie,maggiore o minore fccondo le grandi o picciol opère in 
che taie operatione s'hà da eifercitare, c quefto cucchiaro habbia li fuoi 
cftremi di egual altczza , e con quefto mifurerai i gradi dellc quantità de* 
colori che tu adopri nellc tue miftioni : corne farcbbe quando nclle dette 
pareti che tu haucfli fatto le prime ombre di tre gradi d ofcurità, c d'vn grado 
di chiarczza > cioc tre cucchiari rafi , comc fi f à le mifurc del grano, e qucfti 
tre cucchiari fulTero di fcmplicc nero , &: vn cucchiaro di biacca, tu harcfti 
fatto vna compofitionc di qualità certa fenza alcun dubbio. hora tu hai fat- 
to vna parete bianca, &. vna ofcura, &: hai à mctterc vn obbietto azzurro in- 
fra loro, il quai obbietto fc vuoi che habbia la vera ombra, elume che à tal 
azzurro fi conuienc, poni da vna parte quell' azzurro , che tu vuoi cherefti 
fcnz'ombra , e poni da canto il nero , poi togli tre cucchiari di ncro, c corn- 
poncli , con vn cucchiaro d'azzurro luminolo , c metti con cflo la più ofcu- 
ra ombra. Fatto quefto vedi {<i l'obbietto è sferico, colonnare, o quadra- 
to , o comc Ç\ lia , e s'cgii è sferico , tira le linee da gl'cftremi dellc pareti 
ofcure al centro d'efto obbietto sferico, c douceftc linee fi tagUano nella fu- 
perficie di tal obbietto , quiui infra tanto terminano le maggior ombre, in- 



DI LIONARDODA VINCI. 87 

fra cquali angoli , poi comincia à rifchiararc corne farcbbe in N. O. che 
lafcia tanco deir ofcuro quanto cllo partccipa dclla parère fuperioïc A. D. 
il quai colore mifchierai con la prima ombra di A. B. con le mcdcfimc 
diftintioni. 




Del moto de ç-fanimali. Cap. CCXCIX. 






• Qv_E L L A figura (î dimoftrcrà di maggior corfo la quale ftia più per roui- 
nare inanzi. 

I L corpo che pcr fe fi muoue farà tante più veloce, quanto il centre délia y^di 
fua grauità c piu diftantc dal centre del fuo foftentacolo. Queflo c dette fopr^ 
per il moto de gl' vcccUi, li quali fenzabattimcnto d'ale e fauer di vente *^''^^^^• 
da fe fi mueuone : c quefte accadc , quando il centre délia fiaa grauità c 
fueri del centre del file roftentacolojCiec fueri del mczzo délia fijarefidenza 
fra le due aie j perche fe il mczzo dell'ale fia più indictro chd il mezzo oucro 
centre délia dctta grauità di tutto IVccello , ail' liera elfe vccelle fi moue* 
rà innanzi &: in bafio j ma tante più e mené innanzi,chcinbafl'o, quanto 
il centre délia detta grauità fia più remoto opropinquo al mczzo dellc fiic 
aie, ciec che il centre délia grauità remoto dal mczzo dell* aie fàildilccn- 
ibdcir vccelle moite oblique , c fe efie centre larà vicino al mczzo dcU'alc, 
il difccnfe di taie vccelle farà di peca obliquita. 

Afare 'unajîgura che fi dimojlri ejfer alta braccta^o. in Jpatio M braccia 20, 
e habita membra com^onàenti ^ e jiia drttta tn piedt. 

Cap. c c c. 

In q^esto &; inegn' altre café non dec dar noia al pittorc cotne fl 
(lia il mure doue cfio dipingc , c mafiime haucndo l'occhie che riguarda 
tal pittura à vederla da vna fineftra , e da altre fpiracolo : perche Tocchio 
nonhàda attendere alla planitie, oucro curuità d'elfe parti,màfolo aile cofc 



8g TRATTATODELLAPTTTVRA 

che di la da rai parère s'hanno à dimoftrarc pcr diuerfi luoghi délia lînta 
campa^na. Ma meglio Ci farcbbc tal figura ncila curuità F. R. G. perche 
in ciïa non fono angoii. 




Afare vnafgum net muro di 12. hraccîa che apparîjca d!akeX^ di 24., 

Cap. ceci. 

S E vuoi far figura o altra cofa che apparifca d'altezza di 14. braccia, 
farai cofi. Figura prima la parère M. N. con la merà dcli' huomo che vuoi 
fare, iM poi l'altra mcra farai nclla voira M. R. Ma fà prima Tu'l piano dVna 
fala la parère délia forma che ftà il muro con la voira doue ru hai à fare la 
tua figura, di poi farai dierro a effa parère la figura difegnara in profilo di 
che grandezza ri piace, e rira turtele rue linee al piinroF. e ncl modo ch* 
clic fi ragliano fu la parère N. R. cofi la figurerai fui muro che hà fimiU- 
tudine con la parère ,& harairurre l'alrezze c fporri délia figura , c le lar- 
ghczze, ouero groffezze che fi rirrouano nel muro drirto M. N. farai la fua 
propria forma, perche nel fuggir delmuro la figura diminuifce pcr fe me- 
dcfima. La figura che va nclla voira ri bifogna diminuirla , come fe ella fuf- 
fe drirra , la quale diminurione ri bifogna fare in fu vna fala bcn piana, e li 
farà la figura , che Icucrai dalla parère N. R. con le fuc vcre groffezze , c ri- 
diminuirlc in vna parère diriUcuo, e fia buon modo. 



Auuertimento 



DI LîONARDO DA VINCI.' 



8p 




F 

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iim,UiililiilUlil4*lililillMlliiH 



,M.„l,lll!IMlllll(i!lti 



aAuuertimento circa t ombre e lumi. Cap. CCCII. 

AvvERTisci chefempre ne confini delF ombre fi mirchialume Som- 
bra :e tanto più l'ombra dcriuatiua fi mifchia collume,quantoel!a è più 
diftante dal corpo ombrofo. Ma il colore non Ci vcdrà mai femplice : qucfto Ci 
proua per la nona,che dicc : La fiaperficie d'ogni corpo partccipa dcl colore 
del fijo obbietto, ancora che ella fia fijperficie di corpo trafparente , corne 
aria, acqua e fimili j perche l'aria piglia la luce dal foie , e le ténèbre dalla 
priuationc d'elTo foie. Adunque fi tinge in tanti varij colori quanti Ton quelli 
fra li quali ella s'inframctte infra l'occhio c loro, perche l'aria in fe non hà 
colore più che s'habbia l'acqua, ma l'humido che fi mifchia con cffa dalla 
mezza rcgione in giu c quello che" l'ingrofia, & ingroffando , i raggi folari 
che vi percuotono, l'alluminano, e l'aria ch' c dalla mezza regione in su rcfta 
tenebrofa : e perche luce e ténèbre compone colore azzurro,quefto è l'azzur- 
10 in che fi tinge l'aria, con tanta maggiorominorofcuritàquanto l'aria è 
mill:a con macrrrior o minor humidità. 



Oi? 



Vitturu , e lumc "vnmerfkU. Cap. CCCII I. 

V s A difarfemprenella moltitudinc d'huomini e d'animali le parti délie 
loro figure , ouerô corpi, tanto più ofcure quanto elfe fono più bafie, e 
quantoelle (ono più vicinc al mezzo dcUa loro moltitudine,ancorchc efli 
fiano in fc d'vniforme colore : e qucfto c necellario , perche meno quantité 
di ciclo , alluminatcre de' corpi , vcdc ne balîi fpatij interpofti infra li dctti 

M 



88 TRATTATODELLAPTTTVRA 

che di la da tal parete s'hanno à dimoftrarc pcr diucrfi luoghi délia fînta 
campagna. Ma mcglio fî farcbbe tal figura ncUa curuita F. R. G. perche 
in clTa non fono angoli. 




Afare vnafgum nel muro di 12, hraccia che apfarijca ddteT^ di 2^. 

Cap. ceci. 

S E vuoi far figura o altra cofa che apparifca d altezza ^\ 14. braccia, 
farai cofi. Figura prima la parctc M. N. con la meta d U' huomo che vuoi 
tare, di poi l'alcra meta farai nella volta M. R. Ma fà prima fui piano d'vna 
lala la parete della forma che ftà il muro con la volta doue tu hai à fare la 
tua figura, di poi farai dietro a effa parete la figura difegnata in piofilodi 
che giandczza ti piacc, e tira tutte le tue linee al punto F. e ncl modo ch' 
elle fi tagliano fu la parete N. R. ce fi la figurerai fui mu o che hà fimili- 
tudine con la parete , & harai tutte l'altezze e fporti della figura , c le lar- 
ghczze, ouero groficzze che fi ritrouano nel muro dritto M. N. farai la fua 
propria forma , perche nel fuggir del muro la figura diminuifce pcr fe me- 
defima. La figura che va nella volta ti bifogna diminuirla , come fe ella fuf- 
fe dritta , la quale diminutione ti bifogna fare in fu vna fala ben piana, e li 
farà la figura , che Icuerai dalla parete N. R. con le fue vere grofiezzc , c ri- 
diminuirle in vna parete dirilicuo, e fia buon modo. 



Auuerttmento 



DI LîONARDO DA VINCI. 



S5> 




QAuuertimento clrca Fomhre e lumi. Cap. C C C II, 

A V V E R Ti s c I che fempre ne confini dell' ombre fi mifchia lume &: om- 
bra :e tanto più l'ombra deriuatiua Ci mifchia col lume, quantoella è piu 
diftante dal corpo ombrolb. Ma il colore non fi vedrà mai femplice : quefto Ci 
prouapcrlanona,chedicc: La fijperficiedogni corpo partecipa del colore 
dcl fijo obbietto,ancora chc ella fia fijperficic ai corpo trafparente, corne 
aria> acqua e fimili j perche l'ariapiglia la luce dal fole,e le ténèbre dalla 
priuatione d'cfTo foie. Adunquc fi tingc in tanti varij colori quanti fon quclli 
fra li quali ella s'inframctte infra locchio c loro, perche l'aria in fe non hà 
colore più che s'habbia racqua,mà l'humido che fi mifchia concifa dalla 
mezza rcgione in giù c quello che l'ingrolla, bc ingroffando , i raggi folari 
che vipcrcuotonojl'alluminanoje l'aria ch'c dalla mezza regioneinsù rcfta 
tencbrofa : c perche luce e ténèbre compone colore azzurro, quefto è ra7zur- 
roin che fi tinge l'aria, con tanta maggiorominorofcuritàquanto l'aria è 
milla con mai^îrior o minor humidità. 

Pittura , e lume ^jnmerfaU. Cap. CCCIII. 

V s A di far fempre nclla moltitudinc d'huomûii e d'animali le parti dellc 
loro figure , oucro corpi, tanto piii ofcure quanto elfe fono più baffe, e 
quantocllc fono piùvicine al mezzo dclla loro moltitudinc, ancorchc cfTi 
fiano in fc d'vniformc colore : e quefto c neccftario , pcVche meno quantità 
di cielo , alluminatcre de corpi , vcdc ne bafll fpatij intcrpofti infra li dctti 

M ' "■ 



^o TRATTATO DELLA PITTVRA 

animali che ncllc parti fuprcmc delli medefimi fpatij. Prouafi perla figura 
pofta qui difotto , doue A. B. C. D. è pofto pcr l'arco del ciclo vniucrfalc 
alluminatore de* corpi à lui inferiori,N. M. fono li corpi che terminano lo 
fpatio S. T. R. H. infra loro interpofto , nel qualfpatio fi vcde manifcfta- 
mentc ch' il fito F. (eflendo folo alluminato dalla parte del cielo CD. je al- 
luminato da minor parte del ciclo , di qucllo che fia illuminato il fitoE. il 
quai c vcduto dalla parte del cielo A. B. ch' è maggioreche il cielo D. C^ 
adunque fia più alluminato inE. che in F. 




n)e camp frofOYttonatî d corpi che in efi camfeggiano ^ e prima délie Jùper- 
jîcie piane d'y ni forme colore. Cap. CCCIV, 

L I campi di qualunque fiaperficie piana di colore e lume vniformi,non par- 
ranno fcparati da efia fuperficic, cfTendo del medefimo colore e lumc. Adun- 
que per la conucrfa parranno fcparati , fe faranno di colore è lumc diucrfi. 

Fittura di figura e corpo. Cap. C C C V. 

L 1 corpi rcgolari fono di duc forti,l'vna de'quali c veftito di fuperficic curua,' 
ouale, o sferica , l'altro è circondato di fuperficic laterate, rcgolare o irrego- 
lare. Li corpi sfcrici , ouero ouali, paiono fcmpre fcparati dalli loro campi, 
ancorchc cfîb corpo fia del color del fuo campojôc il fimileaccadcrà de' cor- 
pilaterati : c quefl:oaccade per cfferc difpofti alla gencrationc dell' ombre 
da qualch'vno de' loro lati , il che non puô accaderc nclla fuperficic piana. 

J\rella pittura manchera prima di notitia la parte di quel corpo che far a di 
mmorquantttà. Q k y. CCCVI. 

D E L L E parti di quei corpi che fi rimuouono dall' occhio,quclla manchcrà 
prima di notitia , che farà di minor figura. Dalchc nefcgue che la parte di 
maggior quantità fial'vltima à mancar di fua notitia. Adunque tu, pittorc, 
non finirc li piccioli membri di quelle cofc che fono moltorcmote, màfc- 
guita larcgola data nclfcllo. 



DILrONARDODAVINCr. 91 

Qy A NTi lonoquclli chenelfigurarIccittk,6c.ilcrccofcremote daU'oc- 
chio , fanno li tcrmini notilTimi de gredilicij, non altnnient' chc ic fulTcro 
in vicinilli;ne propinquirà : e qucflo c impofïibile m nacui a , perche nifi'una 
potcncifTuîia vifta cqucilach'in fî lontaniflimadin-anzapofili vedciclipre- 
detti tcrmini con vcra noticia , perche li termini d'efli corpi fono termini 
dclle loro fuperfîcie, e H tcrmini délie iuperficic fono linee , le qiiali lince 
non fono parte alcuna dclla quantità d'ciTa fuperficic , ne ctiam dcll' aria che 
di fe vell:c taie fuperficie. Adunquequelloche non h parte d'alciina cofa c 
inui{ibile,com' c prouato in geomctria. Adunque tu, pittorCjfefarai efil ter- 
mini ipcditi e noti,com' è in vfanza, non iarà da te figurata si rimota diftan- 
za, cheper taldifVctto non fi dimoftri vicinifilma. Ancora gli angoli dcf^l* 
edificij iono queUi che nelle dillanti città non Ci dcbbono figurare, perche 
da lontano c niipoCTibilcverdcrli , conciofiache cfTi angoli fono ilconcorfo 
di due linee in vn punto , &: il puntonon hà parce, adunque c inuifibile. 

\Perche ^na medefima campagna f dimojlra alcuna ^volta maggtore mi- 
nore che non e. Cap. C C C V I I. 

MosTRANsi le campagne alcuna volta mac^giori, o minori che elle 
non fono, perl'interpofitione dell' aria piùgroila o i'ottile del fuo ordinario, 
laquale s'inframette infralorizonte c l'occhio chelovede. 

I N f R A l'orizonti di egual diftanza dall' occhio , quello fi dimoftrerà cfier 
piii rcmoto , il qualefiaveduto infra l'aria più grofTajC quello fi dimoftrerà 
più propinquo , che fi vedrà in aria più fottilc. 

L E cofe vcdute ineguali , in diftanze eguali fi dimofl:reranno eguali , fè vdi 
lagroffezza dell' aria interporta infra l'occhio & elTecofefaràineguale, cioè /"/"''* 
l'aria grolla interpofta infra la cofa minore : e quello fi proua mediante la '^'^^•^'^^' 
profpettiua de' colori , che fà che vna gran montagna parcndo picciola 
alla mifura, parc maggiore che vna picciola vicino ail' occhio , com.e {\ 
vedc chc vn dito vicino ail' occhio copre vna gran montagna difcofta dall' 
occhio. 

Offeruatïoni diuerfe. Cap. CCCVIIÏ, 

F R A le cofe di egual ofcurità , magnitudine , figura , e difianza dall' oc- 
chio , quella {\ dimoftrerà minorc,che fia veduta in campo di maggior fplcn- 
dorc o bianchezza. Qucfto infcgna il foie veduto dietro aile piante fenza 
foglie, che tutte lelororamificationi che fitrouano ail' incontro del corpo 
folare fono tanto diminuite , ch' clic reftano inuifibili. Il fimilc faià vn hafta 
interpofta fia l'occhio e'I corpo (olare. 

Li corpi parai Ici i pofti pcr lodritto,efrendo veduti infra la nebbia,s'han- 
no adimoftrar più grolTi da capo chc da piedi. Prouafi pcr la nona, che 
dicc: La nebbia, o l'aria grofia, pcnetrata da' raggifolari, C\ moftrerà tanto 
più bianca , quanto ella c più bafla. 

L E cofe vedute da lontano iono fproportionate: e qucfto nafce,chc la parte 
più chiara manda ail' occhio il luo fimulacrocon pùvigorofo ra<;G:;ioche 
non fà la parte più ofcura. Et io vi<ldi vna donna vcftita di nero conpanno 

M ij 



92. TRATTATO DELLA PITTVRA 

bianco in tefta , chc C\ moftraua due tanti maggiore çhe la grofTezza délie fue 
fpalle , le quali erano veftitedinero. 

1)elle cita & altre cofe 'veàute aiï ariagrojfa. Cap. C C C I X. 

G l' edifitij délie città veduti fotto ail' occhio ne' tempi délie nebbie,e delf 
arie ingrofîate da i fumi de' loro fuochi, o altii vapori,fempre faranno tanto 
meno noti , quanto fono in minor altezza. e per la conuerfa fiano tanto più 
fpediti e noti, quanto (ivedranno in maggior altezza. Prouafi per laquarta 
di qucfto, ehe dice : L'aria cfTer tanto più grolTa, quanto c più balTa, e tanto 
più fottile , quanto c più alta. E quefto (i dimoftra per cffa quarta pofta à 
bafTo: e diremo latorre A. F. efler veduta dall' occhio N. nell' aria groffa, la 
quale fi diuide in quattro gradi, tanto più grofTi , quanto Ton più bafTi. 

Qv A N T o minor quantità d'aria s'interponefra l'occhio e la cofa veduta, 
tanto meno ilcolor d'efTa cofa parteciperà dcl color d'efla aria. Seguita chc 
quanto maggior quantità fia d'aria interpofta infi a l'occhio e la cola veduta, 
tanto più effa cofa partecipa dcl colore dell' aria interpofla.Dimollrafi.Eflen- 
do l'occhio N. al quale concorrono le cinquefpetiedclle cinque parti délia 
torre A.F.cioc A.B.C.D.E. Dico che fc l'aria fulle d'vniforme groflezza^che 
tal proportioneharebbe la partecipatione delcolor dell' aria chc acquiftail 
pic délia torre F. con la partecipatione del color dell' aria che acquifta la 
parte délia torre B. quai' è la proportione che hà la longhezza délia linea 
M. F.con la linea B. S. Ma per la paiTata, che proua l'aria non elfere vniforme 
nella (ua grofTezza , ma tanto più groffa quanto ella c più balTa , cgli è necef- 
fario chc la proportione delli colori in che l'aria tinge di fe le parti délia tor- 
re B. bc F. fiano di maggior proportione che la proportione fopra detta, con- 
ciofiache la linea M. F. oltre 1 effer più longa che la linea S. B. palTa per 
Xaria , chc hà grofTezza yniformememe difforme. 




DI LIONARDO DA VINCI. 



9} 



T>e raggtjolari che penetrano li JjfiracoU dt miHoli. 

C A p. C C C X. 

I R A G G I folari penetratori delli fpiracoli interpofti infra le varie denfita 
e globofitàde'nuuoli, alluminano tutti li fitidouefitagliano , &: allumina- 
no etiam le tencbre , e tingono di fe tutti li luoghi ofcuri chc fono dopo 
loro, lequaliofcuritafidimoftrano infra Tinterualli d'efTi raggi folari. 

T>ellecofe che [occhio ^eâs fottofi mtfie infra nebbia & ariagrojfa. 

Cap. CCCXI. 

Qy A N T o l'aria fia più vicina ail' acqua o alla terra,tanto fi f à più groffa. 
Prouafi pcr lai9\delfccondo, chc dice: Quella cofa meno fi leuacheharà 
infemaggior grauezza , feguita che la piùHcue più s'innalzachelagiaue. 

T)e gl' edifitij ^ueduti nelL' aria grojfa. Cap. CCCXII. 

Qv^E L L a parte dell' edifitio farà manco euidentc,che fi vedra in aria di 
ma^gior grofcza ; e cofi cconuerfo farà più nota quella che fivedràinaria 
piùYottile. Adunque l'occhio N. vedendo la ton e A. D. efib ne vedrà in ogni 
grado di baflczza parte manco nota e più chiara, ôC in ogni grado d'altezza 
parte più nota c meno chiara. 




-/.-i^.Y/i^.riV 



'^'^'^'^'Vi^-'^ 



Délia cofa chef moflra da lontano. Cap. CCCXIII. 

Qv^ L L A cofa ofcura fi dimoftrcràpiù chiara, la quale farà più remota 
dall'occhio. Scguita perla conucrfa che la cofa ofcura fi dimoftreràdimag- 
gior ofcurità, là quale Ç\ ritrouerà più vicino ail' occhio. Adunque le parti 
inferiori di qualunque cofa porta nell' aria grofla parranno più rcmotc 
da* piedi che le loro fommità , e per quefto la radice bafia del monte par- 
rà più lontana che la cima del mcdcfimo monte , la quale in fc c più re- 
mota. 

M iij 



^4 TRATTATO DELLA PITTVRA 

TDella 'veduta d'^na cttta m ariagrojfa. Cap. CCCXIV. 

L' o c c Hi o chc fotto di fe vedc la citta in aria grolTa , vedc le fommità de 
gl'edifiti) piii ofcuii c più noti che il loronafcimento, evedele dette fom- 
mità m campo chiaro , perche le vede nell' aria balfa e groffa : c quefto auuie- 
neperlapaflata. 

De termtm ïnferiori délie cofi remote. Cap. C C C X V. 

L I termini inferiori délie cofe remote faranno meno fenfibili che li loro 
termini (uperiori: e quefto accadc affai aile montagne e colli, dcllequaU le 
loro cime (îfaccinocampi dcUilatideU'altre montagne che fono dopoloro. 
bC a quelle fî vede li termini di fopra più fpediti che le loro bafî , perche il ter- 
mine di lopra è più fcuro, per elVer meno occupato dall' aria groiTa, la quale 
ftà ne luoghi balFi : e quefto è quello che confonde li dctti termmi délie bafi 
dc'coUi : & il medeiîmo accade ne gl' alberi &: edifitij 6c altre cofe che s'innal- 
zano infra laria j e di qui nafce che (peflb faite torri vedute in lunga di- 
ftanza paian greffe dacapoe fottiU da'piedi, perche la parte di fopra moftra 
fangolo de i lati che terminano con la fronte , perche l'aria fottile non teli 
cela, corne lagroffa : e quefto accade perla 7^ dcl primo, chc diccche l'aria 
grôlfa,chc s'interpone infra l'occhio e'I foie, è più lucente in baffo ch' in alto j 
c doue l'aria èpiù bianca, effa occupa all'occhiopiùle cofeoicure, che fe 
tal ariafulle azzurra,come fi vede in lunga dillanza : Li merU dcllc for- 
tezzc hanno li fpatij loro cquali alla larghezza de' mcrH, e tuttauia pare affai 
maggiore lofpatioche ilmerlo: ÔC in diftanza più remotalo fpatio occu- 
pa e copre tutto il, mcrlo , e tal fortezza fuol mollrare il muro dritto , e 
fenza mcrlo. 

Dellc cofe vedute da lontano. Cap. CCCXVI. 

L I termini di quelf obbietto faranno manco noti che fiano veduti in 
maggior diftanza. 

T)elï a'^^rro che fi mofira ejfere ne paefi lontani. 
Cap. CCCXVII. 

D E L L E cofe remote dall' occhio , le quali fiano di che color fi voglia, 
quella (i dimoftrerà di color più azzurro , la quale fia di maggior ofcurità, 
naturale , o accidentale. Naturale è quella ch' è ofcura da ie j accidcntale è 
quella ch* è ofcura mediante f ombra che gf c fatta da altri obbietti. 

Quali fi)n quelle paru de corpi délie quali per dtfianz^a manca la notitia. 

Cap. CCCXVIII. 

vdi Q^^ ^ ^ ^ P^'^^^ de'corpi chc faranno di minor quantità fiano le prime 

jo^rx délie quali per longa diilanza fi perde la notitia. Quefto accade, perche le 

^^^ ^9-- fpctie délie cofe minoriin pari diftanza vcngonoalf occhio con minor an- 

golo che le maggiori , e le cognitioni délie cofe remote fono di tanta minor 

notitia quanto elle fono di minor quantità. Seguita dunque chc quando 



DILIONARDODAVINCI. ^y 

la quantité maggiore in lunga diftanza vicne ali' occhio pcr angolo mini- 
mo , c quafi fî perde di nocicia , la quantità minore al tucto manca délia 
fuacognicionc. 

Perche le cofe quanto pik fi rimmuono dait occhio mmco fi conofcono. 

C A r. CCCXIX. 

Q^E L L A cofa Tara manco nota , la qualc farà piii rcmota dall' occhio. 
Queilo accadc , perche quelle parti prima fi pcrdono che fono più minute, 
c le féconde meno minute fonoancora perfe nella maggior diftanza, e cosi 
/uccefTiuamentc Irguitando a poco apoco confumandofi le parti, fi con- 
fuma la notitia délia cofa rcmota, in modo che alla iînc ii perdono turtc le 
parti inficme col turto : e manca ancora il colore per la caulâ délia groflezza 
dcir aria che s'interpone infra l'occhio e la cola veduta. 

Ter che i "volti di lontano paiono oficuri. Cap. CCCXX. 

Noi vediamo chiaroche tuttele fimilitudini délie cofe cuidenti che ci 
fono pcr obbietto , cofi grandi comc picciolc , entrano al fenfo per la pic- 
ciola luce dcU' occhio. Se per si picciola entrata palfa la (îmilitudme délia 
grandezza del cielo e della terra, efïendo il volto deU'huomo fra si grandi 
iîmilitudini dicofe quafi niente,per la lontananza che la diminuifce, oc- 
cupas! pocad'cfTa luce, che rimanc incomprenfibile ; ÔC hauendo da paf- 
fare dalla fuperficie ail' impreiTiuapervn mezzo oicuro,cioc ilneruo voto, 
che pare ofcuro, quella fpccie non elTendo di color potcnte, fi tingein quel- 
la ofcurità della via, c giunta air imprcfllua pare ofcura. Altracagionenon * 
fi puo in nilTun modo infegnarc su quel punto , e ncruo che ftà nclla luce : 
c perche egU è pieno d'vn humore trafpaiente à guifa daria , fà l'offitio 
che farcbbe vn bucco fatto in vn aile , che à riguardarlo par ncro , c le colc 
vedute per l'aria chiara c fcura fi confondono ncll ofcurità. 

Qualt fin le parti che prima fi perdono di notitia ne' corpichefiirimuomno 
dall' occhio , e qualt piu fi confier uano , Cap. CCCXX I. 

Qv_E LL A parte del corpo chefi rimuoue dalf occhio c quella che meno 
conferua la fua cuidenza , e la quale c di minor figura, qucfio accade ne' 
lullri de' corpi sferici o colonnari , e nelle membra più fottili de' corpi; 
corne il ceruo , che prima fi rimane di mandar ail' occhio le Ipctie ouero fi- 
militudini délie fue gambe c corna che del fuo bufto, il quale per efler più 
grolTo, più 'i\ conferua nelle fue (petic. Ma la prima cofa che Ç\ perde in di- 
ftanzafono li lineamcnti che terminano la fuperficie c figura. 

Della pro[j?ettiua linealc. Cap. CCCXXII. 

La profpcttiualincale s'eftende nelf officio dellc lince vifuali à prouarc 
permifuraquantola colalcconda c minore che la prima , e la terza che la 
féconda . c cofi di f^rado in crrado infino al fine dclle colc vedute. Trouo 
pcr cfpcrienza che fe la cofa lecondaiaràtantodillante dalla prima quanto 
la prima c diftantc dall' occhio tuo , che bcn che infra loro fiano di pari 



9& TRATTATO DELLA PITTVRA 

grandezza Ja féconda fia la meta minore che la prima : c fc la terza cofa farà 
di pari diftanza dalla féconda inanzi a effa , fia minore duc tcrzi, c cofi di 
grado in grado per parid ftanzafaranno fcmprediminutione proporriona- 
ta, pur che l'interuallo non palfi il numéro di lo. braccia, & infra dette lo. 
bracciala figura fimile à teperderà \ di fua grandezza, ÔC infra 40. perde- 
rà :^ epoi^ in 60. braccia , e cofi di mano m mano farà fua diminutione, 
facendo la parère lontanda te duc voltela tua grandezza, che il farla vna 
folafà grandifferenza dalle prime braccia aile féconde. 

De corpi ^eduti nella nehhia. Cap. CCCXXIII. 

Qv_E L L E cofe le quali fian vedute nella ncbbia (\ dimoftreranno mag- 
giori aflai che la loro vera grandezza : c quefto nafce, perche la pr^ fpettiua 
del mezzo interpofto infra l'occhio etal'obbietto non accorda il color fuo 
con lamagnitudinedieffo obbietto, perche talnebbia c fîmile allaconfufa 
aria interpofta infra l'occhio e lorizonte in tempo fereno , &C il corpo vicino 
ail' occhio veduto dopo la vicinità délia nebbia fi moftra eficre alla difianza 
dcll' orizonte , nel quale vna grandifTima torrc fi dimoftrerebbe minore chs 
il predetto huomo ftando vicino. 

Ddï aheT^a de gl'edijîtij veduti nella nehhia. Cap. CCCXXIV. 

QvE L L A parte dcl vicino edifitio fi moft:ra più confufa , la quale è più 

rcmota da terra j c quefto nafce , perche più nebbia è infra l'occhio e la ci- 

madeir edifitio che non è dall' occh.o alla fua bafe. E la toire parallela vc- 

y^^'^ duta in lunga diftanza inf. a la nebbia fi dimoftrerà tanto più fottile , quanto 

foprA clla fia più vicina alla fua bafe. Quefto nafce per la paflata che dice : La 

^ 315- nebbia fi dimoftrerà tanto più bianca , e più fpeffa , quanto clla è più vicina 

alla terra , e per la féconda di quefto, che dice : La cofa ofcu» a pana di tanto 

minor figura quanto clla fiaveduta in campo di più potcntc bianchezza. 

Adunque effcndo più bianca la nebbia da picdi che da capo, è neceftario che 

l'ofcurità di taltorre fi dimoftripiù ftretta da piediche da capo. 

Dclle c'tPta & altri edifitij vcdutï la fera la matî'ma nella nehhia. 

Cap. CCCXXV. 

N E gl' edifitij veduti in longa diftanza da fera o da mattina nella nebbia, 
o aria groffa, folo fi dimoftra la chiarezza dellc loro parti alluminate dal 
foie, che fi trouano inuerfo rorizonte,c le parti delli detti edifitij , che non 
lono vedute dal foie, reftano quafi del colore di médiocre ofcuiità di nebbia. 

Perche le cofe pïu alte pofie nella difianXa fono piu ofcure che le hajfe , ancor- 
che la nehhia fia uniforme in groffel^. C a p. CCCXXVL 

DELLECofepoftenelîa nebbia, o altra aria groffa, oin vaporc, o fumo, 
o in diftanza, quella fia tanto più nota, che farà più alta : e délie cofe di 
cgualc altczza quella pare più ofcura chccampeggiainpiùofcura nebbia, 
corne accade ail' acchio H. chevedendo A.B. C torri di eguale altczza 
infra loro , vede C. fommità dclla prima torre in R. baftczza di due gradi di 

profondità 






l. 



DI LIONARDO DA VINCI. 



97 



profundit^a nclla ncbbia, e vede la fommità délia torrc di mezzo B in vn fol 
grado di ncbbia , adunquc C. fommità fi dimofba più ofcura che la fom- 
rnita délia tone B. 




LJg^i^^r^^^^^f^v^y^py^^^ 



jL)eUe macchie dell' ombre che appartjcono ne corps da lontano. 
C A P. C C C X X V I I. 

s E M r R E la gola o altra pcrpendicolarc drittura che fopra di fe habbia 
alcun fpoito fark più ofcura chelafaccia pcrpendicolarc dicflbrpoito. Se- 
guita , che quel corpo fî dimoftrcrà più alluminato che di maggiorfomma 
di vn mcdefimo lurnc farà vcduto. Vcdi in A. che non vi aflumina parte 
alcuna del ciclo F. K. & in B. vi allumina il cielo H. K. bcin C. il ciclo 
G.K. 6d in D. il cielo F. K. integralmcntc. Adunquc il petto farà di pari 
chiarczza délia fronte,nafo c me'îito.Mà quello ch'io t'ho àricordaredc* 
volti, e che tu confideri in quelli corne in diucrfe dirtanze C\ perde diucrfc 
qualita d'ombre , e folo relb quelle prime macchie, cioè dclle incaflature 
dell occhio,&: altrc fimili, e ncl fine il vifo limanc ofcuro, perche in quello 
fi confumano i lumi , li quali fono picciola cofa à comparatione dell' 
ombre mezzane : pcr la quai cofa à lungo andarc fi confuma la qualità e 
quantita de lumi &: ombre principali, e fi confonde ogni qualitàin vmbra 
mezzana. E quefta è la caufa che gralberi , 6c ogni corpo , à certa diOanza 
fi dimoftrano farfi in fe più ofcuri che cfiendo quelli mcdcfimi vicino ail' oc- 
chio. Ma poi l'aria che s'intcrponc infra l'occhio c la cofa , fa che cffa cofa 
a rifchiara, e pende in azzurro:niàpiù tofto azzurreggianell' ombre che 
nellc parti luminofe,doue fi moftra più la vcrità de' colori. 



N 



TPvATTATODELLAPITTYRA 




Perche fui far delUfera l ombre de corpi generate in hianco f arête fono 
aXJurrc^. Cap. CCCXXVIII. 

L'o M B R E de' corpi gencratc dal rofTor del foie vicino ail' orizonte (cm- 
pre fian azzurrc : c quefto nafce per l'vndecima , doue fî dice.: La fuper- 
ficic d'ogni corpo opaco partecipa del colore dcl fuo obbietto. Adunquc 
cilcndo la bianchczza delb parete priuata al tutto d'ogni colore, fi tinge del 
colore de* fuoi obbiettJ,li quali fono in quefto cafo il foie, e'I cielo. E per- 
che il foie roffeggia verfo la fera, bc il cielo fî moftra azzurro , doue l'ombra 
non vede il foie , per l'ottaua dell' ombra, che dice ; Nifluno luminofo non 
vidde mai l'ombre del corpo da lui illuminato , quiui fara vcduto dal cielo : 
adunque per la dettavndecima l'ombra deriuatiua harà la percuffione nella 
bianca parete di color azzurro , ôcil campo d'effa ombra veduta dalrofTorc 
del foie parteciperà del color roffo. 




DI LIONARDODAVINCî. ^99 

Doue è ptH chiaro il famo. Cap. CCCXXIX. ^ 

I Lfumo vcduto infra'l foie e locchio larà chiaro c lucido piiichcin ah 
cuna parte dcl pacfe doue nafce. Il medcfimo fà la poluere, c la ncbbia, le 
qualijie tu Tarai ancora infra il foie e loro, ti parranno ofcure. 

Bella poluere^. Cap. CCCXXX. 

LApolucrcche fi Icua per il cor(b d'alcun animale, quanto più fi icua, 
più c chiara,e cofi più ofcura , quanto meno s'innalza , ftantc efi'a infra'l 
lolc c l'occhio. 

Bclfrmo. Cap. CCCXXXI. 

I L fumo è più trafparcntc &: ofcuro inucrfo grcflremi dclle fuc globu- 
lenzc che inucrfo li iuoi mezzi. 

I L fumo fi muoue con tanto maggior obliquità , quanto il vcnto fuo 
motore c più'potentc. 

S G N o li fumi di tanti varij colori , quantc fono le varietà délie cofe che 
lo generano. 

L I fumi non faranno ombre terminate : e li fuoi confini (ono tanto meno 
noti , quanto effi fono più diftanti dalle loro cauie : e le cofe pofte dopo loro 
fon tanto meno euidenti,quantoli groppi dcl fumo fono piùdenfi , e tanto 
fon più blanchi, quanto fono più vicini al principio,e più azzurri verfo il fine. 

I L fuoco ci parrà tanto piu ofcuro quanto maggior iomma di fumo s'in- 
terpone infra Tocchio ôC cllo fuoco. 

D o V E il fumo c più remoto , le cofe fono da lui meno occupatc. 

Fa il paefeconfufo a guifadi Ipcfla ncbbia, ncllti qualcfi vcdafumi in 
diucrfiluoghi con le lorfiammc nc'principij alluminatrici dcUepiùdcnie 
globulcnzed'c{rifumi,e li montipiù alti piùfianoeuidentichc le loro ra- 
dici , corne fi vcdc fare nelie nebbic. 

Varij prccetti di fittura. Cap. CCCXXXII. 

La fupcrficied'ognicorpoopaco partecipa del colore dcl mezzo trafpa- 
rcntc intcrpofto infra l'occhio 6c cfla fupetficicj e tanto più, quanto elTo mez- 
zo c più dcnfo, e con maggior fpatio s'interpone infra l'occhio e la detta fu- 
pcrficie. 

Li tcrmini de' corpi opachifiano meno noti quanto faranno più diftanti 
dall'occhio che li vcdc. 

Qv ELLA parte dcl corpo opaco farà più ombrata o alluminata che fia 
più vicina ail' ombrofo che l'ofcura , o al luminofo che l'allumina. 

La fupcrficic d'ogni corpo opaco partecipa dcl colore dcl fuo obbictto, 
ma con tanta o maggior o minor imprcfilone quanto cflo obbictto fia più 
vicino orcmotOjO di maggior o di minor potcnza. 

LECofevedute infra il lumc c l'ombre fi dimoftrcranno di'iiaîieior ri- 
licuo che quelle che fon nrl lumc o ncll' ombre. 

Qvjv N D o tu farai nellc lunghc diftanze le cofe cognite , e fpeditejClfc 

N ij 



loo TRATTATO DELLA PITTVRA 

cofe non diftanti ma propinque fî dimoftreranno. Adunque nelle tue imita^ 
tioni f à che le cofe habbino quclla parte délia cognitione che moftrano 
le diftanze. E fe la cofa che ti ftà per obbietto farà di termini confulî e 
dubbiofi , ancora tu farai il fimilenel tuo fimulacro. 

L A cofa diftante per due diuerfe caufe fi moftra di confufi e dubbiofi ter- . 
mini, l'vna dclle quali è ch' ella viene per tanto picciolo angolo ail' occhio, 
e Cl diminuifce tanto , ch' ella f à Toflicio dclle cofe minime , che , ancorchc 
elle fiano vicine ail' occhio , effo occhio non puo comprcndere di che fi- 
gura il fia tal corpo, corne lono l'vnghie délie dira, le formiche , o fimili 
cole. La féconda c, che infra l'occhio e le cofe diftanti s'interponc tanto 
d'aria ch'ella ii fà fpefi'a e grofla , e per la fua bianchezza tinge l'ombre, 
e le vcla délia fua bianchezza , e le fà d'olcure in vn colore il qualc c tra 
nero e bianco, quale è azzurro. 

B E N c H E per le lunghe diftanze Ci pcrda la cognitione dell' effcr di moite 
cofe, nondimeno quelle che faranno alluminate dal foie fi renderanno di 
più certa dimoftratione , e l'altre nelle confufe ombre parranno inuoltc. 
E perche in ogni grado di baflczza l'aria acquifta parte di groffezza , le cofe 
che faranno più bafic fi dimoftreranno più confufe, ecofi per il contrario. 

Qv_A N D o il foie fà rofl'eggiar li nuuoli dell' orizonte, le cofe che per la 
diftanza fi veftiuano d'azzurro fiano partecipanti di tal roflore : onde fi farà 
vna miftione fra l'azzurro el roflo , la quale renderà la campagna molto 
allegra e gioconda : e tutte le cofe che fiano alluminate da tal rolforrc, che 
fiano denfe j faranno molto euidenti , e rofleggeranno : e l'aria per efl'er 
trafparentc harà in fepcr tutto intufo tal roffeggiamento, onde fi dimo- 
ftrerà del color del fior de' gigli. 

S E M p R E queir aria che fta infra'l foie c la terra , quando fi leua o ponc, 
fia più occupatrice délie cofe che fono dopo lei che niftun altra parte d'aria; 
queftonafce pereftere ella più biancheggiante. 

Non fian fatti termini ne profili d'vn corpo che campeggi vno (bpra 
vn'altro, ma folo effo corpo per Ce Ci fpiccherà. 

Se il termine délia cola bianca fi fcontreià fopra altrc cofe bianche, fc 
eifo (arà curuo, créera termine ofcuro per fua natura , e farà la piùofcura 
parte che habbi la parte luminofa : e fe campcggierà in luogo ofcuro , effo 
termine parrà la più chiara parte che habbi la parte luminofa. 

Qv_E L L A cofa parrà più remota e fpiccata dall' altra che campcggierà 
in campo più vario da fe. 

Nelle diftanze fi perdono prima i termini de'corpi che hanno colori 
fimili , e che il termine dell' vno fia fopra dell' altro , come il termine d'vna 
qucrcia fopra vn' altra quercia fimile. Secondo in maggior diftanza fi pcr- 
deranno i termini de' corpi di colori mezzani terminati fvn fopra l'altro, 
come alberi, tcrrcno lauorato , muraglie , o altre rouine di monti o di faffi. 
Vltimo fi perdcianno i termini de'corpi terminati il chiaro nelf ofcuro, c 
l'ofcuro nel chiaro. 

Infra le cofe di equal altezza che fopra l'occhio fiano fituatc,quella 
che fia più remota dall' occhio farà più baffa : e fe farà fituata fotto l'occhio. 



DILIONARDODA VINCI. loi 

la più vicina à effo occhio parrà più bafl'a , c le laterali parallèle concorre- 
rannoinvn punto. 

M A N c o lono cuidenti ne' fiti lontani le cofc che fono d'intorno a i fiumi 
che quelle che da tali fiumi e paludi fono remote. 

I N r R A le cofe di cguale fpcllitudine quelle che faranno più vicine ail' oc- 
chio parranno più rare, e le più remote più fpefTe. 

L' o c c H I o che farà di maggior pupilla vcdrà l'obbietto di maggior figu- 
ra. Quefto fidimoftra nel guardare vn corpo cclefte pcr vn picciolo ipira- 
colo fatco con l'ago nella carta, che per non poter opcrarc di efla luce fc non 
vnapicciola parte , eflo corpo pare diminuire tanto délia fija grandezza, 
quanto la parte délia luce che lo vede c mancata dal fuo tutto. 

L'aria ch'è ingrolTata, e s'interponeinfra l'occhio e lacofa,ci rende 
cfTa cofa d'inccrti e confufi termini, e fà cil'o obbietto parère di maggior 
figura che non è. Qucfto nafce perche la proipettiua lincale non diminuifce 
Tangolo che porta le l^ie fpctie ail' occhio, e la profpettiua de' colori la ipin- 
ge e rimuoue in maggior diftanzach'ella non c, fi che IVnarimouc dall' 
occhio, c l'altra confcrua la fija magnitudinc. 

Qv_A N D o il foie è in occidcnte le ncbbie che ricafcano ingroffano l'aria, 
c le colè che non fono vedute dal foie reftano ofcure e confufe , c quelle che 
dal foie fiano alluminate rofTcggiano e giallcggiano , fecondo ch' il foie fi 
dimoftra allorizonte. Ancorale cole che da quefto fono alluminate fono 
forteeuidentijC malTime gl' edifitij e café dcllccittà e ville, perche le loro 
ombre fono ofcure , c pare che taie loro certadimoftrationcnalca di con- 
fufi 6^ incertifondamenti, perche ogni cofa èd'vn colore, fenonc veduta 
da efio iole. 

La cofa alluminatadal foie e ancora alluminatadcll' aria, in modo che 
fi crean due ombre , délie quaH quclla farà più ofcura che hara la fua linea 
centrale dritta al ccntro del foie. Scmpre la linca centrale dcl lumc primi- 
tiuo c deriuatiuo fia con la linca centrale delf ombre primitiue o dcriua- 
tiue. 

B E L L o fpettacolo f à il foie quando è in ponente, il qualc allumina tutti 
gl' alti edifitij dellc città , e caftella , e l'alti albcri dclle campagne, e li 
tinge del fuo colore , c tutto ilrefto da quiui in giùrimane di pocorilieuo, 
perche eficndo folamcnte alluminato dall' aria hanno poca diffcrenza le 
ombre dalli lumi , c per queilo non fpiccano troppo. c le cofe che fia 
quefte più s'innalzano fono tocche da iraggi lolari, e come Ci c detto, fi 
tingononel lor colore : onde tu hai a torre del colore di che tu fai il foie, 
c quiui ne hai à mctterc in qualunquccolor chiaro con il quale tu allumini 
cfli corpi. 



N iij 



1X32. 



TRATTATO DELLA PITTVRA 




A N c o R A fpefTe volte accade che vn nuuolo pana ofcuro fenfa haucr 
ombra da altro nuuolo da lui fcparato , e quefto accade fecondo il fito 
dcir occhio , perche deir vno vicino fi vcde folo la parte ombrola, c degl al 
trifi vederombrofaclaluminofa. ' v,^ ,1,. i- 

I N p R A le cofe di egual altezza quella che Tara piu diflante dall occhio 
narra piùbafla. Vedichc il nuuolo primo ancor che fia pm bafloche il fe- 
condo , pare più alto di lui , corne ci dimoftra nella parete il tagiamento 
délia piramidc del primo nuuolo baflb in M. A. del fecondo piu alto in N. 
M. Quefto nafce quando ti par vedere vn nuuolo ofcuro piu alto che VQ 
nuuolo chiarcpcr h raggi del foie in oriente o in o ccidentc. 




Perde la cofa diptr;ta^ancorche elU^enght aiï occhio per quella medefimagrof 
[elga dangolo che quella cU t pm remota dt la , non pare tanto remota 
quanto quella délia remet ione naturale. Cap. CCCXXXIII. 

DiciAMo: lo dipingo fu la parete B. C. vnacafa che habbi à parère 



Dï LIONARDO DA VINCI. 105 

diflantcvnmjgl o, cdi poiioglicncmctto allatovnachehà lavera diftan- 
za dVn miglio , le quali cofc lono in modoordinate chc la parctc A. C. ra- 
glia la pkmvAc con cqual grandczza , nicntcdimcuo mai con due occhi 
pairanno dicqual grandezza,nedi equal diftanza. 




De camp. Cap. CCCXXXIV. 

pRTNri^ALissiMA paftc délia pittura fono li campi dclle cofc dipintc, 
ncUi quali campi li tcrmun dellc cofe naturali c hanno in loro curuicà 
conuella 'cmprc li conofconOje le figure di tali corpi in cfTi campi,ancorche 
licolori de' corpi fieno delmcdcfimo colore del predetto campo.E qucfto 
nafce che li termini conueiTi de corpi non fono alluminati nel mcdefimo 
modo che dal mcdefimo lume c alluminato il campo , perche rai termine 
moite voltefaià più chiaro o più fcuro checfl'o campo. Ma fe tal termine 
c del colordi tal campo, fcnza dubbio tal parte di pittura piohsbirà la no- 
titia dellc figure di tal termine, c quclla taie clettionedi pittura è dae(fcrc 
fchifata daÛ'ingegni de' buon pittori ,conciofiacherintentionedcl pittore 
c di far parère li fuoi corpi di quà da campi : e nel fopra dctto cafo accadc il 
contrario,non folo in pittura, ma nellc cofe di rilicuo. 

Delfiudicio che s ha la fare fopra F opéra â'^vn pittore. C a p. C C C XX X V. 

P R I M A è che tu confideri le figure , s'hanno il rilieuo chc fi richiedc al 
fito : cl lumc che l'allumina, che l'ombre non fiano quelle medcfimc ncl- 
reftrcmi dcU' hiftoria che nel mezzo , perche altra cofa c l'ellcr circonda- 
to dal ombra, S^ altra haucre l'ombra da vn folo lato. Quelle fono circon- 
date dalf ombra , che fono vcrfo il mezzo dcll' hiftoria, perche fono adom- 
brate dalle figure interpofte frà loro ÔC il lume : c quelle fono adombrate da 
vn fol lato ,'le quali fono interpolée infral' lume e l'hirtoria , perche doue 
non vcdc il lume, vcdc l'hilloria , c vi fi rapprefcnta l'ofcurità d'efia hiftona, 
c doue non vede l'hiftotia, vcdc lo fplendor del lumc , e vi fi rapprefcnta U 
fua chiarezza. 



104 TRATTATO DELLA PITTVRA 

Secondo c chc il feminamento, ouero compartitionc dcUe figure, 
fia fecondo il cafo del quale tu vuoi chc fia clTa hiftoria. 

T E R z o chelc figure fiano con prontczza intente al loro particolarc. 

Del nltCHO délie figure remote dall' occhio. C a p. CCCXXXVI. 

Qv_EL corpo opaco fi dimoftrcrà efTerediminorrilicuoil qualcfarà più 
diftante dail' occhio , e quefto accadc perche l'aria intcrpofta fra locchio &: 
ciTo corpo opaco , per clfer ella cofachiara più che l'ombra di tal corpo , cor- 
rompe ella ombra, e la rifchiara, e gh togUc la potenza délia fua ofcurità, 
la quai cofa c caufa di fargli perdere il fuo rilicuo. 

T)e terminï dé memhri alluminati, C a p. CCCXXXVI I. 

I L termine di quel membro alluminato parrà più ofcuro che farà vcduto 
incampo più chiaro, e cofi para più chiaro che fia vcduto in campo più 
ofcuro. E ferai termine fia piano, e vcduto in campo chiaro fimilc alla fua 
chiarezza, il termine fia infcnfibile. 

Dé termmi. Cap. CCCXXXVIII. 

L I termini dcUe cofc féconde non faranno mai cogniti corne i primi. 
Adunque tu, pittorc,non terminarc immédiate le cofe quarte con le quinte, 
comcle prime con le féconde, perche il termine d'vna cofa in vn' altra c di 
n.atura di linea matematica,mànon lineaj perche il termine d'vn colore è 
princip'odVnaltro colore, c non hàdaeflere perô detta linea, perche nif- 
lunacofas'intramette infra'l termine d'vn colore che fia antepofto advn al- 
tro colore, fcnon c il termine, il quale c cofa infcnfibile d'apprcffo. Adun- 
que tu,pittore , non la pronunriare nelle cofc diftanti. 

Délie incarnatione, e cofi remote dMC occhio. C a p.CCCXXXIX. 

D E B B o N s I dal pittore porre nelle figure,c cofe remote dalf occhiojfola- 
mente le macchie non terminate, màdiconfufi termini, cfia fatta l'elet- 
tioneditali figure quando c nuuolo, o insu la fcra,e fopra tutto guardifi, 
corne ho dctto , da i lumi &: ombre terminate , perche paiono poi tinte 
quando fi vedono da lontano, c riefcono poi opère difiicili e fenzagratia. 
E ti haià ricordarc, che l'ombre mai fiano di qualità, cheperla loro ofcu- 
rità tu habbi a perdere il colore oue fi caufano fe già il luogo doue M corpi 
fono fituati nonfufie tcnebrofo : e non far profiH , non d sfilar capelH, non 
dar himi bianchi , fc non nelle cofe blanche , e che efil lumi habbino a di- 
moftrare la prima bellezza del colore doue Ç\ pofano. 

Varijfrecetn di pittura. C a p. CCCXXXX. 

Li termini e figura di qua'unque parte de' corpi ombrofi maie (\ cono- 
fcono neir ombre e ne' lumi loro, ma nelle parti interpofte infra i lumi c 
l'ombre di efi'i corpi -fono in primo grado di notitia. 

L A profpettiua la quale Ç\ eftende nella pittura C\ diuide in trc parti princi- 
pali, dcllcquali la prima c dclla diminutionc chcfanno le quantità de corpi 

in diucrfe 



DI LION ARDO D A VINCI. loj 

in diueiTc diftanze. La fcconda parte c quella chc tratta délia diminutionc * 
de'colori ditalicorpi. La terzaè quella chediminuifccia nockiadcilc figu- 
re, e de termini chehanno cfTi coi pi in varie diflanze. 

L'azzvrro dcir aria c di color compodo di luce e di ténèbre. la lucc 
dico per caufa dcU'aria illuminata nellc particolc deirhumiditk infra cffa 
ariaiiifufa. Per tcnebrc dico l'aria pura, la qualc non èdiuifa in atomi, cioc 
particolc d'humidità, ncllaquale habbino à pcrcuotcre i ra^gi folari. Edi 
quefto fi vede l'ellempio nell' aria chc s'interpone infra l'occhio c le mon- 
tagne ombrofc per l'ombre délia gran copia de gl'alberi che fopra effa fi tro- 
uanojouero ombroHi in quella parte chcnon cpercofla dalli raggi folari, la 
quai aria fi fà azzurra, c non fi fà azzurra nella parte fiîaluminofa,c molto 
mcnonella parte coperta di neuc. 

Fra le cofe egualmentc ofcurc, c di cgual diflanza, quella fi dimoftrerà 
cfTer più ofcura chc terminera in più bianco campo, e cofi per il contrario. 

Q^ ELLA cofa che fiapiùdipintadi bianco e nero apparirà di miglor 
rilieuo che alcun' altra. Pero ricordati, pitrore , che vefti le tue figure di co- 
lor più chiaro che tu poi : che fc le farai di color ofcuro , fiano di poco ri- 
lieuo c di poca cuidenzada lonrano,e quefto perche l'ombre di tuttc le cofe 
fono ofcurc, e Te farai vnavcfte ofcura, poco diuario fia dvillumc ail' ombrai 
c ne' colori chiari vi fia differenza. 

Perche le cofe ritratte perfcttamente dal naturde non paiono del medejlmo ri- 
lieuo quai pare ejfo naturale. Cap. CCCXLI. 

Impossibile c che la pittura imitata con fomma perfcttione di linca- vdi 
menti, ombre, lumc, e colore poiTa parère del mcdcfimo rilieuo quai pare ^°j^"* 
cflo naturale , fe giàtal naturale in lunga diftanza non c vcduto da vn fol 
occhio. Prouafi : Siano gfocchi A. B. liquali vegghino lobbietto C. col 
concorfodcllelineccentrali deffl'occhi A. C. e B. C. dico che le lincclate- 
rali dieffa centrale vcdono d ctro àtalobbiettoîofpatio G. D. e l'occhio A. 
vede tutto lo fpatio F. D. e l'occhio B. vede tutto lo fpatio G. E. Adunque li 
due occhi vcdono di dietro ail' obbicttoC. tutto lo fpatio F. E. per laquai 
cofa tal obbiettoC. rcfta trafparcntc , fccondo la dcfinitione délia trafpa- 
renza, dietro la quale niente fi nafconde: il che interucnir non puô àquello 
chc vede con vn fol occhio vn obbictto maggior di «.ffo occhio. E per quelle 
chc fi c detto potiano concludere il noftro qucfito , perche vna crfa di- 
pinta occupa tutto lo fpatio che bà dietro à fe , c per niffuna via è pofTibilc 
vcdcr parte alcuna de campo che la linca Tua circonfcrentiale hà dietro 
à fc. 



O 



io4 



TRATTATO DELLA PITTVRA 




Dtfar che le cojè paino /piccate da lor campi , cioe dalla parete doue Jono 

dtpinte. Cap, CCCXLII. 

M o L T o più rilieuo moftrcranno le cofe nel campo chiaro e alluminato 
chc neir ofv-uro. La ragione è , che fe tu vuoi dar rilieuo alla tua figura, tu fai 
che quclla parte del corpo che c più remota dal lurr.e manco partecipi di efTo 
lumc, onde viene àrimanere piùofcura, cterminandopoi in campo fcuro, 
viene a cadere in confufî tcrmini; per la quai co(à,fc nonviaccadereflefTo, 
Topera refta fcnza gratia , e da lontano nonapparifcono fcnon le parti lumi- 
nofejOndeconuiene che rofcurepainoeffer del campo medtfîmo , c cofî le 
cofe paiono tagliatc, e rilcuarc tanto mcno del douere,quanto il campo c 
ofcuro. 

"Precetto, Cap. CCCXLIII. 

Le figure hanno più gratia poflene'lumi vniuerfali che ne' particolari c 
piccioli perche ligranlumi e potcnti abbraccianolirilieuide*corpi,c l'opc- 
rcfattein tali lumiappaiifconoda lontano con gratia, c quelle che (bno ri- 
tratte à lumi piccioli, pigliano gran' (omma d ombra , c fimili opère fattc con 
tali ombre mai apparifcono da luoghi lontani altro che tinte. 

"Deljigurar le parti del mondo. Cap. CCCXLIV. 

S A R A I auuertito , che ne luoghi maritimi , o vicini à quelli , volti aile 
parti méridional! , non facci il verno figurato ne gl'alberi o prati, comenellc 
parti remote da elTi mari e fcttentrionaH farcfti , eccetto negl' alberi, li quali 
ogn' anno getiano foglie. 

Delfgurar le quattro parti de tempi dell' anno , o partecipanti di quèlli. 

Cap. CCCXLV. 

Ne L L* autunnofarai le cofe fecondo l'crà di tal tempo , cioè nel princi- 
pio cominciano ad impallidir le foglie dcgl' alberi ne più vecchirami, più o 



DI LION ARDO D A VINCI. 107 

'^"'^no fccondo chc lapianta cin luogoftcrilco fertile; e non far corne moki, 
^"c fanno tutce le lorci Je gl'albcri , ancorche da le fiano egualmcnte diflan- 
ti , di vna medclima qualicà di verde. Cofi il colore de' prati, lafll , cçedali 
dclle predctce pianrevaria Icmprc, perche la natura e variabilcininiinito. 

Dd "jento dipinto. Cap. CCCXLVI. 

N E L L A figuratione del vento, oltre il piegar de' rami, & arrouerciar dclle 
foî^lie inueiio l'anucnimcnto dcl vento , fî dcue ficrurar il rannueolamcnto 
dclla fottil poluerc mifta con l'intorbidata aria. 

Del pr'mcîpio d^una poggia. Cap. CCCXLVII. 

La pioggia cade infra l'aria, qucîlaorcurando conlucida tintura,piglian- 
do dair vno de'lati il lume dcl lole, e l'ombra dalla parte oppofita, corne C\ 
vedc fare allcnebbie, àc olcurafi la terra, che datai pioggia l'è tolto lo fplcn- 
dordel iole:c le coic vedutedi ladaefla fono di confufic non intelliîribili 
•termini , e le cofe chefaranno più vicine all'occhio fîano più note : c più 
note faranno le cofe vcduce nella pioggia cmbrofa , che quelle dclla pioo;aia 
alluminara.E quefto accade perche le cofe vedLiteneU'ombrofe pioggie,rolo 
perdono li lumi principali, ma le cofe che fi vcggono nellc luminofe pcrdono 
il lume e l'ombra, perche le parti luminofe fî miichiano con la luminofita 
dell' alluminata aria, e le parti ombrofe fono rifchiarate dalla medefima chia- 
rezza délia detta aria alluminata. 

2)^//' ombre fatte da ponufipra le loro acque. Cap. CCCXLVII I. 

L'o M B R E de ponti non faranno mai vedutc fopra le loro acque fe prima 
l'acqua no perde l'offitio dello fpecchiare pcr conto ditorbidezza. E quefto 
fî proua, perche l'acqua chiara c di fupcrficie lulha e pulita, c fpecchia il 
ponte in tutti li luoghi intcrpolH infra equali angoli infia l'occhio & il pon- 
te, e Ipecchia l'aria fotto il ponte, doue deue ellere l'ombra di tal ponte , il 
chenonpuô far l'acqua torbida , perche non fpecchia, màben riceue f om- 
bra, come farebbe vna llrada poluerofa. 

Frecetti dipittura. Cap. CCCXLIX. 

L A profpettiua c briglia c timone délia pittura. 

La grandczza dclla figura dipinta dourebbc moflrare a chediftanza cil' 
c veduta. 

S E tu vedi vna figura grande al naturalc, fappi chc fi dimoftrerà cfTer prcfl'o 
air occhio. 

Trecettï. Cap. C C C L. 

S E M p R E il bilico c nella linea centrale del petto ch' c da eflo bcllico in su, 
c cofi tien conto del pefo accidcntale dcll'huomOjComc del fuopcfo natu- 
ralc. QneO-o fi dimolira ncl ftender il braccio, che il pugno poifo ncl fuo 
cftremo f à l'offitio chc far ^\ vede al contrapefo pofto nell' eftrcmo délia fta- 
dcrajondc per neccffità (\ getta tantopefo di làdall'ombcllico,quanto c il 
pefo accidcntale del pugno , 6c il calcagno conuiene chc s'innaizi. 

O ij 



io8 TRATTATODELLAPITTVRA 

Délia fiatua. Cap. CCCLI. 

S E vuoi fare vna figura di marmo, fanne prima vna di terra , la quale poi 
chc farà finira e fecca, mettilainvnacaflachefia ancoracapace,clopola fi- 
gura tratta d'cflb luogo, à riceucr il marmo chc vuoi Icolpirui d'cntro a fi- 
militudine di quella terra. Poi meiïa la figura di terra dentro ad cfTa cafla, 
habbi bacchctte, chc entrino appunto pergli fuoi buchi, e fpingile dentro 
tantopcrciafcun buco, chc ciafcuna bacchettabianca tocchi la figura indi- 
uerfi luoghi, e la parte d'effe bacchctte che rcfta fuori délia cafla tingi di nero, 
c fà il contra fegno alla bacchetta,6c al (bo buco, in modo che àtuapofta 
fi firontri : e trarrai délia cafla la figura di terra , e mettiui il tuo pezzo 
marmo , e tanto leua dal marmo che tuttc le tue bacchctte fi nafcondino 
fino al loro fegno in detti buchi : e per poter far meglio quefto , fà che tutta 
la cafla fi pofl'a leuarc in alto , ÔC il fondo d'efla calfa reflii fcmprc fotto al 
marmo, bc a quefl:o modo ne potrai Icuar con i feni con gran facilita. 

Del far ^vna pittura detcrna ijernicc^. Cap. CCCLI I. 

* D I p I N G I la tua pittura fopra dclla carta tirata in telaro ben delicata e 
piana, c poi dà vna buona c grofla imprimitura di pece c mattone bcn pcfto: 
dapoidàl'imprimitura di biacca e giallolinOjpoicolorifci,c vernica d'olio 
vccchio chiaro e fôdo , bc appiccalo al vetro ben piano. Ma e meglio far vn 
quadro di terra ben vetriato , e l'imprimitura di biacca e giallolino , e poi 
colorifci, e vernica, poiappicca il vetro crifl:allino con la vernicebcn chia- 
raàcflo vetro : ma f à prirna ben feccarc in (lufa ofcura eflb colorito , e poi 
vernicalo con folio di noce &; ambra, oucro olio di noce raflodato al foie. 

Modo di coloririn tela. Cap. CCCLIII. 

# Metti la tua tcla in telaro, e dagli colla debole, e lalcia feccarc, e di- 
' fegna, e dà l'incarnatione con pennelli di fetole, e cosi frefcafarai l'ombra 

sfumata à tuo modo. L'incarnatione farà biacca,lacca,e giallolino: l'ombra 
farànero, c majorica, e vn poco di lacca, o vuoi lapis duro. Sfumato che 
tu hai, lafcia feccarc, poi ritocca à fecco con lacca e gomma , fl:ata aflai 
tempo con l'acqua gommata inficmc liquida , che c migliore , perche fà 
l'offitio fuo fenza luftrare. 

A N c o R A per fare l'ombre più ofcure, togli lacca gommata fopra detta, 
& inchiofl:ro , e con quefl:a ombra puoi ombrare molti colori , perche è 
traiparente: e poi ombrare l'azzurro, lacca, e diuerfc ombre , dico perche 
diuerfi lumi ombrerai di lacca femplice gommata fopra la lacca fenza tem- 
pera , ouero fopra il cinabro temperato e Iccco. 

Precetto délia projfjettma in pittura. Q k t. CCCLI V. ^ 

Qvj^ N D o tu non conofcerai variera di chiarczza o di ofcurità infra l'aria, 
ail' hora la profpettiua dell' ombre fia fcacciata dalla tua imitatione, e folo 
ti hai àvalere délia profpettiua délia diminutione de' corpi, c délia diminu- 
tionc de' colori, cdcl diminuire dclla cognitione dcUs cofc all'occhio con- 



DI LIONARDODAVINCI. ic9 

trapofle: cquefta fa parcrc vna mcdcfima cofa piii rcmota, cioc la pcrdi- 
ta dclla cognitionc délia figura di qualunquc obbictto. 

L' o c c H I o non hauiù mai pcr la profpcttiua linealc , fcnza Tuo moto, co- 
gnitione dclla diilanza ch' c fia lobbietto ÔC vn altra cofa, fcenon median- 
tc la profpcttiua de' colori. 

De gï ohhietî't. Cap. C C C L V. 

Qv_E L L A parte dell' obbietto farà più alluminata che fia più propinqua al 
luminofo che l'allumina. 

L Afimilitudine délie cofc in ogni grado di diftanza perde i gradi èî\. po- 
tenza , cioc quanto la cofa farà più remota dall' occhio, farà tanto mei\o pe- 
netrabile infra l'aria con la fua fimilitudinc. 

T)elU dim'mutïone di colori c corpi. C a p. CCCLVI. 

S I a olferuata la diminutione dcUe qualità de' colori inficmc con la dimi- 
nutionc de' corpi ouc Ci applicano. 

Dell' tnterpofitwne de corpi trafparenti infra l' occhio e l'ohhietto. 

C A P. CCCLVII. 

QvANTo maggior fia rintcrpofitione trafparente infra l'occhio e l'ob- 
bictto tanto più fi trafmuta il colore dell' obbietto nel colore del trafparente 
intcrpofto. 

Q\^A N D o l'obbietto s'interponefra l'occhio c'I lume, pcr la linea centrale 
che fi cftende infra'l ccntro del lume c l'occhio , all'horatal obbietto fia to- 
talmcntepriuato di lume. 

T)e panni che "vejlono lefgure , e lor pieghc^. C a p. CCCLVIII. 

• 

Li panni che vcflono le figure dcbbono hauere le lor picghe accomo- 
datc àcingerclcmcmbradaloroveftitCjin modo che ncUc parti alluminatc 
non fi ponga picghe d'ombra ofcura , e nelle parti ombrofe non d faccia 
picghe di troppa chiarczza, e che i lincamcntid'cnc picghe vadino in qual- 
chc parte circondando le membra da loro copcrte , e non con lineamenti 
che taglino le membra , ne con ombre che sfondino più dentro che non c la 
iuperficie del corpo vcftito , &C in cffetto il panno fia in modo adattato che 
non paia difabitato, cioè che non paia vn aggruppamento di panno fpo- 
î^hato dair huomo , come fi vede fare à molti, li quali s'innamorano tanto 
de'varij aggruppamcnti di varie pieghe, che n'cmpono tutta vna fij^ura, 
dimenticandofi l'efirctto perche tal panno c fatto, cioc pcr vcfi:ire c circon^ 
dare le membra con gratia, douccfl'ifi pofano, c non l'empire tutte di vcnti, 
ovcfiche gonfiate fopra li rileui alluminatide'membri. Non ncgo già che 
nonfidcbbafare alcuna bclla falda,màfiafattainpaitedella figura doue le 
membra infra cfic ÔC il corpo raccoglino e ragunino tal panno. E fopra tutto 
varia li panni ncU'hiltoiie, come nel fare ad alcuni le picghe con rotturc a 
facciate, c queftocnc pannidcnfi , 5^ alcuni panni habbino li piegamenti 
molli, c Iclorvoltcnonlatcrate, ôc akn torti. 

O iij 



KO 



TRàTTATO della pittvra 



Delta natura délie pieghe de' parmi. C a p. C C C L I X. 

M o L T I amano le piegature délie falde de' panni con li angoli acuti, cru- 
di, e fpcditi, altri con angoli quafi inlenfibili, altri fenzaalcuni angoli, ma 
in luogo di quelli ccrte curuità. 

Corne fi dcMon fare le -pieghe de panni. C a p. CCCL. 

■Q^E LL A parte dclle pieghc chc fi ritroua più lontana da fùoi coftretti 
cftremi firidurrkpiù infua prima natura. Naturalmente ogni cofadefidera 
mantcnerfi in fuo eflere. Il panno, perche c di equale dcnfità e fpeiTitudine, fi 
nel fijo rouefcio come nel fiio dritto,dcfidera di ftar piano : onde quando egli 
èda qualche piega o falda conftretto àlafciare elfa planifie, oflerualana- 
tura della forza in quella parte di fe doue egli c più coftretto , e quclla par- 
te ch'èpiù lontana à efii conftringimenti trouerai ridurfi più alla prima fua 
natura, cioè dello ftar diftefo c amplo. EfTempio fia A.B.C. la piega dcl pan- 
no detto di Topra. A. B. fia il luogo doue effo panno c piegato e coftrctto. lo 
ti propofi che quella parte del panno c\\ era più lontano alli coftretti eftre- 
mi fi ridurrebbe più nella fiia prima natura : adunque C. trouandofi più 
lontano , la piega C. fia più larga ch' in nifTun altro fuo luogo. 




Corne fit deuonofar le pieghe a panni. Cpa. CCCLXI. 

A V N panno non fi deuc darc confufione di moite pieghc, anzi farne fo- 
lamente doue con lemani o braccia fono ritcnute , ôc il refto lafciar cadere 



DI L ION ARDO DA VINCI. m 

(cmplicementc , e Ci dcbbono litraire di naturalc, cioè , fe vomii farcpanno 
lanajvfa le pieghe fecondo quelli, e fe farà fcrajO panno fino, o da villano,va 
diucrfifîcando à ciafcuno le lue picghc, e non farc habito , corne molti fan- 
no, fop la i modclli ccperti di carta, o coramc fottile, chc t'inganncrcfti 
forte. 

Délie pieghe depanm infcorcio. Cap. CCCLXII. 

D o V E la figura fcorcia fagli vcdere maggior numéro di pieghe che doue 
la non fcorcia, c le fue membra ficno circondate da pieghe fpcfie c giranti 
intorno ad elfe membra. E fia doue ftà l'occhio. M. N. manda ilmczzo di 
ciafcuni circoli piu lontanidall' occhio de loro fini. N. O. limoilra dritti, 
perche il troua à rincontro. P. QJi manda pcr contrario. 




•/.«^ 



Dell' occhio chc 'Védële pieghe de panni che circondano ïhuomo. 

Cap. CCCLXIII. 

L' o M B R E intcrpoftc infra le pieghe de* panni circondatrici de corpi hu- 
mani, farannotanto più ofturc, quanto cUefono piùrincontro ail' occhio 
con leconcauitàdoue tal ombre fon generate : c quefto intendo hauerdet- 
to , quando l occhio c fituato infra la parte ombrofa c la luminofa délia pre- 
dctta figura. 

Délie pieghe de panni. Cap. CCCLXIV. 

Sempre le pieghe de panni fituati ix\ qualunque atto dellc figure deb- 



ni TRAT. DEL LA P I T. DI LEON. DA VINCL 

bono con i fuoi lineamenti moftrarc l'atto di tal figura , in modo che non 
diano ambiguità o confufionc délia vera attitudinc à chi la confidera :e che 
nifTunapicga con l'ombra tolga alcun membro , cioc che paia più a dentro 
la profondità délia picga che la fuperficie dcl membro vcftito. E che fe tu fi- 
guri figure vcftitedi più vcflimcnti, che non paia che rvltimavcfterinchiu- 
da dentro à fe le fimplici oiTa di tal figure, ma la carne infieme con quelle , c li 
panni veftimento délia carne, con tanta groiTezza quai fi richiedc allamol- 
tiplicationc de' fijoi gradi. 

L E pieghe de' panni che circondano le membra debbono diminuirc délia 
lorogrofTezzainuerfo gl' eftremi délia cofacircondata. 

L A longhezza dclle pieghe che fono più ftretrc aile membra debbono 
aggrinzarfida quel lato che il membro perle lue piegaturc diminuiicc, e ti- 
rarfi daU'oppofica parte dcllafijapiegatura. 




Dell' oriXonte fpecchiato nell\ onde. Cap. CCCLXV. 

Specchierassi l'orizontc per la fefta di qucfto nel lato veduto dall* 
orizonte e dall' occhio, come {\ dimoftra l'orizonte F. veduto dal lato B. C. 
il quai lato è ancor veduto dall* occhio. Adunque tu , pittore , che hai à fi- 
gurarc l'innondationi deU'acquc , ricordati cheda tenon farà veduto il co- 
lore dcir acqua eiTcr altramentc chiaro o ofi:uro che Ci fia la chiarezza o ofi:u- 
rità del fito doue tu fei , infieme mifto col colore dcll' alcre cofi: che fono 
dopo te. 



INDICE DE CAPITOLI 

DI QJTESTO TRATTATO. 

Capitolo I. Ç\ Vdlo che deue prima imparare il gioitane. 

Cap. 1 1. ^^ Qj^aleftudio deue ejfcre ne giOMant. 

Cap. 1 1 1, Qtuil ngoUfi deue darc a pam pittori. 

Cap. 1 1 1 1. J^^ttia del giouane d.'fpojîo alla putura. 

Cap. V. Precetto al pittorc^. 

Cap. VI. In che modo deue tl giouane procedere nelfito (ludio. 

Cap. VIT. ^el modo dtjludiart^. 

Cap. V 1 1 1. ^uuertimenîo al pittore^. 

Cap. I X. Precetto del pittore "vniuerjalcj. 

Cap. X. Corne il pittore deueffere 'vmuerfule. 

C ap . X I. Precetto ail pittorç_j. 

Cap. X I r. 'Precetto came fopra. 

Cap. XIII. Precetto dellofchtl^Jar hiflorie e ji'rnrz^. 

Cap . X I V. Del corregger gUrrori che tujcuupri. 

Cap. XV. Delgmditw. 

Cap. XVI. Q^ifCodo dir deftar ïingegno a "varie inuentioni. 

Cap. XVII. "Dello fiudtare mfino quando tu ti dcfti , o prima che tti 

taddormenti allô fcuro. 

Cap. XVIII. Che fi deue prima tmpararla ddigenz^a che lapreftapratica. 

Cap. X I X. Comeilptttore deuejfer vago d^-dir tl gmdttto d'ogri-cno. ' 

Cap. X X. Che l'huomo non fi deuefdar tanto di fe , che non vegga 

dal naturale_j. 

Cap. XXI. Délie "varieta délie figurt^. 

Cap. XXII. T)elteffere ^nmerfalr^. 

Cap. XXIII. P>e cjuelU che 'vfano la pratica fenz^ la ddîgenzjt , ouero 

fcienz^a. 

Cap. XXIV. 2)f/ non imitare ïvn l'altro pittore. 

Cap. XXV. Del ntrar dal naturale_j. 

Cap. XXVI. ^uuerttmento al pittorç_>. 

Cap. XXVII. Corne deue effere alto tl lume da ritrar dal naturalc^. 

Cap. XXVIII. Qtiali lumifi deuono eleggere per ritrar le figure de corpi. 

Cap. X X I X. Belle quabta del lume per ntrar rdteut naturalt , o fintt. 

Cap. XXX. Del ritrar gl'tgnudi. 

Cap. XXXI. Del ritrarre dt rilteuofinto , o dal naturalt^. 

Cap. X X X 1 1. CL^Codo di ritrarre 'vn fito corretto. 

Cap. XXXIII. Corne fii deuono ritrar li p^efi. 

Cap. XXXIV. Del ritrarre al lume di candeU. 

Cap. XXXV. In che modofidehha ritrar vn volto, e dargligratia, ombra, 

e lumi. 

Cap. XXXVI. "Del lume doue fi ritrae Imcarnatione délit voltt,^ Krnudt, 



Cap. XL VI, 



Cap. XXXVII. 1>el ritvar figure per l'hifiorie. 
Cap. XXXVIII. Fer tirar 'vn ignudo dot naturale , o altro. 
Cap. XX XIX. Q^M^iftre e compartimenù délia flatua. 

Cap. X L. Corne il pittorefi deue acconaar al lume coljuo rilieuo. 

Cap. X Li. Délia qualtta del lume^. 

Cap. X L 1 1. T^^^^ inganno chefi rïceue nel gmdïtio délie memhra. 

Cap. X L 1 1 1. O'^ f deuefaper [wtrtnfeca forma deiïhuomo. 

Cap. X L I V. î^^l dijfttto del ptttore. 

Cap. X L V. FreceUo perche tl ptttore non singanni nelt elettione délia 

figura m che fa hahito. 
Dtmtto de'ptttori che ritraggono 'vna cofa di rilieuo in cafa 
a ^n lume , e poi la mettono in campagna a vn altro 
lume. 
Cap. X L V 1 1. Délia pittura , e fua diuifione. 

Cap. XL VI II, Figura ^ e fùa dmifione. 

Cap. X L I X. Froporttone di memhra. 

(2ap L. Délit mouimenti , e deiï opérations 'varie, 

(^^p^ L I. Chefi debbon fiiggiyc i termim fpediti. 

Cap. L 1 1. ^^^ ^^^^^ ^^fe p^(^(^iole non fi vedon gl' errori , corne nellcj 

grandi. 
Cap LUI. Ferche la pittura non puo mai parère /piccata , corne le cofi 

naturali. 
p^p L 1 V Ferche t capitoli délie figure f'vnafopra faltra è cofa da 

fuggire. 
Cov, ry Quai pittura fi deue vfare in far parer le cofe piufptccate. 

Q ^ Qu.ll' e piu dt difiorfo tÊ) "vtiiita^ o il lume e ombre de cor- 

pt,o li loro Itneamenti. 
Cap LVii (j^kCemoria chc fi fà dall' autort^. 

Cap*. L VII L Frecetti di pittura . 

Cap L I X Corne la pittura deue ejjervijra davnajolajinejtra. 

/-on T V F)ell' ombrcj. 

Cap L X Corne fi debbono figurare t putti. 

Cap Lxii Corne fil debbono figurar t 'vecchi. 

r^^ T V , , r Corne Ci debbono fimrar le 'vecchie. 

\^ap. LXIII. r' 1 1 1 r 

ror. T V T ^r Comme Ci debbono fimrar le donner. ' 

v_/ap. LXiv. ri r 

Cap LXv Comme Ji deue Jigurar'una notte. 

r^r^ T V ,r , Come Ce deue ûmrar 'vna fortuna. 

Cap. LXV I. / -^'S J 

Cap L X V 1 1 Lomé Je deue p^urar vna batt agita. 

Cap L X V 1 1 1 ^^^ modo dt condurre in pittura le cofi lontane. 

Cap L X I x Come [aria fit deue fare pm chiara quanto piu la fai finir 

^' ' baffa. 

Cap. L X X. A far che le figure fpicchino dal lor campo . 

Cap. L X X I. Del figurar le grandeT^ délie cofe dipinte. 

Cap. L X X 1 1. Dile cofe finite , e délie confufe. 

Cap. L X X 1 1 1. Délie figure chcfonfieparate.^ accioche non paiano congiunte. 



Cap. L X X 1 V. Se il lume deti ejfer tolto infliccia , o da p^rte\ e maie dk 

pm ^atia. 
Cap. L X X V. 'Délia riuerheratione. 

Cap. L X X V I. Doue non pua ejfer riucrheratione lummofa. 

Cap. L X X V 1 1. T)é rejleft. 

Cap. L X X V 1 1 1. T)e' refleft de' lumi che circondano l' ombre. 
Cap. Lxxix. Doue t refiefi de lumt fono di maggior o min or chia- 

rezjz^a. 
Cap. L X x x. ^jial parte del refleffo far a piu chiara. 

Cap. L X X X I. Dé colon rejleft délia carne. 

Cap. L X X X 1 1. Doue li refleft fono piu fenfihili. 

Cap. L X X X 1 1 1. Dé repft duplicati e tnplicati. 
Cap. L X X X I V. Corne htffun colore repffo e fimplice , ma è mijlo con le 

Ijpetie de gl'altri. colon. 
Cap. L X X X V. Corne rarifsime "jolte U refefst fono del colore del corpo 

doue fi congiungono. 
Doue piùfi'vedra il refejfo. 
Dé colori dé refiefsi. 
Dé termini dé refiefsi nel fiio campo. 
Deïï colla car le figure^. 
Del modo dtmparar hene a comporre infieme le figure 

nelle hiflorte. 
Del por prima 'una figura nell' hifiorla, 
jModo del comporre le hisïoric^. 
Del comporre l'htfioricj. 
Varieta d'hùomini nell' hifiorie^j. 
Dell' imparar U mouimenti delt huomo: 
Del comporre l\hiJloric^. 
Délia 'varieta nell' hiflortcj. 
Del diuerfificare Fane dé "volti nell' hiHorie^. 
Dell' accompagnare li colori [vn con l' abroge che l'vno 

dia gratia aïï altro. 
Del far 'viui e helli colori nelle fiue fiipcrficie. 
Dé colori deïï ombre di cjualunque colore. 
Délia 'varie ta che fanno U colori dclle cofe remotc e pro- 
pinque. 
Cap. c 1 1 1. In quanta difianz^a f perdono li colori délie cofie in te- 

gramente. 
Cap. c I V. Colore dcll' ombra del bianco. 

Cap. c V. Quai colore fara ombra piu nera. 

Cap. cvi. Del colore che non mojlra varieta in varie groJftZ:Z.c 

d'aria. 
Cap. c V I r. Délia prolpettiua dé colori. 

Cap. c V 1 1 1. Del colore che non fi muta in varie o^roJfeZjZ^ d'aria. 

Cap, c IX. Se li colori varij poffono ejfcre o parère d'vna vnt forme 



Cap. 


LXXXVI. 


Cap. 


LXXXVII. 


Cap. 


LXXXVI II. 


Cap. 


L XXX IX. 


Cap. 


LXXXX. 


Cap. 


L X X X X I. 


Cap. 


LXXXXII 


Cap. 


LXXXX III. 


Cap. 


LXXXXIV. 


Cap. 


L X X X X V. 


Cap. 


L X X X X V I. 


Cap. 


L X X X X V 1 1. 


Cap. 


LXXXXVIII. 


Cap. 


LXXXX IX. 


Cap. 


C. 


Cap. 


CI. 


Cap. 


eu. 



ojcurita , mediante vna medefima ombra. 
Cap. c X. 'Délia caufa de ferdtmenti de colon e figure de corpi me- 

diante le ténèbre che paiono e non fono. 
Cap. CXI. Come mjfuna cofa moflra il fuo color vero sella non ha 

lume da vn altro fimtl colore. 
Cap. c X 1 1. De colori che fi dtmofirano njariare dal loro ejfere , me- 

diante lï paragom de lor campt. 
Cap. c X 1 1 1. DeUa mutât ion e de colon trajparenti datï o mefijopra 

diuerfi colori , con la lor dtuerfa relatione. 
Cap. c X I V. , ^Hal parte d^vn medefimo colore fi mojlrera piu hella in 

pittura. 
Cap. c X V. Come ogni colore che non ha lufiro è pm bello nelle fitc 

parti luminofe che neïï ombrofiè. 
Cap. c X V I. T)eh' emdenz^a de colori. 

Cap . c X V 1 1. Quai parte del colore ragtoneuolmente deue ejfer più bella. 

Cap. c X V 1 1 1. Come tl bello del colore debb' eJfer ne' lumi. 

Cap. c X I X. T)el color ver de fatto dalla ruggine di rame. 

Cap. c X X. Aumentatwne dt bellez^a nel ^urrderame. 

Cap. c X X I. Ddla mtfiione de colon ï'vn con ï altro. 

Cap. cxxii. Délia fiiperficie d'ogni corpo ombrofio. 

Cap. c X X 1 1 1. Quale e la fiiperficie ricettma dt pm colori. 

Cap. c X X I V. Quai corpo fi. tingerà piu del color del Çuo obbietto* 

Cap. cxxv. Quai corpo fil dimofirera di piu bel colore. 

Cap. c XXVI. Dell' mcarnatione de volti. 

Cap. c X X V 1 1. Modo di ritrarre tl rilieuo, e dipreparar le carte per éjuefioj 

Cap. c X X V II I. Délia varieta dvn medefimo colore m ^jarte diflanz^e 

Jall' occhio. 
Cap. c X X I X. Délia verdura 'veduta in campagna. 

Cap. c X X X. Quai ver dur a parra piu dasj^urro. 

Cap. ex XX I. Qnal è quellafrperficie che meno che ïaltre dimofira il 

fiiio 'vero colore. 
Cap. c x X X 1 1. Quai corpo mofirera più ilfiuo vero colore. 

Cap. c X X X 1 1 1. Délia chtareZ:Z,a de paefii. 
Cap. c X X X I V. Frofpettiua commune délia dtminuttone de colori in lun- 

ga difianz^a. 
Cap. c X X X V. Délie cofejpecchiate nell' acqua de paefii, e prima delf aria. 

Cap. c X X X V I. Diminutione de colori per mez,z^o tnterpoïlo tnfra loro c 

ïocchto. 
Cap. c XX XV 1 1. De ca^npi che fi conuengono alï ombra > & a lumi. 
Cap. c X X X V I II. Come fit deue riparare , quando tl bianco fil termina tn 

hianco , e fofiuro in ofeuro. 
Cap. ex X X I X. Délia natura de colori de campi fiopra li quali campeg- 

gia tl bianco. 
Cap. c X L. De campi délie figure. 

Cap. c XL I. De' campi délie cofie dipinte. 



Cap. ex LU. Di quelU che jingono in campagna la cofapu remot4 

pîrfi pu ofcura. 
Cap. c X L 1 1 1. T)è colon délie cofe remote dall' occhio. 

Cap. c X L I V. Gradt dt pitture. 

Cap. c X L V. Dello jj?ecchiamento e colore dell' acqua del mare 'ueduto 

da diuerjî as^etti. 
Cap. cxLVi. Délia natura de' par agoni. 

Cap. c X L V 1 1. T)el color deïï ombra di qualunque corpo. 

Cap. c X L V 1 1 1. T)ella profpettiua de colon ne luoght ofcurii 
Cap. c X L I X. Vrojpettma de colori. 

Cap. CL. T)é colori. 

Cap. c L I. T)a che najce l'az,Zjtirro nell' aria^ 

Cap. c L 1 1. De colori. 

Cap. c L 1 1 1. De colori. 

Cap. c Li V. De campi délie figure de corpi dipinti. 

Cap. c L V. Ferche tl hianco non e colore. 

Cap. c L V I. Dé colori. 

Cap. CL V 1 1. De colori dé lumi incidenti & rejlefi. 

Cap. c L V 1 1 1. Dé colon dell' ombra. 

Cap. c L I X. ^elle cofe poHe in campo chiaro , e perche tal vfo e vtils 

in pittura. 

Cap. c L X. Dé campi. 

Cap. c L X I. T)é colon che nfultano dalla miflione d' al tri colori , U 

qualt fi dimandono fpscte féconde. 

Cap. clxii. Dé colori. 

Cap. c L X 1 1 1. Del color délie montagne. 

Cap. c L X I V. Come il pittore deue mettere in prattica la projf>ettiua dé 

colori. 

Cap. c L X V. Délia proJj?ettiua aerea. 

Cap. c L X V I. Dé njarij accidenti e mouimentï del huomo , e proportio- 

ne dé membri. 

Cap. c LX vit. Ddle mutatïom délie mifure delï huomo dal fuo nafii^ 

mento al fuo vlttmo crefcimcnto. 

Cap. c L X V 1 1 1. Come i puttim hanno le giuntAre contrarie a gllmomini 

nelle loro grojfez^c. 

Cap. c L X I X. Délia dijfirenla délia mtfira che e fa li putti çjj' ^huo^ 

mim. 

Cap. c L X X. Délie giunture délie dita. 

Cap. c L X X I. Délie giunture délie spalle , efiioi crefi mentir 

Cap. CL XX II. Délie spalle. 

Cap. CLXXiii. Délie mifre l'niuerfali dé corpi. 

Cap. c L X X I V. De lie 'mifure del corpo humano , e ptcgamenti di membra. 

Cap. c L X X V. Y)ella proport ion alita délie membra. 

Cap. c L X X V I. Délia giuntura délie mani col braccio. 

Cap. c L X X V 1 1 . Délie giunînre dé picdi.e loro ingrojfamenti^ e diminutionâ. 



Cap. CL XX VI II. Délie memhra che àimïnuïfcono quando fi pegano , e 

crefcono quando Jî dtftendono. 
Cap. CL XXIX. Délie mcmbra che wgrojfAno nella loro gnmtura quan- 
do fi fiegano. 
Cap. c Lxxx. ^elle memhra de gl' huomlnï ignudi. 

Cap. c L X X X I. Deili moti fotentt délie memhra dciï huomo. 
Cap. c L X X X 1 1. Del moumento delï huomo. 
Cap. CL X X X 1 1 r. Délie attitudmi , mouimenti , e lor membri. 
Cap. CL XX XIV. Délie giunture délie memhra. 
Cap. clxxxv. Délia memhrificatione delï huomo. 
Cap. c L X X X V I. De moti de membri dell' huomo. 
Cap. c L X X X V 1 1. De moti délie parti del "uolto. 
Cap. c L X X XV III. D^' membri e defmttïone d! effigie. 
Cap. c L X X X I X. Q:M^odo di tener a mente , e del fare vn effigie humana 

m profilo yjolo col guardo d'vna fol 'volta. 
Cap. c Lxxxx. Q5^odo di tener a mente la forma d'vn 'volto. 
Cap. c L X X X X I. Délie hellez^^e de ^olti. 
Cap. c L X X X X II. Dell' attitudine. 
Cap. cLxxxxiii. De mouimenti dAle memhra quando fi figura l' huomo 

che fiano attiproprij. 
Cap . c L X X X X i V. Délie membrificattom de gl' ignudi. 
Cap. c L X X X X V. Del moto e cor fi dell' huomo (f) altri animali. 
Cap. c LXXX XVI. Quando e maggior differen%a daltez^ dt ffalle nell' 

attiont dell' huomo. 
Cap. CLXX XXVII. %ijfosla contra. 
Cap. cLXxxxviii. Corne il braccio raccolto muta tutto ïhuomo dalla fua 

prima ponderattone quando ejfo braccio s'efiende. 
Cap. CLXXXXIX. Dell' huomo & altri animait che nel muouerfii con tardita 

non hanno il centra délia grauita troppo remoto dal 
centro ddli fofientacoli. 
Cap. C C. Dell' huomo che porta 'vn pefo fipra le fùe fi?alle. 

Cap. c CI. Délia ponderattone dell' huomo fipra lifitoi piedi. 

Cap. c C 1 1. Dell' huomo che fi moue. 

Cap. c c 1 1 1. Délia hilicatione del pefio diqualunque animale immobi- 

le fopra le fue gambe. 
Cap. c c I V. De i piegamenti e voltamenti dell' huomo. 

Cap. c c V. De' piegamenti. 

Cap. c c V I. Dùlla equiponderantia. 

Cap. c c V II. Del moto humano. 

Cap. c cv 1 1 1. Del moto creato dalla defi^ruttione del hiltco. 

Cap. c c I X. Del bilico délie figure. 

Cap. c c X. Délia gratia délie memhra. 

Cap. c c X 1. Délie commodita délie memhra. 

Cap. c c X II. D'vna figura foia fuor dell' tftoria. 

Cap.ccxiii. Quah fono le principali import afitie che appartengono alla 

figura. Del 



Cap. c cxiv. "Del bilicar il pefi. tntorno al centra délia grauitk de 

corpi. 
Cap. c c X V. 'Délie fgure che hanno a maneggiare e portar pefi. 

Cap. c c X V I. Delt attitudim de gH huomtnt. 

Cap. c c X V 1 1. Varteta d'attitudmt. 

Cap. c c X V 1 1 1. Dell' atùtudim délie figure. 
Cap. c c X I X. Dell' attiom de circonjlann a 'vn cap) noîando. 

Cap. c c X X. Quf,ltta de Ugnudt, 

Cap. c c X X r. Corne li mufcoli fon corti e ^ofi. 

Cap. c c X X 1 1. Corne It graft non hanno groft mufiolt. 

Cap. c c X X 1 1 1. Qjialt Jono It mufi:oli che fparifcono né mommentt di- 

uerfi dell' huomo. 
Cap. ce XX IV. Dé mufcolt. 
Cap. c c X X V. Che ïtgnudo figurato con grand' euidenzia dé mufcolt 

fia Jènz^a moto. 
Cap. c c X X V I. Che le figure tgnude non dehhono hauer i loro mufcoli ri- 

cercati ajfato. 
Cap. cçxxvii. Dell' allargamento e raccortamento dé mufcoli. 
Cap. c c X X V 1 1 1. Doue fi troua corda ne gl' huomtm fenz>a mufiolt. 
Cap. c c X X I X. De gl'otto pez^u che nafcono nel mez^o délie corde tn 

'varie giunture de II' huomo. 
Cap. ce XXX, T>el mufcolo che e infrà l pomo granato , & il petti^ 

gnone. 
Càp. c c X X X I. 1)ell' 'vltimo fitoltamento che puo far l' huomo nel 've- 

derfi a dietro. 
Cap. e c X X X 1 1 Quanta fi puo auuicinar l'^vn braccio con l'altro di dtt- 

tro. 
Cap. c e X X X 1 1 1. Deïï apparecchio délia forz^ dell' huomo che 'vuol gène- 

rare gran percuftant^. 
Cap. c c X X X I V. Délia forl(a compofta dalï huomo , e prima fi dira délie 

braccia. 
Cap. c e X X X V. Quaï e maggior potenz.,a dell' huomo , quella del tira- 

re , a quella délia fj)tngerc^. 
Cap. c e XX X V I. 1>elle memhra che ptegano , e che afficio fa la carne che 

la 'vefle in ejfa ptegamento. 
Cap. e c X X X V 1 1. Del 'voltar la gamba fenzji la cofcia. 
Cap. ecxxxviii. Délia piegatura délia carne. 
Cap. e e X X X r X. Del moto femplice dell' huomo. 
Cap. c c X L. Q^hCoto campa [la. 

Cap. c c X L I. Délit moti apprapriati a gl' effetti de gl' huomini. 

Cap. c e X L I r. 2)<?' matt délie figure^. 

Cap. ccxLiii. Dé gl' atti dimofiratiui. 
Cap. e c L X l V. Delta varteta dé -vfi. 
Cap. c c X L V. ©tf moti appropriait alla mente del mobile^. 

Cap. ccxi-Vi. Corne gl' attt mentaU muouano la perfona in prim<J 

R ^ 



^rado dt facilita e commodita. 
Cap. c c X L V I r. Dd moto nato dalla mente médian te Cohbietto. 
Cap. c c X L V 1 1 r. De mott comuni. 
Cap. c c X L I X. T^el moto de gl' animait. 

Cap. c c I . Ch'oqni mcmhro fia proportwnato à tutto il fuo corpo. 

Cap. ccLi. Dell' ojferuan'^a del decoro. 

Cap. c c L 1 1. Dell' era délie figure^. 

C^p. c c L [ I r. Oualitk dhuomint ne componimenti deW hisîone. 

Cap. CCLI V. Del figurare 'vno che parlt con pm ^erfone. 

Cap. ccLV. Corne deue farfi ^n a figura trata. 

Cap. c c L V I. Corne fi figura ijn dif^erato. 

Cap. c c L V 1 1. Del rtdere e dtl ptangere , e dtfferenT^a loro. 

Cap. c c L V 1 1 r. Del pofare de putti. 
Cap. c c L 1 X. 'Del pofar délie femine , e de' giouani. 

Cap. c c L X. Dt éfuelli che faltano. 

Cn p. c c L X I. Delï huomo che vuol tirar "vna cofa fuor dt fe con grand ^ 

impeto. 
Cap. c c L X 1 1. Perche quello che ^uol tirar , o ficcar tirando il ferro in 

terra , aliji la gamba oppofita mci^ruata. 
Cap, c c L X I H. Tonderatione de corpi che non fi muouono. 
Cap. c c L X I V, Dell' huomo che pofà fopra It due piedt , e che da difè 

p/i^ pefo alf 'vno che alï altro. 
Cap. c c L X V. Del pofar délie figure^. 

Cap. ccLXvi. Dclle ponderatiom de II' huomo nel fermarfi foprA, de' fùoi 

piedi. 
Cap. c c L X V 1 1. Del moto locale ptu o mena 'veloccj. 
Cap. ccLxviir. De gl' animait dt quattro piedi , e corne fi muouono. 
Cap. ce lxix. De lia corrifpondenzA che ha la meta delf huomo con 

l'altra meta. 
Cap. ccLXX. Corne nel faltar delï huomo in alto *vi fi trouano tre 

moti. 
Cap. c c L X X I. (^^s e impofihile che "vna memoria ferht tutti gl' afpetti 

e mutationt délie memhra. 
Cap. c c L X X I r. Délia prattca ctrcata con gran fillecitudine dal pittore. 
Cap. ccLXxiir. Del giudicare il pittore le fie opère e quelle d'altrui. 
Cap. c c L X X I V. Del gitidicare il pittore lafua pittura. 
Cap. c c L X X V. Corne lo fpecchio è maejlro de' pittori. 
Cap. ccLXXvi. Quai pittura è ptu laudabilcj. 
Cap. c c L X X V 1 1. Quale t il primo obbtetto & intentione del pittore^. 
Cap. c c L X X V 11 I. Quale e pm importante nella pittura , l'ombra , ofiioi 

lineamentt. 
Cap. c c L X X I X. Corne fi deue dare lume aile figure^. 
Cap. c c L X X X. Doue deue fi ar quello che rifguarda la pittura. 
Cap. c c L X X X I. Corne fi deue porre alto il punto. 
Cap. c c L X X X 1 1. Che le figure picciole non debbono per ragione effer finite. 



Cap. ccLxxxiiii Che câmpo dmc 'vfire il pi t tore allé fa c figura. 

Cap. c c L X XX I V. Precetto cit pttîtra. 

Cap. c c L X X X V, Del Jîngere 'vn fito feluairgio. 

Cap. ccLXXXVi. Corne de ne far parère naturale 'Vn animal fan to. 

Cap. ccLxxxvii. De' "vifi che fai dehhono fare ^ che hahhino rilieuo coH 

gratta. 
Cap. c c L X X X VIII. Del dmidere e faiccare le figure dd loro camp'i. 
Cap. c c L XXX I X . Délia diffèrenzA de lumi poflt in dmerfiifaiti. 
Cap. c c X c. Del fuggir rtmproporti on alita délie circonfian^e. 

Cap. ccxci. De" termim dé cor pi detù linéament i , ouero corf- 

torni. 
Cap. c c X c II. De gl' accidenti faperfacialt che prima fii perdono nel difa 

cofi^arfa de corpi omhrofi. 
Cap. c G 5^ c II i. De g[ accidenti faiperfactalt che prima fa perdono per le 

diflanz,e. 
Cap. c G X c I V. Délia natura de termini dé corpi fapra d altri cor- 

Cap. c c X c V. Délia fagura che 'va contrai vento. 

Cap. G c X c V I. Dclla finejlra doue fii ritrae la figura. 
Cap. ccxcvii. Perche mifaurando 'vn 'vifao , e pot dipwgendolo in tal 

grandeZjZja , egli fa dimofirera maggior del natu^ 
râle. 
Cap. c c x c V III. Se la faperficie dHogni corpo opaco partecipa del color del 

fao obbietto. 
Cap. c c X c X I X. Del moto de gt animait. 

Cap. CGC* A fare 'vna fagura che fiidimo^ri ejfier alta hraccia ^o. 

m fpatio dt hraccia 20. e habbia membra corn [bon- 
denti , e fiia dritta in piedi. 
Cap. ce GL <iA fare 'vna fagura nel mura di 12. hraccia che appa- 

rifaa dalteZjZ^a di 2^. 
Cap. c G CI r. Auuertimenîo circa ï ombre e lumi. 

Cap. c c c 1 1 L Ptttura , e lume "umuerfaale. 

Cap. c c c I V. Dé campi proportionati à corpi che in eÇi campeggia-' 

no ^e prima délie fauperfacie piane dvnifiorme colore. 
Cap. ce c V. Pittura di figura e corpo. 

Cap. c c c V I. J\Qlla pittura manchera prima di notitia la parte di 

quel corpo che fiara di miner quantita. 
Cap. c c c V 1 1 Perche vna medefaima campagna fa dimofira alcuna 'Vol- 

ta maggiore minore che non è. 
Cap. CGCviiï. Ojferuatwni diuerfi. 

Cap. C G C I X. Délie cttta & altre cofi vedute alC aria grofia. 

Cap. C c c X. Dé raggi faolari che penetrano li fj^iracoli dé nuuoli. 

Cap. c c c X I. Délie cofi che focchio vede fitto fi mtfie in fia nebbia & 

aria grofi^a. 
Cap. c c c X II. ^f l^ edifitif veduti nell' aria ^ojfia. 



Cap. c c c X ï II. Délia cofa che fi mofira da lontano. 

Cap. c c c X I V. DelU ^eduta dvna cinà in aria grojfa. 

Cap. c c c X V. De termini tnfcrton délie cofe remote. 

Cap. c c c X V I. Délie cofe "vedute da lontano. 

Cap. c c c X V II. Dell' az^Ziurro che fi mofira ejfere 7ié paefit lontani. 

Cap. c c c X V 1 1 1. Qualt Jon quelle parti de" corpi délie quali per difianz^a 

manca la notitia. 
Cap. c c c X I X. Perche le cofi quanta pin fi- rimuouono dalï occhio man- 

co fil conofiono. 
Cap. c c c X X. Perche i volti di lontano patono ofiuri. 

Cap. c c c X X I. Qualt (on le parti che prima fit perdono di notifia ne cor- 

pi che fit rimuouono dalf occhio , e qualt piu fit con- 
fieruano. 
Cap. c c c X X 1 1. Délia pro^ettiua lineale. 
Cap. c c c X X 1 1 1. De corpt 'vedutt nella nehbia. 
Cap. c c c X X i V. Dclï dlteZjZ^a de gl' edtfitij njeduti nella nehbia. ' 
Cap. c c c X X V. Délie citta ^ altri edtfitij ^jedutt la fira o la mattina 

nella nehhta. 
Cap. cccxxvi. Perche le cofi piu alte pofle nella difianl^a fino pm oficu- 

re che le ba(je , ancorche la nebbia fiia njnifiorme in 
grofi'ezjz^a. 
Cap. cccxxvii. Délie macchie deïï ombre che apparificono ni corpi da 

lontano. 
Cap. c c c X X V 1 1 1. Perche fiù l fiar délia fiera ï ombre de corpi generate in 

bianco parete fiono azjZjHrre. 
Cap. c c e X X I X. Doue e pm chiaro tl fiumo. 
Cap. ce c XXX. Délia poluere. 
Cap. cccxxxi. Del fiumo. 
Cap. c c c X X X 1 1. Varij precetti d.t pittura. 

Cap. c c c XXX I II. Perche la cofia diptnta , ancorche ella venghi ail' occhio 

per quella medefima grojfezj^a d'angolo che quella 
ch' e piH remota di Ist, non pare tanto remota quan- 
to quella délia remotione naturale. 
Cap. c c c X X X I V. Di campi. 

Cap. c c c X X X V. Del giudicio che s ha da fiare fopra l'opéra d'vn pittore, ^ 
Cap. c c c X X X V I. Del rtlieuo délie figure remote dall' occhto. 
Cap. cccxxxvii. Di termini di membrt allummatt. 
Cap. cccxxxviii. Di termini. 

Cap. c c c x XX I X. Délia incarnatione , e cofi remote dalï occhio. 
Cap. cccxxxx. Varij precetti dt pittura. 
Cap. cccxLi. Perche le cofi ritratte perfettamente dal naturale non 

patono del medefiimo rilieuo quai pare efio naturale. 
Cap. c c c x L 1 1. 1)tfiar che le cofie paino fi?iccate da lor campt > ctoè dalla 

parete doue fino diptnte. 
Cap. cccxLin. Precetto. 



Cap. c c c X L I V. DelfgHrar U pdni del monâo. 

Cap. c c c X L V. Deljigurar le quattro paru de tsmpi^ delC anno , o par- 

tecipanti di quelli. 

Cap. ce ex L VI. DeL "verjto dtptnto. 

Cap. c c c X L V I r. Del principto diina pioggtd 

Cap. c c c X L V 1 1 1. T)eiï ombre fatte da ponti Jbpra le loro acqne. 

Cap. c c c X L I X. Precetti di. ptnura. 

Cap. cccL. Frecettt. 

Cap. c c c L I. Delta ftatua. 

Cap. c c c L 1 r. Del far vna pittnra cîetsrna fermée. 

Cap. c c c L 1 1 1. Jidodo di colorir in tela. 

Cap. c c c L I V. Precetto délia prospemua in pittura. 

Cap. c c c L V. De gf obbietti. 

Cap. c c c L V I. 1>elU diminutione de colon e cor pi. 

Cap. c c c L V 1 1. Dell' tnterpofitione de corpi trasparenti infra l'occhio e 

l'obbtetto. 

Cap. c c c L V 1 1 1. De panm che njeïlono le figure , e lor pieghe. 

Cap. c c c L I X. ^eUd natura délie pieghe de' panm. 

Cap. c c c L X. Corne fi deuon fare le pieghe de panni. 

Cap. c c c Lx I. Corne fi deuonofar le pteghe a panni. 

Cap. c c c L X I r. Délie pieghe de panm m fcorcto. 

Cap. c c c L X 1 1 1. 'DelF occhio che vede le pieghe de panni che circondano 

ïhuomo. 

Cap. c c c L X I V. 'Délie pieghe de panni. 

Cap. c c c L X V. DeH' onz^onte [pecchtato nell' onde. 



L'opcra elTendo Italiana , fî perdoneranno gli errori a gli ftampatori 

Francefijcpoifonoftampatori. 



R iij 




'^/ '^'is/ ^^ :#?■■'" W #/ W^J ■" '■■^' '■'' 



LEON BATTISTA 

A L B E R T I 



DELLA PITTVRA 



DELLA STATVA. 





AL MOLTO 1lL\ ^ i RE SÏGNORE MiO OSS- IL SI CNORÉ 

CARLO ERRAR 

PITTORE DEL RE^ C R ISTlAxNiSSî M O. 




oMOLTO JLLVST1{E S IGNORE, 




sfc-^ E dcdicationi fono fcmprcbene impie- 
G;ate,c connengono principalmenre aquelliche profelîano 
lemedcfime arti e icienzc che ne'Iibri s'infcgnano , perche 
Te ilimano la propria virtùeripurarione,forzaè c'habbino 
anche in pregio il prefente chc fi fà a loro : ^ elTendo di 
forzc bartanti per relîftere aile calunnie de gl' iriuidioii, & 
aile caiiillacioni de o-l'io-noranti, con ifolicararreri delloro 
nome preferuano le opère dédicace daogni falcinante e ve- 
nenata îingua. Spintodaquefteconfidcrationi , ma molco 
più dal dcliderio che ho Tempre haïuuo di palefare con quai- 
che attopublicoil grand' affetto délia mia feruitù verlo di 
V. S. le offerifco qiiclli duetrartati da me riueduti , e quafi 
rifuicitati , col as2;2;iuniTeriii la vira del loro aurore Léon 
Bafriila Alberti, da leitenuto degnod'accompagnareLio- 
nardo da Vinci (uopaefanofino al trono realc délia virtuo- 
fiflima regina di Suetia- Deue aflai l'vno el'altro fcrittore aile 



a 



''} 



cure e fatichedi V. S. chepcrfargli comparire piu pompofi 
innanzias'igranprencipeilli, hà volutoconquel numéro di 
rari ornamenri che fi vedono ricamargli da capo a piedi. 
Arpettiamodaleilnaltreoccafionicofe più Iode e di mag- 
o;iormomcnro, perche eper la profundaSc vniuerfale cogni- 
tione di tutte le parti del difegno , e per l'abbondanza e ric^ 
chezza délie inuentioni , c per quella fua muta eloquenza 
con la qualeellaeiprimesiperfettamenteimotiinterni dell* 
anime, fappiamo ch'alla fuamanonon vie cofa impoflîbi- 
Ic. Intancole bacio mille volte iemani. 



Di V, S. molto illufirCy 



AfFettionatiffimo feruirorc 
Rafaël LE Trichet 

D V F R , E s N E. 





V I T A 

Dl LEON BATTISTA ALBERTI 

DESCRITTA DA RAFAELLE DV FRESNE. 

V A NTOfiiJfe aritk'z , Mi/e e potme la famiglU 
de gU Alherti m ¥iorenz.a ^ne fanno fede le hijlorte: e 
Sapwne Ammirato ,chepcr cemnfpettt ^olfe rdeuar tl 
nome de Concïm.mn trouo piu hella e [j?edita tmen- 
tione che dt metterglt in compagnta con glt oAlberti , 
^ ^Pgnando ^natflejfaortgtne alt^na&a Ultra, f ami 

^^^p-. J^//^. Anoi ba fiera dire che neli^o^. erano gta dt grande 
ir^-Tijra__ "I autorita tn ¥iorenz.-a , e che fauoriuano la fattione de 
Jitancht.elannoisSj^. nellefeHe che fi fecero m Ftorenz^aper l'acquiftod'Are?^ 
7^. glt apparaît e le pompe de^tAlbertt furonoditalmagnificenzjt.cheparu^â 
piu conuententt a qualunque gran prenctpe clod ferfone priuaîe. Ne faftt del. 
Urepublica fi troua che glt Albertt hanno hauuto noue ^clte tl gonfalonerato , 
chera d fiupremo grade tn honore ^ tn potenzA al qude poteffero aïbirare i 
twrenttm. Ma nelle frequentt borafche e mott délie cofe publtche non hebbero 
jempre la fortuna fauoreuole. Lanno 1^87. Ctpriano e Benedetto de glt ct^/- 
hertifurono fiacctatt dalla patrta , e pot Unno i^u. banditt tnfino a fanciullt 
dt quella cafa. Ma nel 14.2S. fu leuato tl bando , e dato ordtne cUogri-vm 
poteJ]e-jentre,eftareltberamente a Eoren^A. Il fopra nominato Qprtano fti 
padre dt Alberto , dt Lorenz^o , e dt Gtouannt. Alberto Albertt fu prtma cano^ 
nico , e pot ïanno 1457. ^cfcouo dt Camertno : & Eugenio papa , che con tanta 
pompa e dmoftrattone daffetto fu da Ftorenttnt nella loro cttta accolto , ha^ 
uendo nel tempo ch'egli 1;/ celebro Hconctlto Jatto proua délie ^irtu dt quel pre- 
lato , perfegno^ dt gratitudine -uerfo lafiua natione , e per premo douuto d fuot 
merttt, Ihonoro del cardtnalato. Lorenz^ofiatello d Alberto lafcto ptù figltoli , 
Bcrnardo Carlo ^<r Léon "Batttfta , le eut rare qualtta porgeranno ampta mJ-^ 
tertadilodta cjuefto breue dificorfo. Con quanta cura , e conche dtfitpltnaquefii 
fratelli fuficro nella giouentu dal padre alleuati ,fi le<i^ge nel trattato che tifiefo 
Léon "Battijla firijfe dclle commoditk ^ tncommodita délie lettere : doue e^lt ra€^ 
conta che tutte le hore del dt erano m tal marnera a var'n loroftudtj dtfinbmte , chè 



VIT À 

mai vejlduano otiofi. Ejfendogmnùadetà pumatura^oltrelofiudiodellelettere^ 
Carlo abbraccio la mra de negotij domcpci , ma Léon BattiHa non tenendo 
conto di altro che di Uhri , tutto fi die de alla coltura dell' tngegno , efece tan ta 
profitto nelle fctenZje yche fi lafcto addtetro quanti con fama valent huorninivi- 
ueuano al fiuo tempo. 

Il primo faggio clo egli die de délia ^iuacità & acutesuz^a delfiiogenio^fk 
Tiell' mgannare con 'vna dotta & wgegnofa hurla , e con ptufiiccejfo che non fcce 
pot tl S tgonio ^ tl giudicio de letterati del fùo rempo : perche trouandofim et À di 
"venti anni allô fludio dt Bologna , compific di nafi:ofio "vna fauola chtamata 
VhAodoxiosJotto nome di Lepido comico , la quale pot ,quafi capitatagli dinuo- 
uo , e cauata da ^uecchto manoferitto , et publtco perantica. E veramente Alher- 
ti tmtto in quella con tanta feltctta la pnfia dtcttura de comtci Lattnt , ch'ejfendù 
peruenuta nelle mani di Aldo Manucct , tlquale fu da ttiîtt tenuîo per para- 
(jone délia ^verae pih pura Lattnita i egU la fece jlampare in Lucca ïanno 1^88. 
dedicandola ad dAfcanto Perfio yperfônaggio ancora egh dt profond a erudttto- 
ne yCome fe fuffe fiata opéra dt firittore antico Lcpidam Lepidi,antiquicomi- 
ci,quifquis ille fit,fabulam ad te niitto, eruditiiïîmc Peifi , qiiç cum ad 
manus meas pcrucneric , perire nolui : bC antiquiiatis rationem habendanl 
effc duxi. Multa funt in ea obferuatione digna,qux tibi,totius vetuftatis 
follertifTimoindagatonjnon difpliccbuntjm-hi certè cum placuennt,6^c. 
^a che l'Alherti habbia ccmpojto qttefia fauola nel'vigefimo afino délia fttaeta^ 
egliflejfo fha 'voluto fignificare nel prologo :'Non quiaem cupio,non petoiii 
laudem trahi, quodhac vigefima annorum mcorum a:tate , hanc ineptius 
fcripferimfabulam. Verum exfpedo indehaberiapudvoshoc perfuaGonis, 
non vacuum me fcilicet , non exundique incure meos obiuifTc annos. Ha- 
uendo dnnque Albertt tn quella eta [perimentato le fue forzje ^non'vi fufcien- 
z^a ch' eglt con lofindio non fi acqmjiajfe , non lafciando pajfare alcun giorno fen- 
Z,a leggere comporre qualche cofa , corne eglt flejfo affirma : & hebbe ïtngegno 
cost facile , che parue 'vgualmente nato ad ogni forte dt dtfctpline : ne fi 
sa fe fujfe meglio oratore poera tfe pin eccellente firittore Lattno Tofcano^ 
fe pm 'valejfe nelle fcienzje pratiche jpectdatiue ,e fi con piu grauità ragio- 
najfe délie cofi rtleuate , con ptu leggiadria ^ urbanità délie ordinane e 
haffe. 

Silegge cl) ^na 'volta Loren^o de <:Ly)(Cedici,^jero Alecenate del fuo ftcolo, 
perpajfar con manco fafltdto t ptugran caldt dell' efiate , fece nella filua dtCa- 
maldolt 'vna ragunata dt perfonaggi tllufin in ogni forte dt letteratura , fra 
qualt Aiarfdio Ficino , Donato Acctaiolt , Léon Battifia Alberti , Alamanno 
Banuccmo e Crifioforo Landmoerano i princtpali. Quai fttjfe la cohuerfatione 
di si dot te perfone ogrî "vno filo pub imagmare. M.aptu dt niffun altro fi fece 
ammirareï Alberti ^tl quale con dtfcorfi rtleuati e pieni dt fiMime dottrina fece 
'vedere a pieno che nelï Enéide fotto la fiorz^a dt 'varic e ^uaghe fintioni^fi nar 
fcondeuano i ptu alti figreti délia fila fofi a , e che Vtrgilio era ^n 'vero e realefi- 
lofofo y ma njejttto fantafitcamente e da poeta. Cofi fi) di ragtoiïamentt fecero 
taîimprefiione nelï antmo de gli afioltanti^che Crifioforo Landino ( cU in quella 
ocçafionc 'volfie ejfere tl ficgrctario delï afiemblea ) gltregtfiro tuttt in 'vn Itbro ,e 

ni 



DI LEON BATTISTA ALBERT!. 

n< foryno pot qutlF opéra che fi "vede fi^impata tn lingua Latinafotto nome di 
Quffiioui Camaldolcnfr. nelle qitalt 'vcrfo dfine ce fi fer tue îlLandmo: H;ec funt 
qux de plurimis longequcccccllentionbus,quiï: Léo Baptifta Albcrtus me- 
nioriccr , dilucide , ac copiolcjin tantomm viroriim conccilu dirputauic , me- 
iTiiniirc volui. 

L^fito l Alherti moite belle compofuioni in Lalino ^ tn Tofiano , délie quali 

fi'vedra qm difiitto njn copiofo indice. Fra le opcre Latine èdigna l'eternaUde^ 

efipMO paragonare con tutta fantichita, quel la cl) è wîitolata il Mémo ^ la quais 

per Ufiia eccellen'^a , nel medefimo anno ly^o.fu JUmpata due'volte m Roma, 

E ^eramente tn qiiella , con jtraordinaria iJagjjeZjZ^a^enon penpito artifitio ^ 

fcherz^ando , ridendo , hurlando , fi spiegano in quattro lihri quelle cofie che di 

Altrt con manière grauie fi uere fcrijfero ddla filofiofia morale^ ejfendofi pero egli 

trincipalmente propojlo dt toccare quelle che a for m are i^n perfitto (f ottimo 

principe saspettano, e cognofi-ere t cojhimi di quellt che gUvanno attorno, 'Bella 

è ancora l'operetta chiamata 'Triuia , ouero délie caufe attenenti a finatori , e 

quella ch'egli intitolo De iure , cioe delï amimmfar la giufitia , délie quali non 

soper quai cagioneCofimo 'Bartoli , che trafic to in lingua Italiana efece flampa- 

re tn "jn volume molti opufioli di Leon^attifia Alberti , n hahhta fatto tl quin- 

to e fèjlo Itbro del Alomo , ouero del Principe. Scrijfe ^un lihretto difauole, nelle 

quali fi duce che nella biz^z,arria de concetti habhia fiuperato Efipo. Compofi 

ancora vn trattato délia 'vita e cojlumi del fuo cane , & i!n altro fipra la mofia^ 

potendo con artfitwz^a maniera fiherz^ar délie cofi rtleuaîe e graui , efilofofar 

délie bajfe & abbiette. j\^la lingua Italiana ha lafciato tre lihri deïï Econo^ 

mia y Çj/ alcune cofè amorofe tn profa & in 'verfi , e fu tl primo { come firme 

Qiorgio V afian nella fiiavita } che tentajfe diridurre t 'verfi njolgari alla mifii- 

Y a de Latin i , corne (l 'vede in quella fita epiflola. 

Quefta pur cdrema mifeiabile piftola mando 
A te che (pregi miferaniente noi, 6>Cc. 
2ida nel ragionar del fingolare genio dell' Alberti in ogni génère di politâ 
lettere , e del Itiogo cIj egli tiene fra gU huomini letterati , mt fient o tirât o da gen- 
te Xaltra proftfione , cioe da pittori , & architetti, che corne fio lo pretendono , 
€ moflrandomt quanta egli ha operato m pittura & architettura , mi chtamano 
tndittro , e quafii che lo habbia a finuere le virtu d'un aitro Albertt ^mifiorz^- 
no di far pajfaggio dalle fiienz^e jjjcculatiue aile arti pratiche e mecantche. E 
'ueramente fu tanta la capacità e 'vajlità dell' ingegno delnofiro alberti , chepo- 
te non fi lamente con gênerait notitie tutte le difictpline abbracctare ^ma deficende^ 
re ancora al particolare dt ciafiuna , ç^ appiicandofi a qualfiruoglia cofit , far 
credcre a glt huomini , che mai ad altro non haue/fe tlfiio nobilifimo in telle tto 
impiegato,pareggiandoyan'^auanziandoquellt ch' in taie profftonefiftimaua- 
no i migliori. Erano nel fuo tempo a fatto jpenti gli fiudti dell' archttettura , o 
fi pur qualche cognitioni fcne haueuano ^ furono tanto ccrrotte , e lontane dal- 
la poltteZjZja e nobtlta dell' antico fecoloRomano , che nelï operare produceuano 
effctit roZjZj' Léon B attifa Alberti fk il primo che tentajfe di ridurre quell'arte 
alla fua prima purità , e fiacciando la barbarie de fiecoli Goticht introduccjfe 
inquellal'ordme e la proportione ,fii cheda tutti fit "uniHcrfialmente chiamato tl 

e 



V I TA 

Vitnmïo'Eiorentmo. Lafama àeljko nome inâujje'Nicolo V . pontcfice a 'va- 
lerfi ai lui neW ordtnars moite fabrtche m %^ma , (0 a confdarfi tanto pià ne- 
(iioi confîffli , qîi^nto che da \Bwrjdo ForHuefè perfonaggio dt alto merito ^ e fuo 
familiare fù particolarmente informato délie fue rare qualtta. 

Fece Ver StgiÇmondo Pandolfo AiaLiteJla j'ignore di Rimino il difegno delld 
chtefa, di S. France fco , la quale fi prinapio ïanno 144-7. e rmfci 'vna délie pm 
fiipcrhe e fontuoÇe (ïltdia, tu condotta al termine choggt fi njede tanno i fjo. E 
perche il Vafan , in occafioni di minormomento ajfai prol/Jfo , nella dejcrittione di 
queflo tempto se mojlrato molto fiarfo di parole^ benche per il foggiorno ch' egli 
fece in Rimino , doue dipinjè il S. Francefco che fi 'vede nell' altar maggiore di 
detta fibrica , habbia potuto ojferuarne minutamente tutte le parti , noi per fup- 
plire m parte allafua negligen'^a , e per honorare tanto ptu la memoria dell' ar- 
chitetto ^fcrmercîno qudlo che nel confiderarla pm volte , ci è parfo degno di ef 
fere offeruato . E cominciando dalla facciata , diremo che fi 'uede vn bellifinw 
haffamento/utio di marmo d'If ri a , // quai corre d'tntorno a tutta lafabrica , & 
ha per corniciamento'vn belL' ornamento di fogltamt & arme Pandolfefihi, /w- 
tralciate ïnfieme con vaga inuentione. Sopra dt efofalgono quattro colonne can- 
nellate d or dîne comfofito , e dt mez^z^o rtlieuo. 1 tre interjtitvj fono occupa ti da tre 
nicchie , délie quali quella di mez^z^o fa la porta maggiore , che 'va dentro al- 
quanto con 'vn bellfimo fogliamo '-figue poi l'architrane, ilfreg^io (f tl cornicio- 
ne , Copra del qude , dirimpetto alla porta 'vi andauano con ïtfefo or dîne due pi- 
laf n con ^jna nicchia in mez^z^o, la quale fi fufe fiata fatta , hauerebbe feruito 
per darlume alla nauatadime'^ZjO, & per coliocarm lafatuadelfignore. JA(V/ 
fianco del tempio di fuori j con fi^perba e nobile inuentione fi 'vedono fette archi 
grandi , e fotto di eft altretanti fipolcri , fatti a pofla pcrfirmre di depofiti dhuo* 
mini tlluJlri Rimmefi. La parte intenore délia fibrica non cedepunto alfefie- 
riore ne in grande!^ di difigno ^ne in delicatez^z^a dornamenti ^ i quali , ben- 
che h abbino'vn non fo che di Gotico , fie fii confiidera la roz^z^e'/^a di quel ficolo , 
non Çono tuttauia fienz^a Iode. J marmt di diuerfe forti , co fi dentro come dt fuo- 
ri , fono flati con profufione adopratt , efii legge nella 'vita dt Sigtfinondo, ch'egU 
paffando con le fue genti ^vicino a Rauenna , ne fpoglio con quella occafione le 
chtefe antichtfime diS. Seuero e dt Claf^it le u an do ne le incroflature ^ e condu- 
cendo a Rimino tutto quello che piu gli pareua a propofito per comptre la fiua 
opéra ^a tal punto che da Pio fecundo fu meritamente biafimato^ e chtamato 
fiicrtle^o. In vna délie capelle, che fono fiei^fit'vedono le ftpolture ajfai belle e ricche 
dt Si^ifhwndoedt Ifiotta fiua moglte , e fiopra ^una ( come fier me tl V afiari ) e ilri- 
tratto dt efo fiignore^ if) tn altra parte dell' tfieffa opéra quello dt Léon Battifia. 
Eanno /fj/. Lodouico Gonz^aga marchefié di Mantoua , // quale era diuo- 
tamente affctttonato ail' Annunctata dt Fiorenz^a ,per "vn l'oto fittole dalla fiua, 
conforte , per cagione d'vn parto filtce fece fabrtcare , col difegno dt Léon Bât- 
ît^ a , d coro , ouero tribuna che di pre fente fit 'vede tn quella chtefia , con ïarmt 
intorno délia famiglia Gonz^aga '.la quale fit come fa fede délia magnificenz^a 
dt quelfiignore , cofi mofira tl njalore dell architetto , che con maniera capricciofk 
e molto difficile ordmo quell' edificio a guifia d'^un tempio tondo con noue capel- 
le d intorno, E perche ^uifiono certe cofè che non rijpondono all'occhio con tuttd 



br LEON BATTîSTA ALBERtL 

qtiella ^atia che fi richiede ^pannda per il giro délia fstbrica che gli archidellè 
capelle.quando fi guardano per profilo , cajchino m dietro , rtmandiamo tl Ut" 
tore a quant o ne fer lue ilUapiri. 

Ltjiejfo marche fe l'olendo nella propria citta riedificare dalle fondamenta la, 
chtefi diS. xindrea , 'venerahile per il fzngue di Clmïh che n;i fi conferuaj! an- 
no 1^72. chiamo a fe ï Albert i ,e fi^ificatoglt il penfiero cIj egli hamua d'il- 
lîîflrare Adantona con 'vn nobilifimo e fiiperbtfimo tempio t ^li fece fare il mo- 
dtllodcl nouo tempio choggifii ^vcde: il quale e tutto di terra cotta m forma di 
Croce , con vna vol ta fila che forma la parte tnferiore di quella ^fiurapofla al 
corpo maggiore délia chiefa , lungo braccia 10^. e largo hraccia ^0. fenzA ca- 
tma alcuna di ferra Itgno che lofijienti, & è tutto d' opéra compofita , con tre 
capelle grandi per ogni parte , & altretante picciole. Ne lie braccia délia cro- 
ce 'VI fôno due capelle per ciaficuno oppofie ïvna alï altra. Ilmez^o poi del 
quadrato , doue fii deue ftbricar la cupola , è largo braccia preffo a quaranta. 
Oltre tl quadrato délia cupola vi è d coro di forma ouale , lungo braccia j2. e 
largo quanto e tl corpo délia chiefia , il quale con il predetto quadro fu ïanno 
dd faluatore 1600. fornito fino alli vlttmi cornictamenti , conforme al modello 
antico dell' Alberti. La ficciata e comparfita m tre porte , U maggior délie 
qualt ch' è nel mez^o , e ornât a di marmi blanchi, con fogliami belbfimi di- 
ligŒtemente intagliati ^ e le portelle da i lati fino di marmi bigi , lauorati an- 
ch' eft. Chivolcffevedere ogni cofk pm particolarmcnte dcfcritta le^ga Donefi 
mo/idi nel libro fiflo dell' ifiorta ecclefiafitca di Alantoua , dal quale habbtamé 
cauato quanto fi e accennato difipra. Ç^hCano Equicola nella iftoria Man^ 
touana cinfigna ch' tl medefiimo Alberti nel ifieffa citta diede prmcipio alla 
chtefia di S. Sebafltano. Hebbe per aiutante e fidèle efecutore de' fiuot difiegnï 
a Âdantoua vn Luca Fiorentino , il quale haueua gia lamrato per lui a Fioren- 
Ta nella fabrica del coro deW annuntiata, 

Ada fie Rom a , Rimino e Aiantoua dcbbono molto ait indusïria di Léon Bat- 
tifla^ non meno fit fiente obligata la fua patria alla fiua vtrtu , hauendo cgli a fi 
fiai con tri but to alla fua belle z^z^a. Fu ordinata in FiorenZja col fiio dtfegno la, 
fiicciata délia chiefa di S. J^^laria nouella , e con vago meficolamento di marmi 
neri e bianchi artficioz^amente ornât a , e corris^ondente alla grandeZjZ^a di 
tuttdil corpo dell' edificio. A. Cofimo "T^ucellai diede H difigno del palaz^o ch" 
eglifece fare nella firada che fil chiamaLa vigna, e nella chiefia di S. Branca^ 
cio fil vede vna capella di fiua inuentione. Fece eglt moite al tre cofi che perbre- 
uita fil tralafciano. Laficio pochifime opère di pittura. ^Taolo Giouio , checom- 
pofie fiuo elogio , e gli diede loco fra gli illufiri letterati , loda il ritratto cl) e^li 
ft'ce difie medefiimo : il quale nel tempo che V afiari fcrifie , fit ntrouaua in cafik 
di F alla Rucellai , con alte pitture del medefiimo Alberti. 

Si vede dunque da quanto habbiamo fcritto di fipra , che per lo fludio délie 
iettere , e per la cognitione del difigno , Léon 'Battifta <*Albertifi puo con ottima 
ragione regifirar frà gli huumini fimofi dell' vna e dell' altra profcfione. An^J 
per maritarle piu firettamente infieme , vol fi cl) tdificorfii dell' vna firuijfero ad 
illufirar le opération t dell' altra , facendo parlar quelle arti che per lo paffato 
(rano resïate quafii mtitole , laficiandone t precetti con bellifiimo flile ficrittt m lin- 



V î T A 

Tua Latina. La fiultura fù la prima delU quale egli intraprendejfc â't traita- 
re Scrmendone in lin ^^i>a Latin a 'un libretto wtitolato dtlla jlatua. Scnjfe po- 
fcianellamcdefimalingua trclibri délia pittura, da tutti gC mtendcnti Jomma- 
mente lodati , fi per la djcitura nohile e fchietta^ corne anche per ï importanz^a 
de Wecetti. J\(el primo fi fpieganotprinctpii dell' arte, tratti dalla geometria. 
Il ficondo contiene le 'vere rtgole , dalle quali non deue mat di partir (i il pittore , 
tanto nella compofitione , quanto nel difeg/io e colorito , cht: fono le tre cofi aile 
auali firiducono tatte le confiderationi che far fi pojfono nella pittura. Nel 
terZjO libro Ci ragiona dell' officia del pittore , e dclfine cIj egli deue proponerfi 
nel dipingere, 

E'vltima opéra di Léon Batti^a Alherti , e la piu degna di tutte , ejfcndo 
fiata con pm Jiudio e diligentia iauorata , e il lihro cki egli fcrijfe dell' archi- 
tcttura , nel quale con efqmfiito ordine , e facilita grande ^ fil fcruoprono tutti t 
fecreti di quelï arte , che prima ne gli ofcun ficrittt di Vitruuio erano rinchiu- 
fi'.ne fi puhltco fi non dopo lafiua morte da T^ernardo fuo fratello , che la dedi- 
co a Lorenz^o de Aiedici , corne haueua defiinato dt fire ïisleffo autore. Fu 
'voltata in lingiia Italiana , & illusîrata di difegnt da Cofiimo Bartoli gentil- 
huomo Fiorentmo , che la prefento a Cofiimo de oS^edici l'anno ryjo. Il me- 
defimo Bartoli traduffe ancora i lihri délia pittura e fiultura , e gli fece fiam- 
pare ïanno isàS. con gli altri opuficult dell' ^Ibertt. Si trouaua gia ^n al- 
tra 'ucrfione del trattato délia pittura jfatta dal Domenichi , eflampata ïan- 
no i s 4-7- 

DoUo haïur per ï accompagnamento di quefio volume con lingiia a noi fo- 

refilera ragionato délie ^irtu dt Léon 'Battista, & ammirato t frutti del fiio 
frtilif^imo in(regno,altro non ci refta a dire ^ fie non che defiideriamo per il mé- 
rita di SI qrand' huomo , c^ ancora piu per [utile publico , e per la gloria délie 
lettere, chef raccolghino njn di tutte le fifiûe opère wfiieme : eperquefo ne porre- 
mo qui di fotto la lifla, Jldori Alberti m Biorenz^a fiua patria , e fu fiepolto nella 
chiefia di fiant a Croce. 

INDICE DELLE OPERE DI LEON BATTISTA ALBERT!. 

Opère ftampate. 

Leonis Baptifu Alberti Florentini Momus. Rom£ ex adibus lacohiQ^M^a- 
Z^ochij. 152.0. 4. &: in folio l'irtefTo anno con quefto titolo. Léo Baptifia de 
Albertis tlorentinus de principe. Bom^ apud Stephanum Guileretum. 

Leonis Baptifia Alberti Florentini Trima , fime de caufiis fienatorits Jn Ci- 
ceronis locum lib. 2. de ojfciis , breuis & accurata tnterpretatio , ad Lauren- 
tiumOi^edicem. Bafiile£ 1538. 4. cum Pctriloannis Oliuarij fcholiis in fom- 
nium Ciccronis. 

De piâura pr^flantifsma çf nunquam fittis laudata arte libri très abfiolu- 
tfiimt Leonis Baptifia de Albertis. Bafilea 1/40. 8. bC vkimamente Tanno 
1649. in Leida col Vitruuio. 

Leonis Baptifia Alberti "viri doclifiimi de equo animante ad Leortellum Fer- 
rarienfiem principem Itbellus , Adichaelis Martini StelU cura ac jiudio inuentas, 
(f) nunc demum in lucem editus. Bafiilea 1556. 8. 

Leonis 



DI LEON BATTISTA ALBERT!. 

Leonts Baptjfia ^llherù Florentini "uiri clarifimt libri de rc edificatorià^ 
Parrhifis. 1511. 6«C in altri luoi:;hi. 

Leptdi comici ^jctens P!jilodcx':os fabula^ ex anîiquitate emta ab Aldo Ma^ 
nuccw. Lmu. 1)88. 8. 

'BaptijU de Albertis poeu laureatt de amore Itber optimus. Incipit. Parmi 
officiodipictàedihumanità. 147 1. 4. 

Baptiftji de Albertis poeu laureatt opus prdclamm in amoris remedio félici- 
ter tncipit. Légitime aman ti, (^ riconofcendo. 1471. 4. 

T>talogo di mejfer Léon "Battifia Alberti Fiorentmo de republica , de uita ci- 
util , de "vita rufiîcana , defortuna. Incipit. Vcdo io Microtiro mio, colto 
per abbraciarlo , o parte dcll' anima mia. In Vwegia. 1543. 8. 

Opcre deir Alberti non mai ftampate. 

T)e iure traBatus, Incipit. Et(î à veftris iiireconfultorum fcriptis. Tra- 
dotto dal Bartoli con il titolo : DcU'amminilharc la ramone. 

T)e commodis (0 incommodû litteramm adCarolumfratrem. Incipit: Lau- 
rentiusAlbertusparens. Si legge pero nella bibliotecadiGefiicro che que- 
fto tractato fia ftato ftampato in Italia, ma quandoe doue , non lodichiara. 

ZJita Sanùti Pot ni martyris. 

Tmâatiis Cl fera infcriptm. 

^raciatus Mathematica appellatus» 

Libellm Statua dtâus. 

De Mufca. 

Oratio funebris pro cane [ùo. Incipit. Erat in more apud. 

Ltbellii^s Apologorum. Tutti tradotti e ftampati dal Bartoli. 

Chorographia^rbisRom£ anttqud. Ne fàmcntione Pocciantio nel cata- 
logo de Icrittori Fiorcntini , come anche dcl fcguente. 

Liber Mauii infcriptm. L'acccnna ilGcfiiero. 

Tre libri dcli economia. Scriue Filippo Valori che /î confcruanano ma- 
nofcritti in cafafua. IlPocciantio ne fà mentionc. 

Varie opère di Léon Battifta Alberti tradotte in linp-ua Italiana, 

L archîtettura di Léon Battifia Alberti , tradotta in lingua Fiorentina dd 
Cofimo Bartoli gentillmomo & accademico , con la aggiunta de' difeoni. In 
Ptrenz^e. i^<^o. fol. & in Venetia. 1565. 4. c rirteilô anno nel Monte Regale. fol. 
con la pittura delmcdefimo Alberti tradotta per M. Lodouico Domcnichi. 

La pittura di Léon Battifia Alberti tradotta per Al. Lodouico Domenichi. 
JnVinegia. 1^7- 8. 

Opufoli Alorali di Léon Battijla Alberti gentilhuomo Fiorentino , tradotti 
e parte corretti da Ad. Cofimo Bartoli. In Venetia ij68. 4. 

Scguela lifta di detti opufco'i. 

2i4omo , ouero dcl principe. 

De dtporfi da Senatori , altrimenti Trima. 

Dcllo amminijirare la ragione. 

Délie comodita e dclle incomodita délie Icttere a Carlo fuo fratcllo. 



Vî TA DI LEON BATTïSTA ALBERTI. 

La Vît A du S. Totito. 

La Ctfra. 

Le pacceuoleZjZoe Àdatematicke . 

Délia repMca , délia ^utta amie e rufiicana , e délia fortuna. Crederei chc 
qucfto trattato fia ilato Tofcanamentc fcritto dali' Albeiti , c l'habbiamo 
notato dinopra. 

Délia fiama. 

Délia pittura. 

Délia mofca. . 

Del Cane. 

Cento Apologi, 

Hecatomfla, 

Detphira. 

Qucfte due vltime opcre non ionô Rate tradotte dal Barcoli , ma le mede- 
fimc chc quelle chedifopra fi fono accennate iotto i titoli, De amore, &: 
De remediû amoris, fcritte in lingua Tofcana dall' Alberti. 





LEON BATTISTA ALBERTI 

DELLA PITTVRA. 




COSIMO BARTOLI 

AL VIRTVOSO GIORGIO VASARI 

PITTORE ET ARCHITETTORE ECCELLENTISSIMO; 

CHE potre't io dir di 'voi , mejfcr Giorgio mio , pu di quel che ne dichino 
le trijimte lodenoli opère 'vofire , e quanta alla pittura , e quanto allô 
Jcriuere , e quanto alla archttettura ? le quali fenzji lingua tanto chiaramen- 
te parlano délie 'vojire lodi , che le lingue o le penne altrm ce don o a pennelliy 
allt jldi & a difegni 'vofiri i & "vltimamente la flupendifima e lodeuoltfima 
gran pila del régal palazjzj) di loro altezj^e ^ fatta con tant a arte^ ^ con fi 
mirahde luditio dal purgatif imo ingegno 'uofiro , hàfjtti reftare tanto mara- 
uigltati tutti glihuomim che la veggono , che corne jlatue dimarmo flanno mol- 
to lungo tempo , quap infenfatï , a con fider aria : talche lo giudtco > che ei fia mol- 
to meglto lafiiare queïîa marauiglia ne glt animi dello'vniuerfale ,piu tojlo che 
'volere con parole cercare daccrefiere quel che io certo diminuiret. M.a io non 
ho prefa la penna per queflo^ marauiglinfi glt huomini digmdttto délie opère 'uo- 
fire ,Jeguinui , efinzja inuidia tmmttinui glt emolt vofiri. Corra continoua- 
mente la giouenîu ad imparare da vofiri difègni, da 'vofin coloritt^eda^ofin 
ammaejlramenti : e 'voi intanto non vt fiegnate che que^a operetta délia ptt- 
tura dA 'Virtuofifimo Léon Battilla oAlhertuJcafuori^inquejla nofira Itngua 
tradotta da me jfotto il nome z'ofiro : accioche i principianti délia pittura pof- 
fino dalla detta opcr tta pi^iare -> corne fi dice^i primt elementi^ e dalle mara-" 
uiglwfè opcrcvofre pci le perfettiont del bendtpignerc. Amatenn corne folete ^ e 
'vmete fdice. 




LEON 



BATTISTA ALBERTI 

DELLA PITTVRA. 




L I B R O PRIMO. 

^1 A V E N D o io a Icriucre délia pittura in quefti breuir- 

fj fîmi comentarij , accioche il parlar miofîa più ch a- 

iM ro, piglicro primicramcntc da i matematici quelle 

-^M cofcchemi parranno a cio apropofito. Le quali in- 



v'^tj tcfe chefî faranno , dichiarero (perquanto mi fcrui- 
fà loingegno)da cfTiprincipi) délia natura, chc cofa 
^yjl fia la pittura. Ma in tutto il mio ragîonaiiicnto vo- 
glio che Cl aucrtifca , che io parlcro di qucftc cofe 
non comc matematico , ma corne pittore : conciollache i matematici cou 
Io ingegno folo confîdcrano Icfpczie e le forme dellc cofe feparate da quai (1 
voglia materia. Ma perche io voglio che la cofa ci venga pofta inanzi a <;!i 
occhi, mi feruirô fcriucndo, corne d vfa dire, di vna più gralfa Mincrua. c vc- 
ramente mi pana haucr fatto a baflanza, fe i pittori nel Icggere , intende- 
ranno in qualche modo quefta materia veramcnte diHicile , c délia quale, 
perquanto io habbia veduto , non è ftato alcuno chc pcrancora nehabbia 
Icritto. Chieggioadunquedigratia chequcil:i mici fcrittifîcno interprctati, 
non corne da puro matematico , ma da pittore. 

Pertanto bifogna primieramcnte fapcre chc il punto c vn fegno (pcr mo- 
do di dire ) chc non fi puo diuiderc in parti. Segno chiamo io in qucilo 
luogo qualfiuoglia cofa che fia talmentc in vna fuperficie, che clla i\ polfa 
comprendere dallo occhio. Pero che quelle cofe che non fono comprcfe 
dallo occhio , non è alcuno chc non confeiTi chc elle non hanno nicntc chc 
farc col pittore , conciofiache il pittore fi afïatica di imitare foLimente 
quelle coïc che mediante la lucc fi polTmo vedere. 

Querti punti , fe continuamente per ordine Ci porranno l'vno apprcf^ 
fo delloaltro, diftenderanno vna linca. E la linea apprclTodi noi faravnfe- 
gnô , la lunghezza del quale fi potrà diuiderc in parti, ma faià talmcntefot- 
tililTimajChcgiamai non Ci potrà fcndcrc. 



t DELLAPITTVRA 

DcUe îinee alciina è diritta , alcuna c torta. La linca diritta c vn fcgno 
tirato a dii ittura pcr lo lungo da vn punto ad vno altro. La torta è quella chc 
farà tirata non a dirittu a da vn punto ad vn altro, ma facccndo arco. Moite 
lincecome fili in telalcadattatelîcongiugncrannoinficme,fa annovnafu- 
perficie : conciofiache la fupcrficie c qaella ellrema parte del corpo che fi 
confidera, non in quanto a profondità alcuna , ma folamentc in quantoalla 
iarQ;hczza 6c alla lunghczza,chc fono le propric quabtà fue. DcUe qualità 
lie lonoalcunetal mente inlkenella lupcrficie,che fe clla non vienedeltut- 
to altcrata, non (î polTono in modo alcuno ne muouere ne fcpararc da efla. 
Et alcunc altre qualità Ton cofi fatte , che mantenendofi la mcdcfima faccia 
délia rupcrficie,carcano talmentefottola vcduta,chclafupcrficiepare a co- 
loro chc la nfguardano alterata. Le qualità perpétue dclle luperficiefî^n duc, 
vna c veramenre quella che ci viene in cognitione mediantc quello cfl-remo 
circuito dal qualc c chiufa la fupeifîciejil qualc circuito alcuni chiamano ori- 
Zonte. Noi ,fe ci è lecito, per via di vna certa fimilitudinc lochiamcremo 
con vocabolo Latino, Ora^o fepiù ci piacerà , Il d'intorno. E farà quefto 
d'inrorno tcrminato da vna (ola o da più lince. Da vna fola , come c la cir- 
cularc, da più, come davnarortae da vna diritta, ouero ancora da piià lincc 
diritte,o da più torte. Lalineacirculareè quella cheabbracciae conticnc 
in fe tutto lo fpatio dcl cerchio. Et il cerchio è vna fpetie di fuperfîcic , che è 
circundata da vna linea , a guifa di corona. 

In mczzo dtlla quale (e vi farà vn punto , tutti i l'aggi che pet lunghezza 
fi partiranno da quello pnnto, ôC andranno alla corona o circunfcrcntia a di- 
gjttura , rarannafiaioiQ vguali, 



fïTTTTTrr 



iiii^iiii^iiiimiiu|Lj<>j 

- X ^ 




E quefto medcfimo punto fi chiama il centro del cerchio. La linea di- 
ritta che taglierà due volte la circunferentia , e paiTcràperii centro fi chiama 
appreflo i matematici il diametro del cerchio. 

Noi chiameremo quefta mcdcfima centrica. E fiaci in qucfio luogo pcr- 
fuafo quel chc dicono i matematici , che nifiuna linea che tagli la circunfc- 



L I B R O P R I M O. ^ 

rcntia non puo in ciTa circunfcrcnda farc angoli vguali , fe non quella chc 
tocca il centro. 




Ma torniamo allc fupeificie. Imperochc da quelle cofc che io ho dette 
di fopra, fi puo intendtrc facilmenrc, corne mutato pi tiraie dellVltime lince, 
oucro dcl d'intorno di vna llipcincie , effa iaperficie perda cHTo fatto il nome 
c la faccia fua primicra , e che quella che foife fi chiamaua triangolaue, fi 
chiami hora quadrangolarc, o forfe di più angoli, chiameraiïi mutato il 
d'intorno ognivclta chc la linca o gli angoli fi taraniio non (olamencc più, 
ma più ottufi, o più lunghi, o più acuti, o più breui. Quefto luogo ne auucr- 
tif e chc Cl dica qualchecofa de gli angoli. E' veramente Io angolo , quel che 
fi f à da due linee che fi mterfeghino infieme, fopra la cftrcmità di vna fiipei- 
ficic. Trc fono lefortideUi angoli , a fquadra, fotto fquadia, e fopra fqua- 
dra. Lo angolo a fquadra , o vogliamodir rcrto , è vno di queiquattro an- 
goli, che fi fà da due linee dirittechc fcambieuolmcnte fi interfcghino in- 
fieme, talmcnte checgli fia vguale a qualunquc fi fia de gli akntrc che rc- 
ftano. E da quefto auuiene chc ci dicono che tutti gli angoli retti fono fra 
loro vguali. 

Angolo fopra (quadra cquello che c maggiordello a fquadra. 
Acuto, o fotto fqua Ua, c qucllo che è minore dello a Iquadra. 
Torniamo di nuouo alla fuperficie. Noi dicemmo in che modo , me- 
diantc vn d'intorno , fi imprimcua nella fuperficie vna qualità : rcftaci a par- 
lare dcll'altra qualità dcllc fuperficie, laquale c ( pcr dir cofi ) qnaii corne vna 
pelle diftcfa fopra tutta la faccia délia fuperficie. E quefta iî diuidc in ne. 
Imperochc alcune fono plane i^C vniformi , altrc fono sferichc e gonfiatc , al- 
tre fono incauate c concauc. Aggiunghinlî a qucfte pcr il quarro quelle 
fuperficie che dclle dette Ci compongono. di qucfte tratteremo cipoi, par- 
liamo hora délie prime. 

La fiperficie piana c quella , fopra la quale poftoui vn regolo , tocchi 

a ij 



% DELLAPITTVRA 

vgualmente per tutto ciafcuna parce di effa. Molto fîmilc a qucfta (ara la fu^ 
perficic divna purilTima acqua chc ftia ferma. 

La fuperfîcic sferica imita ild'intorno di vna sfera. La sfera dicono che è 
^ vn corpo tondo , volubilc per ogni vcrfo, ncl mezzo del quale è vn punto, 
dal quale tutte le vltime parti di ello corpo fono vgualmente lontane. 

La fuperficie concaua c quclla che dal lato di dentro ha la fua eftrcmità, 
che è fotto , per dir cofî , alla cotenna dclla sfera , corne fono le intime fuper- 
ficie di dentro ne' gufci de gli vuoui. 

Ma la fuperficie comporta c quella , che ha vna parte di fe fteffa piana , e 
l'altra o concaua, o fonda, comc fono le fuperficie di dentro dellc canne, o 
le fuperficie di fuori délie colonne, o délie piramidi. 




Per tanto , lequalitachefitrouano cflèrC) o ne! circuito, o nelle facçic 
délie fuperficie , hanno impofto diuerfi nomi , come fi dilfe, aile fuperficie. 
Ma le qualità, le quaH,fenza akerarfi la fuperficie, variano i loro afpetti, fono 
medefimamentedue.'imperochemutatoil luogo ô i lumi, apparifcono va- 
riate a colorocheleguardano. Diremodel luogo prima, e poi de lumi. E 
bifogna certamente prima confiderarc , in quai modo , mutato il luogo, effc 
qualitati che fon nclla fuperficie paiano chefieno mutatc. Quefte cofe vc- 
ramente fiafpettano alla forza e virtùde gli occhi : imperoche egli è dine- 
cefiità che i d'intorni ô per difcoftarfi o mutarfi à'\ fito ci paiano o minori , o 
maggiori, o diflimili al tutto diquel che prima ci pareuano. O medefima- 
menrc che le fuperficie ci painooaccrefciute o defraudate di colore, le quai 
cofe tutte fon quelle che noi mifuriamo o difcorriamo con lo fquadro. e 
come quefto fquadro o veduta fi faccia andiamohora inucftigando. E co- 
minciamo dalla fententia de filofofi, che dicono che le fuperficie fi efàmi- 
nano mediante certi raggi miniftri délia veduta, che percio gU chiamano vi- 
fiui, cioc chepcreffi fi imprimono i fimulacri délie cofe nel fenfo. Impero- 
che queftimcdefimi raggi fralocchio c la fuperficie veduta , intenti per lor 



_ L I B R O P R I M O. j 

propria natura, e pcr vna ccrta mirabilc fottigliczza lorOjConcorrono (plcn- 
didiiTimamcntc pcnetrando la aria, &: altri iimili corpi rari o diafani , haucn- 
do pcr guida la luce , fino a tanto chc fi rifcontrino in qualche corpo dcnfo, c 
non del tutto ofcuroj nel quai luogoferendo di punra , fubito lî fcrmano. 
Ma non f ù appre/l'o de gli antichi piccola difputa/e quelli raggi vfciuano da 
gli occhi , o dalla fupcrficie. La quai difpura, in vero molto difficile, e quan- 
to a noi non necclTaria , fceremmo da parte. E fiaci Iccito immaginarc 
chcqucftiraggifienoquafî che fottiliiïimc fila legate da vn capo dirittiirime, 
corne fattonc vn fafcio , e che elle iieno riccuute per entro lo occhio la doue 
fi forma o créa la veduta j e quiui ftieno non alcrimcnti che vn tronconc di 
raggi: dalqual luogovfcendo a di lungo li afFaticati raggi, corne diritt^fiî- 
mevermene, rcorrinoallafi.iperficie che è loro a rincontro. Ma infra quelli 
raggi è alcunadifïcrentia,la qualc c benc che fi fappia,impcroche ei lono 
difïerenti c di forze cdi officio : conciofiache alcuni di loro toccando i d'in- 
torni délie luperficic , comprendono tutte le quantità délia fiiperficie. E 
qucfti, perche eivanno volando,& a pcna toccanolc eftreme parti délie fii- 
pcificic, gli chiamcrcmo raggi cftrcmi o vltinii. 




Auuertifcafi che qucfia fiaperficie fi moftra infaccia perche fi pofTino 
derc i quattro raggi vltimi che vanno a' punti , da' quali ella è terini- 



vederc 
nata 



Altri raggi , o riceuuti o vfciti da tutta la faccia dclla fupcrficic , fan- 
no ancorefil lo officio loro entro àquellapiramide, délia qualc a fuoluogo 
parlcremo poco di fotto : imperoche ei fi rempionode' medcfimi colori c 
lumi , de' quali rifplcnde efla fuperficie. E pero chiamiamo qucfiii , raggi di 



mezzo , o mczzani. 



a iij 



DLEL A PITTVRA 




Tutto ilquadro c vna fola fupcrficic, ma hauendouifi a dipinger dcntro 
vno ottangolo, fi moftrano i raggi che Ci chiamano mezzani, che vaiino dall. 
occhio a' punti dello fcompartimento dello ottangolo. , 

De rae^i ancora fcne troua vno cofi fatto che a fimilitudine di que la li- 
nea centrica, che noi diccmmo , fi puô chiamare raggio ccntrico, o del cen- 
tre , percioche egU fta di maniera nella fupcrficie che caufa da ogni banda 
interne a fc angoli vguali. 




s, che noi habbiamo trouati i raggi effcre d> tre forte , gU vlt.m. , . mez- 
zani, e centnci. Andiamo hora .nucftigando quel che, quai fifia Ivna di 
quefte forte d. raggi, confenfca alla veduta. E la pr.ma cofa P^r'-amo de 
ghvlcmi ,di po> parleremo demczzar,i,6: vlt.mamente de centr>« Con 
gh vldmi raggi fi comprcndono le quarrtità. e aquantrta e veramente quel- 
ïofpatio che è infra duoi punti difgmntidel dmtorno,chepa(ra perla !«: 



LIBROPRIMO. y 

perficie , il qualc fpatio c comprcfo dallo occhio con quefti vltimi raf-c 
quai, corne per modo d, dire , con le fcfte. e fono tante le quanti.à in vnâ 
fuperhue , quanti (ono i punti fcparati in vn dmtorno che f. riltuaidano 
Ivnlaltro Imperocncnoi con la veduta noftra riconordamo la lonah.z.a 
med,ante la fua akczza o bafTczza : la largh zza mediante ,1 da dcrtm o da 
finiftra : la grollczza mediante ,1 da preflfo o da lontano : ouero tutte le altre 
m.lureancoia, qualunqueelle (i fiano comprendiamo folo con quefti r,<, 
g. vlttmr. La onde (i luol dire che la veduta fi fa mediante vn tr an-^olo la" 
bafa del quale e la quantita veduta , & i lati del qualc fono que. medefimi 
raggi che elcono da i punti délia quantità, c vengono fine allocchio Et è 
quefta cofa cert.n.ma.che non fi vede quant.tà alcuna , fe non mediante 
queftotriangolo.I lad adunquc del triangolovifiuofonomanifcfti Ma ^\i 
ang ,1. ,n quefto ftelTo triangolo fon dua , cioè amendue quel capi dalla 
quant^ta. Ma .1 terzo c pr.nc.pale angolo è quelle che a rincontro dclla 
bala a fa ncll occhio. 




A B C. fî puochiamarcla piramidc. 

Ne inqucftoluogofîha ad,rpurarcredî:ivi{lafiquieta,comecidicono in 
cna giumura del ncruo intcriorc, o fc pure fi figunno le imagini in effa fupcr- 
ticie de lo occhio , quafi corne in vno Ipecchio animato. Ma non fi deuon in 
quefto luogo racconrare tutti gli ofïitij de gli occhi quanto al vedcre, con- 
ciofiachc lai-a a baftanza mettere in qucft, comentarij breuemente quelle 
colecheciparranno neceflarie. Con/ïdendo adunquc ,1 principale angolo 
vifiuonello occhio ei fene è cauata quefta regola, cioè che qanto loV 
golo lara nello occhio p.u acuto ci parrà minore la quantità vedura. La onde 
Il vede manifefto, per che cagione auuenga che da vn lungo interuallo, pare 
chcla quantità veduta fi afrottigIi,quari cheella venaaad vnpunto. Ma an- 
cor che le cole fieno m quefta manicra,auuiene nondimeno in alcune fuperfi- 
cic,che quanto più fi auuicina loro lo occh.o di chi le riguarda,tanto ali pale 
no minon : c quanto piu lo occhio fi difcolta da cffe^tanto più h par maggiorc 



% DELLAPÏTTVRA 

quella parte délia fuperfîcie : il che fî vcde manifcfto nclle (upcrfieic sferichcT 
Lequantiràadunque mediantelointeruallopaionoalcunavolta o maggiori 
o minori a chi le riguarda. Délia quai cofa chi fapià bene la ragione, non du- 
bireià punto , che i raggi mezzani alcuna voka diuentano gli vltinji , egli 
vltimi, mutato lo interuallo , diuentano mezzani. E petcio harà da fapcrc 
che quando i laggi mezzani laranno diuentati vltimi , fubito le quantità gli 
parranno minori. E péril contrario quando i raggi vltimi fî racorramio entre 
al d'intorno; quanto più ci faranno lontani dal d'intorno, tanto apparira cfla 
quantità maggiore. Qui adunqueloglio io a mici amici domeftici dare vna 
regola , che quanti più raggi noi occupiamo con la veduta , tanto douiamo 
penfare che fia maggiore la quantità veduta, e quanti ne occupiamo man- 
co j tanto minore. Vltimamentc quefti raggi vltimi abbracciando a parte a 
parte vniuerfalmcnte tutto il d'intorno di vnafuperficie, girano atorno ator- 
no , quafi come vna folTa , tutta cfla fuperficie. La onde ci dicono che la ve- 
duta (i f à mediante vna piramide di raggi. 

Bifogna adunque dire che cofa fia la piramide. La piramide è vna fî-^ 
gura dicorpolunga, dalla bafa délia qualctuttelelinee diritte tirate allô in 
su terminano in vna punta. La bafa délia piramide è la fuperficie veduta > i 
lati délia piramide fono cfTi raggi vifiui , quali noi chiamiamo gli vlti- 
mi. La punta dclla piramide fi ferma quiui entro allô occhio, doue gli an- 
goli dclla quantità il congiungcno infieme: e quello bafii de' raggi vltimi, 
de' quali fi fàla piramide, mediante la quale fi vede per ogni ragione, che 
egli importa grandemente quali c chenti inteiualli fiano fia lo occhio e la 
fuperficie. 

Reilaci a trattare de' raggi mezzani. Sono i raggi mezzani quellamol- 
titudine de' raggi , la quale accerchiata da' raggi vltimi Ci truoua effer den- 
tro alla piramide. E qucfti raggi fanno quel che fi dice che fà il cama- 
leonte, efimili fierefbigottitepcrpaura, che fogliono p^gliare i coloridellc 
cofc più vicine a loro, per non efler ritt ouate da cacciatori.Quefio è quel che 
fanno i raggi mezzani. Imperoche, dal toccamento loro délia fuperficie fino 
alla punta délia piramide, trouata per tutto queflo tratto la variera de' co- 
lorie de' lumi, fene macchiano talmente, che in qualunche luogoche tu 
gli tagliaffi, fporgercbbon di loro in quel medefimo luogo,quel lumeftef- 
fo, e quel medefimo colore, di che fi fonoinzuppati. E qucfti raggi mez- 
zani, per il fatto fteflo primieramcnte, fi è vcduto che per lungo inteiuallo 
mancano, c caufano la vifia piùdcbole, vltimamente poi fi c trouata la ra- 
gione perche queftoauuenga.Conciofiache quefti ftcfl'i, e tutti gli altri raggi 
vifiui, eftendo ripicni e graui di lumi c di colori, trapaffando per l'aria, c 
l'aria effendo ancor cffa ripicna di qualche groffezza, auuicne che per la mol- 
ta parte del pcfo , mcntre che efli fcorrano per l'aria , fieno tirati come ftrac- 
chi allô in giù. Et peiô dicono bene che quanto la diftantia è maggiore,tan- 
tola fuperficie parc più fcura e piùoffufcata. 

Reftaci a trattare del raggio centrico. Noi chiamiamo raggio centri- 
co quello, che folo ferifce la quantità di maniera , che gli angoli vguali da 
araenduc le parti rifpondino a gli angoli che fon loro à canto. e veramente, 

per 



LIBROPRIMO. 9 

pcr quanto fi apparticne a quefto raggio centrico,c cofa verifTima ehequcfto 
di tutti i nagi^i è il piu fiero , è di tutti viuaciffimo. Ne fi puô ncgarc chc 
niiluna quantità apparirà mai allavifta maggiorc, fcnonquando il raggio 
ccntricofark inefla. Potrcbbonfi raccontare più cofedclla poflanza e dcll* 
officio dcl raggio centrico, ma qucfta fola cofa non fi lafci indietro , chc 
qucflo taggio folo c fomentato da tutti gli altri raggi chc fc lo hanno mcfio 
in mczzo , quafi chc habbino fatta vna ccrta vnita congrcgationc pcr fauo- 
rirlojtalmcntc chc fi puo a ragionc chiamarc il capo &C il principe de' raggi. 
Lafcinfi in dictro le altrc cofc chc parrebbon più tofto appartcncrfi alla 
oftentationc dcllo ingcgno , che conuenicnti a quelle cofe che noi habbia- 
mo ordinato di dire : moite cofe ancora fi diranno de' raggi più comoda- 
mcnte a luoghi loro. ^ 




A B CD fin i raggi 'ulnmi , tutti gli altri fin meT^ni, 
I raf^gi mczzani dello ottangolo fi pofibn chiamare vna piiamidc di otto 
facce dentro ad vna piramide di quattro faccie. 

E bafti in quefto luogo hauer racconto quelle cofc , pcr quanto comporta 
la brcuita de' comcntarij, per le quali non è alcuno che dubiti che la cofa ftà 
in quefto modo , il chc io credo fi fia moftro a baftanza , cioc che mutatofi 
d'intcruallo , c mutatafi la pofitura dcl raggio centrico , fubito app are che 
lafuperficiefi fia altcrata. Impcrochc cUa apparirào minore, o maggiorc, 
o mutata, fecondo l'ordinc c hauranno infra di loro le lincc , o gli angoli. 
Adunque la pofitura dcl raggio centrico, c la diftantia, confcrifcono gran- 
démente alla vcra certezza dclla vcduta. 

Ecci ancora vna altra ccrta terza cofa, mediante la quale le fuperficic appa- 
rifcono a chi le rifguarda disformi c varie : quefto c il riccuimcnto de' lumi. 
Impcrochc ci fi puo vcdere nella fuperficic sferica c nclla concaua, chc fe 
ci vi farà vn lume folo, la fuperficic da vna parte apparirà alquanto ofcura , c 
dalla altra parte apparirà più chiara. E dal mcdefimo intcruallo primicro , e 
ftando ferma la pofitura dcl raggio centrico primiera, pur che cfla fuperficic 

b 



io DELLAPITTVRA 

vcnga fottopoftâ ad vn lumc diuerfo dal primo , tu vcdrai chc quelle parti 
délia ri'pcificicchc al primo lumeappariuanochiare,horamurato(î iliume 
appariranno fcurc , c le ofcurc appariranno chiare. Et oltrc a quefto fc vi 
farannopiiilumiattornojapparirannoin cofî fatte fupeificie diuerfc ofcurità 
e diucifc chiarczze, c varieranno fecondo la quantità e le forze de lumi. 
Queftacofafî proua conla cipcricnza. 



Uliug uiymiipin iiiii 





Ma qucftoluogo ncauuertifcc,che fi debbino dire alcunc cofe de lumi, 
e de' colori. Chc i colori fi variino mediante i lumi , c cofa manifefta , con- 
ciofiache qualfmoglia colore non apparifce ncU' ombra allô afpetto noftro, 
talequale cgli apparifce quandocgli c poftoi^raggi de* lumi. Imperoche 
l'ombra moftra il colore ofFurcato,&: il lur^è^à chiaro &: aperto. Dicono 
i filofofi , che non fi puo vedere cola alcùna . fe clla non c veftita di lume , e 
di colore, c pero è vna gran parentela infra i colori 6c i lumi , a far la vedu- 
ta: la qualequanto fia grande fi vcdc da quefto, che mancando il lumejciTi 



L I B Pv O P R I M O. n 

colori ancora diucntando a poco a poco ofcuri mancono ancor'efll, c ri- 
tornando la luce o il lumc , ritoinano ancora infiemc con qucUa i colori alla 
vcduta noflra, mediante le virtù de' lumi. La quai cola ellendo cofi,(arà bcne 
la prima cofa trattarc de colori , e dipoi andrcmo inuclligando in che modo 
i decti colori fi variino mediante i lumi. Lafciamo da parte quclla dilputa 
filofoficajmcdiante la quale fi vanno inuelligando i nafcimenti e le prime ori- 
gini de colori. Impcroche che importa al dipintore lo haucr faputo in che 
modo il colore fi gcneri dal melcolamento dcl raro c dcl dcnlo , o da quel 
del caldo e dcl fecco , o da qucllo del freddo e dcl'humido ? Ne difprezzo io 
pcro coloro che filofofando difputano de' colori in tal modo , che cfli af- 
fermano che le fpctie de' colori fono fettc , cioè , che il bianco Sc il nero fo- 
no i duoi eftremi , infrà i quali vc n'c vno nelmczzo. ôC che infra cialcuno 
di quefti duoi eftremi , e quel del mezzo, da ogni parte vene fono duoi alcri : 
c perche l'vno di quefti duoi fi accofta piii allô eftrcmo che l'altro , gli col- 
locano in modo che pare che e' dubitino del luogo doucporli. Al dipintore 
c a baftanza il faper quali fieno i colori, &C in che modo eis'habbino a fcruir 
d'efTi nella pittura. Io non vorrci efter riprefo da quei che più fanno, i quali 
mentrefeguitano ifilofofidiconochcnellanaturadcllecoicnon fi truoua Ce 
non duoi veri colori, cioc il bianco 6c il ncro, e che tutti gli altri nafcono dal 
mcfcolamento di quefti. Io veramcntc come dipintore la intendo in quefto 
modo, quanto a' colori, che per i mefcolamenti de' colori nafchino altri co- 
lori quafiinfiniti. M^applciTo a'pittoriquattro fono i veri gcneri de colori, 
come fon quattro ancora gli démenti , da i quali fi cauano moite e moi- 
te fpccic. Pcrcioche egli c quello che par di fuoco , pcr dir cofi , cioè il 
rofl'ojCpoi quel dair aria, che fi chiama azzurrojqueldall'acqua c il vcrdc, 
c quel dalla terra hà il cenerognolo. Tutti gli altri colori noi veggiamo che 
fon fatti di mefcolamenti , non altrimentichc ci pare che fia il diafpio 6c il 
porfido. Sono adunque i gencri de' colori quattro, da i quali, mediante il 
mcfcolamento del bianco e del ncro , fi gcnerano innumcrabiîi fpccie : con- 
ciofiache noi veggiamo le frondi verdi perdcre tanto dclla loro verdczza 
di poco in poco, fino a che ellediucntano bianche. Il mcdcfimo veggiamo 
ancora nell' aria ftcft'a,la quale tal volta prefa laqualita diqualche vapoie 
bianco verfo Torizonte, ritorna a ripigliare a poco a poco il fuo proprio co- 
lore. Oltradi quefto veggiamo ancor quefto medcfimo nelle roic , alcunc 
dclle quali tal voltc fon tanto accefe di colore che imitano il chcrmifi, altrc 
paiono del color délie guance délie fanciullc , àc altrc paiono bianche come 
auorio. Il color délia terra ancora, mediante il melcuglio dcl bianco e del 
nero,hà le fue fpczic. Non adunque il mcfcolamento dcl bianco muta i ge- 
ncri de' colori, ma gênera e creacft'cfpezic. Elamcdefimaforza fimilmen- 
te ha ancora il color ncro 5 impcroche pcr il mcfcolamento dcl ncro fi gc- 
nerano moite fpczic. Il che ftà molto benc , pcrcioche efto colore mediante 
la ombra fi altéra , doue prima ii vedca manifefto : pcrcioche crefcc ndo l'om- 
bra, la chiarczza ebianchczza dcl colore manca, e crefcendo il lume diuenta 
piii chiara e piùcandida. E pcro fi puo a baftanza perfuadcrc al pittoreche 
il bianco &L il nero non fono veri colori , ma gli altcratori , pcr dirli cofi , de 

b ij 



îi DELLAPITTVRA 

colori. Concrofmche il pittore non hà trouato cofa alcuna più chc il bianco, 
mediante il quale cgli pofla cfprimere qiicllo vltimo candore del lumc, ne 
cofa alcuna con la quale ci pofla rapprefentare la ofcurità délie tencbre più 
chc con il nero. As;giugnia qucfl:e cofeche tu non trouerai mai in alcun 
luoo-o il bianco o il nero , che egli ftclTo non cafchi iotto alcuno génère de' 

colori. 

TrattiamohoradcUa forza de lumi. I lumi fonoodi confl:ellationi,cioc 

del Sole, o délia Luna, e délia fl;clla di Vcncre,oucro di lumi materiali e di 
fuoco. àC infra quefti è vna gran difl:crentia.Impcroche i lumi del cielo ren- 
dono le ombre quafl che vguali a corpii ma il fuoco le rende maggiorichc 
non fono i coi pi , e l'ombra (i caufa dallo eflere intercetti i raggi de lumi. 

1 ra^cri intercetti, o ei fono piegati in altra parte^ o ci fî radoppiano in loro 




^uali. Ma qi 

appartengono ad vna altra parte di pittura. I raggi chcfi piegano s'inzuppa- 
no in quai che patte di quel colore che ei trouano in qucUa fuperficie dalla 
quale ei fono piegati o riucrberati. E queflio vcggiamo noi che auicne quan- 
do le faccie di coloro che caminano per i prati ci fi apprcfentano verdi. lo ho 
trattato adunque délie fupeificie : ho trattato dc'raggi,hô tratrato in che mo- 
do nelvederc fi facci la piramideda i triangoli. lohôprouatoquanto gran- 
demente importi che lo interuallo , la pofitura deJ raggio ccntrico , & il ri- 
ceuimento de lumi fia determinato e certo. Ma poi che con vn lolo fguardo 
noi vt"2;giamo non pur vnafiipcrficie fola, ma più fijpcrficic ad vn tratto. E 
poi che 11 è trattato , e non mediocremcnte , di ciafcuna fuperficie da per fe, 
hora ci refta ad inueftigare , in che modo più fuperficie congiunte infieme ci 
fi apprefentino aUi occhi. Ciafcuna fuperficie certamcnte gode particular- 
mente ripiena de'fuoi lumi e de'fuoi colori,fi corne fi è dctto dcUa fua propria 
piramide. Et cfCndo i corpi copcrti dalle fuperficie, tutte le quantité de* corpi 
chc noi veggiamo, c tutte le fupeificie , creano vna piramidt fola,pregna per 
modo di dire di tante piramidi minori , quante fono le fuperficie che median- 
te qucUa veduta fon comprefc da' razzi di detta veduta. Et efTendo le cofc 
cofifatte,diràforfequalcIVvno: Che hàbifogno il pittore di tanta confide- 
rationero chcvtilitàlidarà al dipingere ? Quefto certamcnte fi fà acciochc 
eifappiache egUc per douer diuentarevno ottimo macftro , ogni voira che 
cîtU conofcera ottimamcntc le diff^ercntiedclle fuperficie, &C auertirà le loro 
proportionij il che c fl:ato conofciuto da pochilfimi. Impcroche fe ei faran- 
no domandati quai fia quella cofa che ei cerchino che ricfca loro ncl tignerc 
quella fuperficie, poflon rifpondcre molto mcglio ad ogni altra cofa , che fa- 
per dir la ragione di quel che ei fi aftatichino di fare. Per il che io prego 
che gli fi:udiofi pittori mi fticno ad vdire. Imperoche lo imparare quelle cofc 
chegiouano non fù mai maie daqualunche fi vogliamaefliro. Et imparino 
veramente mentre che ei circonfcriuono con le lincc vna fuperficie, e men- 
trc che ei cuopronodi colori i difegnati e terminatiluoghi, che nefluna cofa 
ficerca più quanto c chc m qucfta vna fola fuperficie ci fi rapprefcntino più 



L I B R O P R I M O. 13 

forme di fuperficie : non altrimcnti che fc quelta llipei hcic , chc ei cuoprono 
(il colori , fulfc quali chc di vetro, o di altra cofa (îmiletiafparcntc , cal che 
per effa paflaflc tutta lapiramide viliua a vcdcrc i vcricorpi, coninccruallo 
dcterminaro c fcrmo, c con ferma pofitura del raggio ccntrico, e dc'lumi 
porti in aria lontani a' lor luoghi. c che qucfto fia coli lo dimoftrano i pitto- 
ri,quando ci fi ritirano in dietro dalla cofa che ci dipingono a confiderarla da 
lonrano, chcguidati dalla naturavanno cercando in qucfto mododcllapun- 
tadieflallclla piramidc. La onde fi accorgono, chcda quel luoo-o confidc- 
rano c giudicano mcgliotutrclc cofe. Màcifcndoqu^ftaYna folafupcrficic 
o di cauola o di muro , nclla quale il pittore i\ affatica voler dipingcre più c 
diuerfc fuperficie e piramidicomprcfe da vnapiramidefola, farà d^inec^ffità 
che in alcunodc' fuoi luoghi, fi tagli quefta piramidc vifiua,accioche in 
queftoluogoildipintorc c con le linee e con il dipingcre polfa eipiimcre i 
d'intorni &: i colori che gli darà il taglio. La quai cofa elTcndo coli, coloro 
che rifguardano la fuperficie dipinta , veggono vn ccrto taglio dclla pira- 
midc. Saràadunquela pittura il taglio délia piramide viliua fecondo \ n dc- 
terminato fpatio o interuallo con il fuo centro , e con i determinati lumi, 
rapprcfentata con linee e colori fopra vna propoftaci fuperficie. Hora da chc 
habbiamo detto chc la pittura c vn taglio dclla piramide , noi adunque hab- 
biamo adandare inuefligando tuttc quelle cofe mcdiantc le quali tidiuenti- 
no notiffimc tuttc le parti di cofi fatro taglio. Habbiamo adunque di nuouo 
à parlare dclle fupei ficie, dalle quali fi e moftro che vcngono le piramidi che il 
hanno a taghare con la pittura. Dclle fuperficie alcune ne fono a giacerc in 
terra, come fono i pauimenti, gli fpazzi dellicdificij 5 & alcune altie nef^no, 
che iono vgualmcnte lontanc da gli fpazzi. Alcune fuperficie fon ritte,come 
fono le mura , c le altre fuperficie chc hanno le mcdcfime forte di lincc che le 
mura : dicefi quelle fuperficie ftare vgualmcnte lontane fia loro , quando la 
diftantia chc cfra di loro è vgualmcnte dapertuttola medcfima. Le fuper- 
ficie che hanno le medcfimc forte di linee , fon quelle che da ogni parte 
fono tocche da vna continouata linea diritta , come fono le fuperficie dclle 
colonne quadrc,chefi mcttono a filo in vna loggia. Qucfte fon quelle cofe 
chc fi hanno ad aggiugncre aile cofe che difopra ii dilfono dclle fuperficie. 
Ma a quelle cofe chc noi diccmmo de' raggi, cofi de gli vltimi , come di quei 
di dentro, c dcl cenrrico , 6c aile cofe chc fi fon raccontc di fopra délia pira- 
mide vifiua,bi(ogna aggiugncre quella fcntentiade'matcmatici,con la qua- 
le fi proua, che fc vna linca diritta taglicrà i duoilati di alcuno triang;olo, 
e farà quefta linea tagliantc , talc chc facci vltimamenre vno altro trian-. 
golo , &C vgualmcnte lontana dalla ahra linca chc c bafa dcl primo trian- 
golo, farà air hora certamente qucUo triangolo maggioreproporrionale di 
lati a qucfto minore. Qucfto dicono i matcmatic*. Ma noi , accioche il par- 
lar noftro fia più aperto a'pittori , cfplicheiemo ^m chiaramcnte la cofa. 
Ei bifogna che noi fappiamoqual fia quella cofa chc noi in qucfto luoc!;o 
vogliam chiamarc proportionale. Noi diciamo che qucgli fono trianc^oli 
proportionali , i latie gli angoli de quali hanno infia di loro la medcfima 
conucnicntia, Che fcvno de lati dcl triangolo fia piu lungodetla bafa per 

b jlij 



î4 DELLAPITTVRA 

ducvoltc e mczzo , o vno altro per tre, tutti i cofi fatti tiiangoli fîcno ciïi 
o maf^giori o minori diquefto, purcheeglinohabbinolamcdcfima coirif^ 
pondentia de lati alla bafa , pcr dir cofi , faranno fra loro proportionali. Im- 
peroche qucliifpetto chchàla parte alla parte fuaiiel triangolo maggiorc, 
la haurà ancora la parte alla parte ncl minore. Tutti i triangoli adunquc chc 
faranno cofi fatti , apprcffo di noi fi chiameranno proportionali : e perche 
quefto fia intefo più apertamente ne darcmo vna fimilitudinc. Sara vn huo- 
mo piccoloproportionaleadvn grandifTimo mediante il cubito : pur chefi 
feruilamcdefima proportionc dcl palmo e de! piede per mifurare le altre 
parti dcl corpo. in coftui , per modo di dire , cioc in Euandro , che fi ofieruô 
in coluijCioè in Ercolc, del quale Gellio difl'e che era di ftatura grandilTimo 
più di tutti £;li altri huomini. Ne fù ancora altra proportionc ne membri di 
Ercole, che fi fulTc quelladel corpo diAntco gigante. Imperochecoficome 
la mano corrifpondeua in ciafcuno in proportionc al cubito , & il cubito in 
proportionc al capo &C a gli altri membri con vguale mifura infra di loro , il 
medefimo interuerrà ne noftri triangoli , chc ei farà qualche forte di mifura 
infra i triangoli, mediante la quale i minori corrifponderanno a' maggiori 
nelle altre co(è, cccctto che nella grandezza. E fe qucfte cofe fi intcndono 
tanto che baftino , deliberjamo j mediante la fententia de' matcmatici, tanto 
quanto fà a noftro propofito , che ogni taglio di qualunquc triangolo, pa- 
rimente lontano dalia bafa, gênera c fà vn triangolo fimile come efli di- 
cono , a quel loro triangolo mag giore , c come lo diciamo noi proportio- 
nalc. E perche tuttc quelle co(c chc fono fia loro proportionali, le parti an- 
cor loro fon in c{fe corrifpondenti, &C in quelle cofe, nelle quali le parti fono 
diucrfecnon corrifpondenti, non f )no proportionali. Le parti del triangolo 
vifiuo fono oltrc aile linee ancora efli raggi , i quali faranno certamente ncl 
rifguardarcle quantità proportionali dclla pittura vguali quanto al numéro 
aile vcrc, &: in quelle chc lion faranno proportionali non laranno vguali. 
Imperoche vna diquefte quantità non proportionali occupera o più raggi, 
omanco. Tuhai conofciuto adunquc m che modo vn qualfiuoglia minore 
triangolo Ci chiami proportionale al maggiorc, e ti ricordichc ia piramide 
vifiuafi fà di triangoli. Adunquc rifcrifcafi tutto il noftro ragionamento, 
chc habbiamo hauuto de triangoli, alla piramide,e perfuadiamoci che neffu- 
ne delîe quantità vedute dclla fupeificic, chc parimcntcficnlontanedal ta- 
glio ,faccio nella pittura altcrationcalcuna. Imperoche elle fono veramente 
quantità vgualmcntc lontane , proportionali in ogni vgualmente lontano 
taglio dalle loro corrifpondenteli. la quai cofaeffendo cofi , ne fcguita quc- 
fto, chc nonne fuccedc nella pittura alteratione alcuna de'd'intorni, c che 
non fono alteratc le quantità, dclle quali il campo o lo fpatio fi empic, c 
dalle quali fono mifurati b comprefi i d'intorni. Et c manifefto chc ogni 
taglio délia piramide vffiua , che fia vgualmente difiante dalla vcdutafuper- 
ficie, efimilmentc proportionale adella vcduta fuperficie. 

Habbiamo parlato dellc fuperficie proportionali al taglio , cioc délie 
vgualmcntc lontane alla fuperficie dipinta. Ma perche noiharemo a dipi- 
gnerc più diuerfe fuperficie che non faranno vgualmcntc diitanti , dobbia- 



L I B R O P R I M O. i^ 

mo diqucftcfar piti diligente inueftigatione, accioche fi cfplichiqualfiuo- 
glia ragio^c del ragl o.E perche farcbbe cofa lunga c molto difficile &: ofcu- 
riflima in qucfti ragli de' triangoli e de lia piramide narrarc ogni cofa lecon- 
do le regole de matcmatici j pcro parlando fccondo il coftumc noftro, corne 
pittori procedcremo.Raccontiamo bieuiflimamcnte alcune cofe dclic quan- 
tità chc non fono vgualmente lontane^fapute le quali ci faià facile intendcre 
ogni confidcrationc délie fupcrficic non vgualmente lontane. Dcllequan- 
titàadunquc non vgualmente lontanc ne fono alcune dilineefimile in tutto 
a laggi vifiui , &: alcune chc fono vgualmente diftanti da alcuni rac:^i vi- 
fiui. Le quantità fimili in tutto a'raggi vihui, perche elle non finno trian- 
golo, enonoccupano il numéro dc'raggi, nonfi guat^agnano percioluooo 
alcuno ncl taglio. Ma nclle quantità vgualn,cnte diftanti da'rac^gi vifiui, 
quanto quel angolo maggior ch'c alla bafa del triangolo farà più ottufo , tan- 
to manco di raggi riceucra quclla quantità , c pcrô harà manco di fpatio pcr 
il taglio. Noi habbiam detto chela fupcrficie fi cuoprcdi cpantità , e perche 
nellc fupcrficic fpcffo accade che vi (arà vna qualche quanticà,che farà voual- 
mentelontana dal taglio, e l'altre qualità dclla mcdcfima fuperficienon fa- 
ranno vgualmente diftanti , pcr qucfto auuiene che quelle lole quantità che 
fono vgualmente diflanti nella fupcrficie non patifcono nella pittura altéra- 
tione alcuna. Ma quelle quantità che non faranno vgualmente lontane, quan- 
to haranno lo angolo più ottufo, che farà il maggiore nel triangolo alla bafa, 
tanto più riceueranno di alteratione. Finalmcntc a tuttc quefte cofe b fogna 
aggiugncre quella opinion de* filoiofi , mediante laqualc cffi affcrmano che 
le'l cielo , le ftellc, i mari , i monti , &C efli animali , c dipoi tutt; i corpi , di- 
uentaflino pcr volontà di dio la mctàminori che'ci non fono, ciauerrebbc 
chc tuttc qucflie cofe non ci parrebbono in parte alcuna diminuite da qu)»l 
ch'ellc ho*a lono. perochclagrandezza,lapiccolezza, lalunghczza,lacor- 
tezza, l'altezza, la baffezza, la llrettczza , c la larghezza , la ofcurità, la chia- 
rezza, c tuttc l'altre cofi fattc coie che fi poffon ritrouarc, c non ritrouarc 
nclle cofe, i filoiofi le chiamaron accidcnti : e fono di tal forte che lain- 
tera cognition di cffc fi fà mediante la comparatione. Dific Vivgilio che 
Enca auanzaua di turte le fpallc tutti gli altri huomini. Ma le fi faccfic com- 
paration di coftui a Polifemo , ci parrebbe vnPigmeo. Dicono chc Eurialo 
tu bcllifllmo, il quai fc fi comparafie a Ganimedc rapito da Gioue parrebbe 
biutto. In Spagna alcune fanciullc fon tcnute per candide , Icquali in Gcr- 
mania farebbon tenute pcr vliuignc encre. L'auorioerargcntolonbianchi 
di colore, e nondimcno fe fenc farà paragonc con i cigni, o con i bianchi 
panni Uni , parranno alquanto p ii pallidi. Per qucfio rifpctto ci apparifcono 
le fupcrficic nella pittura bclliffimc e rifplcndentiffimc,quandoincllefi vede 
quclla proportionc dalbianco al nero chc nellc cofe rtedcda i lumi all'om- 
bre. Si chc. tuttc quefte cofe fi imparano mediante il famé comparatione. 
Conciofiachc nel far paragone délie cote, c vna cet ta forza,pcr la qualc fi co- 
nofce quel chc vi fia di più) o di mcno, o d'vguale. Pcrilchcnoichiamiamo 
grande quclla cofa ch'c maggiore d'vna mmorc , grandiffima quclla ch'è 
maggiore délia grande, luminofa quella ch'c più chiara chc l'olcura, lu- 



i6 DLELAPITTVRA 

minofiirima quellachc fia pià chiara délia luminofa. E fi fà veramcnte la 
comparatione dcllecofealle cofcchc prima ci ficno manifcftilTimc. Ma ef- 
fcndo l'huorno piu di tutte l'altre cofc al huomo notifUmo , diffc forfc Pro- 
tao-ora chcl'huomo era il modcUo e la mifura dituttc le cofe. 6c intendeua 
per quefto chegli accidenti di tutte le coic fipoteuano cbcncconofccrc,c 
farnc comparationi con li accidenti deU'huomo. Qucftc cofc ci amaeftrano 
a quefto , chc noi intendiamo chc qualunque forte di corpi noi dipingeremo 
in pittura , ci parranno grandi c piccoli fecondo la mifura de gl'huomini che 
quiui faran dipinti. E quefta forza dclla comparatione mi par vedere chc 
molto cccellentemente piii chcalcuno altrodc gli antichila intcndeffc Ti- 
mantc , il quai dipintore , dipingendo fopra vna piccola tauoletta il Ciclopc 
chedormiua, ve li dipinfe appretfo i Satiri chabbracciauan il dito groffo dcl 
dormicnte , accio mediante la mifura de Satiri , colui che dormiua appariffc 
infinitamcnte maggiore. 

Habbiamo inîin qui dette quafi tutte quelle cofe che j(l afpcttano alla 
forza del vedere , &C a conofcer'il taglio : ma perche gioua al cafo noftro il 
fapere non folo quel che fia , e di che cofe il taglio , ma corne ancor'egli fî 
faccia , ci refta a dire di quefto taglio con qual'arte nel dipingere egli iî 
efprima. Di quefto adunque ( lafciate l'altre cofe da parte ) raccontero io 
quel che faccia mentre ch'io dipingo. La prima cofa,nel dipingere vna fu- 
perficie, io vi difegno vn quadrangolo di angoli retti , grande quanto a me 
piace, il quale mi férue per vn'aperta fineftra dalla quale fi habbia a veder la 
hiftoria, e quiui determino le grandezze de gl'huomini ch'io vi vogho 
fare in pittura , e diuido la lunghezza di queft'huomo in tre parti j le quali 
a me fono proportionali, con quella mifura che il vulgo chiama il braccio. 
Imperoche ella è di tre braccia, come fi vede chiaro dalla proportione de' 
mcmbri dell'huomo, perche taie c la comune lunghezza per Io più del cor- 
pohumano. Con quefta mifura adunque diuido la linea dabalfocheftà a 
giacere del difegnato quadrangolo , e veggo quante di cofi fatte parti en- 
trino in effa. c quefta fteffa linea a giacere del quadrangolo, c a me propor- 
tionale alla più vicina a trauerfo vgualmente lontana veduta quantitànel- 
lofpazzo. Dopo quefto io pongo vnpunto folo, doue habbi a correr la 
veduta dcntro al quadrangolo. il quai punto preoccupi quel luogo al quale 
habbi ad arriuare il l'aggio centrico, e pero Io chiamo il punto del centro. 
Porralfi quefto punto conuenientemente , non pm alto della linea che 
giace , che per quanto c l'altezza del huomo che vi fi ha a dipingere : pe- 
roche in quefto modo e coloro che riguardano , e le cofe dipinte, pare 
che fieno ad vn piano vguale. Pofto il punto del centro , tiro linee diritte 
da effo punto a ciafcuna délie diuifioni della linea diritta chc giace: le quali 
linee veramente mi dimoftrano in che modo hauendo io a procedere 
fino air infinita ôc vkima lontananza, fi riftringhino le quaiitità da trauer- 
fo all'afpetto e veduta mia. , 



Qui 



L I B R O PRIMO, 



17 




Qui^faiicno aîcuni che tircrebbôno entro al quadrangolo vna linea vg;tial- 

mente diftantc dalla già diuifa linca , e diuidcrcbbon in trc parti lo fpatio 

che farcbbcfià le due dette lincc. Dipoi con quefta rcgola tircrebbôno vn* 

altra linea parimcntc lontana da quefla féconda linca , talmente chclo fpatio 

ch'c infrala prima compartita linea, c qucHaieconda linca a leiparallcla, o 

parimcnte lontana, diuilo in trc parti , eccedadi vna parte di fciîclloquello 

fpatio che c fra la féconda e la tcrza linea , c dipoi aggiiigncrtbbono l'altre 

linec, talmente che fcmprc qucllo fpatio che leguitailc inanzi infra le lince 

fulfcpcr la meta piu, pcr parlare corne i matcmatici. Si che in quclta ma- 

niciaproccdercbbonocoftoro, i qiiali fe bendicono di fcguire vna ottima 

via nel dipingcrc , io nondimcno penfo checfll crrino non poco. Perche 

hauendo pofto a ca(o la prima linca parallela alla principale, fcbcn l'akrc 

parallèle fon porte con rcgola e con ordmc , non hanno pcrô cofi pcr la 

qiialc cfïî habbino ccrto c determinato luogo dclla puntadclla piramide da 

poter bcne vcdcre la cofa, dal che ncfuccedono bcilmcnte nclla pittura non 

piccoli crrori.Aggiugni a qucllo, che la rcgola dicoftoro laria molto falla, 

la doue il punto dcl centro furfc porto o più alto, o più baifo dclla rtatura dcl 

huomo dipinto ; conciofiache tutti quci che lanno, diranno che ndfuna délie 

cofe dipinte , conforme aile vere , fe ella non farà porta con certa rcgola 

dirtante dallocchio , non fi potrà guardarc , ne difccrncre. Délia quai cofà 



^S DLELAPITTVRA 

cfpon-emo la ragionc , fe mai noi fcnuercmo di queO e dimoftrationi dclîa 
pittura, lequaligiàfattedanoi,gliamici noftn mcntre leguardauano con 
marauiglia, le chiamarono i miiacoli délia pittura. Impero.he tutce quelle 
cofcchcio ho dette principalmentc fi afpcttanoaquellaparte.Ritorniamo 
adunquc a noftro propoiito. Eflcndo quelle cote coH fatce , io percio ho 
trouato quefto ottimo modo. In tutte le altre cofe- io vô dietio alla mede- 
fimalmca, &:al punto delcentro,^: alla diuifionc délia Imca chegiacc,& 
altiiarc dal puntolelince a ciafcuna délie diuifioni délia lineachegiace.Mà 
relie quantità da trauerfo io tcngo quefto ordme. Io ho vno fpatio piccolo, 
nel qualc io tiro vna linea duitta , quefta diuido in quelle parti chc è diuifa la 
linca chc giace del quadiangolo. Dipoi pongo su alto vn punto fopra quefta 
Iinca,tanto altoquanto c la altezza del punto del centro nel quadrangolo 
dalla iinca <^iacente diuifato , e tiro da qu.fto punto a ciafcuna diiiifione di 
cfta linea le^loro linec. Dipoi dctermino quanta diftantia io voglio che fta 
infra Io occhio di chi riguarda c la pittura , e quiui ordinato il luogo del ta- 
glio con vna linea litta a piombo, fo il tagliamcnto di tutte lelineecheella 
troua. Linea a piombo è quclla chc cadcndo Ibpra vn altra linea diritta 
caufcrà da ogni banda gli angoli a fquadra. 

Tunto del centro aile tre hraccta. 




Lmea giacente dt noue hraccta. 
A.pmto délia vedum dto tre hraccta % CD, E. F. G, H. I. K. Une e parallèle, 
Quefta linea a piombo mi darà con le (uc interfccationi adunquc tutti 
itermini dellc diftantie che harannoad cfTere infra le linec a trauerfo paral- 
lèle del pauimento , nel quai modo io haro difegnate nel pauimcnto tutte le 
parallèle, dellc quali , quanto elle fieno tiratc a ragionc , ccnc darà inditio, le 
vna medefima continouata hnea diritta farà nel dipinto pauimento diame- 
tro de quadrangolicongiuntiinficme. Eté apprcftb a matematici il diamè- 
tre di vn quadrangolo, quclla linea diritta chc partendofi da vno delli angoli 



L I B R O P R I M O. éi 

va aU'âltro a lui oppofto, la quale diuide il quadmngolo in due parti, tal- 
mente che fiicci di detto quadrangolo duoi tiiangoli. Dato adunque dili- 
gentenriente fine a queflic cofc , io tiro di nuouo di fopra vn altra linca a tra- 
uerfo, vgualmcnte lontana dalle altrc di lotto , la qualc intcifcghi i duoi 
lati ritti del quadrangolo grande, e palfi per il punto dcl centro. E cucfta 
linea mi fcrucpcr termine, c confine, mcdianteil quale ncflunaquantitàec- 
ccde la altczzadcU'occhio del rifguardante. E perche ellapaflapcr il punto 
del centro, percio chiamifi ccntrica. Dal chc auuicne chc quelli huomini 
chefarannodipinti inhale due più oltre lincc parallèle Taranno i medcfimi 
molto minori chc qucgli chc faranno fra le antcriori Lnce parallèle, ne è per 
qucfto che ci fieno minori de gli altrij ma, perche fono piii lontani, appa- 
rifcono minori , la quai cofa in vero ci dimoilra manifeltamente la natura 
che cofifia. Perciochenoi veggiamopcrlechiefc i capi de gli huomini che 
Ipaflcggiano , quafi andare fcmpre ad vna medefima altezza vguali , ma i 
picdidicoloroche fono allai lontani ci pare che corrifpondino aile ginoc- 
chia dicolorochcci fondinanzi. Tutta quefla regola del diuidere il paui- 
mcnto principalmente fi afpetta a quclla parte dclla pittura la quai noi al 
fuo luogo chiamcremo componimcnto. Et c talc, che io dubitochcpcref- 
fer cofa nuoua , c per la brcuità di quefti miei commentarij , clla habbi ad ef- 
fer poco intefa da chi lcggC;imperoche, fi corne facilmente conofciamo me- 
diantc le opère antichc, ella appreflo dc'noftri maggiori, percflere ofcura, 
c difficile non f ù conofciuta. Conciofiachc appreflo de gli antichi durerai 
vnagran faticaa trouare hiftoria alcuna che fia ben comporta, bendipinta, 
ben formata, o bene fcolpita. Per laquai cofa io ho dette qucfie coîe con 
breuità, e come io penfo non anco ofcuramcnte. Ma io conofco chcnte e 
qualli elle fono, che ne per loropotrôacquiftarmi alcuna Iode di eloquen- 
tia , c coloro che non le intendcranno alla prima vifia , dureranno i^^rar d fil- 
ma fatica a poterie giamaicomprenderc. Sono queftc cofc facdifiime e bel- 
lifilme a gli ingegnilottilifiîmi bC inclinatialla pittura , in qualunque modo 
elle fi dichino. ma a gli huomini rozzi , e poco atti o inclinati da natura a 
quefte nobilifiime arti , ancor chc di efie fi parlalfe eloquentilTimamente , fa- 
ricno pocograte, e forle chc quefte medclime coicrecitate da noi brcuifll- 
mamcnte fcnza alcuna eloquentia firanno lette non fcnza fiiftidio. Ma io 
vorrei che mi fulfc pcrdonato,fe mentre che principalmcnce io hô voluto cf- 
fcre intefo , io hô attefo a farc che il mio fcriucr fia chiaro , piii tofto chc 
compofto o ornato,e quelle cofe chc feguiranno,arrecheranno,perquanto io 
Ipero , manco tedio a quei che leggeranno. Noi habbiamo adunque trattato 
de'triangoli , délia piramidc, del ta2;lio , c di quelle cofe che ci parcuanoda 
dire: délie quali cofe nicntcdimeno io crofolito ragionaiecon gli amici miei 
molto più longamentc con vna certa regola di gcometria,c moftrar loro le 
cagioni perche cofi auucnifie , il chc ho pcnlato di lafciare indictro per bre- 
uità in quefti miei commentarij: perche in qucfto luogo ho raccontato fola- 
mentc i primi principij dclla pittura , c gli ho voluti chiamare i primi prin- 
cipij , percioche ci fono i primi fondamcnti delfartc per i pittori che non 
fanno. Ma ci fon taU , che coloro chc gli intendcranno bene , couofcc- 

c ij 



.lo DELLA PITTVRA 

ranno che gli gioueranno nonpoco jquanto allô ingcgno, c quanto a co- 
nofcere la definitione délia pittura , c quanto ancora a quelle cofe che noi 
dobbiamo dire. E non fia alcuno che dubiti, che colui non diucnteràgiamai 
buon pittore , che nonintenda cccellentemente quel che ncl dipingere ci cer- 
cherà di fare. Imperoche in vano fi tira lo arco , fe prinia non hai dcffignato 
il luogo douetu vuoi indiriz'arc la freccia. E vorrci certamentc che noi ci 
perfijadeiTimo , colui folo cfferc perdiucntare ottimo pittore > il quale hora 
hà împarato a coUocarc ottimamente tutti i d'intorni,ctuttclcqualitàdclle~ 
fupcrficie. E per il contrario io afFcrmo che non riufcira mai buon pittore 
colui che non faprà efattamentc c diligentiflimamcnte le cofe che habbia- 
mo dette. E perô c ftato neccifario tutto quello che fi c detto dellc fiaperficie 
c del taglio. Rcfla hora che fi ammacftri il pittore del modo che egli harà 
atenere ncUo immitar conlamanole cofe che egUfifarà imaginato prima 
nella mente. 



LEON BATTISTA ALBERTI, 

DELLAPITTVRA. 

L I B RO SECOND O. 

MA perche qucfto ftudio dello impararc potrà forfè parère troppo fa- 
ticofo a giouani , pcrcio mi par da moftrar in quefto luogo quanto la 
pittura fia non indegna da poterui metterc ogni noftro ftudio , ÔC ogni no- 
ftra diligcntia. Conciofiachc clla ha in fc vna ccrta forza diuina , tal che non 
folo clla f à quel che dicono che f à l'amicitia , che ci rapprefenta in clîcrc le 
perfonc che fono lontane , ma ella ci mette inanzi a gli occhi ancora coloro 
che gia molti c molti anni fono fon morti, talchc fi vcggono con grandifll- 
ma marauiglia del pittore, e dilettationc di chi li riguarda.Racconta Plutar- 
co che Caffandro , vno de' capirani di AlefTandro , nel vedcrc la effigie del 
giamorto Alelfandro, conofcendoin c(ïa quella macftà regale , comincio 
con tutto il corpo a tremare.Dicono ancora che Agcfilao Laccdcmonic(è la- 
pcndo di cflcre brutiffimo , non voile che la fua effigie fuflc vcduta da difcen- 
denti, c pcrcio non li piacque mai cfïèr ne dipinto, nefcolpito da nefiuno : 
fi che i volti de' morti viuono in vn certo modo vna longa vita mcdiantc la 
pittura. Echc la pittura ci habbiclpreflo|gli dij , che fono nueriti dalle gen- 
ti, c da penfare che cio fia ftato vn grandiffimo dono conccfio a moitali: 
conciofiachc la pittura hàgiouato troppo grandemente alla pietà, médian» 
te laqualc noi fiamo principalmentc congiunti a gli dij , 6c al ritcnerc gli 
animiconvna certa intera rcligione.Dicono che Fidia fccc in Elidc vn Gioue, 
la bellezza del quale aggiunfe aftai alla gia conccputa religione. Ma quanto la 
pittura gioui allihonoratiftimipiaceridcllo animo, e quanto ornamento el- 
la arrechi aile cofe, fi puo d'altrondc c da quefto principalmentc vedcre, che 
tu non trouerai quafi perlo più cofa alcuna, bencheprecioia, chepcr laac- 
compagnatura dcUa pittura non diucnti molto più cara c molto piùprcgiata. 



LIBROSECONDO. ^r 

L'auorio, lê gemme, e le cofi fattc cofe prcgiate , diucntano , mediantc la ma- 
Do dcl pittorc , più pretiofe. L'oro itcflo ancora adoinato dalla pittura , c 
rtimato molto piii chc l' oro. Anzi non chc akro il piombo più di tutri o-li alrri 
metalli viliillmo , fc Fidia o Pranltelc ne hauellcio con le loi.- mani Fatto vna 
fl:atua,faià pcr auuentura tenura piii in prcgio, che non faiebbe altretanto 
argcntorozzoenon lauorato. Zeufi pittore haueuaincominciato a donare 
leluccofc, perche, corne ci diceua,ellc non fi potcuanopagare con qualfi- 
uoglia prezzo : conciofiache cgli giudicaua che non fi potellc trouar piczzo 
alcunoche potcflc fatisfare a coliii chencl dipingerc o fculpiie gli animali 
fuflequafi che vno altro dio infra i mortali. Hàqucfte lodi adunque la pit- 
tura, che coloro che ne fono maeftri, non folamcnte fi marauigliano de le 
opcreloro,màfi accorgono eflcrefimilifllmi a gh dij. Chediro io? non cla 
pittura o la maeftra di tutte le arti , o al manco il principale ornamento ? 
Imperocheloarchitcttore,le iononmi inganno,hà prcfo dal pittorfolole 
cimafe , i capiteli, lebafi,le colonne, le cornici, e tutte le alrrecofi fatte 
lodi de gli edifitij , impcroche il pitîore , mediantc la rcgola e Tarte lua, hà 
infcgnato e dato modo a gli (carpcllini, a gli fcultori, & atuttelebottec^hc 
de' fabbri, de'legnaiuoli, c di tutti coloro che lauorano di fabriche manuali j 
talche non fi ritrouerà finalmcnte arte alcuna , bcnchc abicttilfima , chc 
non habbi riguardo alla pittura , onde io ardno di dire che tutto quel che c 
di ornamento nelle cole fia cauato dalla pittura. Ma principalmentc tu 
dagli antichi honorata la pittura diqueflo honore , che efl'endo ftati chia- 
mati quafi la maggior parte de gli altri artefici, Fai^ri appreflo de' Latini, 
il pittor folo non f ù annouerato infra i fabbri.. Le quali cofe elTcndo cofi, 
fonfolito di dire infra gli amicimiei che loinuentorc délia pittura fùjfccon- 
do la fententia de' poeti , quai Narcifo che fi conuerti in fiore. Percioche cf- 
fendo la pittura il fiore di tutte le arti,bcn parrà che tutta la fauola di Narcifo 
fia beniflimo accommodata ad cfla coia : imperoche , che altra cofa è dipin- 
gerc, chc abbracciare e pigliare con l'arte quella fuperficie del fonte pPcnfaua 
QiJintiliano chc i pittori antichi fuficro foliti a dilcgnare le ombre, fccondo 
che il foie le porgcua , e che poi l'arte iia di mano m mano con aggiugni- 
mcnti accrefciuta. Sono alcuni che raccontano che vn certo Filocle Ecittio, 
6(LvnCleante, (ne fo ioquale) fuflino i primi inucntori di qucftaarte. Gli 
Egittij aftcrmano che apprcfio di loro cra ftata in vlb la pittura fei mila anni 
prima che ella tuffe traiportata inGrecia,6c i nolhi dicono che clla venue 
diGrecia in Italiadoppo le vittorie di Marcello in Sicilia. Manon importa 
molto il fapere i primi pittori o 2;li inucntori dclla pittura : conciofiache 
noi non vogliamo raccontare la hilloria dclla pittura , comc Plinio , ma 
nuouamentc trattarc délia arte: dclla qualefino a' quefia età non ccne c me- 
moria alcuna lalciataci (chc io habbi villa) da gli iciittori antichi : ancor 
cho ci dicono chcEufranorcIfthmio fciille nonlochcdcUcmiiure c dc'co- 
lori, eche AntigonoSc Zcnocrate Icrifionoalcune cofe dclln pittura, e che 
Apellc ancora meile délia pittura alcune cofe inficmc , e le mando a Perf o, 
Raccoma Diofrene Lacrtio chc Demctrio filolofo ancora fcrille alcuni co- 
menti dclla pittura. Oltra di cjucUo io (limo ancora che cllendo da'noftri 

c iij 



DELLAPITTVRA 

pa{fad date meïTe in fcritto tutte le buoue arti , chc la pictura ancora non 
fuflc ftatakfciataindictro da noftri fcrittori Italiani: imperoche furono in 
Italia antichi01mi gli Etrufci , valorofilTimi più di tutti gli altii nella arte 
délia pittura. Crede Tr imcgifto antichiilimo (crittore chc la pittura c la fcul- 
tura nafccfTcro inriemc con lareligionc , imperoche eglidiffc cofi ad Afclcpio: 
La humanità ricordcuolc délia natuia e dcU'onginc llu, figuro glidij dalla 
(imilitudinc dclvolto fuo. E chi fia quello che nicghi chc la pittura non Ci 
fîa attribuita a ic ftclTa in tuttc le cofc, cofi publiche corne priuatc , cofi fc- 
colari , corne rcligiofe, tutte le piùhonorate parti? talche nontroucrô arti- 
fizio alcuno apprelTo de mortali che da ciafcuno ne fia fatto conto maggio- 
re. Raccontanfi pregi quafiincredibili délie tauole dipinte. Ariftide Teba- 
no vende vna pittura fola cento talenti , cioc fefTanta mila fiorini. Racconta- 
no chc la tauola di Protogene f à cagionc che Rodi non fuffc abbruciato dal 
rèDcmctrio, perche non voleua che detta tauola ardefTc. Pofïiamo adunque 
afïermare che Rodi f ù rifcattato dalli inimici pcr vna fola pittura, Sonfî 
mellc inficme, oltre a quefte , moite altre cofc fimili, pcr le quali potrai co- 
modamentc intendere che i buoni pittori fono (lati fempregrandemcntc lo- 
dati, &: hauuti in pregio da ciafcuno : talche i nobiliilimi e preftantiflimi 
cittadini, ÔC ifilofofi, ôi i rc fi fon dilettati non folo délie cofe dipinte, ma 
del dipingerc ancora. Lucio Manilio cittadino Romano , e Fabio in Roma 
huomo nobiliflimo, furono pittori. Turpilio cauahere Romano dipinfe in 
Verona. Pacuuiopocta tragico,nipotediEnniopocta,nato dclla figliuola, 
dipinfe nella piazza Hercole. Socrate_,Platone, Metrodoro, e Pirrofilofofi, 
furono eccellenti nella pittura. Ncrone, Valentiniano , & Aleffandro Seucro 
imperatori , furono (ludiofifTimi del dipingerc. Saria cofa lunga raccontare 
quanti principi c quanti rè fono ftati inclinati a quefta nobililTima artc. 
E non è ancora ragioneuole ftare a raccontare tutta la infinita moltitudinc 
de pittori antichi, la quale quanta fia fiata grande, fi puô vedcre da qucfto, 
che in manco di quattrocento giorni furono del tutto finite a Demetrio Va- 
lerio figliuolo di Fanoftrate, trecento feflante ftatua, parte fopra i lor caual- 
li, parte fopra i carri, e parte fopra i cocchi. Efcinquellacittà fù tantoil 
gran numéro delli fcultori , ftarcmo noi in dubbio che non vi fulfino pittori 
infiniti.? Sono veramente la pittura e la fcukura arte congiuntc infieme di 
parentado , c nutritc da vn medcfimo ingcgno. Ma io antcporrô fcmprc lo 
inrrcgnodclpittorCjCome quello che fi affatica in cofa molto più difficile. 
Màtorniamo a propofito. Infinita fù la moltitudinc de' pittori , e dclii fcul- 
tori in qucitcmpi,conciofi2.chc i principi &: i plebci, i dotti c gli ignoran- 
ti fi dilettauano délia pittura. E coftumandofi infra le prime prcdc chc ciïï 
conduceuano dcUeprouincie, a metter in publico nel tcatro le tauole, c le 
ftatuc , la cofa ando tanto innanzi, che Paolo EmiHo , &; alcuni altri non po- 
chi cittadini Romani , feciono infcgnare a i figliuoli per benc c bcatamcntc 
viuere , inficme con le buone aiti , la pittura. Il qualc ottimo coftumc , ap- 
prcfi'o de' Grcci fi oflcruaua grandiiTimamentCjchc i giouanctti nobili e libcri 
bcne aîleuati ,imparauano infieme conlelettere la geomctria c la mufica, e 
l'artc ancora del dipingerc, Anzi la f^cultà del dipingerc fù ancora cofa ho- 



LIBROSECONDO. 25 

morata aile donc. E'cclebraradagli fcrirtori MaitiafigliuoladiVarrcnc, per- 
che elia feppc dipingcrc. E f u ccitamcntc in tanto picgio e degna di tante 
Iode la pittura apprcllo de' Greci , chcei vietarono pcr publica dclibcratione 
che non fullc lecito aTcrui imparare la pittura. ne qucfto vcramentc Tcnza ra- 
gione, impcroche Tarte dcl dipingcic c veramcnte dcgnifiima de gli aniini 
liberali c nobililTimijC quanto a me c paruto (cmpre vno inditio di otrimo 6c 
ccccîlfntemgegno quello di colui che io ho (âputo chcfi dilctti e;i'andcmcnte 
délia pittura. Et è qutflia artc lola quclla che panmente diletta grandemcntc 6C 
a dotti &C a gli ignorantijla quai cola non occorrc mai in alcun'altra artc, che 
quella che cola diletta a quci che (Iinno, commuoua ancora gli ignoranti : e 
non trouerai nefluno che faciLncnrcnon defideradegrandementc di haucrfat- 
to pro<îtco nclla pittura. Et c manifcfto che efla natura lid.letta nel dipingere j 
concioiiachc noi vcggiamo che la natura figura ne'marmi i centauri êc i volti 
de' rc con le barbe. Anzi dicono che in vna gioia di Pirro vi fur d'pinte dalla 
natura ftella le noue Mufe con le loro infegne. Aggiue;ni a qucftc cofc che ci 
non è quafi arteneduna, nclla qualc gli huomini che fanno equci che non 
(anno nello impararlaenclîo efcrcitarla Ci affatichino con tanto dJettotutto 
il tempo délia vita loro , più che in quefta. Siami lecito di dire quel che in- 
tcruicnea me , Te mai accadc che per mio piacerc e pcr mio dilctto io mi 
nietta a dipingere , il che io fo molto fpeflo , quando mi auanza tempo dalle 
altre faccendc. io ftofiiTo con tanto mio piacere a far quclla opéra, che a 
gran pena poilo crcdere cheio vi fia (lato tanto che fienogia padate tre o 
quattro hore , fi che qucfta arte apporta feco ddctto , mentrc che tu la hono- 
rerai je lodi, c richczzc, e fama perpétua mcntre che tulafaraieccellentil^ 
fimamcntc. La quai cofa cflcndo cofi, poi che la pittura c vno ottimo 6c an- 
tichillimo ornamcnto dclle cote , degna di huomini liberi , grata a dotti 
èc a g!i indotti , conforto quanto maggiormcnte pofTo gli ihidiofi giouani, 
che pcr quanto ei pollmo diano grandcmente opéra alla pittura. Dipoi aucr- 
tifco coloro che fono (ludiofifllmi délia pittura che vadino dietro ad impa- 
rare cffa pcrfcttaartcdel dipingere, non perdonando ne a fatica, ne a dili- 
gentia alcuna. Siaui a cura, voiche cercateeller ccccllenti nella pittura, la 
prima cofa , il confidcrarc chenomi c che fama (i acquillarono gli antichi. 
Evigioucràdiricordarui che fcmprelaauaritiaè ftata ipimica alla Iode &C 
allavirtù : conciofiachelo anuno intento al guadagno , rare volte acquiftcrà 
il frutto d'rlla poftcritL Io ho vcduti aie uni, quafi in lu 1 bello dcllo imparare, 
fubitocffcrfi dati al guadagno, e prcciononhanno poi acquillatofi neric- 
chczze ne fama alcuna. I quali fe haucfsino con Io dudio auczzato Io ingc- 
gno, farcbbon facilmente diucntati famofi , la onde ne harebbon cauato ric- 
chczze c diktto. pcr tanto fia di loro in fino a qui dctto a baftanza. 

Hor tomiamo a propofito. Noi diuidiamo la pittura in tre parti , la quai 
diuifionc habbiamo cauata da cfla natura : impcroche ingcgnandofi la pit- 
tura di rapprcfcntarci le cofc vcdute , confidcriamo in che modo efle co(c 
vcnghino alla vcduta noftra. Principalmente quando noifquadriamo qual- 
chccofa, noiveggiamo quella cofacHcrc vn ccrtoche che occupa luogo: 
fie il pittorc circonfcriuerà Io fpazio di qucilo luogo, e quefto modo del ti- 



14. DELLAPITTVRA 

raie i d'intorni , coii vocabolo conuenientc , chiameià circonlcrittione. 
Dopo qucftonel guardare noi confideriamo in che modo fi congiunghino 
inficme le diiieife fuperficie dcl vcduto corpo infra di loro, e diiegnando 
ilpittore quefti congiugnimenti délie fuperficie a lor luoghi, potrae bcne 
chiamarlo il componimento. Vkimamcnte ncl guardarc noi difcerniatno 
-più. diitintamente i colori dellc iupcrficie, c perclie il rapprelentamcnto di 
Giicfta cofa nclla pittura riccue quafi icmpre tuttele fue difïèrentic da i kimi, 
comodamente noi potremo cio chiamare il riceuimento de lumi. I d'in- 
torni adunquc, il componimento.Si: il riceuimento de' lumifannopcrfetta 
la pittura. 

Rcftaci adunque a trattare di quelle cofe brcuifTiniamente , e prim.a de' 
d'intorni , ouero délia circonfcrittione ,1a quale è quel tirare che iî ta con 
le linee attorno attorno de' d'mtorni , da modcrni detto difegno. In quefto 
dicono che Parrafio pittore , quello che Senofonte introduce a parlare con 
Socrate, f ù cccellentiflimo : percioche ei dicono ch' egli confiderô Tottilif- 
limamente le linee : & in quefto difegno penfo che principalmente iî hab- 
bi a procurare ch'egli fi faccia con linee fottihfTime, e che al tuttonon fî 
difcerninodal'occhiOjfi corne diconche foleua fare Apelle pittore nello 
efercitarii e combattere a chi più fottili le faceua con Protogene. Impero- 
che il difegno noiî c altro che il tnare de' d'intorni, il che fe fi farà con linee 
che apparifchino troppo , non parranno margini dclle fuperficie in effa 
pittura, ma parrannoalcune feilure. Dipoi io defidererei che nel difegno 
non fi andalle dietro ad altro che al circuito de' d'mtorni ', nel quai difegno 
io affermo che ei bifogni efercitaruifi vehemcntemente : conciofiache 
nelfuno componimento , neffuno riceuimento di lumi, mai farà lodato fe 
non vi farà difegno. Anzi il difegno lolo il più délie volte è gratifiimo. 
Diafi adunque opéra al difegno, ÔC ad imparare beniflimo quefto, non 
credo che fi polfa trouar cofa alcuna più accomodata che quel velo che io 
infra gli amici miei foglio chiamare il taglioj il mododelvlare il qualc 
fon ftato io il primo che Io habbi trouato , & è cofi fatto.ïo tolgo vn velo 
di fila fottilifiime , teflllto rado, e fia di quai fi voglia colore, quefto diuido 
io dipoi con fila alquanto più grolfe , tacendone quadri t]uantimi piace 
fopravntelaio tutti vguali,e lometto infra loocchio e la cofa da vederfi, 
acciochelapiramide vifiua penetrandopafTi perle raritàdelvelo. Hàve- 
ramcnte quefto taglio del velo in fe non poche comodità. la prima cofa, 
cgliti rapprefentaiempre le medefime fuperficie immobili, conciofiache 
poftiuivnavolta i termini , trouerai lubito la primierapunta délia pira- 
mide,con la quale tu incominciaiH,il che fenza quefto taglio del velo è 
cofa veramente difficilifllma. E fai.quanto fia impoftlbile nel dipini^erc 
mutarfi rettamente alcuna cofa, perche non mantiene perpetuamente a 
chi dipigne il mcdefimo afpctto e veduta. e da quefto auiene che piùfacil- 
mcnte fi aftomigliano quelle cofe che fi ritraggono dalle cofe dipinte che 
quelle che fi ritraggono dalle fculture. Sai ancora oltra di quefto quanto 
eifa cofa veduta paia alterata mediante il mutamcnto de Io interuallo , o 
délia pofitura del centro. Per tanto il velo o la rete ti arrecherà qucfta non 

piccola 



LIBROSECONDO. ly 

piccola vtilità , chc la cofa fcmprc ti lî apprcfenterà alla vifta la mcdcllmà. 
L'altra vtilità è chc tu potrai collocarc facilmcntc ncl dipingerc la tua tauo- 
la, in luoghi certifTimi i fiti de' d nitorni, &: i termini dellc fuperficic. Im- 
perochevcdendo tu in quclla magliadclla rcte lafrontc,&: inqucllachc 
li è a canto il nafo , c nclla più vicma poi le gote , m quclla di fotto il men- 
to , e tutte le altre coie coli fatte difpollc a' loro luoghi , potrai mcdciima- 
mcnte collocarle bcniilimo Tu la tua tauola o ncl muro Icompartiti ancor 
ciTicon vna rctc vgualc a quclla. Vltinianientc quefta retc o vcloporge 
grandiilima comodica èc aiuto a dar pcrfcttione alla pittura : perciochc tu 
vedrai ellacofa rilcuata c gonfiata diicgnata e dipinta in quclla pianura 
délia rcte. Mediante le quali cofe , pofliamo facilmcntc c pcr il i^iuditio 
c pcr la eiperientia conoicerc quanta vtilità ne prelli cll'a rcte a bene e 
pcrfcttaniente dipingerc. Ne mi piacciono coloro che dicono che ei non 
c bene chc i pittori il ailuefaccino a quclte cofc , le quali fe bene arreca- 
no grandilTimo aiuto al dipingerc, lono nondimcno tali, che Tenza clTc 
vnpittore a granpenapotrà mai far da fe rtcifo coia alcuna. Conciolia- 
chc noi non ricerchiamo che il pittore , fc io non m inganno , habbi a du- 
rare vna tatica infinita 5 ma lodiamo quclla pittura chc hà gran rilicuo , c 
chc ci paia molto fimilc a corpi che ella hà a rapprcfentare. La quai cofa 
certamcntc non so io vedere in che modo poffa riufcire ad alcuno pur me- 
diocremcntc fcnzaloajuto délia retc. Seruinli adunqucdi qucfto tagUo, 
cioè di quefta rcte , coloro che fi affaticano di far profitto. Che fe pure fa- 
ranno alcuni che fenza rcte il dilettin di efpcrimentare Io ingcgno,procac- 
cinfl con la vifta quefta ftcifa regola délie maglie,tal che Icmpre quiui fi 
immaginino ciler tagliata vna linca a trauerfo da vna altra fatta a piombo, 
la doue elTi ftatuiranno il termine guardato nella pittura. Ma perche il più 
dclle voltc a' pittori non pratichi apparifcon dubij d>C inccrti i d'intorni 
délie fuperficic, come interuicnc ne' volti, ne' quali non difccrnono tal 
volta in quai luogo principalmcnte ilcno terminate le tempic dalla fronte, 
percio bifogna iniegnar loro in che modo e' poiTino imparare a conofcere 
quefta cofa. La natura veramente celo infegna beniifimo. Perciochc, iî 
comcnoivcggiamonelleiupcrflcicpiane,che fon belle quando elle han- 
noi loro propri lumi e le loro proprie ombre, cofl nelle lupcrflcie sferi- 
che c concaueci parcchc clic liicno bene quando chc ellequaildiuife iii 
piii fuperficic hannodiueric macchic di ombre e di lumi. Tutte le parti 
adunquCjCiafcuna da perfe, che hannodiftcrcntiluini c ditfcrenti om- 
bre, fi hanno a confidcrare come altrctantefupcrficie. che levna vcduta 
fuperficic continoucrà dalla fua ombra mancando a poco a poco fino al 
fuo maggior lume,fi dcbbcall'hora fegnare con vnalinea ilmczzo chc 
c infra iVno ipatio c l'altro , accioche il habbi manco dubio dcUa regola 
chc tuharai a tenere ncl colorirc Io fpatio. 

Rcftaci a trattarc ancora qualchc cofa del difcgno, il chc fi afpctta non 
poco veramente al componimento , pcrô c bcn fipcre , chc cofa fia il 
componimento nclla pittura. E^ veramente il componimento quel modo 
o regola ncl dipingerc , mcdiantc laqualc tutte le parti il compongono 

d 



^^ DELLAPITTVRA 

infiemc nell' opcra délia pittura. Grandiffima opéra del pittorc c la hifto- 
ria. le parti délia hiltorialono i corpi :1e parti del corpofono lememHrxa 
le parti délie membra fono le fuperficie. Et effendo il difegno quclla rc- 
eola o mododeldipingeremediantcilqualefidifegnano i d'intorni a cia- 
Icuna délie iuperticie : e délie fuperficie eilcndone alcune piccole , corne 
quelle dc^li animali,&: alcune grandiffime, corne quelle de' colofll e de 
eli edificiy,deldirtgnarclc fuperficie piccole , baftino qucgli ammaeftra- 
mcnti chc fi fon detti fino a qui 3 conciofiache ci fi è dimoftrato corne 
elle fi dife£;nano bene con la retc 5 ma nel difegnare le fuperficie mag- 
giori ci biïogna trouare altra regola. 

Per il che bifogna ridurrc alla mcmoria tuttc quelle cofe chc fi fono 
infeenate di fopra délie fuperficie , de' razzi , délia piramide, del taglio. Fi- 
nalmente tu ti ricordi di quel che io diffi délie hnee parallèle dello fpatio 
o pauimcnro , e del punto ccntrico , e deila linea. Sopra del pauimento 
adunque , dife!7;nato con le linee parallèle , fi hanno a rizzare le aie de' mû- 
ri, e quai altrecofe fimiH fi voglino che noi chiamiamo fuperficie ritte. 
Diro adunque breuemente quel che io f ô nel rizzare quefiie cofe. 

La prima cofa io mi incomincio da eifi fondamcnti, e difegno nel 
pauimento la larghezza e la lunghezza délie mura, nel difegnare laquai 
cofa,io hoimparato dalla natura, chc da vnaveduta folanon fipuo ve- 
dere più che duc fuperficie congiunte infieme ritte dal piano di qualfiuo- 
çha corpo quadratofatto ad angoli afquadra. Nel difegnare adunque i 
fondamcnti dclle mura , io ofleruo quefi:o di tirare folamente quelle faccic 
o lati che mi (\ apprefentano alla veduta.E la prima cofa io comincio dalle 
lontane dal ra<>lio. Per tanto io difegno quefte inanzi aile altre , e delibero 
mediance elle hnee parallèle difegnate nel pauimento quanto io voglio 
cheeife mura ficnolunghe e larghe. Impcroche io pigho tante parallèle 
quanto io voglio che elle fiano braccia. c piglio il mezzo délie parallèle 
dalla fcambieuole interfegatione di ciafcun diametro di elle parallelo. 
Si che per qucfia mifura délie parallèle io difegno beniflimo la larghezza 
e la lunghezza di elfe mura che fi rileuano in fui piano. Dipoi confegui- 
fco da qucilo non difficilmente ancora la altezza délie fuperficie : im- 
pcroche quella mifura che c infralalinca ccntrica e quel luogo del paui- 
mento dondeincomincia a rileuarfi la quantità dello edificio,tutta quel- 
la quantità oficruerà la mcdcfima mifura. E fe tu voirai che cotclla quan- 
tità chc c dal pauimento alla cimia fia per quattro tante quanto la lunghez- 
za del huomo dipinto, e la linea centrica fiirà pofta alla altezza dell' huomo, 
faranno veramcnte allhora dalla piu bafl'a parte délia quantità infino alla 
linea centrica tre braccia. Ma tu che vuoi che quefta quantità crefca fino 
aile dodici braccia, tira allô in super tre volte quella quantità chc è dal 
dabaifo fino alla linea centrica. Polfiamo adunque mediante le regole ad- 
dottc del dipingere difegnare bene tuttc le fuperficie angolari. 



LIBRO SECOND O. 




Lima giacente , di noue hraccid. 

ayi. B. Tilafiri o mûri alH dieci hraccia. 

Rcftaci a trattare dcl difcgnarc cou i loro dmtorni le fuperfîcic circo- 
lari. Le fuperficic in cerchio veramente 11 cauano dalle angolaii , il che io 
f o in qucfto modo. Io difcgno dcntro ad vn quadrangolo di lati vguali , e 
di angoli afquadra vli cerchio, e diuido i lati di qucllo quadrangolo in 
altrantc parti in quanto fù diuifa la linea di fotto dcl quadrangolo nella 
pittura, e tirandolclincc dclle diuilîonidaciafcunopunto dicflcairaltro 
a lui oppofto, riempio quello fpatio di piccoli quadrangoli, e fopra vi àï- 
fegno vn cerchio quanto io Io voglio grande , di maniera chc edo cerchio 
c le parallèle fcambicuolmente iî interreghinoin{îcme,c noto i luoghi di 
tutti i punti dclle intcrfecationi , i quai luoghi fcgno ancora in cfle paral- 
lèle del pauimento diiegnato in pittura , o profpcttiua. Ma perche lareb- 
bevna fatica eftrema intcrfegare con rpefTiffimc c quafi infinité parallèle 
tutto il cerchio , fino a fantoche con vn numerofo fegnamento di pun- 
ti fi continouercbbc il d'intorno del cerchio , pero io noto folo otto , o 
quantcpiù mi piacerannointerfi:gationi,c dipoitiro, mediante Io ingc- 
C^nojacirconferentia o ambito dcl cerchio alli già fegnatitermini. Forfe 
farcbbc fi:radapiLi brcue, dififgnar quello d'intorno ail* ombra dilucerna, 
pur che il corpo , che caufafle l'ombra, riceuelTe il lume con regoîaccrta, 

d ij 



2.8 



DELLA PITTVRA 



e fuHc pofto al fuo luogo. Si chc noi habbiam dctto corne , mediantc gli 
aiuti dellc parallèle, fi difcgnino le fuperficiemaggiori angolari,ccircolan. 




Finito di tiattare adunque di ogni forte di difegno , ci refta a trattare del 
componimcnto. E vcramentc il componimento quellarcgola deldipinge- 
re, mediante la qualcle parti ficompongonoinfiemenel lauoro délia pittu- 
la. La maggior opéra chc faccia il pittore non è vna ftatua grande quanto 
Vn coloflo , ma c vna hilloria : conciofîache fi truoua maggior Iode d'inge- 
gno in vna hiftoria , che in vn colofTo. Le parti délia hiftoria fono i corpi , le 
parti de corpi fono lcmembra,c le parti dcUc membra fono le fupcrficic, 
perche di quefte li fanno le membra, dcUe membra i corpi, de' corpi la hi- 
rtoria, délia quale fi fà quella vltima veramentc c perfettamentc finita opé- 
ra del pittore. Dal componimcnto délie fuperflcie ne nafce qucUa leggiadria 
c quella gratia chc coftoro chiamanobellezza. Conciofîache quel vifo chc 
harà alcune fuperficiegrandi , calcune piccole,che in vn luogo cfchino trop- 
po infuori , c nell' altro fi nafcondin troppo adentro , corne Ci vedc ne' vi(i 
délie vecchie , fira quelto a vederfi ccrtamente cofa brutta : ma in quella fac- 
cia, ncUa quale le fuperficie faranno di maniera congiuntc infîcmc, chc i 
dolci lumi 11 conucrtmo a poco a poco in ombre foaui , e non vi faranno 
alcune afprezze di angoli , qucrta chiameremo noi a ragione faccia bclla, 
e chchàvcnuftà. Adunque in quefto componimento dcUe fuperficie bifb- 
gna andar inueftigando grandemente la gratia e la bcllezza. Ma in che mo- 



L I B R O s Ë C O N D O. t^ 

do noi pofTiamo ottcncr qucil:o , io non ho tiouata via più certa , che andar 
à confiderare la naturaftclla : c pcro guaidiamo diligcntii{limamentc,c pcr 
lunghifllmo tempo, in chcmodolanatura marauigliolaaiccficc d'elle cofe 
habbi comporte le iupeiiîcie ncUe bclliilune membra:nclloimitaic laqualo 
bifogna efcrcitaifi con tutti i pcnficii c diligcntic noftrc, c dilettarfi (>ran- 
dcmcntc , corne dicemmo , dclla rcte. E quandonoi haiemo poi cauatc lo 
fuperfîcic da bcllilTimi corpi , c le haicmo a mcttcre in opeia, dchbcrcrcmo 
fcmprc la prima cofa i tcrmini, mcdiantc i quali noi polîiamo tiraiele linee a 
luo2;hi loro dellinati. 

Bafti hauer dctto infino a qui del componimcnto dcllc fLipcifîcie : rcfta 
che noi diciamo del componimcnto de' mcmbri. Ncl componimcnto de' 
mcmbri , la prima cofa bifogna procurare che tutte le membra fia loro (îcno 
proportionate. Dicefichc elle fono bcne proportionate,quandocfrc corn- 
fpondono , e quanto alla grandezza, c quanto allô oflicio , e quanto alla fpe- 
cic, e quanto a colori, èC aile altre cole fimili , fe alcunc più ce ne fono , alla 
bellezza&: alla maeftà. Che fe in alcuna figura farà vn capo grandifllmo, 
vno petto piccolo, vna mano molto grande, vn pie cnfiato, vn corpo o-on- 
fîato , qucllo componimcnto in veto larà brutto a riguardarîo. Bifocrna 
adunque, quanto alla grandezza, tencre vna certa regola ncl mifurarc, nclia. 
qualegioua molto nel dipingere gli animali , andar la prima cola cfaminan- 
do con loingcgno quali fîcno l'oHa che cffihanno, impcrochc quelle, per- 
che elle nonlîpicganojoccupano fcmprc vnafede e luogo ccrto. Dipoi bi- 
logna porte aluoghi proprij i nerui,&; i mufcoli Ioto, evltimamcnte vcili- 
redi carne e di pelle leoda 6c i mufcoli. Mainqueftoluogoci fnrannofor- 
fediquclli che mi riprcnderanno, perche io hô dctto di fopra , che al pit- 
tore nonfiaipetta alcuna di quelle coic, che non fi vcggono. Diranno ve- 
ramentc coftoro benc. macomenclvclHre bifogna diiègnar prima fotto Io 
ignudo , il quai poi noi vogliamo inuolger attorno di veltimcnti , cofi nel di- 
pingere vno ignudo, bifogna prima diiporre c collocare a'iuoghi loro le olTa 
& i mufcoli, quali tu habbi poi peroi'dine acopriredi carne e di pelle, tal- 
menteche non difficilmente (1 habbi a conofccrc in quai luogo ficnolitua- 
ti elTi mufcoli. Ma perche hauendo cfla natura efplicate tutte c]ucfi:c mifurc, 
epofccceleinanzi a gliocchi,lo fludiolopittorc trouera non piccola vtilità 
in riconofcere quelle mcdefime con la fatica fua da efla natura , pero gli 
ftudiofi piglino quell:a fatica, acciochetutro quel che di ftudio e di opéra, 
ciïi haranno in riconolecrc la proportione dclle membra, ci conollhino ha- 
ucrli giouato atcnerc ferme nclla memoria quelle cofe che cifi haranno im- 
paratc. Auertilcolinondimeno laprimacofa di quefto, chenelmifurarelo 
animale ci (1 pigli qualcuno de' mcmbri diclloftcllo animale, pcr il qualcii 
mifurino tutte lealtrc membra. Vitruuio architcttorc mifura lalunchczza 
deir huomo con i picdi j ma io pcnlo che ha cofa piii dcgna, fe le altre mem- 
bra (î rapporteranno alla quantità del capo : ancor che io ho confidcrato che 
pcr Io piii, c quafî commune ne gli huomini, che tanta c la mifura del piede, 
quanto c dal mcnto alla fommita délia tefla j fi che prefo vno di qucfti mcm- 
bri , tutcc le altre fi hanno ad accommodarc a quello ; talmcnte che non fia 

d il) 



p D E L L A P I T T V R 



niembro alcuno in tutto lo animale che pcr longhezza o larghezza non 
coriirponda a gli altri.Okradiqucftofi hà ad hauer cura che tutte lemem- 
bra faccino li oflicij loro, per quel che elle fonfattCv Econueniente advn 
che corre gittar le mani non meno che i piedi, ma vn filofofo chefacci vna 
oratione voirei io che in ogni fuo membro fulfc piu modcfto che vn giuo- 
cator di braccia. Démon pittore efprefle Hoplicite in vn combattimento 
talmente che tu direfti che egli fudaile, ôC vno altro che pofaua talmentc- 
le armi , che tu direi\i, ei ripligia à pena il fiato. Fù ancora chi dipinfc^ 
VlilTc di maniera , che tu riconofcerefti in lui non la vera , ma la finta e fî- 
mulara pazzia. LodafiapprelTo de Romani la hiftoria nella qualc Meleagro 
c portato via morto , e coloro che lo portano paiono che fi dolghino, e con 
tutte le membra fi alïatichino : àc in colui che è morto non vi c membro al- 
cuno che non appaia più che morto 5 cioè ogni cofa cafca , la mano , le dira, 
ilcapo^of^nicofalanguiclaciondola. Finalmente tutte le cofe conucngono 
infieme ad cfprimcre la morte dcl corpo , il che è la più difficile di tutte lo 
cofe. Impcroche il raflbmigliare le membra otiofe in ogni parte in vn cor- 
po, c cofa diecccllentilTimo maeftro, ficome è il far che tute le membra^ 
viue faccino qualche cofa. Adunque in ogni pittura fidebbe oiTeruarc qucfto, 
chequalunque Ci ficno membra faccino di maniera lo officio per il che eflo 
fon fatte, che nelllina arteria,ben che mimmaj manchi dello officio fuo, 
talmente che le membra de' morti paino a capello tutte morte, c quelle de* 
viui tutte viue, AU' hora fi dice che vn corpo è viuo, quando da fua poftaci 
faccia qualche moto 5 c morto , quando le membra non poilon più cferci- 
tare2;li officij dcUavita, cioc il moto ôCil fcnfo. Adunque quelle imma- 
"inide corpi che il pittore vorrà che apparifchino viue, farà che in queftc 
tutti i mcmbri mettino in attoi loro moti. ma in ogni moto bifogna andar 
dietro alla bellezza Ôc alla gratiaj e fono grandementc viuaci e gratilïimi quei 
moti de' corpij che alzando fi vanno verfo l'aria. Okra di qucRo dicemmo che 
nelcomponerele membra bifognaua hauer riguardo alla fpecie: imperoche 
fariacofa molto difconuenicntc,lelemanidiElena o dilfigcnia appariffi- 
mo mani di vecchie o di contadine : o fe a Neftore fi facefie vn petto da gio- 
uane, o vna teOa dclicata : o fe a Ganimede fi faceffe vna fronte piena di crc- 
fpe,olegambe davn giocator di braccia : o fe a Milone robulliffimo più 
di tutti gli altri ii facell'ero i fianchi fmilzi e fottili. Oltra di quefto ancora 
inquella immaginecheharà ilvoltopieno e grafibtto, come fi dicc^ farà 
cofa brutta far che fc li ve^^j^hia le braccia e le mani ftrutte e confumatc 
dalla famé : e pcr il contrario chi dipingeue Achemenidc in quel modo c 
con quella faccia che Virgilio dice ciler ftato trouato da Enea nella ifola , (e 
le altre membra non corrifpondcffero a quella magrezza , farebbe certo 
tal pittore ridicolo e pazzo. Oltra di quefto vorrei che fi corrifpondef- 
fero fra loro ancor di colore : imperoche quelle immagini che hanno i 
volti a giufa di rofe , belliflimi e rugiadofi , non è conueniente che hab- 
bino i petti e le membra fcure e feroci. Adunque nel componimento 
de' membri habbiamo detto a baftanza quel che fi deue oficruare quan- 
to alla grandezza, allô officio , alla fpecie , 6C a colori j conciofiache ei bi- 



LIBROSECONDO. jx 

fogna che ogni cofa cornfponda, fccondo Ja venta dclla cofa : c non c 
conucnientc fare vna Vcncrc o vna Mincrua vcftita da pitoccho : ne fare 
vn Gioue o vn Marte veftiti di vna vcftc da donna faria conucnientc. 
I pittori antichincldipingcrc Caftorc 6c Polluce auucrtiuano che oltrc a 
chc c'parcfTcro nati ad vn colpo, in vno nondimcno fi fcorgcfle vna na- 
tura più robufla, nel altro vna piii agile. Oltra di qucllo volcuano cho 
Vulcano fotto le lue vcfti apparillc zoppicantc : tanto cra lo lludio chcclTi 
poneuano ncllo efprimcre le cofe fecondo lo ofïicio , la fpezie, c la di- 
gnità loro. 

Seguita il componimcnto de corpi,neI quale confille tutto lo ingegno 
c tutta la Iode del pittorc , del quai componimcnto fî Ion dette alcune cofe 
attcncnti al componimcnto de' membri : imperoche ci bilogna chc quan- 
to alio oflicio àc alla grandczza tutti i corpi 11 accordino iniieme nclla hi- 
llioria. Conciollachc fc tu dipingclTi in vn conuito i centauri che tumul- 
tuaflmo infîcme , farebbe cofa da pazzi , in tanto sfrcnato e bclliale tumul- 
tOjChevifufle alcunoche adormentato mcdiante ilvino ^^iaccffe. Oltra di 
quello iarebbc ancora diffetto fe gli huomini in vguale diftantia appanf- 
feromaggioriquelH che quclli : come clic fein pittura fi facefl'ero i cani 
grandi quantoi caualli. Enonfarcbbc ancorpoco da vituperarc,che io 
veggho il più dcUe voltc dipinri in vno edificio gli huomini come chc rin- 
chiufi mvnforzierc,nelqualc cappiono a gran pena a fédère, o rillrctti 
invnccrchio. Tutti i corpi adunquedebbonconfarfi, mcdiante la gran- 
dczza e mcdiante lo officio , a quclla cofa pcr la qualc fon fatti. Ma la hifto- 
ria chc ragioncuolmente fia da lodarc e guardarc con marauiglia , bifogna 
chc iîa talc , che con alcuni allcttamcnti 11 dimollri cllcr tanto diletteuole 
6»C ornata , che intratenga lungamcnte gli occhi di coloro chc fanno, c 
di queichenon fanno, con piacere e con dilcttationc dello animo. 

La prima cofa che nclla hiftona arreca e ti porgc piacere, c cffa copia 
e varietà délie cofe : imperoche il come ne*cibi c nella mullca fempre la 
nouitàdilctta,co{l in ogni varietà dicofe àC in ogni abbondantia lo ani- 
mo fi compiace e diletta : c perciô nclla pittura la varietà de' corpi c de 
colori c gioconda. Io diro che quclla hiftoria è copiofiffifima, nella qualc 
a'ior luoghi faranno mcfcolati inficme vecchi huomini , giouani , put- 
ti, matrone, fanciulle, bambini, animali domeftici, cagniolctti, vcccl- 
letti , caualli , pecorc , cdificij c prouincie , e lodero quai fl voglia ab- 
bondantia, pur chc clla fi confaccia alla cofa che quiui il vuol rapprcfcn- 
tarc: conciollachc cgli auuiene che quci che riguardano , nel conildcrar 
le cofe , confumon iui più tempo , c la abbondantia e richczza del pittorc 
acquitta gratia. Ma io vorrci chcqueila abbondantia tulle adorna, c pre- 
ll:aiire di fe vna certa varietà graue c moderata , mcdiante la dignità c la rc- 
ucrcntia. Io non lodo quci pittori i quali pcr parère copiofi, c perche non 
voglion chc nclle cofe loro vi limanga punto di voto , per cio non vanno 
dietro a componimcnto alcuno, mafeminano ogni cofa fcioccamente c 
confufamente , pcr il che non par che la hiftoria rapprcfenti quel che clla 
yuol fare, ma che tumultui : e forfe chc per la dignità deUhifloria fl hauerà 



5^ DELLAPITTVRA 

da imparar piincipalmentc la folitudinc, imperoche (i corne in vn principe 
il pailar poco arreca maeftà,pur chc fi intendino i Tenfi délie parole, ôC i 
comandamenti, cofi in vna hiftoria vn ragioneuol numéro di coi pi arreca 
dienitk, c la varictà arreca gratia. lo ho in odio nella hiftoria la folitudinc, 
nientedimcno non lodo anco la abbondantia che dilbonucnga alla dignirà. 
Anzi nella hiftoria , lodo grandemente quel che io vcggho elTcr ftato oflerua- 
to dapoeti tragici e da comici.eirapprefentano con manco numéro di perfo- 
ne lafauolaloro. E vcramcntefecondo il giudicio mio non bifognerà riem- 
pire vna hiftoria di tanta variera di cofe che ella non pofla degnamente efter 
compoftadi noue o dieci huomini. Sicome io giudico che a queftofi ap- 
partenga quel dctto di Varrone, il quale volcndoTchifar nelconuitare iltu- 
muko , non inuitaua mai più che noue. MaclTendo inqualunque hiftoria^ 
gioconda la variera, qucUa pittura nondimcno è grata a tutti, nella quale 
le pofiture e le attitudini de corpi iono fra loro molto difFcrcnti. Sticno 
adanque alcuni daeffere fguardati tutti in faccia,con le mani alte, e cou. 
le dira rifplendenti , pofati ibpra vno dcUi picdi : altri fticno con la faccia in^ 
profilo , c con le braccia a bafïo , c con piedi del pari , e ciafcuno habbia da^ 
per le i fuoi piec^amenti e le fue attitudini : altri ftieno a fédère o inginoc- 
chioni , o quafi a giaccrc : fieno alcuni ignudi , fe cio è conueniente : al- 
cuni altri, per il mefcolamento dell' vna e delf altra arte,vi fiano parte ignu- 
di e parte veftiti : ma habbifî fempre cura alla honcftà & alla reuerentia_ : 
conciofiache le parti vergognofe del corpo, e le altrefimili, che hanno poco 
delo-ratiofo ,cuoprin{î o con panni, ocon frondi, o con le mani. ApcUc 
dipinqcua folamente quella parte délia faccia diAntigono , dalla quale non 
appariuail diftetto dello occhio. EtHomero quando defta VHffe ncl nau- 
frao^iodal fonno , per non fare che egU andaffe ignudo per la feluadietro 
alla voce délie donne , fi legge che diede a quel huomo vna dellc fronde 
de gli arbori , accioche fi copriffe le vergogne. Raccontano chePericIo 
haucua vn capo lungo e brutto , e pero da pittori e da gli fcultori non f ù 
fatto mai a capo fcopcrto , corne gli altri, ma fempre con la celata in tefta_. 
Oltra di quefto Plutarco racconta chc i pittori antichi vfauano nel dipin- 
gère i rc , fe cgli haucuano diffetto alcuno quanto alla forma loro , non vo- 
Icuano che ei pareft'c che efli lo hauefiino lafciato in dictro,ma faluata la. 
fomiglianza lo emendauano quanto piii poteuano.Quefta modeftia e qucfta^ 
reuercntia defidcro io che in tutta la hiftoria fi ofierui , accioche le cofe ofcc- 
ne o fi lafiino da parte , o fi emendino. Finalmente, come io difii , penfo chc 
fiadaaffaticarfi chcinneffunaimmagine fi vegga il mcdcfimo gefto, o la> 
medcfimaattitudine. Farà oltra di quefto la hiftoria ftare gli fpettatori con^ 
gli animi attcnri, quando quelli huomini chevi faranno quieti , rapprefen- 
teranno grandiftimamcnte i moti de gli animi loro : imperoche ei auuicne 
dalla natura fdclla quale non fi truoua cofa alcuna che fia più rapace, ne 
che ci tiri più délie cofe fimili) che noi piangiamo con chipiange, ridiamo 
con chi ride , e ci condogliamo con chi fi rammarica. Ma quefti moti dello 
animo fi conofcono mediante i moti del corpo : imperoche noi vcggiamo 
come i malinconici , perche ei fono afïlitti da i pcûfieri , c ftracchi délia 

infermità, 



LIBROSECOMDO, 5^ 

infermità, corne fono pcr modo di dire aggecchicidi tuttiiicnfi c Foizeloio, 
c come ei fi Itanno Icnti conlc mcmbra pallidc , e che quafi cafcanoloro^ 
Impcrochccoloroche fi rammarica.no hanno vcramcnce la honte bafia,!! 
capolanguido, e tutte le altre membrahnalmcnte comeftracchcôCabban- 
donate glicafcano. Magli rtizzofi , perche gli animi le gli accendono per 
la rt zza, e la faccia e gli occhi gli gonfiano , c gli diuentano rofli , &C i 
moti di tutti i mcmbri, mediance il furore délia ltizza,ibno velocifiimi e 
ficri. Ma quando noi fiamo licti &: alIcgri,airhora habbiamo i moti fcioltie 
grati mediante alcune attitudini. E' lodato Eufranore, perche in Alefiandro 
cgli dipinfe talmente il volto di Paridc , e la faccia , nella qualc tu facil- 
mcntc poteui riconofccrlo c giudicedcllc dee , dc innamorato diElcna , 6C 
infiemc amazzatore di Achille. Marauigliofa iode è ancora quella di De- 
mone pittorc , chc nelle Tue tauole poteui riconofcere cfl'erui lo iracondo, 
lo iniufto, lo inconitante, èc inficme ancora lo eforabilc , àC il clémente, 
èC il mifericordiofo, & il gloriolo, e l'humile , & il féroce. Ma infra gli altri 
raccontano che Ariftide Thcbano , pari ad Apclle, ciprefTe grandement^ 
quefti motidelloanimo, i quali è cola certachc noi ancora potrcmomol- 
tobcn fare quando noi porrcmo in queîla cofa quello ihidio c quella dili^ 
gcntia che ci fi conuicne. Bilogna adunque che il pittor fappia cccellentc- 
mente le attitudini 6c i moti del corpo, i quali io giudico che fi iiabbino 
a cauare dal naturale con inhnita diligcntia ? impcroche la cofa c difficilif- 
lima mediante gli infiniti moti delloanimo, per i quali ii varialio ancora i 
nloti del corpo. Olrre di qucfto chi crederia , le non chi ne hà fatto la efpe- 
ricntia, che egli c difficiliflîmo quando tu vorrai dipingere vn vifocherida, 
fchifar quello péril qualc egli parrà piùtollopiangcrc che ridere ?01tra di 
quefto chi larà quello chc pofla fcnza grandillimo ftudio e diligentia cfpri- 
mcrc i volti , ne' quali c la bocca èc il mcnto c gli occhi c le ^uance c la 
fronte e le ciglia fî confrontanoôC vnifconoiniîcmc&; al pianto&; aîrifo.? 
E percio bifogna diligcntilTimamentc andarle ritrouando dal naturale, 6c 
immitar Icmprc le cofe più pronte. E piincipalmente fî dcbbon dipinp-erc 
quelle cofe le quali lafcino a gh animi più da penfarc, chc quelle che iî 
vcggonda gli occhi. 

Ma raccontiamo noi alcune colc che noi habbiamo fabricatc con il 
noftro ingcgno quanto aile attitudini, c parte ancora imparate daeda na- 
tura. La prima cofa 10 credo che ci bifot^ni che tutti i corpi infrà di loro fî 
muouino con vna certa gratia c conucnientia verlo quella cofa délia qualc 
lîtratta.Oltrediquelio mi place chenclla hiftoriafîaqualch'vnocheauuer- 
tifca gli afpettatori, chiamandogli con la mano a vedcrc quelle cofe cho 
quiui 11 fanno: oucro , come che ei voglia che quel ncgotio lia Ic^rrcto , mi- 
nacci con volto crudcle c con occhi Ipaucntofî che tu non ti accolli la,o 
ti dimollri quiui eilerc qualche gran pericolo, o qualche cofa marauigliola : 
che con i luoi gefli ti inuiti a ridere fcco, o foife a piangcrc. Finalmentc 
egli c di nccefTitâ che luttc quelle cofe che effi fanno infra di loro,eeon^ 
coloro ancora che le guardano, concorrino a fare 3c a dimoftrarc la hifto- 
ria. E^ lodato Timante di Cipro in quella lauola , nella qualc ei vinfeCol- 



54 



DELLA PITTVRA 



loteico , perche haucndo fatto Calcante melanconico , fcce più melanco- 
nico VlilTe , e perche nel dipingcrc Menelao adoloratiflimo, egh vi ha- 
ueua pofto tutto lo ingegno , e confumata tutta la arte fua , hauendo con- 
fumati tutti 2\i atfetti , non trouando modo da poter dipingere il vifo del- 
lo adoloratillimo padrc, inuolfe il capo di qucllo in vn panno , per lalciare 
in lui più di quel chc fc li potelïe difcernerc nel vifo, del dolore che haueua 
nello animo. Lodalila naue in \oma, nclla qualc Giotto noftro pittorc 
Tofcano cfprcire talmente gli vndici fpaucntati e ilupcfatti difccpoli, 
mediante il compagno che caminaua iopra le onde del mare , che cia- 
fcunoda per le daua particulare inditio del turbato animo luo,e con le 
attitudnu del corpo ancora tali chc cialcuno rappreienta variamentc lo 
fpauento che enlhanno. 

Ma è conucnicnte trapaflarviabreucmente tutto qucftoluogo de' mo- 
ti : imperoche de i moti ne fono alcuni dcllo animo , i quali da i dotti 
fonchiamati pailioni,come c la ira, il dolore, Fallcgrczza, il timoré, il 
defidcrio, e lîmili : ne fono ancora de gli altri che lono de' corpi : im- 
peroche ci fî dice che i corpi fi muouono in molti modi , cioc quando ei 
crefcono , o quando egh fcemano, ouero quando ellcndo fani cafcano 
in infermità , o quando dalle infcrmità ritornano alla lanita. quando 
ancor lî mutano di luogo , e per hmih altri cafi , fi dice che il muouono 
i corpi. Manoi pittori che mediante i moti de' membri vogliamo cfpri- 
mere t^l'affetti de gli animi,larciate tuttcle altre dilputeda parte tratte- 
rcmo lolo di quelmoto che noi diremochc li fia tatto quando iî faramu- 
tato il luogo. 

Tutte le cole che Ci muouono di luogo hanno fette viaggi da muouerfî, 
imperoche o elle fî muouono allô in sù,o allô in giù, o verfo la deflra, 
ovcrfo la ilnifl:ra, o difcoftandofî , o auicinandofi a noi , & il fettimo 
viaggio c quando elle fi muouono girando a torno. Tutti qtiefli moti 
adunque defidero io che fieno nella pittura. Sianui alcuni corpi che ven- 
î^hmo in verfo noi, alcuni altri fe ne difcoflino, alcuni vadino verfo la 
deftra , èC altri verfo la finillra. Oltra di quefto moftrinfi alcune parti di efïï 
corpi a rincontro di chi le riguarda , alcune tornino indietro, alcune fîalzi-^ 
no allô su , alcune fi abbaffmo. 

Ma perche nel difcgnarc quefti moti fî paffa alcuna volta la regola , c lo 
ordme , mi piace in quefto luogo raccontare alcune cofe del fito e de' mo- 
ti de' membri , che io ho cauate dal naturale , accioche fi vegga manifefto 
conchemodcftiacihabbiamo a feruiredi effimoti. locertamente ho ve- 
duto nel huomo , chc in ogni fua attitudine egli fôttopone tutto il corpo al 
capo, mcmbro più di tutti gli altri grauifllmo. Oltra di quefto fe vno fî 
re^gerà con tutto il corpo fopra di vn picde folo , fempre eflo piedc , comc, 
fefuffebafa délia colonna , vicne à piombo fotto al capo : e qtiafi fempre 
il volto di colui che ftà fopra vn pic guarda in quella parte verfo la- 
quale c a diritto il piede. Ma i mouimenti del capo ho io auuertito chc mai 
fono a î^ran pena tali verfo vna délie parti , chc egli non habbia fempre 
fotto di fe alcune parti del reflo del corpo , dallé quali fia retto il gran pefo. 



L î B R O 5 E C O N D O. 35 

ouero che ci non diftcnda vcrfo l'aitra parce qualchc altro membro a j^uifa^ 
di vna parte dclla bilancia chclo concrapclî. Impcrochc noi vc^^criamo il 
mede(îmo quando qualch' vno diftcia la mano (bflienc qualchc'pclo cho 
con l'alcro picde, corne che h fia fcrnio il tulb dclla bilancia, fi ferma allô 
inconrro con tutta la'akra parte dcl corpo pcr conrrapcfar il pefo. lo ho 
aucrtito che il capo di vno che iKi ritto in pjcdc, non û volta mai più ia. 
SLi, che pcr quanto ei vegga congli occhi il mczzo dcl ciclo , ne û volgc 
anco mai in alcun de gli iati , piii che ranco quanto che il niento gli batterà 
fopra le ofla deîlc Ipalle. dc m quel la parte dcl corpo che noi ci cinqhiamo, 
a gran pcna ci volgiamo mai tanto chclalpalla vcngapcr diritta linea fo- 
pra il bcUico. I moci dclle gambe c dellc braccia fono alquanto più libcri, 
pur che non impedilchino le altrc honcftc parti dcl corpo. ÔC in qucfte ho 
confîdcratonella nacurachc le mani pcr lo più non (î alzano fopra il cnpo, 
neilgomitoropralcfpalle,nc ii alza ilpicdcroproil ginocchio,nc ilpicde 
fi allontana mai dal picde fenonper lofpatiodi vn picde. Ho vcduto oltra 
diquefto che fe noi alzercmo in alro alcuna dclle mani , che tuttc le altro 
parti di quel lato infino al picde van feguitando quel moto , tal che fino al 
calcagno di q-icl picde Ci rileua dal pauim.nro , mcdiantc il moto di cfïb 
braccio. Sono infinité cofe fimili a quelle, le quai 1 aucrrirà il dilif^entemac- 
ftro. e forfe quelle chcioho racconre inlino aquilono cofi manifefle in- 
fino ad hora , che poHbno parère fupcrflue : ma non le ho iaiciate indictro, 
perche io ho vifli molti errare in quef1:a cofagrandcmcntc. Le attitudini OC 
i moti troppo sforzati cfprimono c moRrano in vna medefima imao-inc, 
che il petto &: le rcni fi vcggono in vna fola vcduta , il che cfllndo impofll- 
bile a farfi , è ancora inconuenientifl'imo a vcdcrfî. Ma perche qucfîi tali 
fcnton che quclleimagini paionomaggiormentc più viuc, quanto più fan- 
no sforzate attitudini di mcmbra,ptro fprczzata ogni dignità dclla pittura, 
vanno imitando in cio quci moti de'giocolatori. La onde non folo le opcro 
loro fonoignude, e (cnza gratia, o leggiadria alcuna, ma cfprimono an- 
cora il troppo ardente ingcgno dcl pittorc. Dcbbe la pittura haucr moti 
foaui egrati, e conucnicnti a quel che clla vuolc rapprcfaitare. Apparifca 
ncUcfiinciulle il moto e la habitudinevencrabilc,romamcnto Icggiadro c 
fcmplice , condecente alla età: la pofîtura fua habbipiùtoflo dcl dolcc,c 
delc]uicto , che dcllo atto alla agitationc ; ancor «he adHomero , dictro al 
quale ando Zcufl , piacquc ancora ncllc fcmine vna bellczza ^agliardiffima. 
Apparifchino nc'giouanctti i moti più Icggicri c più giocondi , che diciL. 
fcgno di animo e di forzc valorolc. Apparifchino ne gli huomini i moti più 
fermi,&: attitudini belle, atte advno vcloce mcnar di braccia. Nc'vccchi 
apparifchino tutti i moti tardi , c fiano cfle attitudini Ihacchc , tal che non^ 
folo fi regghino fopra amenduoi i piedi.ma fi ^ppt^ggino a qualchc cofL 
con le mani : c finalmente rif-ciifchmfl fecondo ladiiniitàdi ciafcuno tutti 
i moti del corpo a quegli aflctti de çli animi che tu voirai rapprefcntarc. 
Dipoi finalmente cgli c di nccelVità che le fignificationi délie grandifTimc 
pafTioni de î^li animi apparifchino c fi cl(Mimino grandiflimamcntc in cfil 
corpi. E qucllaregola de' moti c dellc attitudini c molto commune in quai 



3é DELLAPITTVRA 

fi voglia. forte di animali : conciofiache non ftà bene che vn bue, chc fcruc 
ad arare, faccia le mcdefime attitudini che il gencrofo cauallo di AlefTan- 
di'o BuccFalo : ma qucUa tanro celcbrata figliuola di Inaco , chc f ù conucr- 
tita in vacca , dipinî;creir.o foilc noi comodamcnte, corne che clla corrk con 
la tefta alta , con i picdi alzati, c con la coda torta. Bafti hauerefcoife quelle 
cofe breucmcnte de' moti de gli animali. 

Ma perche io pcnfo , che tutti quefti moti , de' quali habblamo parlato, 
fîeno ancora nccellarij,quanto aile coic inanimatc,'nclla pittura , io pcnfo che 
fia bene trattarc in che modo elleiimuouono. Impcrochc i m.oti, c dc'cape- 
gli, e dcUe chiomc , e de' rami , c délie fronJi , c délie vefti , eipreffi nella^ 
pittura dilcttano ancora ciTi, Io certamentc dcfidcro che eflfi capcgli rappre- 
fcntino tutti fette quei moti che io hôracconti; impcrochc auuolghinlî in 
girOjfacendovnnodo , fparghinfî in aria, imitando le fiamme , vadino hora 
ferpeg^giando fotto altri capclli, hora fî rilcuino inucrfo quella altra parte. 
Sicno ancora i picgamcnti de' rami &C i lor concaui con arco verfo Io alto, 
parte rirornmo m dencio, parte fî auolghino a guiia di fune. E queflo mc- 
delimo accaggia ncllcpieghcde'panni, che fi comeda vn troncone divno 
albero nalcono indiuerïc parti moltirami, cofida vnapicganafchino moi- 
te pieghe,come dai troncone i rami : 6c in quelle medcfimamcnte fi vegghi- 
no tutti i moti, tal che non vi fia alcuna picga di panno nclla qualenon fi 
litruouino quafi tutti i dettimoti. Ma fieno tutti i moti, il chc io auertifco 
fpeflo, modcrati e dolci, e moftrino più tofto di loro gratia che maraui- 
gliadclîa fatica. Mapoichenoi vogliamo che i panni lîcno attiamoti,6c 
cllcndoi panni dilornaturagraui,e che continuouamcntecafcandopiom- 
bino a terra, e percio sfuggono ogni picgamcnto,bcncpcrciô fi porrà nclla 
pittura la faccia di zcfiro o di auitro,chc fofH infia i nugoli advnapunta 
délia hiftoria , dalla quale tutti i panni venghino fpinti verfo la contraria^ 
parte : dalla quai cofa ne verra ancor quella gratia che quei lati de' corpi chc 
faranno battuti dal vento, perche i panni fi accollcrannoperil vento a cor- 
pi, efil corpi appariranno quafi ignudi Ibtto il velamcnto del panno : e dalle 
aître parti i panni agitati dal vento faranno picghe inondando nell'ariabel- 
lifTime. Ma in quello battimento del vento bifogna guardarfi che nefiun^ 
moto di alcun panno venga contro al vento , e chc le picghe non fieno 
troppo taglicnti , ne troppo rotto. 

Quefie cofe adunque che Ci fon dette de moti de gli animali , c délie cofo 
inanimatc, fi dcbbono grandemente ofleruar da'pittori , c metterfi tuttC/ 
laltre cofe ancora diligentemcnte ad cfecutionc, che fi Ion dette di fopra^ 
del comiponimcnto délie fuperficicde'mcmbri e de' corpi. Si che noi hab- 
biam dcterminatc due parti della pittura, il difegno , èC il componimento. 
Reftaci a trattarc de'riccuimcntide'lumi. Nc'primi principij fi dimoftro a 
bailanza chc torza habbino i lumi in variare i colori : perioche ftando fer- 
mi i gcneride' colori,noiinfegnammoin che modoefii pareuanno hora più 
chiari, e hora più fcuri,fecondolo applicamento de' lumi , o délie ombre, 
e che ilbianco &C il nero crano quei colori mediante i quali noi nella pittu- 
ra cfprimiamo i lumi c le ombre : c che gli altri colori fono da elTerc fli- 



JLIBROSECONDO. 37 

mati pcr la materia , con i quali Ci aggiunghino le altcrationi de' lumi, e 
deir ombre. Adunquelalciatclc altre coie a dictro,dobbiamodichiaiareiii 
chc modo il pittore ii ha da Iciuircdcl biancoc dcl ncro. Marauigliaronfi 
i pittori antichi chePolignoro&cTimante (1 Iciuillino lolo di quattro co- 
lorijC chc Aglaofontc 11 dilcttallc di vn lolo colore, corne chc le in tanto 
numéro chc ei pcnfaua cileredc i colori,fufle poco chc quclli ottimi pit- 
tori ne haucffino melTi fi pochi in vlo : doue giudicano che ad vn copiofo 
maeftrolîappartcnga mettcr m opéra quai (i voglia moltitudine di colori. 
lo veramcnte aflcrmo chelavarictà e la abbondantiadc colori arrecamol- 
tagratia c moka Icggiadria alla pittura. Ma io vorrci chc i valcnti pittori 
giudicalTero che (1 dcbbeporreogni niduihia ^ ogni artc ncldiiporrcc col- 
Jocar bcne il bianco 6c il nero , Sc che in collocar quefti , e ben accomo- 
dargli , Ci dcue por tutto lo ingegno , e quai (i voglia cftrem.a diligcntia^. 
Imperochc fi corne lo auuenimcnto de' lumi c dcH' ombre fa che ci fi vede 
in quai luogo le fiiperficic Ci rilcuino,6<: in quali clic sfondino , c quanto cia- 
fcuna dcWc parti dcclini o fi pieghi : cofi lo accomodar bcne dcl bianco c dcl 
nero fà quello chc cra atribuito a Iode a Niria pittore Athcnicic , c quel che 
la prima cofahà da defidcrare il macftro, che le lue pitturc apparifchino di 
granrilicuo. Dicono che Zcufi nobiliihnio 6C antichiilimo pittore fii quafi 
il primo chefeppe tcncrqucftarcgola de lumi e dcUe ombre. Ma aglialtri 
non c attribuiua quclla Iode. Io ccrtamcntc non pcnfcro chc ncfiuno fia non 
che altro pittore mcdiocre che non lappia molto bcne chc forza habbi cia- 
fcuna ombra c ciafcun lumc in tutte le liiperficie. Io lodero quci volti di- 
pinti, con buona gratia dc'dotti c de gli ignoranti , i quali corne chc di ri- 
ïicuo paia chc cfi:hino fuori di effc tauole , e pcr il contrario biafimcro que- 
gli ne' quali non fi vcdrà forfc punto di artc , fc non ne' d'intorni. Io vorrci 
che il componimcnto fufii bcn difegnito,&ottimamcntc colorito. Adun- 
quc perche ci non ficno vitupcrati, e perche ci mcritimo di eflc lodati , la^ 
prima cofadebbono fcgnarc diligcntinimamcnte i lumi c le ombre, c dcb- 
bono confiderarc chc in quclla fijperficie lopra la qualckrilcono i razzi de' 
lumi, cfTo colore fia quanto più fi puo chiaro c luminofo. c che oltra di 
qucfto mancando a poco a poco la toiza de' lumi vi fi mctta a poco a poco 
il colore alquanto piii fcuro. Finalmcntcbilogna aucrtircinchc modo cor- 
rifpondino le ombre nclla parte contraria a' lumi, chc non farà mai fiiper- 
ficic di alcuncorpo chc fia pcr lumi chiara,chc ncl mcdcfimo corpo tu non 
ritroui la fiiperficic a quclla contraria chc nonlîacopcrta c caricadi om- 
bre. Ma pcr quanto apparticnc ail' immitarc il lumi con i bianco, e le om- 
bre con il ncro , ioti aucrtifco chc tu ponga il principale lludio in cono- 
fcerc quelle fijperficie chc fon tocchc o dal lumc o dalla ombra. Qi-icilo 
imparcrai tu bcne dalla natura c dalle cofc llclîc : e quando finalmentc tu 
conofizeraibcniflimo quelle cote, altérerai il colore cntro a'ilioi d'intorni 
alfi.10 luogo quanto piii parcamcnte potrai con pochifluno bianco, e ncl 
luogo fi.10 contrario aggiu2;ncrai parimcntc in quello infiante vn poco di 
ncro. Imperochc con qucilo bilanciamcnto , pcr dir cofi , dcl bianco c dcl 
ncro, il rilieuo apparifcc maL!;e!;iorc. Dipoi continoua con gli accrclcimenti 

c iij 



38 D E L L A P I T T V R A 

conlamcdefimaparfimonia, fino a tanto che tu ticonofcahaucr guada- 
gnato tanto che bafti : e ti Tara vcramcntc a conolccr quefto vno ottimo 
giudicclorpecchio. Enonsoio in che modo le cole dipintehabbino vna 
ccrtac^ratia nello fpecchio , pur che elle non habbino difetto. Oltra di 
<:jucll:o è cofa marauigliola quanta ogni diietto nella pittura appariicîL. 
più biLito nello Tpccchio. Emendinli adunquc le coie ntrattedal naturale 
mcdiante il giuditio dello fpecchio. Mafiami qui lecito laccontare alcunc 
cofechc iohôtratte dalla natura. loho vcranientc confiderato, corne le 
fuperfïcic pianc mantenghino in ogni luogo di loro Iteilc vnitorme il loro 
colore : ma le tonde e le concaue variano i colori,pcrcioche dall' vna par- 
te Ion chiare,c dalla altra Icure , 6c in vno altro luogo mantengono vn co- 
lore mezzano. E querta alterationc del colore ncUe fuperficie non piano 
arreca diiïicultà a pittori infingardi. ma fe il dipintorc fegnerà benc, 
corne dicemmo , i d'intorni dclle fuperficic , e fcparera le Icdic de lumi, 
gli Tara facile alf hora il modo e la regola delcolorire. Imperoche egli da 
prima andrà alrerando o con il bianco o con il nero quclla fuperficie , fc- 
condo che bifognerà , infmo alla linea délia diuifione, qiiafi comc che fpar- 
ga vna ruggiada. Dipoi fpargerà,per dir cofi , vna altra ruggiada oltre alla 
linea, edopoqucftavn' altra oltre à quefl:a,c dopo quella aggiugnendo- 
uenefopra vna altra, gli verra fatto che il luogo dcllume farà illuminato 
di piùchiaro colore , e di poi il medefmio colore, qua(i corne fumo sfu- 
merànclle parti che gli fono contiguc. Ma bilogna ricordalichcneffuna 
fuperficie ii dcbbe far mai tanto bianca , che tu non poffa far la medcfîma 
più candida. Nello efprimere ancora elle vefti bianchc bifogna ritirarfi 
molto dalla vltima candidezza: imperoche il pittore non hàcofa alcuna 
cccetto che il color bianco , con il quale ei pofïa imitare gli vltimi fplen- 
dori délie pulitilTime fuperficie. 6c hô trouato folamente il negro , con il 
quale egli pofla rapprefentare le vltime ténèbre dC ofcurità délia notto. 
E perô ncldipingere le vefti bianchc bifogna pigliarc vno de' quattro gc- 
neri de' colori , che fia aperto e chiaro : e péril contrario far quel mcde- 
fimo ncl dipingere vn panno nero , feruirfi dello altro eftremo , perche 
non c molto lontano dalla ombra, come fe noi pigliaffimo del profondo 
c ne^reggiante mare. Finalmente ha tanta forza quefto componimento 
del bianco e del nero , che fatto con arte e con regola dimoftra in pittura 
le fuperficie dioro e diargento, c divetrofplendidilTime. Sonoadunque 
da elfer grandcmente vituperati quei pittori che fi feruono del bianco in- 
temperamcnte , e del nero fenza alcuna diligentia : c per quefto vorrci io 
che da i pittori fufti compcrato il color bianco più caro che le preziofifii- 
me ^emme. Sarebbe vcramente bene che il bianco &C il nero fi faceffe di 
quelle perle di Cleopatra che ella inteneriua con lo aceto , accioche effi ne 
diuentailcro più auari. Imperoche le opère farebbono più Icggiadre , e più 
vicine alla verità, ne ii puo cofi facilmente dire , quanto bifogna che fia la 
parfimonia ôC il modo nel diftribuire il bianco 6c il nero nella pittura. Per 
quefto foIcuaZeufiriprendere i pittori, perche ei non lapeuano che cofa 
fufllil troppo. che feei iî debbeperdonarc alli errori , fon mancodacfec 



LIBROSECONDO. 59 

riprcfi coloro che troppoprofiifamcntcfifcmon dcl nero,chc quclli chc 
troppointcmpcraramente vlano ilbianco. Noi habbiamo impararo me- 
diantcloviodcldipingcre chc eila natura ha in odiol'vn di più chc l'al- 
tro la ofcuiità c lo horrido. c contiiioamcntc quantopiùrappiamojtanto 
più rendiamo la mano inchinataallagraria 6c allalcggiadria. Colînatu- 
ralmcnte tutti amiamo le cofe chiarc 6C apcrte. Adunquc ci bifoc^nari- 
fcrrarlaltradadaquclla banda dondc la via dtl pcccare ci c Diùaperta. 

Quelle colc bailinocheinlîno a qui Ji Ion dette del icruiili del bianco e 
del nero. Maquanto a' gcneri de' colon bilogna ancora haucrui vna certa 
regola.Seguita adunque che fî raccontino alcune cofe de' i^eneri de' colori. 
Non, corne diceua Vitruuioarchitettore , racconteiemo doue 11 troui il 
buoncmabro,o i colori lodatiflimi, ma in che modo gli fccltiirimi e bcn 
macinati colori fi habbinoamefcolare,c farne le melhche iiella pittura. 
Dicono chc Euhanore pittorc antico fcride alcune cofe de' colori : ma 
quclli fcritti noncifono. Ma noi che habbiamo renduta alla luce quclla 
arte délia pittura, o corne delcrittagiada altri richiamataladalli dij infer- 
nah , o come non mai delcritta da nefluno condottala con lo ingci^no no- 
Itroinfinqui dalcielo, tiriamo dietro fccondo lo oïdine nolho,"li come 
habbiamo tatto infin qui. lo vorrei che i gcneri e le fpezie de' colori, 
pcr infino a quanto (i potclle tare, il vedclfino con vna ccrcagratia c leo-- 
giadria nella pittura. AU' hora vi farà la gratia quando i colori faranno 
prefTo a colori pofti con vna certa elbemadiligentiai come che fe tu di- 
pingefli Diana che guidaile vn ballo , faria cofaconucnientc veftirla ninfa 
che le fulTi più appreilb di panni o drappi verdi , l'altra di bianchi jl'altra 
poi dirofïijC l'altra di gialh. Et oltra quefto che mediante la diueiTità di 
cofi fatti colori elle fîeno vcftite talmcnte,che fcmpre i colori chiari Ci 
congiunghino conalcuni colori ofcuri di diucrfo génère daquello con^ 
cui fî congiungono. Impcroche quel congiugnimento de' colori 11 pro- 
caccia mediante la variera maggior vaghczza,e mediante la compara- 
tione maggior bcllezza. Et c veramente infra i colori vna certa amicitia, 
chc congiunti l'vn con l'altro accrefcono la vaghezza e la bcllezza. Se (i 
mette il color rollo in mczzo allô azzurro àc al verde,rueglia ail' vno &: allô 
altro vn ccrto Icambicuole decoro. il color candido non Iblamente pofto al 
latoalcencrognolo &: al giallo,maquafi arreca a tutti colori alletrrczza. 
I colori ofcuri ftanno non (enza dignità infra 1 chiari, e medefimamente i 
chiari il collocano bcne infra gli ofcuri. Difporià adunque il pittore per la 
hiftoria quella variera di colori che noi habbiam detta. Ma ci fono alcuni 
che fl feruon dello oro lenza alcuna modellia, perche ci penfano che lo 
oro arrechi vna certa maellà alla hiftoria : io veramente non gli lodo. 
Anzifciovorrodipingere quella Didone di Virgilio,che haueua la fare- 
tra di oro , c le chiome legate in oro , e la vefte con i legami e con le cintc 
diorOjCchecraportatada caualli confreni d'oro,e chc tutte le cofe ri-' 
fplendeuano di oro,io nondimcnomi ingec;nerodi imitare con 1 colori 
più tofto chc con lo oro quella grande abondanzia de' raggi dell' oro, che 
pcrcuota da ogni banda gU occhi de riguardanti. Impcroche cfl'endo 



40 , DELLA PITTVRA 

maggior la Iode c maggior la marauiglia dcl maeftro ne' colôri , fi puô 
ancora vedere chc mello lo oro in vna tauola piana , corne la maggior 
parte, dclle lupcrficieche il bifognaua rapprefentarîe chiare e rplcnden- 
ti , appanlcano a' riguardanti ofcure.&alcune altre che forfe doucriano 
effcrpiii adumbrate,ci li mollrano pm luminofe. Gli altri ornamenti de* 
maeiîri che fi aggiungono alla pittura, corne fono le colonne, le bafe, e 
le cornici che fe li fanno atorno di fculcura , non biafimero io , fe elle non 
che altro faranno di argento o di oro mafilccio, o al nianco molto pulito. 
Imperochc vna pcrfetta e ben condotta hiftoria farà degnifTima per gli 
adornamenti délie gemme. 

In fino a qui habbiamo breuiffimamente dato fine aile tre parti délia 
piatura : noi habbiamo trattato del difegno délie fupcrficie minori e mag- 
giori : habbian dctto del componimento de' membri e de' corpi, e de' co- 
lôri ancora quel fantoche habbiam giudicatoappartenerfi all'vfo del pit- 
tore. EfTiadunquedichiaratatutta la pittura, la quale habbiam dettodifo- 
pra che confille in quelle tre cofe , ncl difegno , nel componimento , e nel 
riccuimcnto de' lumi. 



LEON BATTISTA ALBERTI 

DELLA PITTVRA, 
LIBRO TERZO. 

j^ y| A per ordinare vn perfcttopittore, talmenteche ci pofla acquiftarfî 
i » J tuttc quelle lodi che fi fono racconte , ci reftano ancora a dire alcune 
cofe , le quali io non penfo chc fi debbino lafciare in qucfti miei commentarij 
in dietro,&: io raccontcro più brcucmentc che mi farà pofTibilc.Lo ofîicio dcl 
pittorc c difcgnare e colorire qualunque gli fî proponghino corpi in vna^ 
fuperiicie conlinee c colori di maniera, chc mcdiantevn certo intcruallo, 
& vnacertadetcrminatapofitura dclrazzo ccntrico,tulte le cofe che (î vc- 
drannodipingcre apparifchino di rilicuo , cfomigliantifTimcallc propoftcci 
co(c. La fine del pittorc c , ccrcar di acquiftaifi Iode , gratia , c beneuolcntia, 
mediante le opère fue, piiitofto che ricchczze: ôc ottcràqucfto mentrcla^ 
fua pittura, intraterrà e commouerà gli occhi e gli animi de' riguardanti. 
Lequali cofe corne fi pofilno farc, e pcr quai via, fi diifcquando fi difputô 
del componimento, c del riccuimcnto de' lumi. Ma io defidcro ch' il pittorc, 
acciochc ci fappiaôC intenda benc tuttc quefte cofe, fia huomo e buono e 
dotîo délie buonc arti. Imperochc ci non c alcuno chc non fappia quanto la 
bontà poffa allai più che la marauiglia di quai fî voglia induftria o artc ad 
acquiftarfi la beneuolcntia de' cittadini. Oltra queftonon c alcuno che du- 
biti chc la beneuolcntia gioua ad vn macfiro grandifiimamentc ad acqui- 
ftarfi lodc,8C a procacciarfi ricchczzc: perciochc da queda beneuolcntia^ 
auiencche tal volta i ricchi fono mofii a dar guadagno principalmcnte a 
quefto modcfto e buono, lafciando daparte vno altro chc ne sa più , ma che 

c forfe 



L I -B R O T E R Z O. 41 

c forfc manco modefto. Le quali cofc eflcndo cofi, il maeftro dourà haucr 

gran diligentia a' coftumi 6c alla creanza, e malTimamcnte air humanità 

6C allabcnignità, mediantclcqualicofe ei poifa procacciarfije la bcncuo- 

Icntia/ermoprcfidio contra alla poucrtà, c guadagno,ottimo aiuto a potcr 

condur le opcrc a pcrfettione. Dcildeio veramcntc ch' il pjttorc fia quanto e; 

più puo dotto in tutte le aiti libcrali , ma prinopalmentc dcfidcro ch' ei fappi-ii 

geomctria. Piaccmi quel che diceua Panfilo antichiilimo e nobil.flmio pit- 

rorcjdalquale 1 giouanctti nobiliprimieiamenrc mipaïaionola pittura,im- 

pcrochc egli diceua , che nefluno potcua mai cfce buon pittorc che non fa- 

pelTe gcometria. Veramencc i nollri piimi ammacftiamcnti , da i quali Ci 

caua tutta la allolua e pcrfetta arte délia pittuia.l'ono facilmcnte intefi da. 

gcometia : ma chi non hà notitia di cfTajHon polio io credcrc che intenda j 

noftri amacftiatiienti , ne a baftanza ancoia alcune regolc délia pittura.. 

Adunque io aftermoche i pittori noniihanno a far beiîe délia gcometria^. 

Dipoi non lara fuor di propofito, fe noi ci dilcttcremo de' pocti e de rctonci: 

imperoche coiloro hanno molti ornamenti a commune con i pittori. Ne 

veramente gli gtoueranno poco pcr ordinare eccellcntemcnte il componi- 

mcnto dcUa hilloria , quei copioù Ictterati che haranno notitia di moite 

cote, la quai Iode conilile tutta principalmentc nella inucnticne, conciofîa- 

clie ella hà quefta foiza ,chc cfla fola inucntione fenza la pittura, dilctta.. 

Lodafi mentrechc ii legge quelladeicrittione délia calunnia , che Luciano 

racconta clTcrertata dipinta daApclIe, ô^ il raccontarla non credo che fia 

fuor di propofito , per auertire i pittori, che bifogna chi ei vegghino iiv 

trouare e mcttcr infieme cofi fatte inuentioni. Eraui veramcntc vno huomo 

chchaucuadue grandilTimi orccchi,intorno al qualc ftauano due donne, la 

ignorantia c la fofpitione. Dali' altra parte arriuando cfTa calunnia che 

haucua forma di vna donnetta bclla , ma che in volto parcua pur troppo ma- 

litiofaôc alluta, tcneua nella man finiftravna face acccfa,e con l'altramano 

tiraua pcr i capelli vn giouanctto , il qualc alzaua le mani al ciclo. La 

guida di coftui cravn ccito huomo pallido c magro,brutto,e di afpctto 

crudelcjilqualetuallomigliarefti ragioneuolmentc a coloro chclalunga 

fatica hauelfc confumati in vn fatto d'arme : e mcricamente Io chiama- 

rono il liuorc. Eranuiancora due altrc donne compagne délia calunnia,lc 

quali accomodauano gli ornamenti alla padrona,la infidia c la fraudo, 

Dopo quefta vi era la penitcntia, veftita di vna vefta ofcura c fordidifli- 

ma , che fi ftracciaua e c;rafliauafc ftcfla , fcguendolc appreflo la pudica e 

vcrgognofa ivcrità. La quale hiftoria ancora che intratenga gli animi, 

mentre che ella fi racconta , quanto penfi tu che ella defli di fe diletto c 

gratia a vederla in cfla pittura fatta da ccccllcnte maeftro ? Che diicm noi 

di quelle trc fanciullette iorelle , aile qu.ili Efiodo pofe i nomi,chiaman- 

dole Aglaia, Eufrofina, e Talia, chcfurondipintc prcfefi perlemani,c 

che rideuano , ornate di vna tranfparcnte e fciolta vcile, per le quali vollo* 

nochcfiintendelle la liberalità : percioche vna dclle forcllc dà, l'altrapi-' 

glia , e la terza rende il benefitio , le quali conditioni veramente hanno da 

ritrouarfi in ogni perfctta libcralitâ. Vcdi cpanta gran Iode arrecano al 

f 



4z DELLAPITTVRA 

macftro cofi fatte inuentioni?E pero configlio iolo ftudiofopittore che 
iîdoaiquantopiùpuo a'poctiôi a reton,&; a gli altridotti nellclettere, 
e Cl facci loro familiare e beniuolo. Imperoche da cofi iatti intelligenti in- 
gcgni ne caucià bc ottimi ornamcnti, e farà da loro aiutato vcramcntc in* 
quefle inuentioni, le quali nellapittura non hanno pocalode. Fidia pit* 
tore eccellentc , confeflaua hauerc imparato da Homero il modo conio 
hauefTiprincipalmente a dipingereGioueconmacftà.Iopenfochc inoftri 
pitrori fi faranno ancora più copiofi e più valcnti ncl Icggere i poeti , pur 
che ci ficno più ftudiofi dcllo imparare, che del guadagno. Ma il piu dcllc 
volte i non meno ftudiofi che defiderofi di imparare , (î ftraccano, piii 
perche ci non fanno la via ne il modo dello imparare la cofa, che ei non 
fanno per la fatica dello imparare, E percio cominciamo a dire in che 
modo noi poiTiamo in quella artc diuentar buoni maeftri. 

Sia il principio quelio : tutti i gradi deilo imparare dobbiamo noi caua* 
re da efla natura , c la rcgola del far Tarte pcrfetta acquillifi con la dihgen* 
tia,con lo ftudio , c con la alTiduità. lo veramcnte vorrei che colorochc 
incominciano a voler imparare a dipingere , facellero quel che lo veggo 
che offeruano i maeftri dello fcriuere. Imperoche colloro infegnano la pri- 
ma cola fare feparatamente tutti i caratteri dcUe lettere , di poi infcgnano 
far le fillabc, c dopo quefto infegnano a mettereinfiemcleparole. Ten- 
ghino adunque i noftri nel dipingere quefta rcgola. Infegnino la prima, 
cofa i d'intorni dclle luperficie , quafi clie ei fieno la a. b. c. délia pittura, di 
poi infegnino i congiungimenti délie fuperficic , dopo quefto le forme di 
lutti i mcmbridirtintamente efcparatamentCjôCimparino a mente tutte le 
dilïerentie che pofTono eifere ne membri: imperoche elle fono c moite, e 
notabili. Sarannoui di quegli che haranno il nafo gobbo , altri che lo ha* 
ranno fchiacciato , torto , largo , altri fporgono la bocca inanzi , come che 
ella gli cafchi , altri paiono ornati mediante lo hauer le kbbra fottili 5 e fi- 
nalmcnte tutte le membra hanno vn certo che di loro proprietà , il che fe 
vi fi ritrouerà o vnpoco più o vn pocomeno, variera ail' hora grandifTi- 
mamentc tutto quel mcmbro. Anzi veggiamo oltra di queilo come le me- 
dcfimc membra ne' putti ci paiono tonde, e per modo di dire fatte a tornio, 
e pulite ; e crefciute poi mediante la età ci paiono più afpre e più terminate. 
Tutte quelle cofc adunque lo Itudiofo pittore cauerà da effa natura, &C efa- 
minerà afiTiduamcnte da fe fteffocome ciafcuna di elle fia, e continouerà 
con gli occhi e con la mente tutto il tempo dclla vita fua in quefta inuefti- 
gatione.Conciofiachcegliconfidererà ilgrembo di coloroche fcgghono 
c le gambe quanto dolcemente pics^andofi in vn certo modo calchino: 
confidereràlafaccia c tutta laattitudinediqucl che ftarà ritto : ne farà fi- 
nalmente parte alcuna délia quale ei non fappi quale fialo ofiicio e la pro- 
portione di ciTa , & amidi tutte le parti non loin lafomiglianza,ma prin- 
cipalmente efia bcllezza délie cofe. Deraetrio quel pittore antico fù molto 
più curiofo nello efprimcrc la lomiglianza délie cofc , che ei non f ù nel 
conofcere il bello. Dunqucfidebbc andarefciegliendo da corpi belliftimi 
le piùlodate parti : per tanto bifogna porre ogni ftudio 6c iaduftria princi- 



y 



L I B R O T E R Z O. 45 

palmcnte in conofcerc, impararc, & cfprim eue il belio. La quai cofa ancor 
che fia più di tiute l'altre difticihiUma, perche non Ci trouino m vn luo^o 
folo tutte le lodi délia bellezza , cllcndo eilc rare e difperfe, fî dcbbe nondi- 
mcno efporre quai fi voglia fatica in inuclligarla dc impararla. Impcroche 
chi hara imparato le cote più importanti , e laprà elcrcicarfi in elle, potrà poi 
coftui moltopiLifacilmcntc trattar aluopiacere lecofe di minor importan- 
lia. Ne fi troua finalmente cola alcuna ranco difficile, che non fi poll'a c con \o 
ftudio c con la afliduità mctter ad cftctco. Ma accioche il tuo ftudio non fia^ 
dirutile,ne indarno, bilogna guardarfi da quella confijctudine o vlanzadi 
moki , che da loro ftcfli con lo ingegno loro vanno dictro ad acquiftarfi Iode 
nella pittura, fcnza volcre ne con occhi, ne con la mente ritrarre cofa alcuna 
dalnatuiaIe:iiiiperochecoll:oronon imparanoa dipingcrcbene,mafiafi'ue- 
fanno a gli crrori.Conciofiache quella idea délia bellezza non fi lafciaco- 
nofcere da gli ignoranti , la quale a pena fi laicia difcernere da quei che fan no, 
Zeufi pittore eccelientifiimo , c più di tutti gli altri dottifiimo èC valcntifii- 
mo , quando hebbe a tare la tauola che fi haueuapublicamcnte a mettere 
nel tempio di Diana in Crotone,non Ci hdandodello ingegno fuo,comc^ 
fanno quafi in quefti tempi tutti i pittori , non fi meile pazzamcnte a dipin- 
gcrla,nia per che ci penso che per ritrouare tutuo quel che ei cercaua per farla 
quanto piu fi potcua bella , non poterlo ritrouar con lo ingegno proprio , ma 
ritrahendolo ancora dal naturale non poter cio trouare in vn corpo folo , per- 
ciô fcelfe cinque fanciuUc di tutta la giouentù di quella città , le più belle di 
tutte le altrc, accioche cglipoteffemetter poi in pittura quel che più di bel- 
lezza mulicbre egli hauelle cauato da loro : c fccc veramentc da fauio. Impc- 
roche a' pittori , quando non fi mcttono inanzi le cofe che ei vogliono ritrar- 
re, o imitare, ma cercano fol con lo ingegno loro trouando il bello acquiftarfi 
iode, accade fpeffo che non folo non s'acquiftano con quella fatica quella 
Iode che ci cercano , ma fi afiuefanno ad vna cattiua maniera di dipingeie, la 
quai poi non poffon lafciarc Ce non con gran tatica , bcn che lodefiderino. 
Ma chi vfcrà a ritrar ogni cola dal naturale , coilui fara la mano tanto efer- 
citata al bcne , che tutto quel che egli Ci sforzcrà di farc, parrà naturale. La 
quai cofa veggiamo quanto nella pittura fia da effer defiderata. Impcroche fe 
in vna hilloria vi fara ritratta la tella di alcuno huomo che noi conofcia- 
mo, ancor che vi fieno alcune altrc cofe di più ccccllentia di maeftro, nondi- 
mcno il riconofciuto afpetto di qualch' vno tira a fe gli occhi di tutti i riguar- 
danti : tanta c e la gratia e la forza che hà in (e per efier ricratto dal naturalo. 
Tutte quelle cofe adunquc che noi haremo a dipingere , ritragghiamolc 
dal naturale, c di quefte fciegliamo quelle che fon le più belle e le più degnc. 
ma bifogna guardarfi da quel che fanno alcuni, cioc che noi non dipingjflia- 
mo in tauolc troppo piccole. lo vorrei che tu ti afiac^cceffi aile imagini gran- 
di , le quali pero Ci accoltino per grandczza il più che fi puo a quel che tu 
vuoi fare. Impcroche nellc figure piccole i ditctti maggiori maggiormcntc 
fi nafcondono , ma nelle figure grandi , gli errori ancor chcpiccoli , fi vcg- 
gono 8;randcmente. Scrilfe Galeno haucr villo fcolpito in vno ancllo Fetontc 
tirato cU quattro caualli , i freni c tutti i picdi c tutti i pctti de' quali fi vc- 



44 D E L L A TM T T V R A 

deuano diftintamcnte.Concedinoipittoriqueftalode a gli intaglîatori delle 
gioie, 6c cfercitinfi in efli maggior campi di Icdc. Imperochc coloro chc fa- 
pranno dipingeic o far di fcukura le figure grandi , potranno facilmentc e 
con vn folo cratto far otrimamcnte le piccole. Ma coloro chc haranno all'ue- 
facco la mano c lo ingcgno a queftc cofc piccole, facilmente erreranno nelle 
maggiori. Sono alcuni che copiano e ritraggon le cofc de gli altri pittori , e 
ccrcano acquiilarli in quella cola Iode. 11 chc dicono che fcce Camalide fcul- 
tore, il quale fece ductazze di fcukura, imitando talmcnte Zcnodoro che 
non Cl diiccrncua in elle opère differcntia alcuna. Ma i pktori fono in gran- 
diiTimoerrore, fe ei non conofcono , che coloro che fon ftati veri pitcori fî 
fono sfoizati rapprcfencare quella figura taie , quale noi la veggiamo dipinta 
dalla natura in ellaretc o vélo. Efeci cigioucrà ritrarrele opère de gli altri, 
tome quelle che moftrino di fe ftefle più ferma patientia chc le viue, io vorrei 
chc noi ci mcttefTimoinanzi vna cala mediocrcmente fcolpita, più prefto 
che vna ecccUcnremente dipinta. Imperochc a ritràrre alcuna coià dalle pit- 
ture noi afl'ucfacciamo la mano a rapprefcntare vna qualche fomiglianza : 
madallecofe di fcukura noi impariamo e lafimilitudine 6c i veri lumi. nel 
inctter inlieme i quai lumi , gioua moko reftringere con i pcU dcUcpalpe- 
breTacutezza délia vifta , acciochcall'horapaino i lumialquanto p:ù fcuri, 
c quafi velati. E forfc ci giouerà piii efercicarci nel far di fcukura, che nel 
adopiare il penncllo : conciofiache la fcukura è più ccrta c più facile che la. 
pittura.Nemai auerràche alcuno polladipingerbene alcuna cofa chenon^ 
l'appiadi ciTabenc tutti i rilieui. 6c i rilieui più facilmente fi truou'ànonclla., 
fcukura che nella pittura. Impcroche facci quefto non poco a noftro pro- 
pofito , chc ei fi puo vcdere , corne quafi in qualunquc età fi fono ritrouati 
alcuni mediocri fcukori , e pittori quafi nelfuno che non fieno da riderfene, 
& içnoranti. Finalmcnte attendafi o alla pittura o alla fcukura, fempre ci 
dobbiamo metter inanzi alcuno ccccUente e fingolare efempio da riguar- 
darlo e da imitarlo ', c nel ritrailo credo che talmcnte bifogni congiugnerc la. 
diligcntiacon la prcikzza,chc il pittorcnonleuimai o il penncllo o il di- 
icgnatoio dal lauoro, fino a tanto che cgli non fi fia prima rifoluto , e non 
habbiottimamcnte dctcrminatoconla mente quel chc cgli fiaper farc,&: 
in che modo cgli lo pcffa condurre a buon fine : conciofiache c cofa più 
ficu! a cmcndare con la mente , chc fcancellar poi dal lauoro fatto gli errori. 
Okra di qucfl:o,quando noi ci larcmo afiucfatti a ritrarreogni cofa dal na- 
turale,ci aucrrà chc noi diucntercmo moko migliori maedri di Alclcpio- 
doro,chc dicono che fù il più vcloci(rimodi tutti i macilrineldipingcre:im- 
pcrochc in quella cofa in che noi ci faremmo clcrcitati più voltC) lo ingcgno 
fi f à piLi pronto , più atto , e più veloce. c cpella mano iarà velociflima, la, 
quale farà giudata dalla ccrta rcgola dclf ingcgno. Efe alcuni macftri fono 
pigri, non auiene lorodaakro,lc non chc ci fonotardi c Icnti intentaro 
quella co(a dclla quale cffi non hanno prima chiaramcntc impadronitafî, 
nicdiantc loftudio, lamente. E mentre che fi ciercitano in quelle tcncbro 
de gli errori , vanno tcntando e ricercando comc timorofi c mcri ciechi la. 
Aradacon il penncllo, come fanno i ciechi le vie o le vicicc cheelTmonfan- 



L I B R O T E R Z O. 45 

noconi lorobaftoncclli. Non mcttaalcunodi.'nquemai manoal lauoro(o 
non con la fcorta dello ingcgno, c faccia cbc ci fia mo'to cfcrcitato àC 
ammaeftrato.MaefrcndoIa principale opcraàelpiutore lahiftoria,ncIla- 
quale Ci dcue ritrouarc qualliuogliaabboncîanria ô«: ccccllcntia dcllc cofe, 
bifognaaucrtirechc noi fappiamo dipingeiceccellentemente, perquanto 
puô fare lo ingcgno , non folamente lo huomo , ma il cauallo ancora, bc il 
cane,e gli altn aniniali,ôv: tuttc le alcre cofe dignilfimc da cflcr vedute j ac- 
cioche nella noftra hiftoria non iî habbia a defiderare la variera e laab- 
bondàntia dcllc colc%fcnza le quali ncdun lauoro c ihmato.E cofa vcramcn- 
te grande,&: a pcna conceffa ad alcuno de gli anrichi , lo eflere ftato , non 
vo dire ecccllcnre in tiitte le cofe,ma ne anco médiocre macllro.nondime- 
no io giudico che fia benc sforzandoii porre ogni iludio chc per noflra ne- 
gligentia non ci habbia a mancarc quel che ci puo arrecarc grandifsima lo- 
de,e grandilTimo biafimo le noi ce ne faceffimo beffe.Nicia pittoreAthenie- 
fe dipinfe le donne diligentilTimamenre : maZeufî ncl dipmgere il corpo 
délie donne dicono che auanzo tutti crli alci i. Eraclidc f ù eccellente nel di- 
pingere le naui. Serapione non fapeua dipingere gli huomini , e nondime- 
no dipingeua tutte le altre cofe molto bcne. Dioniiio non fapeua dipinge- 
gei'e altro che gli huomini. AlefTandro , quel che dipinfe la loggia di Pom- 
pcOjfaceuaeccellentemente tuttc le befiiediquattrogambe, e maffimc i 
cani. Aurelio, corne qucllo che era fempre innamorato , godeua folamen- 
te di dipingere le decj&efprimere ne fuoi ritratti gliamati volti. Fidia ii 
affaticaua più in dimollrar la maeftà de gli dei , che la bellezza de gli huo- 
mini. Eufranore haueua talmente fantaha di rapprefcntar la degnità de gli 
eroi, che in quella cofa f ù più eccellente de gli altri. E cofi non feppon tutti 
tar bcne tutte le cofe,conciofiache la natura fcompartî a cialcuno mgcgno 
la proprictà délie fue doti. Aile quali cofe noi non dobbiamoacquietarci 
tantOjChc lioi habbiamo alafciarcofa alcuna non tentata in dietro:ma 
le dotidateci dalla natura dobbiamo noi riuerire, 6ç accrefcerle con la 
indullria , con lo fludio, e con lo efercitio. Oltra di quello non dobbiamo 
parère di pretermettere per negligentia cofa alcuna chc appartenga alla 
Iode. Vltimamente quando noi habbiamo a dipingere vna hiftoria , an- 
dremo la prima cofa lungamente penfando con che ordmc , o con quai 
modi, noi polTiamo fare il componimento che fia bcllilTmio : c faccendo- 
nc fchizzi e modelli su perle carte, andremo cfaminando e tutta la hi- 
ftoria, e ciafcuna parte di cffa : dc in cio chiedercmo configlio a tutti i no- 
ftriamici. finalmente noi ci affaticheremo che tutte le cofe (îeno da noi 
penfate &C efaminate di maniera,che nel nollro uuoro non habbiaad elTei: 
cofa alcuna che noi non fippiamo molto bene in quai parte délia opéra ella 
flhabbi a collocare. Eacciochenoi fappiamo quefto più certo,ci gioucrà 
fopra i modelli. tirare vna rete, accioche poi ncl mettcr in opcralecofc 
venghin pofte , comc cauate da gli efempi priuati , tutte a luoghi loro prô- 
prij.Enelcondurre a fine il lauoro, vi porremo quella diligentia congiun- 
taconquellacelcritàdelfare,chenon fbigottifcaper il tcdio altrui dalfi- 
nirla , ne il dcfiderio di finirla troppo prcfto non ci prccipiti. Bifogna 

f iij 



4é DELLAPITTVRÂ 

taluolta intraliifciare la fatica délia opéra , e recreare lo animo. ne fi deue 
far quel che fanno molti , che fi metton a fare più opère, ÔC incominciarL 
quelta , e la già principiata lafciano imperfctta. Ma quelle opère che tuha- 
rai incominciate, le dcbbi finire interamente del tutto. Rifpofe Apellc ad 
vno che ^H moftraua vna fua pittura , e diceua : lo la dipinfi prelto hora 
hora : Senfa che tu lo dicefli II vedcua chiaro, anzi mi marauiglio che tu non 
habbidipinte infinité a queftomodo. loho vcdutialcuni pittori e fcultori, 
6c oratori e poeti ancora , fe alcuni perô û truouano in quefta noftra età che 
û polTino chiamar oratori o poeti , efTerfî meffi con ardcntifllmo ftudio afar 
qualche opéra, i quali mancato poi quello ardore dello ingegno Jafciano 
Rare la incominciata e rozza opéra imperfctta , e fpinti da nuouo defidcrio, 
fimettono a voler di nuouo fare qualche altra cofa più nuoua: i quali huo- 
mini iocerramente biafimo. Imperoche tutti co'oroche defiderano che Ic^ 
opère loro fieno giatc e care a' pofteri , bifogna che pcnfino prima molto be^ 
neadettaopera,e laconduchinocon grandilsima diligcntia a perfcttiono. 
Conciofiache in moite cofc non è manco grata la diligcntia che quai fî vo* 
glia ingegno. Ma bifogna fuggire quellaluperflua fuperftitionc di coloro, 
perchiamarlacofi, i quali mcntreche vogliono che i lorolauori nonhab- 
binopur alcun minimo difetto, e ccrcano che ei fieno pur troppo puliti, 
fanno talmcnte che le opère loro paino confumate dalla vecchiczza auanti 
che finire. I pittori antichi folcuano biafiamare Protogcne che non lapeua 
mai cauar le mani di fopra vna tauola : e ragioncuolmcnte certo. Impero- 
che egli è di necefllràsforzarfi.di por tantadiligentianellecofe, quanta fia 
a bailanza , fccondo il valorc delF ingegno. Mail volerc in ogni cofa più di 
quel che tu polTa^o che fî conucnga, è cofa da vno ingegno più toftoofti- 
nato che diligente. Bifogna adunque por nclle cofe vna diligentia modc- 
rata , chiederne parère a gli amici , anzi nel metter in atto detto lauoro , è 
bene ftare ad afcoltare , e chiamare a vederlo di tempo in tempo quafî cia- 
fcuno : &C in quelto modo il lauoro del pittore è per douere effere grato 
allamoltitudine. Il giuditio adunque e la cenfura délia moltitudine non^ 
farà air hora fprezzato , quando ancora tu potrai fodiaftre aile diucrfe 
opinioni. Dicono che Apelle fi foleua nafconderc dietro alla tauola, ac- 
cioche coloro che la riguardauano potefTero più liberamente parlare,&: 
egli ftare ad afcoltare più honeftamente i difetti de' fiio lauori che efii rac- 
contauano.Iovorrei adunque che i noftri pittori fteflinofcoperti advdire 
fpeflo , de a ricercare ogn'vno che li dicede liberamente quel che leno 
pare : conciofiache quefto gioua ad intcnder la verità délie cofe , dc ad ac- 
quiftarfi molto vna certagratia. Conciofiache non èneffuno che non fi 
attribuifca a cofa honorata , lo hauere a dire il parer luo circa le fatichc 
d'altri. Oltra di quefto non fi hà punto da dubitare , che il giuditio di co- 
loro che biafimano, e che fi^no inuidiofi,pofia detrarrc punto dellc lodi 
del pittore. Stia adunque il pittore ad afi:oltare ogn vno, e prima efamini 
fccofteilb la cofa, e la emendi. 

Qucfte fon le cofe che a me è parfohauer da dire della pittura in qucfti 
miei comentarij. Efe quefte cofe fon taU che elle arrechinoa pittori co- 



L I B R O T E R Z O. 47 

modità o vtilità alcuna, io afpetto per principal premio délie mie fatiche, 

che efTi mi ricragghino ncllc hiitorie loro , accioche ei dimofhmo pcr 

qucftavia a quci chc veiranno diclfci-ftati licordcuoli c grati del bencfî- 

cio , e dimoftrinp chc io fia ftato Ihidiolb di clla artc. E fc io non ho fodis* 

fatto a quanto efli afpettauano da me , al manco non mi biaiimino che io 

habbiahauuto ardiredi mcttcrmi a tanta imprefa. Impcroche fe Io inge- 

gnomiononhàpotuto condunc a hne quel che clodcuolc ditentarCjO- 

coidinfi , che nelle cofc grandiflime fuolc attribuiiii a Iode Io haucr vo- 

luto metterfi a quel che c difticiliflîmo. Scguiteranno forfc alcuni che 

foppliranno a quel che io haueirimancato,c che potranno in quclla ec- 

cellcntiirimae dignilfimaartc giouaremolto piii a pittori, i quali le per 

aucntura luccederanno , io li prego, quanto piii so e polVo, che pi^lino 

qucfta f-atica con licto c pronto animo , nclla qual.e clll 6>C cfcrcitino glin- 

gcgni loro, e conduchino qucfta nobiliisima arte al colmo délia ccccllen- 

tia. lonondimcnoharôpiacere diellereftato il primo di hauermi acqui- 

ftata la palma in ellermi affaticato di Icriuere fopra qucfta ingcgnolîftima 

arte. Laqualc veramcnte difficile imprefa , fc io non ho faputo conduire 

aquella perfcttione délia efpettationc che ne haueuano coloroche leg- 

gono , fi dcbbe darne la colpa alla natura più tofto che a me , la quai par 

che habbi importa quella legge aile cofc, che ei non è arte nefthna chc non 

habbi prcfi 1 fuoi principij daeofe difettofe : impcroche fi dice, che nef- 

funacofa è nata perfetta. E coloro che verranno dopo a me , Ce alcuni 

ne verranno, che fieno di ftudio c d'mgegno più valenti di me, doue^ 

ranno forfc condur quefta arte délia pittura allafomma perfcttione. 




GOSIMO BARTOLI 

AL VIRTVOSO BARTOLOMEO AMMANNATI 
ai'chitcttore c fcultore eccellentilTimo. 

10 fo hene , 'virtHofifimo mio mejfer 'Bartolomeo , che a njoi che ho^gi fate ec- 
cellentiftmo & ejcrcitattfimo , e nella architettura e nella fiultura , non fa. 
mefliero de ^a ammacfiramenti chedelUjtatua die de ne tempifiof tlgtudttiofp 
fimo Léon BattistaAlberti. ma, io ho giudtcato che non "vï habhi 
a dtfhtacere , che tait ammaejiramenti 'venghmo tndmtti a 'voi , corne a ottimo 
gmdice del kilo ïngegno del detto Léon Battista,// quale m quei temp , nt 
qualtfihaueua nulia o poca notitia délia Jculmra, -per ejferfiin Italta annichtlate, 
anTi afatto (bente.medtantele inondaîiom dé Barhariiquafitutte lebuone arti 
e dtfciplme ,// ingegno con tl purgatif imo Jùo gmditio , di aprire ^vna firada fa- 
cile e ficura a giouam che me^ertt fi dtlettauano dt queffa nobiliftma arte^ c 
dt fùegliarli ahene operare in effa con regole firme e jlabtli. Forfi buona cagione, 
che in proccjfo di tempo, fi hauefi in detta arte afare progreft tait, qualt fifveg" 
gono efferfii fattï. Toi che m quefio nofiro fecolo non fi ha adhauere inuidia alle^ 
hellipime fiatue de lodatifiimi fcultori anticht Romani , come gia dimoflro il no- 
jiro DonatOj e non molti annifibno ha dimoftro tlfempre dmmo Michel Agnolo 
"Buonaroti y e dopo luiBaccio ^andmellt ^^Benuenuto Cellini^ç^ ^vltimamentc^ 
'voi. In maniera che oltre aile moite altrefiatue che dt tutti njoifit rttruouano^ 
fitnjeggono non fin^a gran marauigUa deglt huomini, in su la pia'^(Ja del regale 
palaz^o dt loro altez^e , la bellipma Gtuditta , il marauigliofiifimo colojfo del 
Dauitte , tl robujitfistmo efiero Hercolcyil maefireuoltfiimo Perjèo con i lodattfi 
fimt fuot adornamentt , & il 'uojlro più di tutti glt altri grandtfsimo Nettu- 
no^cauatoinfiieme con le altre tre jiatue con fitmaefreuole arte in dfvîjo filojlejfo 
peZjZjO dt marmo,che non folo fanno marauigliare chi attentamente gli riguar 
da , ma rimanere quafii chefiupidt, confiderando lo tngegno , la arte , la tndufirta^ 
la diltgentia, lo amore, e la non mailodata a bafianz^a maejirta di tutti "voi altri, 
Contentateut adunque che quefii tali ammaeHramenti , qualunque ei fit fianOy 
da douer pure ejfere vttlia alla inejj?erta giouentù , efihino fotto nome njoftro dalle 
ténèbre y e venghtno in luce , e ricordateut di amare come fiblete glt amici ^oftri^ 
infra i qualt non mi reptito iopero ilmimmOs State fano. 



LEON 




jiuiiiiM ]!. iniuiii ii )i» t ' CT ii! i i i iffi' , ! , iii ^uuii i' ;.« ' . i' . i' BMi " ; i iii] ii iyii iiii m miii i jm "' 



^^^, T^^, ''v?^ \^ï^ .?à!^. ''■:^#' ' '?^^ 



LEON 



BATTISTA ALBERTI 

DELLA STATVA. 




=^ O p E N s o che le atti ai icoloro , che fi mefTono a vo- 
A 1ère efprimere e rirrarre con le opère loro le effigie 
e le fomiglianze de* corpi procrcati dalla natura, ha- 
uefllno origine da queito, che efli per auenturafcor- 
gefTino alcuna voka,o ne' tronconi, o nella terra, o in 
molti altri corpi cofi fatti,alcunilincamenti, median- 
tei quali tranfmutandoinloro qualche fimilitudine, 
cffi gli potefsino rendere fimili a'volti fatti dalla natu- 
tâ. Cominciaronoadunque a ccnfidcrare con la mente, &: ad efaminare 
ponendoui ogni diligentia,6Ca tcntareôc a sforzarfî di vcderc quel che 
eglino vi potefsino o aggiugnerc, o Icuare, o quel che vi fî afpettalTcjper far 
fî,6cintalmodocheeinon parclsichevi mancafsicofaalcunaj dafarap- 
parir quafî vera e propria quella taie effigie, e finirla pcrfcttamente. A- 
dunqueperquaiKolafteffacofagliauuertiua, emendandoin fimili appa- 
renzehoralelineej&Chora le fupcrficie, e netCandole e npulcndole,ot- 
tennero ildcfiderioloro,e qucllo veramcnte nonfcnza loro diletto.Nc 
c marauiglia che in farc quelle fifatte cofelîeno crcfciuti IVn dipiùche 
Taltro gli ftudii de gli huomini,fîno a tantoche fcnza vedcrpiiincllcpri- 
mierematcricalcuni aiuti di incominciate finiihtudini, efpriminoineffc 
qualfiuoglia effigie , ma altri in vn modo,&: altri in vno altro: concioiîachc 
non impararono tutti a far qucllo pcr vna mcdciima via o rcgola. Inipcro- 
chcalcuniincominciaronoadarpcrfcttioncaloro principiati lauori, e con 
il porre, c con il icuare, coine tanno coloro chclauorandodi ccra, llucco, o 
terra, fono da'noltri chiama.i madbi di llucco. Alcuni altri incominciaro- 
no a far qucllo (oloconil Ituar via, corne che togliendo via quel che iiidctta 
materia è dilupcifluo,(colpilcono e f-anno apparirnel marino vna forma o 
figura di huomo,la quale vi cra prima nafcofa,&: jq potcntia: quclli thiamia- 
mo noi Icultori : fiatclli de' quali lono foifc coloro che vanno fcolpendo ne* 
figilli i lincamcnti de' volti che vi crano klcofi. L^a terzafpecic e cpclla di 



50 D Ë L L A 

coloro chefannôatcuniîauorl folo con lo aggiugnerui, corne fonogli ar- 
gentieri , i quali battendo con i martclli l'argento , cdiftendendolo o allar- 
^andolo a quella grandczza di forma che elTi vogliono , vi aggiungono 
fempre qualchc cofa , fino a tatito che ei faccino quella effigie che e vo- 
gliono. Saranno Forie alcuni che penferanno che nei numéro di coftoro (ï 
habbino a mettcre ancora i pittori , corne quelli che nelle opère loro (i fer» 
uono ancora e(ïi dello aggiungerui i colori. Ma Te tu ne gli dimanderai , ti 
rifpondcranno, che nontanto fisforzanodi imitare quei lumi de'corpiche 
efli veggono ccn lo occhio, mediantc lo aggitignere o Icuarc alcunacofa a 
loro lauori , quantoche mediantevno altro lorô artificio proprio epcculia- 
rc. Ma del pictore ne trattcremo altra volta* Coftoro veramente che io ho 
racconti, vânno, ancor che per diucrfe vie, nondimeiio tutti dietro a quefto, 
di fare che tutti i lor lauori, a far i quali Ci fon meffi, apparifchino per quan- 
to cipolTmoachi gli riguarda molto naturali efîmili a'vcricorpifattidalla 
naturâ. Ncl fare la quai co(a certamente , fe cfli andranno riccrcando c pi- 
gliando quella diritta e conofciuta ragione eregolâ.che noi defcriueremo,er- 
reranno in vero erreranno dico molto manco , 6C i loro lauori riufciranno 
per ogni conto migliori. Che pend tu ? Se i legnaiuoli non haueflino la fqua- 
dra , il piombo , la linea, l'archipenzolo , le fcfte da fare il cerchio , mediantc 
i quali inftrumenti effi polTono ordinare gli angoli/pianarc, dirizzare, c ter- 
minàre i loro lauori, creditu chefinalmenrcfuffiriufcito loro il poterlifarc 
tomodi(simamentc e fcnza errori? E che lo ftatuariopotefsi fare tante cc- 
ccllenti e marauigliofe opère a cafo, più tofto,ehe mediantevna ferma rc- 
gola , e guida ccrta, cauata e tratta dalla ragionc ? Io mi rifoluo a quefto, 
che di quai il voglia artc , o difciplinà , fî cauino dalla natura certi principij, 
e pcifettioni , e rcgole i le quali fe noi , poncndoui cura c diligentia,vorremo 
cfaminare,e feruirccne,ci verra indubitatamentc fatto bcniflimo tutto quellp 
a che noi ci mctteremo. Imperoche fî comenoi hauemmoda cffa natura, 
che di vn tronconc , o di vn pczzo di terra, o di altra materia, corne fi c 
<lctto, noi conûfccfTimo , mediante alcuni lineamenti chefi trouano in effo 
matcrie,che poteuamo fare alcunc cofc fimili aile fuej cofi ancora la medefi- 
ma natura ci hà dimoftri certi aiuti c certi mezzi , mediantc i quî^linoi po- 
trcmo con via ccrta eficuraregolâ opcrarc quel che voremo. A'qualiquan- 
donoi auuertiremo, e ci vorremodi cfli fetuire, potremo faciliisimamen- 
te e con grandifsima comodita arriuarc al fupremo grado di quefta arto. 
Hora quali lieno qUelli aiuti che fon dati dalla natura a gli ftatuarij, dob- 
biamO noi dichiararc. Poi che gli ftatuarij vanno dietro ad imitare le fomi- 
glianze, o vérole (Imilitudini, fi debbe incominciare da cffa fomiglianza. 
Io potrei qui difcorrere fopra la ragione délie fomiglianze , cioc perche 
auuenga quel che noi veggiamo auuenirc mediante la natUra, che ella in- 
qualunque forte dianimali è folita pcrpetuamentc ofleruare , che ciafcuno, 
cioè ncl fuo génère, fia in qualfiuoglia cofa molto fimile ail' altro. E da altra 
parte non fi truoua, corne fi dice,alcuno infra tutto il numéro de gli huo- 
mini , che habbia la voce totalmentc fimile alla voce delf altro , o il nafo al 
nafo, o altrc parti, o cofc fimili. Aggiungafi a quefto che i volti di quelli 



s T A T V A. 51 

che noi habbiam veduti bambini , e chc noi poi habbiam conofciuti 
putti, e dipoi veduti giouani,c hora vcggiamo giàvecchi,noi nonli ri- 
conofciamo più , elTendoii ne' volti loio mutata di dî in di tanta e fî fatta 
diuerfità di linee,mediantcle età,di che noi polTiamo rifoluerci, che in 
elTe forme de'corpi fî ritruouino alcune cofeje quah con fpatio e mo- 
mento de' tempi lî vadino variando : e che in dette forme vi fi truoui 
ancoravn ccrto che di naturale e proprio,che continouamcnte û man- 
tiene ftabile e fcrmo , quanto a perfeucrare la fomighanza del fuo génère. 
Noi adunque lafciando da parte le altre cofe , tratteremo breuiflîmamente 
di quelle chefaranno a propofitonol'i;ro,pcrdichiarare quel che habbia- 
mo incominciato a trattare. 

Il modo, e la ragione, o regola di pigliare le fomiglianze apprefTo a 

gli flatuarij , (i f à , fe io la intendo bcnc , mediante due nfolutioni j la vna 

délie quali c,che quellafomiglianza, o imagine, la quai noi finalmente 

haremo fatta dello animale , corne per modo di dire faria quclla del huo- 

mo , clla fia per quanto più 11 puo fimile al detto huomo , ne ci imporci 

che ella rapprelenti più la effigie di Socrate , che quella di Platone , o d'al- 

tro huomo da noi conofciuto : conciofîache afl'ai ci parràhauerfatto,fe 

haremo confeguito che vn taie lauoro fî all'omigli ad vno huomo, ancor 

che danoi non conofciuto. La altra rifolutione c quella di coloro che vo- 

gliono rapprefcntare non tanto la fomiglianza di vno huomo in c^enera- 

le, quanto quella di vno particolare, corne farebbc a dire quclla di Cefa- 

re , o di Catone , ftando cgli in quefto modo, con quello habito , fedcndo 

nel tribunale , o concionando alpopolo : affaticandofi quefti tah di imi- 

tare e di efprimere tutta quella habitudine o attitudinedi quelcorpo, o 

la cofi fatta di alcuno altro perfonaggio da loro conofciuto. A quelle due 

rifolutioni o deliberationi, per trattar la cola più breucmcnte che (la pofTi- 

bile, corrifpondono due cofe, cioè la mifura, &C ilpor de'termini. Di 

quelle cofe adunque habbiamo a trattare, quali elle fleno,8<: a che ci pofli- 

no fcruire , per condur l'opéra a perfettione : fe prima pero io diro chc 

vtilità fî cauino daloro: perciocheellc vcramenrc hanno vna certa forza 

marauigliofa, e qualî incredibile. Perche colui che farà inlirutto di quelle 

cofe, potrà talmcnte fegnare 6«i: auucrtire e notare con alcunifermiffimi 

contrafegni i lineamcnti,ifîti,clepofîture délie parti di qualfluoglia cor- 

po, che non dico pofdomane , ma di qui a mille anni , pur che quel corpo 

il ritruoui in quel luogo,lo potrà llabilire c collocarc precifamente > &C ap- 

punto a voglia lua in quclla medellma pofltura e fîto, nella quale fî trouaua 

la prima volta. In maniera che non farà alcuna bcn minima parte di detto 

corpo, che non fia rimeffae ricollocata al fuo primicro fito c puntodeU' 

aria, nel quale ella fi ritrouaua primieramentc. Comefe per auentura <ii- 

ftefo il dito tu volefll acccnnando dimollrare la flclla di Mcrcurio, o la 

nuoua Luna che forgefi'e fuora, a quai punto dcll'aria fi ritroualTi quiui 

Io angolo del tuo ginocchio, o dito , o gomito, o qualch'altra fimilc cofa. 

Potrai certamente con quefti noftri aiuti o mezzi farlo in maniera, che 

non ne f eguirà crrore alcuno , bcnche minimo 5 e farai certo che non h-^'-'^i 



5i D E L L A 

dubbio alcuno che la cofa non ftia in quel modo. Oltre a quefto , fe per 
auentura vcniffe che io hauelTi ricoperta di ccra, o di terra melTaui foprA, 
vna ftâtua di Fidia , {îno a tanto ch' clTo lauoro fufsi diuentato vna grofla 
colonna,tu potrai con quefti aiuti, c con quefte regole , affermar qucfto 
certOjdi fapere,douc forandola con vn fucchiello, tu fia per trouare in que- 
ftoluogo lapupilla (ieU'occhio , c toccaria fenza farli alcuno nocumento, 
c doue in quelle altro fia il bellico, e doue in altrofia finalmentcil dito grol- 
fo, e tutte le altre cofe fimili a quelle. La onde da quefto ti auuerrà che ha- 
rai fatto vna certifsima notitia di tutti gli angoli , e di tutte le lince , quan- 
to elle fieno infra di loro lontanc , c doue elle concorrino infîcmc , e potrai 
per ciafcun vcrfo cauando dal viuo o dall' efemplare , non tanto ntrarre o 
dip'ngere , ma mettere ancorain fcritto , i tiramenti délie linee , le circun- 
fercntie de' cerchi, le pofiture délie parti , in maniera, che tu non dubiterai, 
che mediantc quefti tuoi mezzi e fauori,non fe ne pofTa fare vn' altra fomi- 
gliantilTima a quella, o vna minore, o vna finalmente di tanta grandezza, 
o vna di cento braccia ancora , o taie finalmente che io ardirô di dire, che 
non dubiterai che con quefti tuoi aiuti non fe ne polfa fare vna grande 
quanto il monte Caucafoj pur che a quefte grandiftîme imprefe non ti 
manchino i mczzi. E quel che forfe tu più ti marauiglierai , farà che fî po- 
trà fare la meta di quefta tua ftatua nella ilola diParo , tornandoti bene, e 
l'altra meta potrai cauarc e finire ne' monti di Carrara.Talmente che i con- 
giungimenti , e le commcttiture di tutte le parti , con tutto il corpo e fac- 
ciadcilaimmaginejfivniranno c corrifponderanno al viuo o al modcl- 
lo fccondo il quale ella farà ftata fatta. E la regola e il modo del fare coft 
gran cofa , harai tu tanto facile , e tanto chiara & cfpedita , che , in quanto 
a me, credo che a granpena potranno errarc , fe non coloro che apofta 
fatta o in ptouanonharanno voluto vbbidire a quanto fi c detto. Non^ 
dico già per quefto che io ti infegni Io artifîcio , mediante il qUale tu poffi 
totalmente fare tutte le vniuerfah (îmilitudini de'corpi, o che per quefto 
fî impari a faper fare ô^ a ritrarre qualunque fî fîano diuerfîtà o (îmilitu- 
dini , conciofiache io confelfo di non fare profeflione di infegnarti per 
quefta via il modo come tuhabbi afarcilvolto elafacciadiErcolemen- 
tre che combatte con Anteo , fî che egli rapprefenti quanto più fîa poftî- 
bilc la bauura e la herezza fua a cio conueniente , ouero cometulohabbi 
a fare di afpetto benigno e giocondo e ridente , quando egli fa carezze 
alla fua Deianira , molto in veto diffimilé dell' altro afpetto ,fe ben rappre- 
fenta il medefîmo volto di Ercole.mà occorrendo in tutti quanti i corpi di- 
uerfc c varie fîgurcjôc attitudini, mediante gli fuolgimenti o piegamenti 
délie membra, e le pofitureloro , percioche in altro modofî veggono ter- 
minati i lineamenti èc i d'intorni di vno che ftà in piede, in altro modo 
quelli di chi fîede , &: in altro quelli di chi ftà a giacere,ÔC in altro quelli di 
coloro che fî fuoltano o fî abbaffano in vcrfo l'vna o l'altra parte, e fîmil- 
mente ancor quelli délie altre attiaidini. Dclle quali cofc c noftra inten- 
tione di trattare , cioc in che modo , con quai regola ferma , certa, e vera, 
fî poiFino imitarc c ritrarre dette attitudini. Le quali regole, come iodiftî. 



s T A T V A. 55 

fon due,îa mifura cioc, 6c il porrc de termini. Trattcrcmo adunque primic- 
ramente délia mifura, la quale certamCiite non è altiochevno rtabile e fcr- 
moecertoauucrtimento c notamento, péril quale fi conofcc c mette in nu- 
meri c mifurc la habitudine, proportionc c cornfpondentia , chc hanno 
infra di loro tuttc le parti del corpo IVna con l'altra, cofi per altezza , corne 
per grofTczza, e quclla che elfe hanno ancoracon tuttalalonghezzadi elTo 
corpo. 

Equcftoauucrtimcnto o conorcimentofifàmcdiantedue cofe,cioè coru 
vnoregolo grande , c con due Iquadre mobili. Con il dctto rcgolo mifuria- 
mo noi c pigliamo le lunghczzc dcllc membra, e con le fquadtp tutti gli altri 
diametri dcllc dette membra. Per lo lungo di qucfto rcgolo fi tii a vn linca ài- 
ritta lunga quanto farà la lunghezza del corpo chc noi vorremo mifijrare, 
cioc dalla fommità del capo fino alla pianta del picde. La onde bifogna^ 
auucrtire, che per mifijrare vno huomodipiccolaftatura fi debbc pigliaro 
vn rcgolo minore, e per vnohuomodi grande ftatura fe ne 4cbbepigljarc 
vno maggiore,cioc più lungo. Ma fia nondimeno quafiuoglia lunghezza 
di tal rcgolo , noi la diuideremo in fei parti vguali, e dette parti chiameremo 
piedi, c dal nome de piedi chiameremo qucfto rcgolo il modinc delpiedo. 
Ridiuideremopoidinuouociafcunodi quefti piedi in dicci parti vguali,le 
quali parti piccole noi chiameremo once 

Sarà adunque tutta la lunghezza di qucfto modine TcfTanta di quefte once, 
Di nuouo ridiuidercmo ciafcuna di quefte once in altre dieci parti vguali , le 
quaH parti minori io chiamo minuti. Da quefte diuifioni ci auerrà chetutto 
il modine farà di fei piedi, e quefti faranno 600. minuti, e ciafi:un piede fi^lo 
farà 100. minuti. Di qucfto modine ci feruiremo noi in qucfto modo. Se per 
auentura nqi vorremo mifiirare vn corpo humano , noi gl' accofteremo ap- 
prcffo qucfto modine,& auuertiremo e noteremo con eflo ciafcuno termine 
de mcmbri, cioè quanto egli fia alto dalla pianta in su del fijo piede,e quan- 
to l'vno membro fia lontano dallo altro membro : corne per efcmpiojquanto 
fia dal ginocchioal beUicOjO allafontanella délia gola,o firnili,cioèquantc 
once e quanti minuti. Délia quai cofa non fi debbono far beffe ne gli fcul- 
tori,ne i pittori, conciofiache ella c vtili{fima,ôc al tutto ncceifaria. Pcr- 
cioche faputo il numéro délie once, c de' minuti di tutte le mcmbra,harcmo 
pronta ôc cfpeditiflima la determinatione di cffe membra : talche non fîpotrà 
fare errorc alcuno. Ne ti curerai tu di ftare a vdire quello arrogante che per 
auentura dicefie : Quefto membro c troppo lungo, o qucfto altro è troppo 
corto : conciofiache il tuo modine fiirà quello , con il quale tu harai termi- 
nato, c dato regola al tutto, che ti dira più il vero che qualfiuoglia altra cofa. 
Enondubitopuntoche efaminatebene quefte cofe, tu nonti fia da teftef- 
fo per accorgere che quefto modine ti fia per arrecare infinité altre comodi- 
tati; conciofiache tu verrai per cflo in cognitione del modo che potraitc- 
nere per ftabilire e terminare le tue lunghczzc in vna ftatua minore, e fimil- 
mente ancora in vna maggiore. Imperocheletu haucifi a fare per auentura.^ 
vna ftatua di 10. braccia , farai di hauere il tuo rcgolo o modine di 10. brac- 
cia, e diuifolo in fei parti vguali , chc fra loro fi corrilpondino infiemc como 



54 D E L L A 

il corrirpondono fralovo quelle del modine minore ,e fattoilfimiledeile 
once , e de'minuti, vedrai che lo vfo, modo, e regola dello adoprarlo faià 
ilmedefîmo che quello dello altro modine : concioiîache la meta de' nu- 
meri del maggiore , hà la medeiima proportione a tutto il fuo intero , che 
hà la meta de' numeri del minore a tutto lo intero del minore. E pero taie 
ti bifogncrà hauer fatto iltuo modine^. 

Hora ven^hiamo ^ trattarc délie iquadre. Noi ne facciamo due , l'vna^ 
dcllc quali Tara fatta in quefto modo , cioè di due regoli A. B. C. e chia- 
miamo A.B. ilregolo ritto, e B. C. chiamiamo l'altro regolo, che feruè 
per baia. La grandezza di quefti regoli bifogna che fia taie , che ciafcuna^ 
délie fiae bafe fia al manco non meno che 15. once del fiio génère. Del fiao 
génère intendo iodi quellamcdefima forte d'once che tu hai fatte nel tuo 
modine, fecondo quel corpo chctuvuoi mifiirarc: le quali, come ti difii 
di fiDpra, in vn modine grande faranno grandi, c piccoleinvn piccolo. 
Quelle once adunque , venghino [elle come fi voglino , fegnate dal mo- 
dine con i loropunti e minuti, incomincierai tu ad annouerare nellabafa 
dal punto dello angolo B. andando verfo il C. vguali come fi dilTe aile 
once èc a' minuti del modine. 

Quefta fi:juadra fegnata in quefto modo , come per efempio è la A. B. C. 
noi lalopraponghiamo ad vna altrafquadrafimile,dettaD.F.G.in maniera 
che tutta la G.F. ferua per linea diritta e per bafa ad amendue. E dicafi che 
io vogli mifiirare il diametro délia grollezzadellateftaH. I. K, Mouendo 
adunque difcoftero o accoftero a dettatcfta i regoU diritti A. B. e D. F. 
di amendue le fquadre,fino atanto cheelTi tocchino la groffezza della^ 
tefta, applicando fcambieuolmente ad vna detcrminata e medefima dirit- 
tura le Imec délie bafe di dette fquadre. In quefto modo,mediantc i punti 
H. I. dellitoccamenti che faranno dette fquadre, o per dirmeglio i regoh 
rittidclle fquadre, vedero io quanta farà il diametro di detta tefta. 




s T A T V A. 55 

Econquefto mcdcfimo ordinc o regola potio efattilTîmamcnte pio-Iiarc 
tutte legroflczze e krghezzcdi qualunque ii voglia membre. lopotrcirac- 
conrnre moite comodirà c molti feriutij chc fi ponanno cauaic da qucfto 
modine , c da quelle Iquadrc , fc io non penfalli chc ei Fulfi più comodo lo 
ftarmenc chcto. £ maflime ciTendo fimili cofc tali, die qualfiuoi^lia médiocre 
ingegno potrà da ic fteflo confiderare &: auuercirc in chc modo cgli potra 
mifurare quanto fia il diamctro d'alcuno mcmbroj corne farebbe per modo 
ci efempio, fc cgli volcde fapcrc quanto è il diamctro ch' c fra l'v no orecchio 
c laltro , cioc dal dcftro al finiftro j & in che luogo egU inrcrieghi l'altro diV 
mctrojcheandrà dalla tcfta alla nuca, o fimili. Vltimamcntc qucfto arte- 
fîcc , s'cgli mi crederà, il fcruirà di quetlo modme , c di quelle fquadre , comc 
di fedeliflime , c vere guide c configlicri , non tanto quando fi mcttcrà a 
farc il lauoro , o faccndolo, ma fi préparera molto prima con gli aiuti di 
queftiinllru menti a mettcrfi al lauoro, talmcntc chc non fi ritroui parte al- 
cuna delb ftatua, anccr che minima, ch'egli hara da farc, ch' eflo non l'hab- 
bia confidcrata, cfaminata , c fattafcla Familiarifilma. Com.c per efempio ^li 
ila quefto : chi faria quello ch'ardiHc far profcfTionc di efltT macftro di tar 
naui, fe cgli non fapcfîe c quale fono le parti di vnanaue , fie in quel chc vna. 
raue fia différente dall' altra, e quali ficno quelle parti che a qualunquc forte 
di nauilij fiafpettino ? Echi farà quello de noftri fcultori, e fia pur quanta 
vuole confiderato &C accorto, chefe ei farà dimandaro per quai ragione hai 
tu fatto quefto membro in quefto modo, o chc proportione hà cglicon que- 
flo o con quello altro membro , o quale è la proportione di quefte membra^ 
à tutta la habitudme del corpo ? chi farà dico quello che fia ftaro tanto dili- 
gente &C accurato,chc habbia confiderato d:l auuertito il tutto tanto che bafti, 
o quanto e ragioncuole,e corne fi afpctta a chi vuol faper far bene la fua artc, 
dclla quale egh f à profeflione ? Imparanfi indubitatamentc le arti principai- 
mente mcdiante la ragionc, regola c ftrada che fi hà del farle. Ne farà gia- 
mai alcuno chc faccia benc alcuna arre , c fia quale clla fi voglia , fc egli non^ 
harà prima imparatc le parti di effa artc. Noi habbiamo trattato délia mifura, 
in che modo altri la pigli bene, e con il modine e con le fquâdrc , hora ci refta 
a trattare del poire i termini. Ilporrede'termini c quel detcrminamcnto o 
ftabilimento che Ci fà del tirare tutte le iinec,cdellofuolgerlc, del fermaro 
gli angoli , gli sfondi , i rilieui, collocandogli tutti con vcra c ccrta regola a 
luoghi loro. Et il determinare cofi fatto, iarà ail' hora eccellcnte, quando da 
vnpiorabodi vncerto centre pofto nel mezzo, fi notcranno e fegneranno 
tutte le lontananze, c tutte le cftremità di tutte le linee, fino alli vltimi ter- 
mini del detto corpo. Infra la mifura adunqucdcttadi fopra, c quefto porre 
de* termini , ci c qucfta diffcrcntia , che la mifura va dictio , c ci dà c piglia 
ccrtccofe più comuni & vniucrfali , le quali fono pm fcrmamcnte e con più 
ftabilità infitc dalla natura ne' corpi : come lono le lunghezze , le gro(fezzc,c 
le larghezzc dcllc mem.bra 3 &:il por de' termini ci da le momentanée variera 
délie membra caufatc dalle nuoue attitudini c mouimenti dellc parti, c ce le 
infegna porre e collocarc. 

Per fapcrc adunque far queftacoGibenC; habbiamo bifognodivnoinftru- 



5$ D Ë L L A 

mcnto, il quale inftrumcntô è ditre parti, o membra; cioè che cgli c fatto 
di vno oiizonte , di vna linea, c di vn piombo. Lo orizontc c vn piano dile- 
gnacouiropravn cerchio diuifo in parti Vguali, c contrafcgnate con ilorô 
numeri. La linda è vn regolo diritto,che con vnà délie fue tefte ità fcrniô 
nclcentro deldctto cerchio, e l'akra Ci gira intorno a voglia tua,talmcnre 
che ella Ci puo transfcrire a ciafcuna dclle diuifioni fatte nel cerchio. Il piom- 
bo è vn fi.o , o vna linca diritta che cade a fquadra dalla cima délia linda lîno 
in terra , o su il pauimcnto , fopra il quale pofa la ftarua , o vero figura, nclla 
quale fi hanno a dctcrminare , èc a porre i tcrmini délie membra,c dellc 
hnee già dette. E quello inlhumento fi fà in quefto modo. Pigliafi vna tauo- 
la pianabcn piallata e pulita^ôcin qucllafi tira Vn cerchio, il diametro del 
quale fia tre piedi, e la circunfercntia di detto cerchio, nella fiia eftremità, fi 
diuida in parti vguali , fimili a quelle che gli aftrologi difegnano ne gli 
aftrolabij, le quali parti io chiamo gradi : e ciafi:uno di qucfl:i gradi ridiui- 
do dinuouo in quante altrc parti io voglio. come per efempio , fia che cia- 
fcuno fi ridiuida in fei parti minori, le quali io chiamo minuti : &C a tutti i 
gradi a^giungoi loro numeri , cioè i. z. 3. e 4. c gU altri per ordine, fino a 
tanto clVioha/o pofti i lor nnmeri a tutti i gradi. Qucfto cerchio cofi fatto, 
5c ordinato, fi chiama orizonte. Et a quefio cerchio accomodo la linda mo- 
bile, la quale fi fà in queftomodo.Iopigho vn rcgolcttofi^ttilc e diritto, 
luno-o tre piedi dcl fijo génère , e con vna délie fije tcfi:e lo fermo con vn per- 
no al centro dcl fiio oiizonte o cerchio , tal mente che egli vi fi:ia faldo , irl. 
modo pure che egli Ci pofia girare , c con l'-altratefta arriucrà fuori del cer- 
chio, talmente che liberamente fi pofTa transfcrire e trafportare allô intorno. 
In quefia linda difcgno io con i punti quelle once chevicappiono, fimih a 
quelle del modine che di fopra fi difibno5 e quefteonceancora ridiuidodi 
nuouo in parti minoi i pur vguali, come fi fece nel modine , &: incomincian- 
domi dal centro aggiungo aile once i loro numeri, i. 1. 5. c 4. A quefta lin- 
da attacco io vn piombinctto, e tutto quefto infi rumento fatto dcUo orizon- 
te, dcllalinda,c dcl piombo, io lo chiamo ildifïinitoreiôc è taie quale io 
l'ho defcritto. 

Di quefto diffinitorc mi feruo io in quefto modo t Dicafi che il viuo , o il 
modcllo, dalqualc io vorrô pigliarc Icdetermjnationi fia vnaftatua di Fi- 
dia, la quale a canto ad vna carretta raffreni con la man finiftra vn cauallo. 
Io pongo il diftinitore in cima , fopra il capo délia ftatua , in maniera cho 
egli ftiaper ogrii verfo a piano dal fuo centro, pofto in cima délia ftatua, 
doue io lo fermo con vn pcrno : e noto àc auuertifco il punto fopra del quale 
ftà in tefta di detta ftatua, fermo il centro dcl cerchio , e lo fegno, mettcn- 
doui vno ago , o vn pcrno. Dipoi dal determinato luogo nelf orizonte , fta- 
tuifco e pongo , con il voltarc dello inftrumento, il già primo difegr^togra- 
do, tal cheio so verfo doue cgli fiavolto. Il che fi fà in quefto modo : Io 
conduco quefto regolo mobile, cioc la linda, alla quale è appiccato ilfilo, 
o piombo, la doue cgli arriui al primo grado dello orizonte, e quiui ferma- 
tolo, lo giro con tutto il cerchio delf orizonte, atrorno fino a che il filo 
dcl piombo arriui, o tocchi qualche principale parte diqueftaftatua,comc 

farebbe 



s T A T V A. 




farebbe a dire Vn membre f iu noto di tuttti gli altri , cioè il dito delîâ 
manodeftra : diquî potro io, c corne c verfo doue mi piacera, muoucre 
ogni volta di nuouo queflo diflinicore , c riducerlo , ancora che egU torni, 
giufto corne egli Itaua prima lopra detta ftatua j cioè , che il pcrno dalla 
cima délia tefta dcUa ftatua, penctrando per ilccntro del difïimtore , ÔC il 
piombo che dàl primo grado cadcua dcll' orizonte,tonii pendendo a toc- 
care quello fteffo dito groflo dclla man deftra. Poftc &: ordinate queftc 
cofe : Dicafi che lo vogh fegnare o notare lo angoio dcigomito li«iftro, 
ÔCimpararlo a même, c fcriucrlo ancora, io fo inqucfto modo: lofcr- 
mo qucfto diffinitore & inftrumcnto cou il fuo centro , pofto in cima dcl- 
la tefta délia ftatua, in qucfto ftato e luogo dctto , talmcntc che latauola 
i^ella quale è diicgnato l'orizontc , ftia del tutto falda &: immobile : e giro 
attornola hnda,lino a fantoche il filo del piombo tocchi quel gomito fi* 
niftro di detta ftatua che noi voleuamo notare. Dal fare qucfto in qucfto 
modo ci occorreranno tre cofe , che faranno a noftro propolîto : La pri- 
ma cofa auuertircmo quanto la hnda ncU' orizonte fia lontana da quel 
luogo dondelaharemo prima mofla, auuertendo a quai grado dcU' ori- 
zonte batte detta linda,o alvcntcfimo, oal tcntcfimo,o ad alcuno altro 
cofi fatto. Sccondariamcnte auuertirai nelle once c minuti fcî^nati ncllà 
linda quanco cfTo gomito fî difcofti dal centro di mezzo del ccrchio. 
Vltimamente per terzo, auuertirai pofto il modine fii'l piano del paui- 
mentQ di <i«tu ûatua., quante ojicc e quanti minuti il detto gomito fi 

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56 D E L L A 

mcntô, il qUale inftrumento è di trc parti , o membra ; cioè che egli è fàtto 
di vno orizontc , di vna linea, c di vn piombo. Lo orizontc c vn piano dife- 
gnatouiropravn cerchio diuifo in parti vguali, c contrafcgnate côn i loro 
numeri. La linda è vn regolo diritto, che con vna délie fue tefte ftà fermo 
nelccntro deldctto cerchio, e l'altra C\ gira intqrno a voglia tua,talmente 
che ella fi puo transfcrire a ciafcuna délie dinifioni fatte ncl cerchio. Il piom- 
bo è vnfilOjO vna linea diritta che cade a fquadra dalla cima délia linda fîno 
in terra , o sii il pauimcnto , fopra il quale pofa la ftacua , o vero figura, nella 
quale fi hanno a determinarc, èc a porre i tcrmini dcUe membra, c dellc 
lincc gia dette. E quefto inftrumento fi f à in quefto modo. Pigliafi vna tauo- 
la pianaben piallata e pulita, ôcin quellafi tira vn cerchio, il diametro del 
quale fia tre piedi, e la circunferentia di detto cerchio, nella fija eftremità. Ci 
diuida in parti vguali , fimili a quelle che gli aftrologi difegnano ne gli 
aftrolabij, le quali parti io chiamo gradi : e ciafcunodiquefti gradi ridiui- 
do di nuouo in quante al tre parti io voglio. come per efcmpio , fia che cia- 
fcuno fi ridiuida in fi;i parti minori, le quali io chiamo minuti : &: a tutti i 
gradi aggiungoi loro numeri , cioè 1. 1. 3. e 4. e gli altri per ordine, fino a 
tanto ch'io haro pofti i lor numeri a tutti i gradi. Quefto cerchio cofifatto, 
fie ordinato, fi chiama orizonte. Et a quefto cerchio accomodo la linda mo- 
bile, la quale fi fà in quefto modo. lopiglio vn regoletto fottilc e diritto, 
lun{>o tre piedi del fiio génère , e con vna délie fije tefte lo fermo con vn pcr- 
noalcentro dclfiio orizonte o cerchio, talmente che eglivi ftia faldo,in^ 
modo pure che egli Ci pofTa girare , c con l'altra tefta arriucrà fuori del cer- 
chio, talmentc che liberamcnte fi polTa transferire c trafporrare allô intorno. 
In quefta linda difegno io con i punti quelle once chevi cappiono, Ijmih a 
quelle del modine che di fopra fi diftbno 5 e quefte olice ancora ridiuido di 
nuouo in parti minori pur vguali, come fi fece nel modine , & incomincian- 
domi dal ccntro aggiungo aile once i loro numeri, i. 2. 5. c 4. A quefta lin- 
da attacco io vn piombinetto, e tutto queftolnftrumento fatto dello orizon- 
te, dcllaHnda,e del piombo, io lo chiamo ildiffinitoreiÔC è taie quale io 
l'ho defcritto. 

Di quefto diffinitore mi feruo io in quefto modo : Dicafi che il viuo , o il 
modello , dal quale io vorrô pigliarc Icdcterminationi fia vnaftatua di Fi- 
dia, la quale a canto ad vna carretta raffreni con la manfiniftra vn cauallo. 
Ib pongo il diffinitore in cima , fopra il capo délia ftatua , in maniera cho 
egli ftia per ogni verfo a piano dal fuo centro,pofto in cima délia ftatua, 
doue io lo fermo con vn perno : e noto èc auuertifco il punto fopra del quale 
ftà in tefta di detta ftatua, fermo il centro del cerchio , c lo fegno, metten- 
doui vno ago , o vn perno. Dipoi dal dcterminato luogo nell' orizonte , fta- 
tuifco e pongo , con il voltare dello inftrumento, il già primo difegnatogra- 
do, tal cheio so verfo doue egli fiavolto. Il che Ci fa in quefto modo : Io 
conduco qucftorcgolo raobile, cioè la linda, alla quale è appiccato ilfilo, 
o piombo, la doue egli arriui al primo grado dello orizonte, e quiui ferma- 
toio, lo giro con tutto il cerchio dell' orizonte , atrorno fino a che il filo 
del piombo arriui, o tocchi qualche principale parte di quefta ftatua,come 

farebbe 



s T A T V A. 



5/ 




farebbe a dire Vn înembro più iioto di tuttti gli altri, cioè il,dito délia 
mano deftra : di qui potro io, e corne t verfo doue mi piaccra, muouere 
ogni volta di nuouo quefto diiïlnitore , e riducerlo , ancora che egli torni, 
giufto corne cgli llaua prima fopra detta ftatua j cioc , che il perno dalla 
cima délia tefta.dcilaftatua, penetrando pcr il centre del difïinitore ,ÔC il 
piombo che dal primo grado cadcuadeirorizonte,torni pendendo a toc- 
care quelle ftelTo dito groflb délia man deftra. Pofte ôc ordinate quefte 
cofeiDicafi cheie veglifegnarc o notare le angole delgomitô fîniftro. 
Se impararlo a mente , e fcriuerlo ancora , io f o in quefto modo : ïo fer- 
me quefto diffinitore àC inftrumentoconilfuo centre, pofte in cima dél- 
ia tefta délia ftatua, in quefto ftate e luogo detto , talmenteche latauola 
nella quale c difcgnato l'orizonte , ftia del tutto falda 6c immobile : c giro 
attornola Hnda,rine a tante che il filo del piombo tocchi quelgomitofî- 
niftro di detta ftatua che noi voleuame notare. Dal fare quefte in quefto 
medocieccorrerannotre cofe , che faranne a noftre propolite: La pri- 
ma cofa auuertirerao quanto la linda nell' erizonte fia lontana da quel 
luogo dondelaharemo prima mofta, auucrtendo a quai grado dell' eri- 
zonte batte detta linda, o alventelîme, oal tcntcfime,e ad alcuno altro 
cofi fatte. Sccendariamentc auuertirai nellc once c minuti fej^nati nella 
linda quanto effe gomito fî difcefti dal centre di mezzo del cerchie. 
Vltimamente per terzo, auuertirai pofte il modinc fui piano .del paui- 
mento di detta ftatua, quantc onc*; c quanti minuti il dette gomito ft 

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5» D E L L A 

rilcui di su il dctto pauimcnto. E fcriucrai queftc mifurc in fu'l tuo fo- 
glio o librcttoin queftomoclo,cioc : Loangolo del gomito fîniftro ncll* 
orizonte vienc a gradi lo. c minuti 5. nclla linda a gradi 7. e minuti 5. 
c dal pauimcnto nel modine a gradi 40. c minuti 4. E coli con quclla 
rncdefima rcgola potrai notare tutte le altre parti più notabili délia det- 
ta ftatua o modcllo , corne e doue elle li truouino , corne per modo di 
cfèmpio fono gli angoli délie ginocchia , e dellc fpalle , e gli altri ri- 
lieui , o cofe fimili. Ma fe tu vorrai notare , o auucrtire le concauità , o gli 
sfondi,quando ei faranno tanto aicoli o ripoll:i,che non vi (î pofla accoila- 
rc il filo del piombo , come interuicnc nella concauità che è infrà le fpalle 
nelle reni, noteraile comodamente in quelto modo : Aggiungerai alla lin- 
da vno altro filo a piombo , che calchi a detta concauità, e venga lontano 
quanto (1 voglia dal primo filo , che non importa : percioche mcdiante 
quefte due fila de' piombi , ti auuerrà che per le loro diriture , come che 
ello fieno appiccate ad ^vno ftile , délia fijperficie piana di fopra , che tagU 
o interfeghi amendue quefte linee délie fila, evadipenctrando fin dentro 
al centro dcUa Itatua, potrai dico ritrouarc, mediante il loro opcrare,quan- 
to la féconda linea, o filo del fccondo piombo, fia più vicino del primo ai 
centro del diffinitore , il quai fi chiama il piombo del mezzo. 

Se quefte cofe û fapranno a baftanza, tu potrai facilmente hauereim- 
parato qucllo dichc tiauucrtimmo di fopra: cioè che fe per auentura la. 
detta ftatua fuffi ftata ricopcrtafino a certa groftezza, di cera o di terra, 
potrai dico forandola con via efpedita, certa e comodiflima, andare à 
trouarefubitoqualfiuogliapunto o tctminc notato nella ftatua. Conciofia-' 
cheegUèmaniFclliochecon ilgirare di quefta linda, fi fà vn piombo talo 
che fi difeejna vna linea curua a f^uifa dclla fuperficie di vn cilindro. dal quai 
cilindro quefta ftatua vicne comprcia &C accerchiata.Sc quefto è cofi,in quel 
modo che tu potefti con quclla ftelia regola penetrando la aria notare 3c 
auercire il punto. T. mcatre che la tua ftatua non cra prcoccupata da al- 
cuna cera o terra , che per via di dire diciamo che fuftl il rilieuo del mento, 
tu potrai con la mcdcfimn regola far il medcfimo , penetrando la cera o la^ 
terra , come quando penctralîi la aria , facendo conto che la aria fi fia con- 
ucrtira in cera o in terra. Mediante quefte cole che fi iono racconte, ci auuer- 
rà che ci fi potrà comodiftimamcnte fare quel che poco di (opra fi diffe, 
cioè fare mezza la tua ftatua a Carrara, c l'altra mezza finire nella ifola di 
Paro. Imperoche feghid per il mezzo la detta ftatua o modcllo di Fidia in 
due parti, e fia quefto fcgamcnto o raglio di vna fuperficie piana , là per mo- 
do di dire doue noi ci cinghiamo. Scnzadubbioconfidatomi ionegli aiuri 
di quefto noftro diftmicore o inftiumento , e datiTi aiurato , potro notaro 
quanti fi voglinopunti, che io mi faiô prefuppofto di notare nel cerchio del 
diffinitore attenenti allafegara fuperficie. Se tu miconcediche quefte cole 
fipoffinofare, tu potrai indubitatiffimamente notare c fegnare ancora iii^ 
tutto il modello qualliuogiia parte che tu haiai prefi a voglia tua. Concio- 
fiache tu tirerai nel modello vna linea rofta piccola che in quel luogo ti 
fcruiràin cambio del intcrfegamento del T orizonte, doue tcrmincrcbbc quel 



s t A T V A. j^ 

iegamcnto , fe la ftatua fiiffi fegata , 6c i puati notati in quefto luogo ti da- 
rienooccadoncdi potcr fînire il lauoro. Le altrc cofe ti verran fattc corne fî 
didc. Finalmente mediantc tuttc quelle cole che infino a qui 11 Ton dette/i vc- 
de alfai manifefto che lî pollono pigliaic le inilure dc i dctcrminamenti da v» 
modello o dal viuo coniodiflunànicntc , pcr tare vn lauoro o vna opéra che 
fia mediantc la ragione c laartc perfetta. lodefidero che qucfto modo di 
lauorare fia familiarc à micipictori e kuirori , i quali Te mi crcderanno, fe- 
ue rallegreranno. E perche la co(a fia mcdiance glicfcmpijpiùmanifcfta, e 
che le fatiche mie habbino maggiormcntca giouarc , ho prefà quella Fatica, 
di delcriuere le milure pnncipali che loùo nel huomo, e non le particulari folo 
di quellio o di qucllo alcro huomo , ma pcr quanto mi c ftato poiTibilc, voglio 
porrc quella cfatra bcllezza , concella in dono délia natura, e quafi con ccrtc 
detcrminate proporrioni donata a molticorpi, e voglio metterla ancorain 
fcritto jimmirando colui che haucndoa fare appreflo a' Crotoniati la i1:atua 
délia dea, andô fccgliendo da diucrfe vcrgini,e piii di tutte l'altre bellc,le piii 
cccellenti , e piii rare, e più honorate parti di bellczze che egli in quelle gio- 
uene vcdefie , c le méfie poi nella Tua fiatua. In queilo medeiîmo modo ho io 
fcehi molti corpi, tcnuti da coloio che più fanno, bcllifiimi, e da tutti hô 
cauate le loro mifure e proporrioni 3 dcllequali haucndo poi infieme fatto 
comparatione, e lalciati da parte gli elhemi, ie alcuni ve ncfufllnochcfii- 
peralTmo , o fufllno fuperati da gli altri , hô prefe da diuerfi corpi c modelli, 
quelle mediocrità che mi fon parfele più lodate. Mifiarate adunque lelun- 
ehezze, e le larghezze, e le grofiezzcprincipali e più notabili , le ho trouate 
che fono cofi fatte : conciofiachc le lunghezze dellc membrafono quelle. 

(iAlrel(Je^ dd fauimento Piedh Gradi, Mmuti, 

La maggioraltezzafinoalcollodelpicde,è j 

L'altezzadifuori del tallone 2. z 

L'altezza didentrodel tallonc j i 

L'altczza fino al ritiramento lotto la polpa^ 8 5 

L'altezzafino al ritiramento fottô il rilicuo 

deU'olTo, ch' c fotto il ginocchio dal lato 

didcntro 145 

L'altezza fino al mufcolo ch* c ilel ginoc- 

chio dal lato di fuori 
L'altczza fino a' [rranelli & aile natiche 
L'altczza fino ail' ofio lotto il qualc ftà ap- 

ficcata la natura. 
L'altczza fino alla appiccatura délia cofi:ia 
L'altezzafino al bcllico 
L'altczza fino alla cintura 
L'altczza fino aile poppe c forcella dello 

fiiomaco 
L'altezzafino allafontanella dclla goU 
L'altczza fino al nodo del coll» 
L'altczza fino al mcnto 



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6o D E L L A 

L'altczza fîno aiForecchio ^ 9 ^ 

L'altezza iîno al principio de'capelli in frontc 5 9 o 

L'altezzafinoal dito di mezzo dclla mano Tpcn- 

p zoloni a 5 O 

L'altezza liiio alla congiuntura di detta mano 

pendente 300 

L'altezza Iîno alla congiuntura del gomito pen- 
dente. 585 

L'altezza fmo allô angolo piu alto délia fpalla 518 

Le largheZjZ,e che Jl mijhrano dalla de^ra alla Jinifira. 

La maggior larghezza del piedc o ^ t 

Lamaggiorlarghezza del calcagno ,0 a j 

La maçgiop larghezza infra gli Iporti de' talloni 0x4 

11 ritiraniento o rilbignimento fopra i talloni 015 

Il ritiraniento del mezzo délia gamba fotto il 

mufcolo 015 

La maggior grofîezza al mufcolo délia gamba 055 

Il ritiraniento fotto la groffezza delfoilb al gi- 

nocchio 035 

La maggior larghezza deiroffo del ginocchio 040 

11 ritiraniento della cofcia fopra il ginocchio o J 5 

La mago;ior larghezza al mezzo della cofcïa 055 

La maggior larghezza fra i mufcoli dell'appic- 

catura della cofcia i i t 

Lamaeeior larghezza fra amendue i fianchifo- 

pra i'appiccatura della cofcia 
La maggior larghezza nel petto fra l'appicca- 

tura délie braccia 115 

La maggior larghezza fra le fpalle i 5 o ^ 

Lalar2:hezza del coUo 

La larghezza fra le guance O 4 o . 

La larghezza della palma della mano 

Le Urghez^z^e dd hraccio, e le grojfez^Zje fono mediante i loro moù dmrjè ,pur 

communemente fin quefie. 

La larghezza del braccio nell* appiccatura della 

mano O t 3 

La larghezza del braccio dal mufcolo c gomito o 5 z 

La larghezza del braccio dal mufcolo di fopra 

fotto la fpalla 040 

Le grojfeT^e che fono dalle parti dinanzÀ a quelle di di^tro. 

La lunghezza cil è dal dito groffo al calcagno i o o 

La groflezza ch' è dal coUo del piede allô angolo 

del calcagno. * o 4 3 



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S T A T V a: 6i 

Ilritifamento fottoil collo del picdc 050 

Il ritiramento fotto il mufcolo a mczzo dalla. 

gamba 
Doue il mufcolo délia gamba efcepiiiin hiori 
Doueefce più in fuorilapadelladelginocchio 
La maggior giofTezza nclla cofcia 
Dalla natura allô fporto dellc mêle 
Dal bcllico aile rem 
Doue noi ci cinghiamo 
Dalle poppe a gli fpoiti délie reni 
Dal eorerozzolo al iiodo del collo 
Dalla fronte al dietro del capo 
Dalla fronte al buco dell' oiecchio *, . , . 

La groflezza del braccio alla appiccatuia dellà 

mano i . . . 

Lâgroflezza del braccio al mufcolo fotto il go- 

mito . . ,4 

La groilezza al mufcolo fotto l'appiccatura del 

braccio . . . . 

La maggior groflezza dclla mano . . . . 

La groilezza délie fpalle o . 3 4 

Mediante quelle cofe 11 potrà facilmcnte confîderare qualifîcnolepro- 
portioni chehabbinol'vna pcr l'altra tuttc le parti délie membra a tutta 
la lunghezza del corpo,e leproportioni e le conuenientie che ellchabbi- 
no inha loro ftelfe l'vna con l'altra,5c in che cofa elle variino o fieno diffe- 
ienti. Il che io giudico che fî debba fapere, percioche taie fcicntia farà 
molto vtile.E (1 potriano raccontare moite cofe le quali in vn huomo lî van- 
no mutando e variando, o ftando egli a ledere, o piegandofî verfo quella o 
vcrfo quella altra parte. Ma io lalcio queftc cofe alla diligentia 6c alla accu- 
ratezzadi chi opéra. Giouerà ancor molto il lapereil numéro délie offa,c 
de' mufcolijC gli aggetti de' nerui.E larà oltra di qucllo ancora grandcmen- 
ce vtile il laperc con quai regola noi leparcremo le circunferentie e le diui- 
fîoni de' corpi mediante le vedute délie parti che non li veggont) 5 come fe 
pcrauucntura alcunfegalfi giù per il mezzo vn cilindro ritto,talmento 
che quella parte che ci fi apprefenta all'occhio fulfe diuifa e fpiccatada 
qucUa parte che dall' occhio noltro non c vcduta, tal che di queilo ci- 
lindro fi facedino due corpi , de' quali labafa del vno larcbbe in tutto e 
per tutto limile allabaia dello altro,ôcharcbbc vna forma medcfima, cl- 
(endo il tutto comprefo dalle medefimclinee e cerchi , che fono quattro, 
Simileaqucilo adunque hàdacllere il notamento, o auucitimento, o fe- 
paramcnto de' corpi che fi iono dettii conciofiache il difegno di quella^ 
linca dalla quai vicne terminata la figura , c con la quale fi hà a fcpararo 
quella fupcrficic che ti fi apprefenta ail' occhio , da quella altra che all'oc- 
chio nafcofac, i\ debba fare nelfopradettomodo.llqualcdifegno inuc- 

h iij 



«1 D £ L L A s T A T V a: 

ro di linee , fe Ci difcgnerà in vn muro , in quel modo chc fî ricerca ai mu- 
ro , rapprefentera in quel luogo vna figura molto fimilc ad vna ombra 
che fuile fbattuta in cfl'o da vn lume chc per auentura vi fufTi interpofto, 
c chc la illuminai da quel medefimo punto délia aria , ncl quale fî ri- 
trouaua prima Tocchio dcl riguardantc. Ma quefta forte di diuifione o 
fcparamento , e qucfta regola dello aucrtire in qucfto modo le cofe da^ 
diiegnarfî , fi afpetta più tofto al pittore che allô fcultorc. e di efïc trat- 
tcro alcra voira. Oltra di quefto fi apparticne a chi vuol farc profeifione di 
quefta arte , faperc principalmentc quanto ciafcun rilieuo o sfondo di 
quai fi voglia manbro fia lontano da vna certa determinata pofitura di 
lineo. 



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